Città del Vaticano
domenica, 20 gennaio 2008
Erano circa 200.000 le
persone riunite questa domenica in Piazza San Pietro per manifestare la propria
solidarietà a Benedetto XVI dopo la sua mancata visita all'Università “La
Sapienza” di Roma.
In uno degli incontri
capitolini più affolati di questo pontificato, il Papa ha lanciato l'appello a
rispettare sempre le opinioni altrui in un breve ma sincero intervento,
interrotto costantemente dagli applausi e dalle grida di “Viva il Papa!”.
Nelle sue parole di
saluto, subito dopo la preghiera dell'Angelus, ha ricordato che la visita
all'Università, prevista per il 17 gennaio, era stata programmata su invito
della stessa istituzione accademica.
“Purtroppo, com’è
noto, il clima che si era creato ha reso inopportuna la mia presenza alla
cerimonia”, ha spiegato Benedetto XVI, sottolineando di aver comunque inviato al
Rettore Renato Guarini il testo del discorso preparato affinché venisse letto
per l'inaugurazione del nuovo anno accademico.
“All’ambiente
universitario, che per lunghi anni è stato il mio mondo, mi legano l’amore per
la ricerca della verità, per il confronto, per il dialogo franco e rispettoso
delle reciproche posizioni”, ha confessato poi.
“Come professore, per
così dire, emerito che ha incontrato tanti studenti nella sua vita, vi
incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni
altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene”.
Prima di congedarsi,
Benedetto XVI ha quindi rivolto un ultimo augurio a braccio: “Andiamo avanti in
questo spirito di fraternità, di amore per la verità e per la libertà,
nell’impegno comune per una società fraterna e tollerante. Grazie a voi tutti”.
Famiglie, studenti e
persino diversi esponenti politici, provenienti da tutta Italia, hanno invaso
quest'oggi Piazza San Pietro; tra i cartelli esposti, alcuni recavano la
scritta: “La verità ci rende liberi”.
L'invito a manifestare
il proprio affetto a Benedetto XVI era arrivato dal Cardinale Vicario Camillo
Ruini, il quale aveva chiesto ai fedeli della città di Roma di mostrare “un
gesto di affetto e di serenità [...] espressione della gioia che proviamo
nell'avere Benedetto XVI come nostro Vescovo e nostro Papa".
Le proteste degli
studenti hanno avuto luogo dopo la diffusione di una lettera indirizzata al
Rettore dell'Università “La Sapienza”, e firmata da 67 dei 4.500 dell'Ateneo,
nella quale si chiedeva di revocare la visita del Papa.
Nella missiva si
accusava il Santo Padre di essere contrario alla libertà di ricerca, citando un
discorso pronunciato dal Cardinale Joseph Ratzinger nel 1990, nella stessa
Università, sulla crisi della fiducia nella scienza fine a se stessa.
In occasione della
conferenza Ratzinger aveva citato questa frase incriminata: “La Chiesa
dell'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese
in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina
galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta”.
I docenti, tuttavia,
non spiegavano nella lettera che la frase non era del Cardinale Raztinger, ma
del filosofo gnostico-scettico Paul Feyerabend. Il porporato tedesco aveva
citato questo giudizio unicamente per illustrare la mutata posizione della
Chiesa su Galileo.
Si tratta di un caso
analogo alle proteste dei musulmani radicali innescate dalla Lectio
magistralis del Papa all'Università di Ratisbona, nel settembre 2006, quando
citò una frase di Manuele II Paleologo (1350-1425).
La riabilitazione del
“caso Galileo”, che ha avuto lugo durante il pontificato di Giovanni Paolo II, è
dovuta in parte anche al contributo del Cardinale Ratzinger, allora Prefetto
della Congregazione per la Dottrina della Fede.
di
Jesús Colina