Giovanni Paolo II

Più rigore nei processi Diocesani di Canonizzazione

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Città del Vaticano

mercoledì, 9 gennaio 2008

 

Il Cardinale José Saraiva Martins annuncia l'uscita di un documento ad hoc
La richiesta di maggior rigore nell'accogliere le richieste di apertura di nuovi processi diocesani per beatificazioni e canonizzazioni è il fulcro del documento che la Congregazione delle Cause dei Santi pubblicherà nei prossimi giorni

 

Il prefetto del dicastero, il Cardinale portoghese José Saraiva Martins, ha affermato in un'intervista concessa a “L'Osservatore Romano” che si è avvertita l'esigenza di istruzioni in proposito “per meglio rispondere allo spirito nuovo introdotto da Benedetto XVI nelle procedure del rito di beatificazione”.

 

“Si tratta di innovazioni molto importanti, capaci di sottolineare in modo efficace la teologia della Chiesa locale così come è stata riaffermata con forza dal Concilio Vaticano II”, ha rivelato.

 

“La beatificazione di un servo di Dio nella Chiesa cui appartiene è qualcosa che tutta la comunità vive in maniera compatta, in un clima di fede che si trasforma in gioia e festa ecclesiale per il fatto che uno di loro è stato elevato agli onori degli altari”, ma proprio per questo “fervore ulteriore che connota tali eventi è necessario procedere con ancor maggiore cautela e con più accuratezza”, ha spiegato.

 

Il Cardinale Saraiva Martins non dà peso alle voci che parlano di un'inflazione di santi e beati, riportando quel che diceva al riguardo Giovanni Paolo II, cioè che “se c'erano tanti santi in giro bisognava chiederne conto al buon Dio, poiché suscitava tanta santità nel cuore degli uomini. La Chiesa non fa altro che prenderne atto, seguire un percorso e giungere ad una conclusione”.

 

Allo stesso modo, il porporato ha sfatato il mito dell'importanza delle possibilità economiche dei proponenti.

“I soldi con il riconoscimento della santità non hanno nulla a che vedere”, ha dichiarato.

 

E' vero che istruire e portare a compimento un processo di beatificazione comporta delle spese, impossibili da indicare perché dipendono “dalla complessità della documentazione da vagliare, dalla difficoltà di giungere ad una definizione scientifica per ciò che riguarda la guarigione, da eventuali richieste di approfondimento”, ma “per riconoscere la santità non servono né la statua più bella né la borsa più piena”.

 

“Quando c'è di mezzo un santo vero – ha osservato – è la Chiesa popolo di Dio a mobilitarsi e quel minimo che occorre si trova sempre”.

 

La vera molla per avviare un processo, ha proseguito il Cardinale Saraiva Martins, è la fama di santità, senza la quale “non si muove nulla” e che rappresenta “la garanzia vera, quella che dovrebbe mettere a tacere ogni scetticismo”.

 

“E' la gente che addita alla Chiesa l'esemplarità di una figura – ha commentato –. Sono i fedeli stessi che mostrano quanto questa figura sia stata capace di influire sulle loro vite, di alimentare la loro fede, di accendere in loro la fiamma della speranza, di proporsi come ancora di salvezza nelle loro personali vicende al punto di rivolgersi a loro in accorata preghiera”.

 

Il Cardinale ha poi ricordato che l'analisi delle cause segue una cronologia basata sull'ordine di arrivo delle pratiche, alla quale si può derogare solo in due casi: “il primo era molto frequente durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Viaggiava molto e, dunque, se avevamo all'esame una causa riferita ad un personaggio nativo del Paese nel quale il Papa stava per recarsi in visita pastorale, allora le davamo precedenza. L'idea era quella di dare la possibilità al Papa di elevare agli onori degli altari un fratello dei popoli tra i quali andava a testimoniare la forza e la vivacità del Vangelo”.

 

Il secondo motivo “riguarda processi riferiti a figure esemplari di Paesi che ancora non annoverano tra i loro figli un beato o un santo”, per “offrire a quei popoli modelli di santità nati nella loro stessa terra”.

Le cause in giacenza presso la Congregazione delle Cause dei Santi, ha riferito il suo prefetto, sono oltre 2.200.

 

Quanto a quella di Giovanni Paolo II, dopo la chiusura della fase diocesana, il 2 aprile dell'anno scorso, è ora in svolgimento la fase romana.

 

“Attualmente si sta elaborando la positio che conterrà le parti più rilevanti e significative del processo”, e una volta redatta e stampata questa verrà esaminata dai vari organi collegiali della Congregazione.

“Di tempi, per ora, non si parla”, ha concluso.

 

Fonte: Zenit.org


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