
Città del Vaticano,
venerdì, 7 marzo 2008
Terza predica quaresimale in Vaticano al Papa e alla Curia romana di Padre
Cantalamessa
Accogliere la Parola di Dio, contemplarla e metterla in pratica significa
compiere un “cammino di santificazione personale”, afferma il Predicatore della
Casa Pontificia.
Questo venerdì mattina, nella Cappella “Redemptoris Mater”, in Vaticano, alla
presenza di Benedetto XVI, padre Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto la
terza delle meditazioni quaresimali incentrate sul tema: "Viva ed efficace è la
parola di Dio" (Ebrei, 4, 12).
Per completare questo cammino, ha osservato padre Cantalamessa partendo dalla
lettera di San Giacomo (Gc 1, 18-25) è necessario seguire tre tappe, da cui si
ricava uno schema di lectio divina: “accogliere la parola, meditare la
parola, mettere in pratica la parola”. All'inizio, nell'ascolto della Parola –
ha avvertito –, si devono evitare due rischi: una “lettura impersonale”,
limitata solo allo “studio critico della parola di Dio, e una interpretazione
alla lettera, “senza alcuna mediazione ermeneutica”. L’“ipercriticismo” e il
“fondamentalismo” sono apparentemente due “eccessi” opposti, ha fatto notare il
Predicatore della Casa pontificia, tuttavia essi hanno “in comune il fatto di
fermarsi alla lettera, trascurando lo Spirito”.
La seconda tappa suggerita da San Giacomo consiste nel “fissare lo sguardo”
sulla Parola per crescere in una duplice conoscenza, di sé e di Dio.
“L’anima che si guarda nello specchio della Parola impara a conoscere ‘com’è’,
impara a conoscere se stessa, scopre la sua difformità dall’immagine di Dio e
dall’immagine di Cristo”; in esso “vediamo il volto di Dio; meglio, vediamo il
cuore di Dio”.
Più che scrutare la Scrittura, ha precisato, si tratta quindi “di lasciarsi
scrutare dalla Scrittura”, che ci guida “sulla strada della vera sapienza”.
La tappa successiva consiste, invece, “nell’obbedire alla parola”, “nel senso
di eseguire quello che si è ascoltato”, perché “senza questo 'fare la Parola',
tutto resta illusione, costruzione sulla sabbia”, ha aggiunto il frate
cappuccino. Ed è allora che “le Parole di Dio, sotto l’azione dello Spirito,
diventano espressione della vivente volontà di Dio per me, in un dato momento”.
Il religioso ha quindi concluso la predica con la preghiera che Sant’Agostino
eleva a Dio nelle sue Confessioni: “Siano le tue Scritture le mie caste delizie;
che io non m’inganni su di esse, né inganni gli altri con esse”.
di Mirko Testa