STORIA DEL SANTO

 

Qualche notizia sul santo patrono della nostra comunità parrocchiale… San Pio V
[Contributo di Franco Panati, inserito anche nell'omonimo articolo del periodico Giona n° 2 di Aprile 2004]

La nostra comunità parrocchiale ha compiuto da poco i suoi primi cinquant’anni di vita. Anni alcune volte difficili, più sovente prodighi di soddisfazioni. I quali, tuttavia, sommati gli uni agli altri ci hanno portato a vivere la bella realtà attuale. Quest’anno celebriamo, inoltre, il cinquecentesimo anniversario della nascita di S. Pio V: è, quindi, d’obbligo ricordarlo in questa rubrica.
Papa Pio V nacque a Bosco Marengo (AL) il 17 gennaio 1504 dalla nobile famiglia Ghislieri. Al battesimo fu chiamato Michele, nome che mantenne anche da religioso. All’età di quattordici anni prese l’abito domenicano. Ordinato sacerdote nel 1528 e sotto la tutela di Maria, della quale fu sempre particolarmente devoto, germogliò in lui quell’angelica pietà che rappresentò l’anima ed il segreto di tutta la sua vita. In possesso di pregevoli doti di capacità e temperamento, ricoperse sempre cariche di notevole prestigio.
Iniziò la carriera apostolica con l’insegnamento a Bologna ed a Pavia. Successivamente fu chiamato a difendere la fede minacciata in Italia dall’eresia di Lutero che stava oltrepassando le Alpi. Nel 1556 Papa Paolo IV lo nominò Vescovo di Nepi e Sutri e nel 1558 lo creò Cardinale del titolo di Santa Maria Sopra Minerva. Nel 1560 il suo successore Pio IV lo trasferì alla sede di Mondovì dove la fede era più minacciata; richiamandolo successivamente a Roma dove si richiedeva la sua scienza e la sua illuminata prudenza. Alla morte di Pio IV, il 7 gennaio 1566, con l’appoggio esplicito di Borromeo (nipote dello stesso Pio IV) del Farnese e di Filippo II, fu eletto Papa prendendo il nome di Pio V. Severo, umile, autorevole ed ostinato all’un tempo, rappresentò il partito rigorista della Riforma esercitando un’influenza decisiva nella storia della Controriforma esigendo la rigida applicazione delle delibere relative ai decreti sanciti dal Concilio di Trento. Il Concilio aveva, infatti, auspicato che la dottrina cristiana venisse redatta in forma succinta, chiara, ma allo stesso tempo completa: nella convinzione che nulla poteva essere più efficace per salvaguardare i fedeli dagli errori cagionati dalle continue controversie. Anche se parecchi catechismi cattolici erano già stati pubblicati, citiamo a titolo di esempio quelli di Giovanni Dietemberg e di S. Canisio, nessuno corrispondeva alle esigenze del Concilio. Si richiedeva, quindi, una revisione radicale promossa dalla Chiesa stessa, non soltanto approvata dal Papa, ma pubblicata in suo nome. Pio IV aveva dato incarico di redigerne il testo ai domenicani Marini vescovo di Lanciano, a Foscarari vescovo di Modena ed al segretario di S. Carlo, il dotto Poggiani. Pio V mantenne verso costoro la sterra fiducia; ma volle seguire i loro lavori più da vicino e dopo il successivo esame del volume da parte di varie Commissioni, nel settembre 1566 lo fece pubblicare col titolo: ”Catechismus ex decreto concilii tridentini, ad parochos, pii quinti pont. Max. iussu editus”. A differenza di quello del Canisio, infatti, questo catechismo non era semplicemente un manuale compendio ad uso dei fedeli. Esso era indirizzato ai sacerdoti delle parrocchie mettendo in rilievo il dogma e la morale e fornendo loro la scienza teologica necessaria facilitandone l’insegnamento. Il Santo Padre, però, non contento della sola pubblicazione dell’opera, con una bolla del 6 ottobre 1571, rinnovò le sue esortazioni invitando i vescovi a fondare dei sodalizi destinati all’insegnamento del catechismo. Altre riforme volute dal Concilio di Trento fece pure S. Pio V. Quand’era ancora, ad esempio, semplice religioso e cardinale, visitando alcuni Santuari o assistendo ai divini uffici, aveva notato negligenza nel servizio di Dio e poca compostezza nei Fedeli. Ricevuta dal Sommo Pontefice la facoltà di rimediare a tutto ciò, si mise all’opra con grande ardore e la liturgia della Chiesa lo loda come scelto da Dio non soltanto per combattere i nemici del bene, ma anche per essere il restauratore del culto. Soppresse gli abusi che trasformavano i Templi in case profane ove si passeggiava con eccessiva famigliarità o si ciarlava e si scherzava ad alta voce senza alcun rispetto per la casa del Signore.
La riforma del culto ne richiedeva, comunque, un’altra più urgente e delicata: quella del breviario. Da circa venticinque anni, infatti, numerosi sinodi la reclamavano; mentre l’Imperatore Ferdinando I, il Re ed i Vescovi di Francia l’avevano già richiesta al Concilio. Paolo IV avrebbe avuto intenzione di estendere, a tutta la Chiesa, il breviario riformato dai teatini; ma fu sopraggiunto dalla morte. Pio V più fortunato dei suoi predecessori, i quali pur impegnatosi incontrarono non poche difficoltà, ebbe l’onore di dare al suo nome questa grande opera di restituire così alla Chiesa l’unità e la purezza della preghiera pubblica. Nella bolla QUOD AD NOBIS, promulgata il 9 luglio 1569, enumerò i principi ai quali si era ispirato ed i motivi che lo avevano indotto alla riforma. Pio V riprendendo, quindi, lì’idea di Paolo IV, già approvata dal Concilio di Trento, stabilì bene obblighi e proibizioni; facendo eccezione per le sole chiese o comunità religiose che si servivano, da almeno duecento anno, di un breviario approvato dalla Santa Sede. In questo modo la Chiesa di Milano poté, ad esempio conservare il proprio rito ambrosiano. Il nuovo breviario venne pubblicato nel 1568 dalla stamperia di Paolo Manuzio, come il Catechismo Romano. I successori di Pio V Gregorio XIII e Sisto V, quantunque suoi ammiratori, non si ritennero però legati dalla formula della QUOD AD NOBIS apportandovi delle modifiche criticate, peraltro, dal Bellarmino e dal Baronio. Altre varianti furono apportate da Clemente VIII, Urbano VIII e Benedetto XIV. Ma siccome le grandi opere finiscono sempre con il trionfare, quella di Pio V venne restituita alla dovuta stima. Il lavoro terminò nel 1570 ed una costituzione apostolica promulgò, finalmente, il nuovo messale. Altra iniziativa degna di nota fu, nel 1571, la fondazione della Congregazione dell’Indice con il compito di controllare e stilare un elenco di tutte le pubblicazioni dopo averne valutato la liceità della divulgazione. Grato a Maria, sua celeste alleata, istituì anche la festa del Rosario. Il suo santo trapasso, avvenuto il 1 maggio 1572 all’età di sessantotto anni, fu uno spettacolo degno degli angeli. Le sue spoglia mortali riposano nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Il 22 maggio 1712 fu proclamato Santo da Papa Clemente XI. La sua memoria si celebra il 30 aprile. A conclusione di questa riflessione si può osservare che S. Pio V fu considerato da alcuni un Papa scomodo; come sono scomodi, del resto, tutti i riformatori dei costumi. Rappresenta, comunque, per Lui titolo di merito l’avere debellato la simonia della Curia romana ed il nepotismo. Ai numerosi parenti che accorrevano a Roma con la speranza di ottenere privilegi, S. Pio V era solito dire che un parente del Papa può considerarsi sufficientemente ricco se non conosce l’indigenza.

[ Testo di Franco Mariani - Addetto Stampa Congregazione Suore Domenicane dello Spirito Santo ]

Papa Pio V, nato a Bosco Marengo nel 1504, dalla nobile Famiglia Ghisleri, al battesimo fu chiamato Michele, nome che tenne anche da religioso. A 14 anni prese l’Abito Domenicano e sotto la tutela di Maria germogliò in lui quell’angelica pietà che fu l’anima e il segreto di tutta la sua vita. Iniziò la carriera apostolica con l’insegnamento a Bologna e a Pavia. Successivamente fu chiamato a difendere la fede, minacciata in Italia dall’eresia di Lutero che stava oltrepassando le Alpi. Michele Ghislieri fu nominato Grande Inquisitore Generale, titolo che a nessun altro passò. Parve allora rivivere in lui un'altra Gloria dell’Ordine, San Pietro da Verona, e se non dette il sangue, prodigò fatiche e sudori. Papa Paolo IV lo nominò Vescovo di Nepi e Sutri e due anni dopo lo creò Cardinale del titolo di Santa Maria Sopra Minerva. Il suo successore, Papa Pio IV, lo trasferì alla Sede di Mondovì dove la fede era più minacciata, richiamandolo poi a Roma dove si richiedeva la sua scienza e la sua illuminata prudenza. Alla morte di Pio IV i Cardinali, riunitisi in Conclave, lo elessero Papa. Il suo Pontificato, durato sette anni, fu uno dei più fecondi del suo secolo. Volle eseguiti i Decreti del Concilio di Trento, pubblicò il Catechismo Romano, stabilì l’unità della Liturgia Romana, represse il mal costume, fu il Padre d’ogni miseria. La sua gloria più grande fu la celebre vittoria contro i Turchi del 7 ottobre 1571 riportata dalle forze cristiane da lui animate e che salvò in Europa la civiltà e la fede. Grato a Maria, sua celeste alleata, istituì la festa del Rosario. Sia da vescovo, che da cardinale, che da Papa, visse sempre come un povero religioso. Volle morire con la sua rozza camicia di lana. Il suo santo trapasso fu uno spettacolo degno degni angeli. Il suo corpo è sepolto nella Basilica di Santa Maria Maggiore. E’ stato proclamato Santo il 22 maggio 1712 da Papa Clemente XI.

 

 

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