Menu principale:
La parrocchia
Consiglio pastorale
PERCHE FORMARE UN CONSIGLIO PASTORALE ?
a) per una precisa concezione di Chiesa e per la presa dicoscienza della nostra identità. Chi è credente in Gesù, il Signore, echi è battezzato ha il diritto ed il dovere di impegnarsi nelpromuovere ed educare alla fede i fratelli e avvalorare quellecondizioni di vita che rendono possibile la crescita nella fede;
b) la realtà di un "Popolo di Dio" cresciuto numericamente eimpegnato su molti fronti implica la presenza di organismi con unnumero ridotto di membri che si assumano il compito di rifletteresui problemi ecclesiali e proporre soluzioni;
c) il magistero della Chiesa ce lo chiede e ce lo propone.
NATURA E FUNZIONE BEL C.P.P.
II Concilio Vaticano II non tratta del Consiglio Pastorale Parrocchiale. E' possibile desumerne alcuni elementi da quanto il Concilio ed i documenti postconciliari prescrivono circa il Consiglio Pastorale Diocesano.
E ' un organo di comunione che, come immagine della Chiesa, esprime e realizza la corresponsabilità dei fedeli (presbiteri, diaconi, consacrati e laici) alla missione della Chiesa, a livello di comunità cristiana parrocchiale.
E' il luogo dove i fedeli, soprattutto i laici, possono esercitare il diritto-dovere loro proprio di esprimere il proprio pensiero ai pastori e comunicarlo anche agli altri fedeli, circa il bene della comunità cristiana parrocchiale: in tal modo esercitano nella Chiesa la missione regale di Cristo di cui sono stati fatti partecipi con i sacramenti del Battesimo e della Confermazione.
La funzione principale del Consiglio Pastorale Parrocchiale sta pertanto nel ricercare, studiare e proporre conclusioni pratiche in ordine alle iniziative pastorali che riguardano la Parrocchia.
In particolare è chiamato a:
NATURA CONSULTIVA DEL C..P.P.
Tra le poche indicazioni che il Codice di Diritto Canonico da circa il Consiglio Pastorale Parrocchiale vi è che esso "gode di voto unicamente consultivo" (cfr. Can 536 par 2).
Tale funzione è all'origine di molta sfiducia verso questo organismo di corresponsabilità, perché si ragiona spesso secondo i canoni della società civile.
Tale procedura - per cui alla fine è riservata al Parroco la decisione ultima - deve essere interpretata nel senso della tradizione ecclesiale: l'autorità pastorale è data al Parroco, che ne è responsabile davanti a Dio ed alla Chiesa, ma egli è invitato a condividere le scelte con i fedeli, in uno spirito di comunione ecclesiale. E questa scelta spesso assicura una maggiore incisività ed efficacia all'autorità stessa. Il termine 'consultivo' non va letto dunque in senso civilistico e restrittivo, ma in chiave teologica ed estensiva.
Sul piano esistenziale è utile sottolineare che vengono raggiunti i migliori risultati quando tutti i membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale tendono, nella verità della loro condizione e senza presunzione di infallibilità, al fine del bene della Comunità.
Consiglio Affari economici
è composto da cinque persone che aiutano il parroco nella gestione economica della parrocchia. Quindi tocca a loro valutare eventuali lavori di manutenzione con i relativi preventivi, verificare e firmare il bilancio economico annuale (che poi deve essere presentato in Vicariato), e quant'altro attiene alla corretta gestione economica.