Giovanni Paolo II

Il Cardinal Sodano ricorda la figura di Giovanni Paolo II

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Roma

mercoledì, 30 gennaio 2008

 

L’ex Segretario di Stato Vaticano ospite dell’Università Europea di Roma

A poco meno di tre anni dalla scomparsa, il Cardinal Angelo Sodano ha ricordato la figura di Giovanni Paolo II.

 

In una conferenza tenuta presso l’Università Europea di Roma (UER), il porporato, già Segretario di Stato Vaticano dal 1991 al 2006, ha rievocato i tratti umani più significativi di Papa Wojtyla, senza trascurare gli aspetti più propriamente pastorali del suo pontificato.

 

Nell’introdurre l’ospite, il Rettore della UER, padre Paolo Scarafoni, LC, ha espresso nei confronti del porporato, la propria gratitudine, a nome della congregazione dei Legionari di Cristo. Il Cardinal Sodano, infatti, insieme allo stesso Giovanni Paolo II, diede un contributo rilevante alla nascita e alla crescita dei due atenei dei Legionari: la “Regina Apostolorum” e l’Università Europea di Roma.

 

Il Cardinale ha esordito ricordando la scomparsa del Pontefice: “Il 2 aprile 2005 l’angelo del Signore entrava nel Palazzo Apostolico per condurre l’anima del Santo Padre al cospetto del Signore. Ritengo che quella morte sia stata la enciclica più bella che egli abbia mai lasciato alla Chiesa”.

 

“Degli ultimi istanti della vita di Giovanni Paolo II – ha proseguito Sodano – ricordo in particolare di quando gli chiesi la benedizione. Il Santo Padre era ormai impossibilitato a parlare ma mi rivolse uno sguardo e un sorriso che valeva più di mille parole. Fu un commiato che non potrò mai dimenticare”.

 

Con riferimento alla collaborazione pastorale con il Santo Padre, Sodano ha affermato: “Quando mi nominò Segretario di Stato, la mia prima sensazione fu di sorpresa: come mai aveva scelto proprio me, avendo lui tanti validi collaboratori? In realtà era stato impressionato favorevolmente dal lavoro da me svolto quando nel 1979, in qualità di Nunzio apostolico in Cile, mi impegnai nella risoluzione della crisi diplomatica con l’Argentina”.

 

Secondo Sodano, Papa Wojtyla ha lasciato quattro grandi messaggi: uno di santità, uno di verità, uno di solidarietà e uno di pace.

“Il messaggio di santità – ha continuato – Karol Wojtyla lo ha espresso con la sua stessa vita: prima come laico, poi come sacerdote, Vescovo, Cardinale e infine Pontefice. La grande serenità che esprimeva era frutto della certezza interiore della presenza di Cristo e del fuoco interiore del Suo amore”.

 

Il porporato ha poi descritto la vita contemplativa del Pontefice polacco. “Quando pregava nella sua cappella, era solito munirsi di un foglio con una lunga lista dei nomi delle persone che gli chiedevano di affidarsi alle sue preghiere”.

 

“Era poi particolarmente legato alla preghiera nelle sue forme più tradizionali e popolari. Non mancava mai, ad esempio, di fare la via crucis ogni venerdì, né trascurava i fioretti o le preghiere a San Giuseppe. Durante i lunghi viaggi in aereo approfittava per il breviario e il rosario”.

 

“Il messaggio di verità – ha proseguito Sodano – è espresso in particolare nelle encicliche Fides et Ratio e Veritatis Splendor. Negare la verità è come negare la luce del sole in una splendida giornata d’estate”.

“In particolare con la Veritatis Splendor volle indicare la necessità di un ritorno a queste verità fondamentali, contrapposte al vento del relativismo che spirava e continua a spirare”.

 

Mentre, “è in altre encicliche come la Laborem Exercens, la Sollecitudo Rei Socialis e la Centesimus Annus, che risiede il nucleo del messaggio di solidarietà di Giovanni Paolo II”, ha aggiunto.

 

“In particolare nella Centesimus Annus – ha sottolineato , ribadì la visione cristiana del lavoro, nel nuovo contesto internazionale di globalizzazione. Suo scopo era dare orientamento al libero mercato nell’ambito di un solido contesto etico e religioso”.

 

“La stessa Centesimus Annus – ha proseguito il Cardinale – fu pubblicata per ricalibrare i principi espressi da Papa Leone XIII nella Rerum Novarum di cent’anni prima, a fronte di un concetto di proprietà privata radicalmente cambiato”.

 

“Quell’enciclica – ha detto – ribadì la sostanziale neutralità della Chiesa rispetto ai modelli economici e lavorativi e il concetto di azienda come impresa non solo di capitali ma anche di persone”.

 

Sul messaggio di pace lasciato in eredità da Papa Wojtyla, Sodano ha individuato una “prosecuzione dell’azione pacificatrice di tutti i successori di Pietro: contribuì a scalfire la Cortina di Ferro e a far crollare il Muro di Berlino, battendosi per i diritti umani e facendosi ‘buon samaritano’ di un’umanità ferita e dolorante”.

 

“C’è una relazione inscindibile tra giustizia e pace – ha aggiunto il Cardinale – dove quest’ultima è fondata proprio dal rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo. Cercò sempre la pace cogliendo le opportunità che la provvidenza gli poneva di fronte”.

 

“Sempre riguardo alla crisi diplomatica Cile-Argentina – ha rammentato l’ex Segretario di Stato – dopo aver ascoltato le colpe che uno dei due interlocutori rinfacciava all’altro, chiese con semplicità: ‘Questi sono i peccati della vostra controparte. Perché ora non mi elencate i vostri?”.

 

di Luca Marcolivio


Santo Subito

Il Cardinal Angelo Sodano

 

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