Le omelie provengono da Radio Giovani Arcobaleno. Visita il sito di RGA.

VIVERE IL VANGELO: IV Domenica di Pasqua

19/04/2018
Come può Cristo donare la vita? Perché Lui la possiede e la dona a chi lo desidera!
Il vangelo di questa domenica, denominata del “Buon Pastore”, ci parla di due pastori, Cristo e il mercenario. Mercenari sono tutti coloro che ci indicano una strada, un cammino di vita che non porta a nulla: “Fatti strada, a costo di prepotenze e ingiustizie. Sii furbo e cerca di ingannare, perché solo così avrai successo”.

E’ la strada della menzogna, quella di chi “ruba” agli altri, sottrae la vita, la felicità, la pace. E chi la segue ne diviene lui stesso vittima: una persona sempre chiusa in sé stessa, sempre in difesa, incapace di amare, se non in forma egoistica. Mai dona nulla, soprattutto sé stesso.

C’è invece la strada di chi, come Cristo, dona la vita.

Ricevere oggi la vita da Cristo, significa diventare come Lui, capaci di donarla: se riceviamo il Suo Spirito, se ci affidiamo a Lui, cercando di mettere in pratica le Sue Parole, anche noi diventeremo capaci di donarci.

Donarci a questa giornata, forse difficile e noiosa; donarci alla moglie e al marito, accettando di essere diversi, ma non per questo migliori; donarci al lavoro, non mormorando o cercando a tutti i costi di emergere, ma benedicendo il Signore perché mi permette di collaborare al bene del mondo, anche se svolgi il mestiere più nascosto e più umile. Perché, come diceva spesso Santa Teresa di Calcutta, non conta tanto quello che facciamo ma l’Amore che ci mettiamo nel fare le cose.

Questa è la felicità.

Questo vuol dire seguire Cristo, il buon pastore.

VIVERE IL VANGELO: III Domenica di Pasqua

13/04/2018
Lo splendido brano di questa terza domenica di Pasqua disegna cosa avviene nella nostra vita quando, come i discepoli di Emmaus, voltiamo le spalle al Signore.

I due discepoli, ormai che Cristo è morto, se ne vanno da Gerusalemme, voltano le spalle alla città Santa: forse anche tu, davanti a quella delusione, alle domande profonde che non trovano più risposta, hai voltato le spalle alla città Santa, al disegno di Grazia che Dio aveva su di te.

Incapace di attendere i tempi di Dio.

E come per i due discepoli, la tua vita si è trasformata: non c’è più allegria, né Speranza, né gioia nel fare qualsiasi cosa. Solo ti rimane di cercare te stesso, magari lavorando senza sosta, oppure cercando affetto da tutti.

Ma il Signore viene in nostro soccorso. Come ai discepoli, oggi Gesù ci dice: “È necessario che si compiano tutte le cose scritte…”.

Saper rispettare i “tempi di Dio”, non dubitando mai del Suo Amore.

Saper riconoscere i disegni di Dio, la storia che alcune volte ci può apparire incomprensibile; perché sempre ci porterà a vivere quello che Gesù annuncia quando compare risorto: “Pace a voi!”.

VIVERE IL VANGELO: II Domenica di Pasqua

06/04/2018
E’ la domenica della Divina Misericordia, ossia della scoperta più importante della nostra Fede, potremmo dire “l’attuazione della Pasqua”.
Gesù di fronte all’incredulità di Tommaso non lo sgrida, ma ricompare solo per aiutarlo nei suoi dubbi: conosce il Signore la sua debolezza. E allora Tommaso non ha bisogno di mettere la mano nel fianco del Signore; si è sentito amato da Gesù nella sua debolezza.

Da questo nasce la fede: scoprire, come Tommaso, che Dio ci ama nelle nostre povertà, conosce la nostra debolezza e proprio per questo ci cerca in ogni modo.

Ecco perché quando compare davanti agli apostoli, che lo hanno abbandonato e tradito, li va a cercare dove si sono nascosti e gli annuncia la Pace.

Gli Apostoli solo ora, che hanno conosciuto la verità di se stessi e l’Amore incondizionato di Dio, potranno Annunciare la Sua Resurrezione.

VIVERE IL VANGELO: Pasqua di Resurrezione

31/03/2018
“O notte veramente beata”, canteremo nella Santa Veglia della Pasqua. Si perché è la notte dell’attesa, della risposta alle nostre domande più profonde. E’ la notte che ci svela il nostro destino. Destino di Eternità, dove tutto cambia aspetto e la vita regna!! Come possiamo dormire in questa notte? Oppure essere distratti, pensare ad altro?!

Questa notte Santa è la risposta alle tante nostre sofferenze, alle domande più profonde, alle aspettative disattese, alle delusioni di felicità.

Si dice che è in questa notte che tornerà Cristo.

E coloro che troverà a vegliare, ad attendere, non gusteranno la morte, ma passeranno direttamente in Cielo con Lui!

Si perché, forse ancora molti di noi non lo avranno ancora capito, ma la nostra Patria non è qui: tutto termina, tutto finisce…ma noi nel cuore abbiamo tutti un sentimento profondo che ci parla di Eternità!

Ecco allora come il poeta che ha conosciuto l’Amore di Cristo descrive come sarà il suo arrivo alla Patria vera, quella Celeste:

“E tu mi accogli, mi accogli e porgendomi le braccia, sugli occhi mi baci e le lacrime asciughi, e i piedi mi lavi, e poi al banchetto per me preparato mi accompagni, e mi vesti d’onore, e nessuno mi odia, le critiche amare finiscono, non mi batto più il petto e mi scuoto la cenere dal corpo…

Oh si riposa, cantano gli Angeli, riposa amico nostro, fratello, caro, caro, sei arrivato finalmente, sei tornato dall’esilio, hai compiuto il tuo viaggio…

…ghiande certamente hai mangiato per la strada: ma ecco, il viaggio è terminato, sei qui giunto, sei arrivato, nessuno più ti scaccia via, mai più nessuno ti dirà “esiliato”, prendi riposo.

Ecco la festa è preparata, ci sono quelli che hai sempre amato: Michele, fulgente come stella del mattino, e il dolce Raffaele che con te è stato nel cammino, e il forte Gabriele.

E la Beata Vergine Maria si avvicina e mi prende per mano e mi accompagna davanti al trono della Gloria, e la voce di colui che è seduto sulla destra mi parla:

“entra, fratello mio nel mio riposo: ecco tuo padre”.

VIVERE IL VANGELO – Domenica delle Palme

23/03/2018
L’effimera gloria dell’uomo: Gesù entra a Gerusalemme, acclamato dalle folle che getta fiori e stende mantelli. Quella stessa folla che poco dopo griderà “Crocifiggilo!” “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo” – si legge nel libro del profeta Geremia (17,5) – “che pone nella carne il suosostegno e dal Signore allontana il suo cuore”.

Fare questa esperienza è molto duro, ma è fondamentale per tutti noi, perché ci mostra la verità: solo in Dio riposa l’anima dell’uomo. Con Lui siamo “Come bimbo in braccio a sua madre” (Salmo 130).

E allora ripercorriamo con Gesù in questa domenica il suo cammino verso la Croce, che ci introduce alla Settimana Santa. Nel lungo racconto del Vangelo ci siamo tutti: ci possiamo riconoscere in uno dei dodici, oppure nella donna che versa il profumo sul capo di Gesù, oppure in Pilato, magari in Giuda.

Tutti sono accumunati da uno stesso destino. Per tutti Gesù Cristo sale sulla Croce e dona la Sua vita per Salvare tutti, anche il traditore.

Proprio come oggi.

VIVERE IL VANGELO: V Domenica di Quaresima

15/03/2018
Vivere la vita in difesa, sempre preoccupati di tutto: che tu non perda quello che ti sei guadagnato, che tutti abbiano stima di te o peggio di temano, che le tue ricchezze siano al sicuro, etc… Che fatica vivere così! Certe volte non ci accorgiamo di come sia pesante e faticosa la vita dell’uomo che ha incentrato tutto sulla ricerca della sua realizzazione, spesso mettendo da parte affetti e altre cose importanti per dedicare tutto sé stesso a questa ricerca affannosa e impegnativa.

Ecco perché Gesù oggi nel Vangelo ci dice che “Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna”.

Perché arriva un momento nella vita che apriamo gli occhi. Forse è proprio un insuccesso, una delusione, un problema che, per assurdo, ci vengono in aiuto.

Ci accorgiamo che tutto questo affannarci per accumulare stima, beni e soldi, non ci ha reso felici. Sono state delle “toppe” per mascherare la ricerca vera: quella di essere Amati. Ma tutto questo non ci è servito, perché siamo rimasti soli e quella vita che cercavano l’abbiamo così “persa”.

E’ questo il momento favorevole per trovare la vera vita, quella che non ci delude: scoprire chi ci Ama davvero senza interesse, senza secondi fini

Anche noi possiamo allora fare la richiesta: “Vogliamo vedere Gesù”. Che poi vuol dire chiedere “Vogliamo incontrare colui che può dare un senso alla nostra vita”.

Sì perché solo incontrare Cristo può farci finalmente felici, uomini davvero realizzati. E’ oggi il momento per scoprire l’Amore, scoprire la “vita” vera.

Un Amore così grande che non rifiuta la Croce e la morte per noi, per salvarci e donarci la Vita Eterna.

VIVERE IL VANGELO: IV Domenica di Quaresima

08/03/2018
Nicodemo è affascinato da Gesù: lui che è un uomo che conosce la vita e il mondo mai ha incontrato qualcuno che parli così al suo cuore. Ma teme di farsi vedere con Lui, lo va a cercare di notte, di nascosto; Gesù, che non si meraviglia di questa sua debolezza, gli svela i tesori della Sua missione. E così nel brano del Vangelo di Giovanni di questa domenica si collega al serpente di bronzo che Mosè innalzò nel deserto: chi lo guardava non moriva dei morsi del serpente, figura e simbolo dell’uomo che guardando Cristo, confidando in Lui, si salva.

Si perché qui è il punto: Cristo viene nel mondo, anche oggi per noi, per salvarci. I suoi Sacramenti, specialmente l’eucarestia, sono l’alimento che ci permette di non soccombere ai continui “morsi” dei serpenti velenosi che assediano ognuno di noi: le nostre debolezze, i giudizi, le invidie, i pensieri malvagi, la tristezza, la mancanza di fiducia…sono quei serpenti che ci mordono e ci tolgono la forza, la voglia di vivere. Ci rendono incapaci di gioire.

Ecco allora che viene la Luce, Cristo, a illuminare queste tenebre, questo buio terribile in cui possiamo facilmente cadere.

Lui è il forte, Lui si è offerto su quella Croce che troviamo nelle nostre Chiese, a ricordarci dove sta la Salvezza e chi solo ci ama senza condizioni.

VIVERE IL VANGELO: III Domenica di Quaresima

01/03/2018
Il discorso di Gesù del Vangelo di questa domenica non può essere compreso dai giudei, persone che si mettevano al primo posto, ritenendosi superiori agli altri, migliori. Anche oggi è incomprensibile per l’uomo che vive solo per sé stesso, incentrato sui suoi progetti di realizzarsi senza Dio, usando gli altri e, se questo è necessario per il suo progetto, anche “calpestandoli”.

Ecco perché Gesù compie il gesto di rovesciare i tavoli dei cambiavalute nel tempio.

C’è bisogno di un atto “significativo”, inaspettato, che colpisca i ben pensati, chi va al tempio ma in realtà non vuole seguire la via di Dio: deve scuotere chi usa la religione per realizzare sé stesso, per sentirsi migliore degli altri, come i giudei del tempo.

Gesù non teme di scandalizzare; Lui ha a cuore solo la Salvezza dell’uomo. Se per questo è necessario fare un gesto forte, non si risparmia.

Gesù “sa quello che c’è nel cuore di ogni uomo”, dice l’ultima frase del Vangelo.

Lui sa bene quello che c’è nel tuo cuore e solo una cosa gli interessa: non che tu divenga perfetto, ma che tu possa aprirti al Suo Amore, scoprire la bellezza di seguire le Sue vie, che tu possa accettare di convertirti. Convertirti significa accettare che Gesù capovolga i tuoi sentieri tortuosi, e questo perché Lui sa bene che ti porteranno alla delusione e alla disperazione.

Allora oggi, se vogliamo credere a questa Parola del Vangelo, possiamo chiedere questa Grazia: accettare che Lui possa distruggere il “nostro tempio”, ribaltare il progetto di felicità che ci siamo costruiti, un progetto che è simile ad un altare, perché a questo sacrifichiamo ogni giorno tanta “vita”, tante energie, sacrifichiamo e mettiamo da parte anche le amicizie e gli affetti veri.

“Vani ragionamenti”, così descrive San Paolo nella lettera ai Romani le vie dell’uomo che crede di poter vivere ignorare Dio, prendendosi gioco della Parola di Dio.

Per questo Cristo ci offre un tempio nuovo, “Santo”; ci promette di percorrere con noi una strada di vita. Un cammino con cui potremo finalmente gioire nel profondo e donare felicità e Gioia agli altri.

VIVERE IL VANGELO: II Domenica di Quaresima

22/02/2018
Quando un uomo incontra Cristo la sua vita cambia profondamente, si trasfigura.
Chi conosce un uomo che ha fatto questo incontro, fa la stessa esperienza degli Apostoli del brano del Vangelo di questa domenica, che assistono alla trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor: è la prova che gli preannuncia la futura Resurrezione di Cristo e di chi lo segue.
Si, perché il Signore ci chiama a cosa grandi e l’incontro con Lui trasforma la nostra vita.
In questo tempo di Quaresima siamo tutti chiamati a questo incontro, perché Cristo ci sta aspettando per portarci con Lui a fare esperienza della Resurrezione già oggi, nei fatti concreti della vita.
Allora non importa tanto quello che sei, ma conta lo “stare con Lui”, come la voce sul Tabor “ascoltare Gesù, seguirlo perché Lui è il Figlio prediletto”.
Anche noi potremo testimoniare quanto “E’ bello stare qui con Te, Signore”.
Stare con Cristo è non avere bisogno di altro, voler rimanere in compagnia del Suo Amore perché questo ci riempie più di tutti i beni del mondo: come leggiamo nel Salmo (83): “Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri che mille nella mia casa; stare sulla soglia della casa del mio Dio è meglio che abitare nelle tende dei malvagi”.
Nelle ricche case dei potenti, quanto egoismo e miseria umana! Nella casa del Signore, Amore e tenerezza infinita.

VIVERE IL VANGELO: I Domenica di Quaresima

15/02/2018
Sperimentare l’aiuto degli Angeli.
Gesù, prima di iniziare la Sua missione tra di noi, viene tentato: è lo Spirito che lo porta ad affrontare questo combattimento, ci dice la breve versione del Vangelo di Marco in questo anno liturgico. Sì perché Gesù vuole essere accanto a noi in tutto, anche nella tentazione. In questo modo Lui ci indica la strada per vincere, perché non cadiamo nelle insidie del maligno, che sempre, anche a Lui, fa apparire giusta e anche piacevole la disubbidienza a Dio. Per poi accusarci e portarci alla disperazione.

Tutti siamo tentati, è necessario. Siamo anche noi, in qualche momento della vita, condotti in un deserto: ci potrà sembrare di essere soli, abbandonati e circondati da bestie feroci.

Ma il Vangelo di Marco ci incoraggia in questi momenti a confidare nel Signore: Gesù proprio perché l’ha affrontata come noi, verrà a difenderci, ci manderà anche i Suoi Angeli a difenderci.

Sperimenteremo anche noi allora che l’Angelo non è una favola da bambini.

Certo non lo vedremo con le ali: ma lo riconosceremo in quel fratello che ci aiuterà a seguire il Signore, a fare la Sua volontà.

E allora, non dobbiamo temere la tentazione, perché sappiamo che in quel momento Gesù sarà con noi e con i suoi Angeli.

VIVERE IL VANGELO: VI Domenica del tempo ordinario

09/02/2018
Deve dirlo a tutti, non è possibile rimanere in silenzio!
Anche se colui che lo ha guarito è Gesù e Lui stesso gli ordina di non rivelarlo, lui non ne può fare a meno!
“Lui, quell’uomo, Gesù mi ha guarito. Mi ha tolto la lebbra che mi tormentava, mi ha restituito una nuova vita”, avrà gridato a tutti quell’uomo guarito.
Quando incontriamo davvero sulla nostra strada Gesù, quando lo accogliamo e gli chiediamo di guarirci dalle nostre “lebbre”, da tutte quelle infermità che ci impediscono di amare, di essere felici e di poter vivere una vita vera, una vita nella comunione con Dio e gli altri, anche noi non possiamo tacere questa “rinascita”.

Ecco che l’uomo che ha incontrato Cristo, porta tanti altri a ricorrere a Lui, lo testimonia e si diffonde questa notizia, “tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città”, ci dice oggi il Vangelo di Marco.

Perché oggi tanti non ricorrono a Cristo, rimanendo costretti in una vita triste e senza senso, ripiegati su sé stessi, è perché abbiamo smarrito questa dimensione di testimonianza! Un’umanità disperata e ingannata sta aspettando. Occorre evangelizzare, annunciare questa notizia, che Cristo ha un potere, reale: “Se vuoi, puoi guarirmi!”.

Papa San Giovanni Paolo II insisteva tante volte sulla necessità di quella che lui chiamò per primo “Nuova evangelizzazione”.

Troviamo tante volte questo suo invito profetico, come nel discorso di Apertura della IV Conferenza dei Vescovi dell’America latina, quando disse: “La nuova evangelizzazione non nasce dal desiderio di “piacere agli uomini” o di “guadagnare il loro favore” (cf. Gal 1, 10), ma dalla responsabilità verso il dono che Dio ci ha fatto in Cristo, nel quale abbiamo accesso alla verità su Dio e sull’uomo, e alla possibilità della vita autentica”.

VIVERE IL VANGELO: V Domenica del tempo ordinario

01/02/2018
Perché la gente cercava con tanto entusiasmo il Signore, tanto che Gesù doveva fuggire per poter stare solo a pregare e dialogare con Suo Padre? Forse perché Gesù li aveva guariti?…perché aveva compiuto miracoli, scacciando i demoni e restituendo agli uomini la loro dignità perduta? Sicuramente per questo.
Ma soprattutto perché vedevano in Gesù quello che avevano sempre cercato, desiderato, sognato…. vedevano in Lui l’Amore, si sentivano accolti e importanti, unici e in Pace.
E’ questo di cui ancora oggi tutti noi abbiamo un disperato bisogno: abbiamo bisogno di trovare la “fonte” dell’Amore, di incontrare Cristo.
Altrimenti continueremo a cercare sostituti di questo, delle “vaghe” consolazioni, che poi ci lasciano delusi e sempre più soli.
Ma anche queste delusioni, se illuminate dalla fede, possono divenire una Grazia, un aiuto perché possiamo cercare e così scoprire il “luogo” dove appagare il nostro bisogno di sentirci Amati.
Trovare Cristo. La fede, è questo: non è una serie di obblighi da ottemperare, di atti virtuosi ed eroici da compiere, di cammini di purificazione interiore da ricercare con grandi sforzi di volontà…
La fede in Gesù è solo un incontro: il più bello, straordinario e decisivo della nostra vita.

VIVERE IL VANGELO: IV Domenica del tempo ordinario

24/01/2018
Lo spirito impuro che si è impossessato dell’uomo del Vangelo di Marco di questa domenica accusa Gesù: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?”.
Anche noi possiamo avere questo pensiero dentro di noi, la paura che accogliere Cristo significa “rovinare” i nostri piani, i progetti di felicità che ci siamo fatti: seguire Cristo insomma è qualcosa che ci limita e ci costringe ad una vita “ridotta”.
Lo spirito impuro indica questa idea, un’idea che “inquina” e “sporca” la bellezza della creazione, questo è il concetto di impurità: ci allontana da quello che è puro, limpido, vero, bello. Abbiamo bisogno di “smascherare” questo spirito menzognero, che vuole una cosa sola: portare la nostra vita alla rovina, alla disperazione, come mostra l’uomo del Vangelo che ne è succube. E’ menzognero perché descrive Gesù esattamente al contrario di quello che è, di come potrebbe diventare la nostra vita quando accogliamo la Parola del Signore.
Perché accogliere Gesù vuol dire trasformare una vita di egoismo e di peccato, come è quella di un uomo incapace di amare e quindi profondamente infelice, in un’esistenza nuova. Questo non dipende dalla nostra forza di volontà, ma dal desiderio che abbiamo di aprirci alla Grazia dello Spirito di Gesù.
Lui ha questo potere!
Il potere di liberarci dagli inganni, di non vivere più solo per noi stessi, ma di divenire uomini e donne in cui risplende il Suo Amore, testimoni della sua guarigione.

VIVERE IL VANGELO: III Domenica del tempo ordinario

18/01/2018
Seguire Gesù.
Non a parole, ma lasciandosi “conquistare” da Lui. Seguirlo disposti a rischiare, seguirlo facendo scelte di vita. Lui non ci salva a parole; quando leggiamo i Vangeli ci accorgiamo che nelle chiamate e nelle guarigioni Gesù fa pochi discorsi, mentre opera, interviene nella vita dell’uomo e lo guarisce, lo salva, dal un senso alla sua vita.
Convertirsi a Cristo vuol dire lasciare qualcosa per scegliere Lui, che diviene la nostra scelta fondamentale. Seguire Cristo vuol dire essere disposti anche ad abbandonare le nostre sicurezze, come fanno i discepoli: “subito lasciate le reti, lo seguirono”.

Tutti abbiamo queste reti da lasciare. Ma te, oggi, cosa dovresti lasciare?

Forse ti sta chiedendo di abbandonare il tuo progetto di vita felice e di fidarti di una via nuova che oggi Cristo ti offre, di non pretendere che sempre tutto vada secondo i tuoi progetti e che tutti siano come vuoi tu, ma di accettarli così, come occasioni di poter amare.

Sono tante le cose a cui siamo attaccati, in cui cerchiamo la vita, ma che spesso ci separano dal Signore e anche dagli altri. Sono le cose che ci impediscono di poter seguire i disegni meravigliosi che Lui ha per ciascuno di noi.

Perché se ti interessa un cristianesimo nella misura in cui serve alle tue idee, alle tue voglie, tanto in quanto ti dà sicurezza, ti fa sentire un po’ buonino, non stai seguendo Cristo.

Sarebbe una Grazia immensa se tu oggi lo riconoscessi, perché allora potresti chiedere al Signore di convertirti davvero, per ricevere questo come una Grazia… e se il Signore vedrà in te questa disponibilità non solo ti darà la forza per farlo ma ti svelerà le sue vie, ti chiamerà come i discepoli a scoprire le Sue vie d’amore nella tua vita.

VIVERE IL VANGELO: II Domenica del tempo ordinario

11/01/2018
“Che cercate?” domanda Gesù ai discepoli che lo seguono, nel Vangelo di questa domenica. Una domanda che dovremmo farci anche noi, davanti alle piccole o grandi decisioni di ogni giorno della nostra vita, e magari anche quando entriamo in chiesa, a visitare Gesù. Chiediamocelo con sincerità: cosa desidero trovare nella mia vita, quali sono le mie aspirazioni, i miei desideri più profondi? Sicuramente, tutti cerchiamo una vita felice, piena, che possa esprimere qualcosa di vero; insomma, come si dice, una vita “che valga la pena di essere vissuta”!

Il Signore ci mostra una strada per questa vita: seguire Cristo, cercare, come i discepoli di stare con Lui, per ricevere anche noi la capacità di donarci, come lui si è donato, amare come Lui ci ama. Ricevere questo dono è vivere finalmente una vita piena, più impegnativa certo, ma appoggiata al rapporto con Cristo, perché da soli non ci riusciremmo mai.

Seguire Lui ci rende capaci di fare opere che mostrano in noi una “natura nuova”: possiamo perdonare, essere sinceri, anche a costo di pagare di persona, non ingannare, mentire…insomma diventiamo persone davvero libere, senza secondi fini, perché non ne abbiamo bisogno: abbiamo già ricevuto l’unica cosa che conta.

Il Suo Amore.

VIVERE IL VANGELO: Battesimo Del Signore

06/01/2018
Un seme piantato nella terra produce un albero meraviglioso, alla cui ombra si riposano i viandanti e sui cui rami gli uccelli trovano riposo e costruiscono il loro nido. Il nostro Battesimo è questo seme, una promessa di vita piena e ricca di frutti, per noi e per tutte le persone che il Signore mette sul nostro cammino. Allora gli altri trovano in noi un luogo dove riposare, un rifugio sicuro, una parola di salvezza.

Perché Dio, in Gesù Cristo, ha redento la nostra natura: tutti noi per istinto siamo obbligati a chiedere agli altri “la vita”, a elemosinare affetto e considerazione, fino ad usarli per non sentirci soli, in fondo “senza vita”.

Ma quando incontriamo Cristo, questo seme che si era “seccato”, dietro le “passioni ingannatrici” come dice il Salmo, comincia a germinare nuovamente. Dio, in Gesù Cristo, ci ha riscattati, gratuitamente, da questa “maledizione”, dando la Sua vita in riscatto.

L’immersione nell’acqua del Battesimo è entrare in quella morte che ci costringe a fare “opere morte”, ma ad uscirne con Cristo con una nuova natura: ecco il segno della veste bianca che si riceve dopo aver ricevuto il Battesimo.

Nel battesimo abbiamo ricevuto questa “natura celeste”.

VIVERE IL VANGELO: Epifania del Signore

04/01/2018
Per vivere abbiamo necessità della luce, del resto senza la luce anche le piante non crescono e muoiono.Epifania è la festa della Luce, perché la luce di cui abbiamo bisogno è l’incontro con Cristo, che viene ad illuminare la nostra vita. Senza questa luce tutto nella vita diviene triste e senza Speranza. La luce viene a svelare gli inganni del nostro cuore, che ci obbligano a vivere schiavi delle cose e degli altri. E quale è il più grande inganno?

Che Dio non ci ama e che quindi accoglierlo nella nostra vita, seguire la Sua Parola, significa essere limitati, avere una vita condizionata, senza libertà.

E’ l’inganno più grande, che ci obbliga a cercare la vita nelle cose e nelle persone, ed essere poi così delusi e amareggiati. E’ l’inganno che vive Erode, che teme un bambino appena nato: lui così potente e ricco ha paura di un bimbo! Teme che gli tolga il potere, pensa che sia venuto per spodestarlo…

Anche noi non ascoltiamo il Signore per la stessa ragione, per paura di perdere qualcosa: in qualche modo, proprio come Erode, lo cancelliamo dalla nostra vita e rendiamo così vana la sua nascita.

Ci aiutino i Santi Magi a ritrovare la strada.

Loro seguono una stella, un segno, perché hanno un desiderio: trovare il senso della vita. Non si fanno intimidire da Erode, non tengono alla sua stima, non gli interessano il potere o i soldi che lui gli avrebbe dato. Sono “sapienti” perché sanno che sono promesse false, come tutte le promesse del mondo.

Il Signore ci aiuti ad avere la loro sapienza: donando la fiducia, il nostro dono più bello, a Cristo.

VIVERE IL VANGELO: Maria Madre di Dio

01/01/2018
Questa festa con cui iniziamo l’anno nuovo ci mette davanti ad un assurdo: come può una donna, per quanto preservata dal peccato, essere la madre di Dio? Per quanto ci possiamo sforzare di darne una spiegazione, rimane qualcosa difficile da comprendere! Ma la fede è così: Maria ci mostra che non siamo noi al centro della realtà, né la nostra intelligenza. Quante cose nella nostra vita non comprendiamo, riusciamo qualche volta ad avere alcune spiegazioni, ma la maggior parte di quello che accade non risponde alle nostre logiche.

Maria non chiede spiegazioni. Non ne ha bisogno. Lei sa che Dio sta compiendo in Lei quest’opera e vi entra dentro, appoggiata alla Sua promessa. Questa è la fede: Dio non mi deve spiegare quello che fa e del resto nemmeno io posso pretendere di comprendere tutto.

Ma allora, con questa fiducia, potrò assistere alla Sua opera nella mia vita. Solo così, con l’umiltà, posso scoprire la Sua presenza, l’agire in me: riconoscerò che Dio ha sentieri spesso incomprensibili per me, ma quando vi entro dentro si svelano come vie di gioia e di Pace.

VIVERE IL VANGELO: Santa Famiglia di Gesù

29/12/2017
Che bella la vita della famiglia di Gesù. Maria e Giuseppe osservano le loro tradizioni, portano Gesù a Gerusalemme per presentarlo al Signore, secondo la legge ebraica. Non accampano privilegi, non cercano soluzioni diverse, ma obbediscono, come tutte le altre famiglie del tempo. In questa semplicità c’è tutta la sapienza che nasce dall’umiltà: per questo tra tanti modelli, le nostre famiglie cristiane che desiderano sapere come vivere la loro vocazione, possono guardare alla Santa Famiglia di Nazareth.

Storditi dai tanti “sapienti del mondo”, maestri di vie d’infelicità, modelli solo di egoismo, che dimostrano chiaramente nelle loro vite sbandate, rischiamo di perdere il gusto delle cose semplici e vere. Abbiamo tutti bisogno di difendere, soprattutto nelle famiglie, di queste cose piccole e semplici: l’attenzione al bisogno dell’altro, il perdono, la fedeltà, la sincerità, l’ascolto, il lavoro onesto, la preghiera insieme.

Tutte cose che oggi “i maestri d’infelicità” deridono e sbeffeggiano. Ma nella prima lettura di questa domenica del libro della Genesi ascoltiamo che “Abramo credette al Signore che glielo accreditò come giustizia”

Il Signore ci aiuti allora a fidarci di Lui, a fondare su questa fiducia le nostre famiglie, per costruire la nostra e l’altrui felicità.

VIVERE IL VANGELO: Natale di Gesù

24/12/2017
Accogliere, aprirsi alla novità, riaprirsi alla Speranza: questo è il Natale. Accogliere un bimbo. Nella sua piccolezza e povertà, incaricarsi di difenderlo e di occuparsi di Lui, non rimanere indifferente al suo pianto: questo significa oggi accogliere Cristo. Come quando si accoglie un figlio che nasce, è necessario uscire da noi stessi, dalla preoccupazione di cercare sempre e solo il nostro tornaconto e di realizzare il nostro piacere. Scopriremo così che Lui davvero è oggi vivo e presente nella nostra vita.

Questa è la Grazia che ricevono in quella notte i pastori: gente che vale poco, che non ha grandi meriti, anzi scartati dai “cosiddetti” privilegiati, perché impossibilitati, per il loro lavoro, a rispettare la legge. Sono proprio loro che per primi accolgono questo Bimbo, hanno questo privilegio. Perché bisognosi di Salvezza.

Erode, nei suoi palazzi sontuosi e nella sua ricchezza ne ha paura. E’ridicolo ma non se ne rende nemmeno conto. Proprio come avverrà anche questa notte di Natale 2017, per i tanti “ricchi” dei giorni nostri.

Aprirsi alla novità.

Triste è la vita di chi non si aspetta più nulla, preoccupato di difendersi da tutto. Dovremmo tutti chiederci se questa notte siamo disposti a rimettere tutto in gioco, ad aprirci alla novità, anche e soprattutto nei rapporti con gli altri. Disposti al perdono, a ricominciare da capo, a dare nuove opportunità. Per noi e gli altri. Il Signore ci aiuterà in questo, ci darà il Suo Spirito.

Riaprirsi alla Speranza.

Sappiamo tutti quanto è difficile poter pensare di ricostruire quello che abbiamo perso. Noi non ne siamo capaci, da soli. Ma l’incontro con Gesù è quello che ci permette di sapere che con Lui tutto sarà più bello, di nuovo sentiremo la pienezza e il desiderio di Amare. La conversione è accettare che non siamo noi a poterlo fare, ma dare l’opportunità allo Spirito di Cristo di realizzarlo in noi.

E allora questo Natale non sarà “uno dei tanti”, ma una vera nascita. La nostra.

VIVERE IL VANGELO: IV Domenica di Avvento

21/12/2017
Un annuncio, un invito ad entrare in un disegno incomprensibile per noi. Come non aver paura di fronte a questo? Maria non dubita di Dio, della Sua promessa, ma non comprende come possa scegliere proprio lei per un’opera tanto grande!A maggior ragione, anche noi, quando il Signore ci chiama al seguire i suoi cammini siamo timorosi, forse anche dubbiosi che abbia per noi disegni tanto grandi. Come può prendere uno come me, così debole e con tanti limiti, e chiamarmi ad essere Suo testimone?
Ma è proprio qui la grandezza di Dio! “Non ha guardato l’umiltà della Sua serva” si canta nel Magnificat, nel Vangelo che fa seguito al brano di questa IV domenica di Avvento.
Impariamo da Maria: non conta tanto chi siamo noi, conta il disegno di Dio di Santità per ognuno di noi. Oggi il Signore ci rinnova questa promessa, ci invita a non guardare a noi, ma alla Sua santità, perché Lui compie le sue promesse.
Che la vergine Maria, l’umile di Nazareth, ci aiuti ad accogliere il Natale custodendo questa promessa nel cuore.

VIVERE IL VANGELO: III Domenica di Avvento

13/12/2017
Tu chi sei? Chiedono a Giovanni Battista nel Vangelo di questa domenica.
E’una domanda legittima, anzi fondamentale, che dovremmo farci tutti: “Ma chi sei tu, realmente?”Una domanda a cui non sempre è facile rispondere, perché per farlo dobbiamo guardare dentro di noi, togliere le tante maschere che spesso ci mettiamo. Spesso davanti agli altri, qualche volta anche davanti a noi stessi, per paura di mostrarci come siamo.
Troppo spesso infatti ci nascondiamo anche a noi stessi, timorosi di non sentirci amati e accettati: questo non è però senza conseguenze, ci causa una divisione interna, dolorosa e difficile da guarire.

Cristo viene per portare una luce nuova alla nostra vita: per questo tra i simboli dell’Avvento vi sono anche le candele e i ceri, per questo entrando nelle nostre Chiese accendiamo spesso una candela, come segno di Speranza.

Questa luce di Cristo è la via che ci permette di non nasconderci più, di non continuare a metterci una maschera per sentirci amati, di accettarci così come siamo. Accettare che nella nostra vita entri Cristo ricrea in noi un’unità, ci dona un’identità nuova: perché davanti al Signore non abbiamo bisogno di maschere, né di certificati di buona condotta, non solo perché tanto ci conosce meglio di noi, ma soprattutto perché ci ama sempre e comunque.

Questo è l’annuncio di Giovanni Battista, questo l’Annuncio che la Chiesa fa oggi a te: Dio ti ama così come sei! Possibile che ami un egoista, un infedele, un bugiardo, un mentitore…? Si possibile. E ce lo mostra nascendo come il più povero, da una ragazza povera e sconosciuta, in un posto sporco, abbandonato e freddo: per mostrarci che Lui ci accoglie in tutte le nostre povertà, nelle nostre grotte buie e inospitali, che neppure noi amiamo. E lo fa per donarci la Sua natura d’Amore!

Accogliamo allora il Signore con la gioia con cui si accoglie una bella notizia, l’unica che oggi può riaccendere la Luce nel nostro cuore.

VIVERE IL VANGELO: II Domenica di Avvento

08/12/2017
C’è nella nostra vita una voce che grida “preparate la via del Signore”!
Sicuramente questa voce c’è: grida nei nostri deserti, nei dubbi e nelle paure, nelle angosce e nei rimorsi, nei tanti sbagli fatti e nel tempo trascorso…nelle occasioni perse. E’ una voce che vorremmo far tacere, che cerchiamo di ignorare, non vogliamo ascoltare: ma lei grida più forte!

Oggi è il momento di ascoltarla, il tempo per smettere di sfuggire, perché questi “deserti” divengano occasioni per trovare il senso vero al nostro vivere.

Cristo è nascosto in questi deserti. Lui ci attende proprio lì, per farci vedere che nulla è perduto, che con Lui il deserto diviene una “strada di vita”, di vita vera, di una vita che dà frutto.

Ecco perché il tempo di Avvento è scandito dal nostro grido: “Vieni Signore Gesù”. Si vieni! Vieni Signore a consolare i miei fallimenti, a ricostruire le mie rovine, a ristabilire la Pace dove io ho creato solo divisioni e giudizi.

Attraverso i suoi “messaggeri”, coloro che come Giovanni Battista ci annunciano che Gesù è vivo nella nostra vita, possiamo cogliere questa nuova occasione che il Signore ci offre in questo tempo di Avvento.

Perché Tu Gesù, che sei l’Amore, non vieni da me oggi per pretendere qualcosa, ma vieni invece a donarmi un cammino di Salvezza.

VIVERE IL VANGELO: Immacolata Concezione

07/12/2017
L’Avvento, il tempo liturgico che stiamo vivendo da qualche giorno, è tempo di Annuncio. In questa festa dell’Immacolata Concezione di Maria, il Signore viene anche a noi per annunciare che “abbiamo trovato Grazia presso Dio”: Lui si compiace di noi. Ma in cosa? Si compiace in quello di cui non ci aspettiamo, cioè in quello di cui non possiamo vantarci, della nostra povertà, insomma della nostra piccolezza.
Perché se, come Maria, siamo capaci di accoglierlo nelle nostre povertà, allora incontreremo finalmente il vero volto di Dio: quello di un Padre amorevole e paziente.

Perché Dio ti ama e vuole che tu riceva lo Spirito Santo, lo Spirito di Suo figlio, che tu riceva l’allegria e la Gioia di sentirti amato, capito, difeso da Cristo! La stessa Gioia che la maternità di Cristo fa esclamare a Maria: “Come è possibile?”

Se accogliamo l’Annuncio di questo amore, se accettiamo che non siamo degni né capaci di capirlo, insomma se abbiamo in noi la disponibilità di Maria, anche dal nostro cuore sgorgherà questa lode: «L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva» (Luca 1, 46-48).

Che questa esultanza di Gioia divenga anche la nostra!

VIVERE IL VANGELO: I Domenica di Avvento

30/11/2017
Iniziamo questo nuovo tempo di preparazione che ci porterà alla festa della nascita del Signore Nostro Gesù Cristo, il tempo d’Avvento. Ancora una volta il Signore nella Sua bontà e misericordia ci dona una possibilità di convertirci, di lasciare le nostre ragioni e i nostri piani, per affidarci ai suoi disegni d’Amore. Chiediamo quindi di rispondere al Suo invito: “vegliate”, cioè non vivete da sciocchi, cercando solo di passare di vacanza in vacanza, aspettando il fine settimana o un’occasione per “evadere”. Di chi vive così già parlava il profeta Amos: “Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri…canterellano al suono dell’arpa, si pareggiano a David negli strumenti musicali; bevono il vino in larghe coppe e si ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano”.

La vita ci è stata donata per qualcosa di più importante e di più profondo di questo: non sprechiamola, perché ogni giorno abbiamo l’occasione per entrare nella ricchezza vera, di incontrare il senso profondo della nostra vita. Questo tempo di Avvento porta con sé questa Grazia, è un’occasione per ricominciare a vivere con Sapienza.

Il Signore di nulla più si rallegra che di vederci felici; per questo ci aiuta ad entrare nella verità, anche correggendoci. Quando vede che ci stiamo perdendo, ci manda fatti per svegliarci, mai per punirci: se sappiamo leggerli con i suoi occhi, ci accorgeremo che dietro ogni avvenimento della nostra vita, anche quelli più difficili da capire o da accettare, è nascosto un disegno di Salvezza.

E allora incominciamo questo tempo fiduciosi del Suo Amore.

Questa fiducia permette a Dio di fare breccia nei nostri cuori, a noi di ricominciare ad essere uomini e donne che portano una “pienezza di vita”, ad essere persone felici.

VIVERE IL VANGELO – Cristo Re dell’Universo

23/11/2017
Nella nostra vita arriva un momento in cui si fanno i conti, si tirano le somme; sempre. Questo è avvenuto quando andavamo a scuola o all’Università, arrivava il momento della pagella o degli esami: in un momento si chiariva come avevamo saputo trascorrere quel tempo, se avevamo studiato oppure se lo avevamo sprecato in altre cose inutili. Questo avviene per tutto: per i nostri rapporti affettivi, le amicizie, il lavoro, le scelte importanti. E avverrà anche alla fine della nostra vita.

Si può allungare questo momento, cercare di rinviarlo più possibile…ma come tutte le cose alla fine arriverà. E da come viviamo oggi, dipenderà quel momento decisivo.

Il Vangelo di questa ultima domenica dell’anno liturgico ci ricorda che è il rapporto che abbiamo con gli altri che manifesta la nostra fede: “Signore quando mai ti abbiamo visto affamato…”?.

Tutto è scritto. Niente viene cancellato agli occhi di Dio, anche gli atti d’amore più piccoli fatti per amore a Cristo non rimarranno senza ricompensa: vivere con Sapienza è saper approfittare di questo tempo per ricevere la Sua benedizione. Vivere con egoismo, preoccupati solo di noi stessi, insensibili agli altri significa invece accumulare per il nulla, destinati ad una vita in fondo inutile. Già oggi.

Così anche alla fine di quest’anno liturgico possiamo fare una valutazione di come abbiamo saputo “investire” le Grazie del Signore in quest’anno passato: abbiamo vissuto cercando la Sua Sapienza, ci siamo preoccupati di scoprire il disegno di Dio nella nostra vita, per seguirlo nella via dell’Amore e della carità, come ci invita a fare il Vangelo di questa domenica di Cristo Re e Signore?

Approfittiamo di questo nuovo anno che inizia per chiedere al Signore che ci faccia “strumenti del Suo Amore”. Di non sprecare i giorni che ci sono concessi, ma di viverli per gustare ogni giorno la Gioia di essere un dono per gli altri.

VIVERE IL VANGELO: XXXIII Domenica del tempo ordinario

15/11/2017
Vivere in difesa, nel timore di un Dio che è pronto a punire, cercando di non rischiare mai. Che idea abbiamo noi di Dio? Se abbiamo incontrato davvero Cristo, abbiamo sperimentato la Sua Misericordia e il Suo Amore senza condizioni. La fede non è solo per noi, per cercare un perfezionismo che è solo sterile e inutile. Dio ci affida dei carismi, delle Grazie da investire, con gratitudine.

Così, nella parabola dei talenti di questa domenica, vengono rappresentati gli atteggiamenti che possiamo avere dinanzi ai doni che il Signore ci affida: il Signore si fa conoscere da noi non per chiuderci in noi stessi, nel nostro “gruppetto di eletti”, ma per annunciare il Suo Amore. Non tenere per noi questo tesoro, ma portarlo agli altri, è il desiderio di chi è stato “conquistato” dall’Amore di Dio.

Se non lo abbiamo sperimentato, per paura di Dio, invece di rischiare, giochiamo in difesa, attenti solo a non sbagliare, ma incapaci di dare frutti, di investire i nostri “talenti”. Anche Papa Francesco lo ricordò ai catechisti riuniti nell’Anno della Fede: “Preferisco mille volte una Chiesa incidentata piuttosto che una Chiesa ammalata, cioè chiusa”.

Questo vale non solo per i catechisti, ma per tutti noi. Perché il cristiano non è tale se non ha lo “zelo”: il desiderio di portare Cristo agli altri, ad un mondo che soffre perché ha perso il rapporto con Dio, e quindi non sa dove sta andando. Ancora Papa Francesco ricordava in quell’incontro che “Un catechista che si lascia prendere dalla paura, e` un codardo; se un catechista se ne sta tranquillo finisce per essere una statua da museo; se un catechista e` rigido diventa incartapecorito e sterile”.

Ecco perché nella parabola dei talenti chi non ha voluto “rischiare” viene punito dal padrone.

Chiediamo in questa domenica a Cristo di non chiuderci nelle nostre (false) sicurezze, difendendo quella che crediamo fede ma che non può essere tale, senza volerla portare agli altri: accanto a noi c’è un mondo confuso e sofferente e come non annunciare l’Amore di Dio?

“Liberaci Signore dal nostro egoismo, perché possiamo portare l’annuncio dell’Amore infinito di Dio, ognuno con le Grazie che abbiamo ricevuto da Te, senza paura e con entusiasmo”.

VIVERE IL VANGELO: XXXII Domenica del tempo ordinario

09/11/2017
La vita della fede come un matrimonio: così la descrive Gesù nel Vangelo di Matteo di questa domenica.

Una parabola molto efficace, perché come queste Vergini che attendono lo sposo, cioè Cristo, anche noi spesso da questo incontro siamo distratti da altre occupazioni. Pensiamo che ci sia sempre tempo, che domani potrò convertirmi, quando metterò la testa a posto e forse sarò anche più vecchio… Un comportamento che assomiglia a quello di chi nella vita mai si decide a crescere, mai accetta di prendere decisioni serie: come quando nel campo sentimentale si rinvia la decisione di sposarsi, tanto c’è sempre tempo e poi “potrei anche trovare l’Amore vero…”. E proprio come le vergini stolte della parabola non ci si rende conto che ormai il tempo è passato, gli anni della decisione sono ormai trascorsi e non tornano.

Vivere con “sapienza” è il primo dono che tutti dobbiamo chiedere, come fa il re Salomone, che per questa richiesta riceverà dal Signore anche tutto quello che avrebbe desiderato, ma che non aveva ritenuto così importante chiedere a Dio: perché il tempo non ci appartiene, quello che oggi possiamo fare domani non sarà più realizzabile.

“Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante…” leggiamo nel libro dell’Ecclesiaste.

E sì, perché la nostra vita ha un ritmo, è come una sinfonia e quando sbagliamo i tempi tutto diviene una confusione, soffriamo senza capire neppure il perché, dando spesso la colpa agli altri.

Come in tutte le sinfonie, c’è un direttore da seguire: Cristo. Siamo invitati come le vergini sagge a guardare al Signore, cercando di entrare nei suoi disegni di armonia, nei suoi piani d’amore: prendere “olio” nelle nostre lampade, significa rendere la nostra vita come una magnifica sinfonia.

VIVERE IL VANGELO: XXXI Domenica del tempo ordinario

02/11/2017
La ricerca di una legge che possa giustificarci, di un ordine che sia migliore degli altri, fa parte dell’uomo che vive centrato su sé stesso, cercando anche attraverso la sua “religiosità” di essere superiore agli altri, di realizzarsi in qualche modo. Anche usando la religione. Ancora oggi infatti esistono scribi e farisei, come al tempo di Gesù: “Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente”, li descrive Gesù nel brano del Vangelo di Matteo di questa domenica.

Un uomo così, non porterà mai nessuno alla fede, né alla Chiesa, anzi lo farà allontanare: malgrado i tanti rituali e le (apparenti) devozioni a cui si sottopone. Perché la fede è ben altra cosa! Non è certo una serie di obblighi e interminabili rituali, se questi sono privi dello Spirito di Cristo.

L’incontro con Cristo infatti non ci mette altri pesi, ma ci libera dai nostri sensi di colpa, da tutti questi “pesanti fardelli” che sono segno soltanto dell’uomo vecchio, di un uomo che non ha mai incontrato l’Amore di Gesù. Da questo incontro rinasciamo come creature nuove, rigenerati dal Suo Amore che non pretende nulla, ma tutto dona.

Ecco perché Gesù alla fine del brano del Vangelo ci annuncia che “chi sarà grande, si farà servo”: perché ormai la vita vera l’ha trovata, la perla preziosa, il senso della sua vita l’ha trovato e non ha più bisogno di doversi mettere al primo posto. Dell’ammirazione e della stima degli altri non sa che farsene.

Come San Paolo che esclama nella lettera indirizzata ai Filippesi: “Tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede”.

VIVERE IL VANGELO: XXX Domenica del tempo ordinario

26/10/2017
Una vita senza amore è una vita sprecata. Per questo il Signore cerca l’uomo, gli manda profeti e segni, come aveva già fatto con il popolo d’Israele, un popolo di “dura cervice”, come dice a Mosè dopo che il popolo che non voleva aspettare i tempi di Dio, si costruisce un vitello di bronzo. Così come facciamo tante volte anche noi, convinti che la felicità ce la possiamo costruire da soli, senza Dio. Per aiutarlo, il Signore porta il suo popolo nel deserto, perché conoscesse cosa c’era nel loro cuore: anche noi alcune volte abbiamo bisogno di trovarci in un “deserto esistenziale”, in un vuoto, una delusione. Non sono incidenti di percorso, né punizioni divine, ma “occasioni” per ricominciare ad entrare in una vita più vera, in cui possiamo Amare e quindi riscoprire la gioia vera.

I due comandamenti che Gesù annuncia nel Vangelo di questa domenica, sono una speranza per noi oggi, perché ci mostrano che c’è una strada per la felicità: amare Dio e amare i fratelli, questa è la via per essere oggi felici. La più difficile, certo, ma del resto sempre le cose facili valgono poco. Ma la più naturale, se diamo spazio a Dio, se ci facciamo conquistare da Lui. Che anche oggi sta cercando ciascuno di noi.

Conoscere Dio e Suo figlio Gesù Cristo vuol dire conoscere la fonte dell’Amore, trovare il senso delle cose che facciamo e ricevere la capacità di Amare gli altri; non volerli cambiare o strumentalizzarli per noi, in una specie di amore che invece è solo egoismo, ma essere capaci di accettare gli altri così come sono, proprio come fa il Signore con noi.

Scoprire questo amore cambia tutto: puoi accettare tuo figlio così com’è, disposto a comprenderlo e ad aiutarlo, puoi riconciliarti con tuo marito o con tua moglie, anche se hai ragione, perché non sceglierai più la giustizia e le tue ragioni, ma l’amore, quello che si dona per l’altro. E con Amore, potrai anche fare il lavoro più noioso od umile, ma lo farai con gioia.

Questo è l’Amore di cui ci parla oggi Gesù, questa la strada che Lui ci dona per essere finalmente felici.

VIVERE IL VANGELO: XXIX Domenica del tempo ordinario

19/10/2017
Uno dei segni più chiari per vedere a che punto è la conversione di un uomo è il rapporto che ha con i soldi: per questa ragione i farisei, che non sono degli sprovveduti e, pensando male di Gesù vogliono tendergli un tranello, gli fanno una domanda sulle monete. I soldi, come gli affetti, sono gli aspetti più difficili da dominare. Ma l’uomo che ha incontrato Cristo ha imparato a saper liberarsi da questi legami, a valutarli con sapienza, a dominarli.

Perché il cristiano è un uomo che ha assaggiato la libertà, anche dai soldi: ha scoperto che la vita non gli viene dal possedere, né dall’essere ricercato e ammirato, perché tutto questo è molto temporaneo, passa presto e si rimane profondamente soli: e questo è il frutto di quando mettiamo al centro della nostra vita il denaro, il potere, il successo.

L’uomo solo è l’immagine della morte: così, puoi essere tanto potente, molto ricco, noto e ricercato, ma solo, terribilmente solo. E così l’avarizia, che è l’espressione più compiuta di questo uomo solo, un uomo attaccato ai suoi soldi, incapace anche di godersi la vita, incapace di amare gli altri, perché deve sempre difendere le “sue” ricchezze.

Che il Signore ci aiuti a non cadere in questo tranello, a non ridurre la nostra vita ad “una miseria”: ricchi sì, ma di solitudine.

Quando saremo nella difficoltà, nella prova, di fronte alle domande sul senso della nostra vita, a nulla ci serviranno tutte queste “ricchezze” che oggi difendiamo con tanta passione: le case, gli applausi, quelli che oggi si inchinano davanti a te, i tuoi soldi, saranno come immondizia.

E così, anche nel Giudizio, quando ci troveremo davanti a Cristo, ci difenderanno quel povero che tu oggi avresti potuto aiutare, quella famiglia che tu, nel segreto, stai sostenendo nel momento del bisogno: “Fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma” (Luca 12).

VIVERE IL VANGELO: XXVIII Domenica del tempo ordinario

12/10/2017
C’è un tempo favorevole per la conversione, perché la nostra vita, spesso faticosa e difficile, si apra all’opera di Dio e si trasformi. Questo cambiamento, appunto come dice la parola “conversione”, si può realizzare solo se abbiamo fatto esperienza che con le nostre forze non siamo stati capaci di trovare la felicità, che tutti cerchiamo. Così anche i fatti spiacevoli, i nostri fallimenti, anche i dolori, non sono stati inutili: divengono un’occasione per cambiare rotta, per scoprire che è possibile trovare una risposta diversa alle nostre speranze di pienezza di vita. Un’occasione, magari, per gridare a Dio e scoprire così che Lui c’è, non ci lascia soli, viene in nostro soccorso.

Ma tante volte, preferiamo le nostre vie, disprezziamo gli inviti del Signore: meglio il potere, i soldi, essere importanti che seguire Cristo, che affidarmi a Lui! E deridiamo anche i suoi inviati. Siamo proprio come gli invitati alle nozze del Vangelo di questa domenica: “Quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero”.

Se tu avessi risposto a quell’invito, quante Grazie di pace e di felicità il Signore ti avrebbe dato!

E sai che fa il Signore? Disprezzi i suoi inviti? Bene, chiama un altro al posto tuo e lui riceverà le meraviglie che erano state preparate per te.

VIVERE IL VANGELO: XXVII Domenica del tempo ordinario

05/10/2017
I servitori del Vangelo di questa domenica siamo noi: anche noi possiamo correre il rischio di “non saper riconoscere i doni di Dio”, altre volte di volercene appropriare, come cose nostre. Nel nostro rapporto con il Signore, mettiamo al centro noi stessi, come se tutto dipendesse da noi: quando Gesù ci dice invece “senza di me non potete far nulla”.

Appropriarsi dei doni di Dio è prendere la Sua Gloria. Non siamo cristiani perché ce lo siamo meritato, né perché siamo migliori degli altri, ma perché Dio ha avuto “compassione “di noi, ci ha visto che eravamo “soli e con una vita sprecata”. Ed è venuto in nostro soccorso, donandoci la Grazia di conoscere il Suo Amore.

Se non viviamo questa gratitudine, non siamo cristiani. Viviamo la religione dello “sforzo” e giudichiamo tutti, appropriandoci così dei doni di Dio.

Chiediamo al Signore questa Luce, di saper riconoscere e apprezzare la sua pazienza, la Misericordia che ha con noi, di non appropriarci e così sprecare i suoi doni, perché non lasci ad altri quello che noi oggi non sappiamo apprezzare.

E’ così bello poter “riposare” nella bontà di Dio, come “un bimbo in braccio a sua madre”, dice il Salmo.

VIVERE IL VANGELO: XXVI Domenica del tempo ordinario

29/09/2017
Papa Paolo VI il 2 ottobre 1974, parlando al Pontificio Consiglio dei Laici, disse che “«L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni».
Siamo continuamente “bombardati” da parole, discorsi, opinioni, proclami, promesse vane e inutili…tanto che ci stiamo creando una specie di corazza, per cui non si ascolta più, non si riesce a fare ordine tra tanti stimoli continui.

Abbiamo un grande bisogno, proprio come disse Paolo VI, di vedere “fatti”, di scoprire che è possibile un modo di vivere che sappia realizzare quello che la Parola del Signore promette. Solo “Chi ascolta le mie parole e le mette in pratica”, dice Gesù nel discorso della Montagna del Vangelo di Matteo, costruisce la sua vita sulla roccia: perché rischiando, scegliendo per la via di Dio, spesso la più difficile, può sperimentare che la Sua Parola si compie.

E’ l’uomo del Vangelo che all’inizio risponde col sentimento, d’istinto: “non ne ho voglia”. Non è facile infatti aver voglia di perdonare, di respingere e combattere i nostri sensi, di vincere il desiderio di essere sempre lodati e di aver ragione, di accettare il rifiuto e la derisione di essere “separati dalla furbizia dei tanti”: non ci viene spontaneo. Occorre chiedere al Signore, confidare nella Grazia che opera in noi.

La conversione è proprio questo: saper tornare indietro dalle nostre ragioni, dalle nostre voglie e scegliere la via più difficile per seguire Cristo. Allora, proprio come Lui, potremo sperimentare la potenza e la fedeltà di Dio. Mettendo in pratica la Sua Parola.

VIVERE IL VANGELO: XXV Domenica del tempo ordinario

21/09/2017
Si può intendere la fede come fanno i lavoratori del Vangelo di questa domenica: con una mentalità economica, in fondo mondana. Stare nella Chiesa come se si svolgesse un lavoro, un dovere faticoso e che merita dunque la “giusta retribuzione”. Tanta fatica va ricompensata, chi ha più servito deve ricevere di più!
Ma il Signore non ragiona così! “Molti degli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi”, conclude Gesù nel Vangelo, perché non si ricompensa solo la fatica, per ognuno c’è un tempo diverso di chiamata, con una stessa ricompensa: la paga di quello che è necessario per vivere, cioè per ricevere la Vita eterna.

Quello che conta è voler lavorare per Lui: e il Signore non esclude nessuno. C’è chi viene chiamato da bambino, chi già adulto e qualcuno anche in tarda età: ma per tutti la stessa ricompensa, quel denaro che rappresenta la vita vera.

Ecco perché col Signore non contano le raccomandazioni, le conoscenze e non è necessario scendere a compromessi con noi stessi per essere davanti agli altri, per ricevere di più e poter dominare gli altri; per Lui conta il cuore, il desiderio di lavorare nella Sua vigna, che hanno tutti i lavoratori che stanno aspettando la Sua chiamata.

Tante volte ci possiamo trovare con questo spirito di “pretesa” davanti al Signore, come se facessimo le cose di Dio per essere considerati meritevoli, migliori degli altri. E’ uno spirito di contesa che non fa parte della logica di Dio, perché tutto è Grazia, a cominciare dal dono della Fede.

La ricompensa è uguale per tutti e nessuno è meglio degli altri: la paga del padrone rappresenta infatti la gioia che abbiamo nel servire il Signore, gioia che va protetta dalla tentazione, mondana, dell’esser migliore di altri, perché ricordiamo sempre quello che disse un giorno Madre Teresa di Calcutta: “Nel momento in cui Dio ci giudicherà, lui non chiederà, “Quante cose buone hai fatto nella tua vita?”, piuttosto chiederà, “Quanto amore hai messo in quello che hai fatto?”

VIVERE IL VANGELO: XXIV Domenica del tempo ordinario

14/09/2017
Il Vangelo di Matteo di questa domenica sembra parlare di un’utopia: come posso sempre perdonare? Come posso accettare le ingiustizie che mi fanno sul lavoro, i tradimenti, la falsità? Per quanto mi sforzi non riesco! Forse posso riuscire a non vendicarmi…ma perdonare, fare del bene ai miei persecutori…eh quello proprio no!

Ma allora Gesù ci chiede una cosa impossibile? Ci mette un peso che non possiamo portare?

E’ Gesù stesso che ce lo spiega con la parabola del servo spietato. E’ anche la spiegazione di quello che recitiamo nel Padre Nostro, quando tutti diciamo “perdona a noi, come noi perdoniamo ai nostri debitori…”.

Perché lo recitiamo? E solo uno slogan, un “modo di dire…?

Come spesso accade, sbagliamo la prospettiva: il perdono, come dice la parola, è un dono di Dio, non è nelle nostre capacità, non ce la possiamo fare da soli. E’ un desiderio, che nasce dal sapere che la nostra chiamata, come cristiani, è vivere in comunione.

La Volontà di Dio, per noi è la “comunione”: per questo Lui ti aiuterà, di darà lo Spirito per fare quello che tu da solo mai e poi mai potresti compiere.

Ma il desiderio di perdonare nasce dall’esperienza del perdono che noi riceviamo sempre dal Signore: un perdono senza limiti, senza condizioni, con una fiducia che qualche volta ci scandalizza, perché noi non l’abbiamo neppure con noi stessi.

Fare questa esperienza è quella che ci ricrea nel profondo: poter perdonare, ci dona una Pace che non si può paragonare a nulla, perché è un seme di “vita Eterna”.

VIVERE IL VANGELO: XXIII Domenica del tempo ordinario

06/09/2017
Correggere. Quanto è difficile correggere chi sbaglia, senza giudicare: solo chi ama davvero può fare questo “servizio”, non sentendosi migliore, né superiore, ma con desiderio sincero di aiutare. In una parola, solo chi ha lo Spirito di Cristo.
Perché correggere per amore, per il bene dell’altro, significa anche rischiare, accettare di essere rifiutati, proprio come Cristo: ecco perché spesso è più facile voltarsi dall’altra parte, in nome di un falso rispetto dell’altro, che in realtà è solo egoismo.
Lo sanno bene i genitori, che sono chiamati a correggere i figli, per amore: “Correggi il figlio e ti farà contento e ti procurerà consolazioni”, si legge nel libro dei Proverbi (29,17).
Chiediamo al Signore lo spirito di Sapienza e di Verità, per aiutare i fratelli a camminare sulla via della felicità, con pazienza e carità, imparando da quello che Cristo fa ogni giorno con ciascuno di noi.
E quando non riusciamo a farlo con le parole, quando non possiamo farlo senza asprezza o giudizio, affidiamoci alla preghiera, con fiducia e perseveranza, come Santa Monica che, a forza di lacrime e preghiere, guadagnò dal Signore non solo la conversione ma anche la santità del figlio Agostino.

VIVERE IL VANGELO: XXII Domenica del tempo ordinario

31/08/2017
“Chi vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso prenda la sua croce e mi segua”, la frase di Gesù del Vangelo di questa domenica sembra molto esigente.
In realtà, è una chiamata alla libertà e alla felicità.
Perché il desiderio più profondo di ognuno di noi è Amare; talvolta è ben nascosto, ma è così. Ma non possiamo farlo fino in fondo, come farà Gesù, perché sempre dobbiamo difenderci, abbiamo paura di perdere la vita, che qualcuno o qualcosa non ci permetta più di vivere…
E allora alziamo difese, ci ribelliamo, ma così sperimentiamo la più grande infelicità, che copriamo con tante soluzioni sostitutive, come far soldi, emergere nel lavoro, cercare il piacere, di cui però alla fine sperimentiamo l’insufficienza, ci lasciano profondamente soli.
Perché l’Amore, quello vero, non si può sostituire.
E anche, noi come Pietro, ci scandalizziamo quando lo troviamo: “ma come ha perdonato quell’offesa, quel tradimento? Ha accettato quell’ingiustizia senza vendicarsi?” Scambiamo questo per debolezza, e diciamo “Mai perdonerò questo…”, come Pietro che si scandalizza di fronte all’annuncio di Gesù: “mai ti accadrà questo”.
Abbiamo bisogno di questo Amore, per trovare la felicità, e solo Cristo ce lo può donare.

VIVERE IL VANGELO: XXI Domenica del tempo ordinario

25/08/2017
Chi è per me Gesù? Questa domanda ce la dovremmo fare spesso! Come fanno gli apostoli nel Vangelo di Matteo di questa domenica, anche noi siamo però portati a dare risposte generiche, quelle che ricordiamo del catechismo, forse anche con significati teologici interessanti…ma queste definizioni possiamo leggerle sui libri o cercarle in internet…
La domanda è un’altra: “Chi è per te, personalmente, Gesù”. Che rapporto hai con Lui? Hai conosciuto la sua presenza? Lo cerchi durante il giorno? Pensi a Lui….? Oppure rimane un’idea astratta, una convenzione, una tradizione. Questo non significa conoscere Gesù.
Perché per poter dire come Pietro “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, è necessario averlo sperimentato concretamente, aver visto che quando lo hai chiamato, ti sei affidato a Lui, hai potuto vedere che Lui c’era, che agiva nella tua vita. Questa esperienza è la Gioia più grande: “Beato sei tu Simone”. Ed è un dono di Dio: “né la carne, né il sangue te lo hanno rivelato – risponde Gesù alla professione di fede di Pietro – ma il Padre mio che è nei cieli”.
Questo dono immenso, che è la fede, lo riceve chi lo desidera, chi lo chiede, chi si affida alla Parola di Gesù e cerca di compierla, non con le sue forze, ma come una Grazia che viene dal Cielo, rivelata da Cristo

VIVERE IL VANGELO: XX Domenica del tempo ordinario

18/08/2017
Avere fede, che significa?
Significa fare come la donna Cananèa del Vangelo di questa domenica: chiedere a Cristo, con insistenza, con fiducia in Lui. Chiedere anche quando sembra che Lui non ci ascolti, “Ma egli non le rivolse neppure una parola”, si legge nel Vangelo di Matteo.
Gesù ha già deciso di esaudire la preghiera disperata di questa madre, sa che dietro la sua richiesta non c’è solo disperazione ma l’umiltà che fonda la fiducia in Lui: si paragona perfino ai cagnolini che mangiano le briciole dei loro padroni.
Così è la fede, come nel Vangelo dell’emoroissa che cercherà di toccare il mantello di Gesù per essere guarita: non una pretesa, non cercare di guadagnarsi qualcosa, ma la fiducia di chi sa di non meritare nulla, ma che confida nella bontà del Signore.
Anche noi, impariamo la preghiera dei piccoli, che sono i grandi e i prediletti agli occhi di Dio: “Pietà di me, Signore, Figlio di Davide!”

VIVERE IL VANGELO: XIX Domenica del tempo ordinario

10/08/2017
Anche noi, nelle nostre tempeste, quando siamo presi dalla preoccupazione o dallo smarrimento, vorremmo sentire la voce di Gesù, come i discepoli del Vangelo di questa domenica, che nel momento in cui pensano di esser soli sul lago, lo vedono apparire.
E Pietro, col suo entusiasmo, lo vuole raggiungere sul lago, gli chiede di farlo camminare sulle acque: e al comando di Gesù ci riesce, fino al momento in cui non si fida più e si impaurisce della tempesta del lago.
Camminare sulle acque: anche noi possiamo chiederlo oggi a Gesù.
Significa poter vivere senza essere sopraffatti dai fatti della nostra vita, non solo quelli dolorosi, ma anche quelli apparentemente che ci soddisfano ma che poi ci portano lontano dal Signore, su strade che ci fanno affondare, perché lontani da Cristo: proprio come Pietro, nel momento che dubita di Gesù, e vuole camminare da solo sulle acque. Guardare Cristo, ascoltare la Sua voce: abbiamo bisogno di questo per non essere “affondati” dalla vita.
Con Cristo nemmeno le tempeste della vita ci travolgeranno, potremo vedere che Lui è più grande delle nostre paure.

VIVERE IL VANGELO: Trasfigurazione di Gesù

03/08/2017
Quante volte anche noi come Pietro, Giacomo e Giovanni avremmo voluto fermare un momento di felicità, l’esperienza di pace, un incontro che ci ha rasserenato e dato senso alle cose che viviamo.
Questa è l’esperienza che abbiamo potuto fare anche quando abbiamo sentito dentro di noi la presenza di Cristo, quando abbiamo avuto la Grazia di scegliere di ascoltarlo, di “non fare i nostri conti” per vedere se ci conviene, ma ci siamo fidati della Sua Parola.
Ma poi, nella quotidianità, forse abbiamo perso questa bellezza, le cose ci hanno sopraffatto, le preoccupazioni ci hanno fatto dimenticare come la nostra vita può essere trasformata in un’armonia, trasfigurata a immagine di Cristo.
Con la festa della Trasfigurazione Gesù viene ancora a dirci: “Non temete”.
Non temere se oggi non senti più quella gioia che hai provato quel tempo, non aver paura perché Lui non ti lascia, ancora è vicino e dentro di Te, nel tuo cuore, proprio nelle tue paure e nei tuoi dubbi.

VIVERE IL VANGELO: XVII Domenica del tempo ordinario

27/07/2017
Uno dei miracoli più noti di Sant’Antonio da Padova è quello del dell’usuraio: alla morte di quest’uomo Sant’Antonio fa trovare il suo cuore non nel suo petto, ma chiuso nella sua cassaforte.
Tutti noi siamo in qualche modo alla ricerca di un tesoro, di quello che dà senso al nostro vivere, che cerchiamo nell’affermazione, nel lavoro, negli affetti…in quelle cose che ci possono riempire la vita. Ma che sono sempre esterne a noi.
In realtà, abbiamo bisogno di qualcosa che nutra, che entri nel profondo di noi stessi, che parli al nostro cuore, nel nostro intimo; perché è lì che abbiamo bisogno di essere consolati, aiutati, sostenuti.
Proprio lì possiamo scoprire, come l’uomo del Vangelo di questa domenica, il tesoro che tante volte affannosamente cerchiamo fuori di noi.
Lì possiamo trovare la voce di Cristo, il vero tesoro.

VIVERE IL VANGELO: XVI Domenica del tempo ordinario

20/07/2017
Un nemico della vita, anche di quella spirituale, è l’impazienza. Il famoso “tutto e subito”!
E così vorremmo essere subito perfetti, senza nulla di cui rimproverarci: e lo pretendiamo anche dagli altri, ci scandalizziamo degli sbagli di quelli che ci stanno attorno, di chi sta nella Chiesa.
Certo, dobbiamo tutti tendere alla perfezione, ma la perfezione non è non sbagliare mai, la perfezione è la carità, l’Amore al nemico, la compassione e il non giudicare.
E’ Gesù che oggi ci dice nel Vangelo di Matteo: “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura”: questo significa accettare che, insieme al nostro desiderio di seguire Cristo, possiamo avere ancora delle debolezze.
L’accusatore, il nostro nemico, e coloro che lo rappresentano, sfrutta proprio questo per allontanarci dalla via della vita: “ma come, vai in Chiesa da tanto e ancora sei così?..ma lascia perdere…non cambierai mai!”
E così, con la zizzania, porta via anche il buono che Cristo ha iniziato a seminare nella nostra vita! Come si vince questa tentazione?
Con l’umiltà, accettando che il Signore ama una persona così debole e fragile come me e te…ma lo Ama proprio per questo, perché diventi “strumento” del Suo Amore, della Sua Misericordia”.

VIVERE IL VANGELO: XV Domenica del tempo ordinario

14/07/2017
Ascoltare.
Siamo talmente pieni di rumori, musica, chiacchiere, che abbiamo paura del silenzio; spesso la prima cosa che facciamo entrando in casa è accendere la tv o la radio. E poi, se siamo fuori, meglio una cuffia, per estraniarci dagli altri. Molti di noi hanno paura del silenzio, sono in difficoltà quando si trovano fuori dal frastuono.
Avremmo invece bisogno di guardare dentro di noi, recuperare la nostra dimensione interiore, imparare a stare bene con noi stessi.
Nel silenzio si recupera quell’interiorità che ci permette il dialogo con Dio, solo nel silenzio incominciamo a sentire la Sua presenza, amorevole e protettiva.
La mancanza di questa vita interiore, non ci consente di ascoltare la Sua voce, quella dello Spirito: «Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano», ci dice oggi Gesù nel Vangelo.
Si, è così: felici, beati noi, se siamo oggi capaci di ascoltare la Sua voce, l’unica che ci consola, che non ci inganna con le facili soluzioni, che «non giudica per sentito dire…», la voce del solo che ci Ama così come siamo.

VIVERE IL VANGELO: XIV Domenica del tempo ordinario

07/07/2017
“Ha guardato l’umiltà della Sua serva, ha disperso i potenti”, recitiamo ogni sera nei Vespri, ricordando la grandezza della Vergine Maria, madre di Gesù.
Ma cos’è l’umiltà? Spesso pensiamo sia remissione, non far valere le proprie ragioni, essere sottomessi, camminare a testa bassa…tutte cose che istintivamente non ci piacciono per nulla, diciamo la Verità. Questo perché riduciamo l’umiltà ad un concetto morale, anzi moralistico.
L’umiltà, ce lo insegnano i Padri della Chiesa, è tutt’altro. Innanzitutto è un dono che viene dallo Spirito Santo, che quindi non abbiamo; un regalo che scende dal Cielo.
L’umiltà è una scoperta: è scoprire chi siamo veramente, vedere le nostre povertà, la nostra miseria, l’incapacità di amare gli altri, di essere come ci vorrebbe il Signore, ma in tutto questo scoprire l’amore di Cristo che non ci rifiuta, non ci giudica, ma ci accoglie come un Padre buono e paziente.
Allora comincia a fiorire in noi un po’ di umiltà: non ci sentiamo più migliori degli altri, pronti a giudicare e condannare tutti, come faceva il fariseo con il pubblicano nel racconto di Gesù nel Vangelo.
E l’umiltà ha un frutto: la comprensione e l’amore per gli altri.
Scriveva San Bernardo da Chiaravalle: «Perché tu abbia un cuore che si rattrista per le miserie altrui, bisogna che prima riconosca la tua miseria in modo da trovare nella tua anima quella del tuo prossimo, e apprenda dall’intimo di te stesso come soccorrerlo, sull’esempio del nostro Salvatore, che volle soffrire per poter compatire noi».

VIVERE IL VANGELO: XIII Domenica del tempo ordinario

29/06/2017
Seguire Gesù significa mettersi in gioco per lui: scegliere.
Scegliere significa essere disposti a rischiare, a rinunciare a qualcosa che ci appare buono, come gli affetti, per entrare nei disegni più grandi di Dio, che sono strade di Salvezza e di Pace; ma questo richiede una libertà interiore, che solo lo Spirito Santo ci può donare.
Noi tutti non siamo liberi, ma legati dall’affetto degli altri, alle aspettative dei genitori, ai progetti che abbiamo fatto sui nostri figli, alla stima, alla paura di non essere “qualcuno”, al cercarci delle sicurezze… Cose anche buone, positive…ma che ci legano! Per questo scegliere la via di Dio ci è tante volte impossibile.
Siamo tutti così, ma oggi il Vangelo ci invita a chiedere al Signore di donarci la Grazia di rischiare per Lui, di metterci in gioco sul serio, perché scopriremo che quello che oggi lasciamo per Lui, lo ritroveremo moltiplicato in bene, in vie di Salvezza anche per tutti gli affetti che sembra stiamo abbandonando.
Allora coraggio: forse anche noi, oggi, nella nostra vita, Dio ci invia un profeta, qualcuno che ci invita ad entrare in questi disegni eterni, ad approfittare della chiamata del Signore: a fidarsi davvero, fino in fondo, di Dio.

VIVERE IL VANGELO: XII Domenica del tempo ordinario

22/06/2017
Quanto ci influenza quello che pensano di noi gli altri? Quanto ci affanniamo perché gli altri ci considerino, ci apprezzino e pensino bene di noi?
“Vanità delle vanità, tutto è vanità”, leggiamo nel libro del Qoelet, che continua: “Quale guadagno viene all’uomo per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole?”
Un’esperienza importante nella vita è quando gli altri ci deludono: finalmente ci rendiamo conto che questa fatica per essere amati come vorremmo è solo vanità, non possiamo fondare la nostra vita sull’ apprezzamento degli altri, sul loro affetto, sulla loro stima o ammirazione, perché saremo sempre delusi. E’ tipico dell’uomo della carne, di colui che vive superficialmente, elemosinare “stima e affetto”: questo mendicare dimostra che non siamo liberi interiormente, in una parola che non abbiamo in noi la vita, ma la chiediamo continuamente agli altri.
E non basta mai, spesso anzi siamo delusi, perché questo affetto, questa considerazione non ci riesce ad accontentare, non ci riempie la vita.
Quando incontriamo Cristo, l’autore della vita, e desideriamo il Suo Spirito, cominciamo a “ridisegnare” i rapporti con gli altri: scoprire il Suo Amore gratuito, che non pretende nulla ma solo dona, capovolge la nostra vita.
E’ la conversione. Ora cerchiamo di piacere a Cristo, cerchiamo di non deluderlo e – quasi senza rendercene conto – non siamo più schiavi degli altri. Ora siamo liberi di amarli noi per primi, senza bisogno di aspettarsi nulla, senza crearsi aspettative, ma col desiderio di dare noi qualcosa, perché la vita che riceviamo da Cristo non possiamo non restituirla agli altri.
Solo allora potrai amare davvero: senza pretendere di cambiare il marito, la moglie, i figli, gli amici, i colleghi, ma guardandoli con amore e tenerezza, proprio come Cristo guarda noi, anche di fronte ai nostri tradimenti, alle nostre debolezze.
E spanderemo questo Spirito nuovo, lo Spirito di Cristo, intorno a noi.

VIVERE IL VANGELO: Solennità del Corpus Domini

16/06/2017
Difficile il discorso di Gesù del Vangelo di oggi: “il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.
Non si può comprendere senza gli occhi della fede, che permettono di vedere oltre le apparenze: c’è in ciascuno di noi una vita dello Spirito, della nostra anima, che ha bisogno di essere alimentata, nutrita, saziata. Che ha bisogno di un “pane” per vivere, altrimenti deperisce e può anche morire: e questo pane è Cristo.

Leggiamo negli Acta Martyrum che Saturnino – un cristiano che insieme a Dativo e altri nella colonia di Abitina in Africa subì il martirio da parte di Diocleziano – nell’interrogatorio davanti al proconsole Anulino esclamò: “noi cristiani non possiamo stare senza l’eucarestia domenicale (sine dominico non possumus)”.

Di tante cose ci riempiamo la vita, trascorriamo tempo in molte attività, ci occupiamo giustamente con impegno a curare il nostro fisico e a mantenerci in salute.

Ma abbiamo tutti anche un’anima, dove Cristo solo ci può dare quel nutrimento che ci dà la vita interiore, quella vita con cui siamo in Pace con noi stessi e con gli altri.

Quando abbiamo sperimentato gli effetti di questo cibo, nulla diviene più importante, niente è così prezioso.

“Bone pastor, panis vere, Jesu, nostri miserere: Tu nos pasce, nos tuere, tu nos bona fac videre in terra viventium”: Buon Pastore, vero pane, o Gesù pietà di noi, nutrici e difendici portaci ai beni eterni nella terra dei viventi.

Così canteremo nella sequenza del Corpus Domini.

VIVERE IL VANGELO: Santissima Trinità

07/06/2017
Santissima Trinità: una festa questa domenica che ci invita ad entrare nella profondità della Rivelazione. Dio si è manifestato come “comunione”, Padre Figlio e Spirito Santo. Uno in tre, perché Dio è comunione.

Non si tratta però solo di un concetto teologico, astratto, ma di una realtà di cui noi possiamo sperimentare la bellezza, ogni giorno.

Se noi accogliamo Cristo e il Suo Spirito, vediamo realizzata questa comunione nella nostra vita, attraverso il perdono che Dio ci dona e che noi possiamo donare agli altri. Ci renderemo così conto che la comunione non è uno sforzo, un esercizio di virtù, ma un dono, gratuito, che viene dall’alto, viene dal Cielo.

Questa esperienza si può così realizzare con tuo marito o tua moglie, con i figli, con i tuoi colleghi, con tutti: proprio perché non è opera nostra! Ecco l’esperienza della Trinità, della presenza di Dio in noi!

Quando c’è divisione, vendetta, invidia, maldicenza, c’è lo spirito del “divisore”, del demonio. Ma quando c’è un cristiano, lui porta con sé la Trinità, questa comunione, questo Amore gratuito, soprannaturale, inspiegabile per il mondo che non conosce Dio e che quindi non capisce cosa sia la Trinità.

Non a caso è una suora carmelitana di clausura, poco colta, Sant’Elisabetta della Trinità, ad aver scritto pagine meravigliose sulle tre persone Divine, perché accolse l’invito di Gesù ad essere ricolmata da questo Amore.

Troviamo così scritto da suor Elisabetta, in una lettera alla sorella Guite: «Sii il Suo paradiso, in quel paese in cui Egli è così poco conosciuto, così poco amato, apri il tuo cuore quanto più ti è possibile per ospitarlo, e poi lì, nella tua celletta, ama, mia Guite!... Egli ha sete d’amore... ».

VIVERE IL VANGELO: Domenica di Pentecoste

03/06/2017
I segni: Gesù mostra ai discepoli, ancora impauriti e nascosti, i segni della Sua presenza. Non si meraviglia della loro paura, non li rimprovera, ma gli annuncia qualcosa di completamente inaspettato in quel momento di incertezza, di tristezza.
Così oggi anche a noi Cristo appare e ci dice “Pace a voi!”, cioè non ti angosciare, non aver paura, Lui è presente, con Cristo rinasce la Speranza, quello che sembrava ormai irrimediabilmente perso, invece rinasce!

Con la Pentecoste che questa domenica festeggiamo e che conclude il tempo Pasquale, si festeggia una promessa, un avvenimento: con Cristo c’è una possibilità nuova, non tutto è perso, perché Lui può far nascere, può ricreare quello che tante volte noi stessi abbiamo distrutto, non siamo stati capaci di apprezzare o custodire come avremmo dovuto fare.

Con lo Spirito santo allora è possibile perdonare quella persona con cui non parli da anni, in un matrimonio in difficoltà può rifiorire l’amore, puoi accettare l’ingiustizia senza doverti vendicare, puoi assaporare la comunione dei Santi con chi ti ha lasciato, sentendolo ancora più vicino a te, nel Signore.

Il cristiano non è uno che non sbaglia mai, che è sempre così buono e bravo che merita un premio: non è questo, ma un uomo che ha scoperto che con Gesù c’è sempre la possibilità di ricominciare, Lui non ci rifiuta, non si stanca di noi, ma appare proprio nei momenti più difficili e di paura.

E ci dona la Pace.

VIVERE IL VANGELO: Ascensione del Signore

26/05/2017
Il dubbio. Cristo è risorto, si è manifestato ai discepoli, ha parlato con loro, li ha incoraggiati...ma alcuni ancora dubitano, ci dice il Vangelo di oggi!
Non è il dubbio che Lui fosse Risorto, del resto lo vedevano in quel momento davanti a loro: è il dubbio di riuscire a farcela senza di Lui, di rimanere senza il Suo sostegno, la sua presenza.
E’ lo stesso dubbio che tante volte assale anche noi: “ma come faccio io a vedere Gesù, come posso sentire la Sua presenza?”.

Salendo al Cielo Gesù non ci ha abbandonato, la prossima settimana celebreremo la grande festa della Pentecoste, la discesa dello Spirito Santo, lo Spirito di Cristo: Lui ci ha lasciato il Paraclito, il nostro difensore e Consigliere, il nostro Consolatore, perché Cristo sapeva bene che da soli non avremmo potuto far nulla!

Ma oggi, se custodiamo in noi lo Spirito Santo “ci viene dato ogni potere”! Ma quale potere ci ha lasciato Gesù donandoci il Suo Spirito?

Il potere di testimoniare con la nostra vita l’Amore di Cristo e di annunciarlo a coloro che non lo conoscono, un Amore che non si dimentica di noi, mai, che non tradisce, non si offende, ci accetta così come siamo perché supera tutte le nostre povertà.

VIVERE IL VANGELO: VI Domenica di Pasqua

18/05/2017
Tutti siamo alla ricerca della Verità, del senso delle cose, del senso della nostra vita.
L’uomo si affanna nel cercarlo fuori di sé, nel raggiungere obiettivi, nel darsi un motivo per vivere, per essere amato e riconosciuto.
Per poi scoprire che tutto questo non è sufficiente. Sempre rimarrà un senso di incompiutezza, come un sapore amaro di non aver poi scoperto davvero quella pienezza che cercavamo.
Nel profondo di ognuno di noi è nascosto questo desiderio di Amore puro, la chiamata a ricevere e donare sé stessi: questo desiderio quando incontra la fede, quando si rivolge verso Dio, comincia a fiorire, come una rosa che rende un giardino armonioso, elegante.
Gesù ha un amore sconfinato verso di noi, un amore puro, senza limiti o condizioni: Lui lo ha mostrato dando la Sua vita per noi. Incontrare questo Amore puro, fedele e pieno, è fare l’esperienza più fantastica! Sentirsi amati così, senza condizioni o esigenze, è sperimentare cosa vuol dire la Vita eterna.
Questa scoperta ci permette di ricevere il Suo Spirito e così osservare i suoi comandamenti, come ci chiede Gesù nel Vangelo di questa domenica, non sarà un obbligo che ci schiaccia ma una risposta a questo amore: abiterà allora in noi lo Spirito consolatore, una pace profonda che ci fa sentire che non siamo soli, ma Cristo vive in noi, perché abbiamo scoperto il Suo Amore.

VIVERE IL VANGELO: V Domenica di Pasqua

10/05/2017
«Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».
Quante volte anche noi come Tommaso ci siamo fatti questa domanda, spesso ci siamo giustificati così, perché la Sua via ci sembrava troppo difficile da percorrere, troppo angusta e impervia.
Per questo a Filippo, come a noi Cristo oggi potrebbe dire: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto?».
Conosciamo Cristo quando desideriamo ascoltarlo e incominciamo a fidarci di Lui. Allora la via diventerà chiara, non avremo più dubbi.
Perché non capire la via di Dio significa che vogliamo seguire le “nostre vie”, i nostri ideali di felicità.
«Io sono la via»: la via del perdonare chi ti ha fatto del male, di non giudicare, non mormorare, di non essere maldicente, bugiardo o infedele.
Questa è la via di Cristo, questa è la via in cui troviamo la Pace di Cristo, lo incontriamo. La via che ci consente di vedere concretamente Dio vivo oggi nei fatti della nostra vita: «Signore aiutaci a fidarci della Tua strada, a non cercare facili scorciatoie. Amen»