Presentazione

 

L’Ecclesia Mater è un Istituto universitario, riconosciuto dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica (1973) e dallo Stato Italiano (1985) e sorto per provvedere alla formazione teologica culturale e pastorale dei fedeli laici attivi nella catechesi, nell’animazione dei gruppi ecclesiali e nell’insegnamento della Religione cattolica.
 

L’Istituto offre due itinerari di studio:

1. Nel triennio si ottiene il grado accademico di Diploma in Scienze Religiose (= Laurea), per una formazione teologica di base.
 

2. Nel successivo biennio si consegue il grado accademico di Magistero in Scienze religiose (=Laurea specialistica), che, per l’indirizzo pedagogico - didattico, costituisce titolo per l’Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado e, per l’indirizzo catechetico - ministeriale, per l’assunzione di specifiche responsabilità e ministeri nella comunità ecclesiale.
 

“Lo studente che abbia concluso il curriculum quinquennale in un ISSR con il Magistero in Scienze Religiose potrà iscriversi ad un biennio di specializzazione per la Licenza in Teologia presso una Facoltà teologica, dopo il superamento di un esame complessivo per conseguire il titolo di Baccalaureato in Teologia, e dopo eventuale integrazione di quei corsi che saranno ritenuti necessari per l’indirizzo prescelto” (n. 18 del Progetto di riordino della formazione teologica in Italia della CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA).
 

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    Dopo diversi mesi di intenso lavoro, dedicati alla elaborazione del nuovo piano di studi e del nuovo testo statutario, da parte del Consiglio d’Istituto e di due commissioni appositamente costituite, in costante sinergia con il Comitato per gli studi superiori di teologia della Conferenza Episcopale Italiana e con la Congregazione per l’Educazione Cattolica, siamo finalmente in grado di varare la riforma degli studi, secondo le indicazioni emergenti in seguito all’adesione della Santa Sede al processo di Bologna. Si tratta di una svolta significativa per il nostro Istituto, che rimane tuttavia fortemente ancorato alla sua lunga tradizione di appartenenza ecclesiale e di impegno didattico e scientifico.

 

    In questa, come in altre analoghe occasioni, non credo sia fuori luogo ribadire il duplice fondamentale riferimento, che ritroviamo nello spirito e nella lettera anche del nuovo Statuto: - il riferimento alla diocesi di Roma, con tutta la complessità di rapporti e la vivacità di espressioni, da cui emergono consistenti domande formative alle quali l’Istituto dovrà sempre prestare la massima attenzione e al tempo stesso attrezzarsi per offrire risposte non banali e semplicistiche, ma adeguate e pertinenti non solo alla situazione ecclesiale, bensì anche a quella culturale del contesto in cui la nostra diocesi vive; - il riferimento accademico alla Università Lateranense per il tramite della Facoltà di Teologia, alla cui tutela siamo affidati dalle competenti Autorità. Impegno pastorale e lavoro scientifico non possono procedere parallelamente, né devono essere pensati separatamente. Per quanto si debba sempre adeguatamente distinguere il profilo accademico dei corsi istituzionali del I ciclo (= triennio) e del II (= bienni) dal profilo formativo di altre iniziative, svolte in collaborazione con i diversi servizi ed uffici del Vicariato (prima fra tutte l’esperienza delle scuole di formazione teologica di base) tuttavia tale opportuna distinzione non può certo comportare la separazione fra teologia di base e teologia accademica. Entrambe, se così fosse, correrebbero seri pericoli, e lo stesso sapere teologico verrebbe fortemente penalizzato tanto da un suo isolamento universitario, quanto da una sua diluizione in esperienze di base frammentate e scadenti. Se si distingue non è per separare, ma per unire, potremmo dire, parafrasando Maritain. E questo vuol essere il nostro compito nel momento in cui ci accingiamo a dar vita al rinnovato percorso accademico e ai diversificati percorsi formativi a servizio della diocesi di Roma.

 

    Per quanto riguarda il nuovo profilo accademico dell’Istituto mi sembra in primo luogo di dover sottolineare il fatto che non siamo semplicemente di fronte ad una riforma che prolunga di un anno il curriculum degli studi, che quindi risulta ovviamente più faticoso e complesso del precedente. Si tratta piuttosto di un rinnovamento che, incidendo sui titoli in questa sede rilasciati, chiede un sovrappiù di impegno e di rigore da parte di tutte le componenti della nostra istituzione, dagli studenti ai docenti, dal personale di segreteria alla presidenza.

E questo non solo perché saremo sottoposti a verifiche anche esterne, concernenti la qualità del prodotto qui elaborato: non abbiamo nulla da temere dalle verifiche, consapevoli del valore dei nostri docenti e dell’impegno dei nostri studenti, come non può nutrire nessun timore degli esami lo studente che ha fatto fino in fondo il suo dovere. Si tratta invece di una responsabilità più alta e profonda. Il cammino del processo di Bologna, che la Santa Sede condivide con circa una cinquantina di altri Paesi (tra cui l’Italia), comporta implicitamente il riconoscimento pubblico del sapere di cui le nostre istituzioni sono portatrici e tutto ciò riveste secondo me un importante significato soprattutto per quella forma del sapere, che il nostro percorso assume come fondamentale prospettiva anche delle altre discipline che qui pure si insegnano: la teologia. Come si potrà notare essa costituisce la struttura portante del triennio ed è presente nei bienni come orizzonte e filo di Arianna da tener ben stretto per non perdersi nel labirinto dei diversi saperi e per non rassegnarsi alla frammentazione epistemologica, sintomo – come diceva Fides et ratio – della frammentazione del senso. Può essere questa un’occasione preziosa che aiuti la teologia ad uscire dal suo esilio, senza imboccare la scorciatoia – per tanti aspetti problematica – del suo inserimento nelle Università di stato italiane? Ovviamente la risposta compete al cammino che faranno le Facoltà teologiche all’interno del processo di Bologna, possiamo però almeno sommessamente suggerire che si tenga conto del fatto che in questo percorso svolgiamo il ruolo di pionieri e battistrada, con tutta la responsabilità e i rischi che questa condizione comporta. L’entusiasmo e la professionalità che sapremo esprimere nei prossimi anni potranno garantire un esito felice a questa ambiziosa prospettiva. E che tutto questo accada anche nell’Università del Papa e nella sua diocesi, non è privo di significato.

 

    Per quanto riguarda il profilo formativo e i relativi percorsi, la misura alta di tali profili dovrà comunque assumere come metro il curriculum accademico.

Non si tratta infatti di semplificare e banalizzare il sapere, per offrirlo in forma edulcorata ad un pubblico più ampio e limitato nelle attese e nelle possibilità di impegno, piuttosto di tenere agganciata la comunità ecclesiale al sapere teologico e viceversa. In questo orizzonte sarà compito dell’Istituto intercettare le esigenze di formazione teologica provenienti dal territorio diocesano e dai diversi organismi, suscitare tali domande laddove non presenti, offrire percorsi significativi e qualificanti per coloro che non solo intendono prepararsi a ben operare nella comunità, bensì anche – non secondariamente – ritengono di dover adeguatamente pensare la fede, così come si esprime nelle diverse attività e nei diversi servizi ecclesiali diocesani. La disponibilità dell’Istituto a porsi in ascolto e a servizio dei responsabili diocesani dei diversi settori (dai Vescovi ausiliari ai direttori degli uffici e servizi, ai parroci, ai responsabili dei movimenti ecc.)

vuol essere massima, anche per ricevere suggerimenti e proposte onde migliorare la qualità e le modalità delle proposte formative. Sarebbe oltremodo controproducente se, da parte di quanti dovrebbero preoccuparsi anche della formazione teologica dei laici, si preferisse dar vita ad iniziative singole e sporadiche, espressione di quella frammentazione del sapere e del senso di cui dicevamo sopra. Alla frammentazione, infatti, non si può rispondere con frantumi di iniziative occasionali, bensì solo attraverso la capacità di lavorare insieme, di lasciarsi coordinare e di fare gioco di squadra. E se siamo giustamente preoccupati per il diffondersi di una religiosità fai da te, che dovremmo esserlo altrettanto nei confronti di itinerari teologici approssimativi e fatti in casa, costruiti fuori da un orizzonte comune e condiviso. La collaborazione di tutte le componenti ecclesiali, per quanto faticosa e non priva di oggettive difficoltà in un contesto così complesso e articolato, potrà contribuire al superamento di queste rischiose derive e al servizio autentico della Parola di Dio, cui tutti, teologi e pastori, siamo chiamati.

 

    L’Ordine degli studi presenta l’itinerario accademico, con le indicazioni anche pratiche per coloro che intendono intraprenderlo, il fascicolo sui percorsi formativi offrirà il quadro di quanto siamo riusciti fin qui a proporre nei diversi ambiti della pastorale diocesana. Un grazie di cuore agli studenti e ai colleghi, ai collaboratori della segreteria, senza il cui prezioso lavoro mi sentirei perduto, nonché alle Autorità ecclesiali ed accademiche, che seguono con particolare attenzione il nostro cammino e non ci fanno mancare il loro incoraggiamento e sostegno.

 

Mons. Giuseppe Lorizio

Preside