Città del Vaticano,
mercoledì, 22 febbraio 2008
“Prudenza e moderazione” sono gli
elementi proposti da Benedetto XVI per affrontare la delicata situazione del
Kosovo, dichiaratosi indipendente dalla Serbia il 17 febbraio.
Il Papa ha affrontato il tema questo giovedì
ricevendo in udienza l'ambasciatore serbo presso la Santa Sede, Vladeta Jankoviƒ,
in occasione della presentazione delle sue lettere credenziali.
“So quanto le popolazioni serbe hanno sofferto nel
corso dei conflitti recenti e desidero esprimere la mia accorata preoccupazione
per loro e per le altre Nazioni balcaniche colpite dai tristi eventi del
decennio scorso”, ha affermato nel suo discorso in inglese.
“La Santa Sede condivide il vostro profondo
desiderio che la pace che è stata raggiunta porti una stabilità duratura alla
regione”.
Riguardo all'attuale crisi in Kosovo, il Pontefice
ha esortato “tutte le parti interessate ad agire con prudenza e moderazione, e a
cercare soluzioni che favoriscano il rispetto reciproco e la riconciliazione”.
Il Papa ha quindi detto all'ambasciatore come sia
“fondamentale ricordare che l'identità e la ricca tradizione culturale della sua
Nazione, come di tutte le Nazioni europee, è profondamente radicata nell'eredità
della fede cristiana e del Vangelo dell'amore”.
“I seguaci di Cristo sono chiamati a offrire il
servizio d'amore a tutti i loro fratelli e le loro sorelle senza distinzioni –
ha osservato –: solo in questo modo le tensioni che durano da tempo possono
essere finalmente messe a tacere”.
“Se scegliamo di vivere in modo conforme ai valori
derivanti dalle nostre radici cristiane, scopriamo il coraggio di perdonare e di
accettare il perdono, di essere riconciliati con i nostri vicini e di costruire
insieme una civiltà dell'amore in cui tutti sono accettati e rispettati”.
A questo proposito, Benedetto XVI si è detto lieto
del progresso compiuto nelle relazioni tra i cristiani cattolici e quelli
ortodossi.
“Ci sono stati molti sviluppi promettenti in
quest'area”, ha confessato, auspicando che “continuino a portare frutto, in
particolare attraverso lo studio congiunto della dottrina sociale cristiana”.
“L'ubicazione geografica della Serbia al confine
tra la cristianità occidentale e orientale – ha spiegato – le dà un'opportunità
unica di promuovere il dialogo ecumenico, mentre la sua familiarità con l'islam,
attraverso il suo incontro con l'Impero ottomano e la presenza di molti
musulmani nella regione oggi, apre a ricche possibilità per il progresso nel
dialogo interreligioso”.
Entrambi questi processi, ha constatato, “sono di
importanza fondamentale per stabilire più comprensione e rispetto reciproci tra
i popoli e le Nazioni nel mondo moderno”.
Benedetto XVI ha quindi assicurato all'ambasciatore
che la Chiesa cattolica in Serbia “desidera andare avanti nelle sue buone
relazioni con il Santo Sinodo e giocare il suo ruolo nelle iniziative congiunte
per promuovere l'unità cristiana e una riconciliazione tra gli aderenti delle
diverse religioni, contribuendo in questo modo a costruire la pace e l'armonia
nelle e tra le Nazioni”.
“Elemento indispensabile” per costruire il tipo di
società in cui questa armonia si possa sviluppare è la libertà religiosa, ha
sottolineato, aggiungendo che i passi compiuti dalla Serbia negli anni recenti
per garantire questo fondamentale diritto umano “sono molto apprezzati”.
Il Pontefice ha citato a questo proposito il piano
per restituire alle chiese e alle comunità religiose le proprietà nazionalizzate
dalla Federazione Yugoslava, affermando anche insieme all'introduzione
dell'insegnamento religioso nelle scuole ha contribuito al “rinnovamento
spirituale” della Serbia, rappresentando “un importante esempio da cui altri
Governi possono imparare”.
“Auspico che questa apertura ai valori religiosi
nella società continui a crescere, così che il dibattito pubblico possa essere
realmente nutrito dai principi derivanti dalla fede”, ha commentato.
Senza il contributo della fede vivente, ha
concluso, “la cultura è profondamente impoverita e la ricerca di una civiltà
realmente umana crolla rapidamente”.
Vladeta Jankoviƒ è nato a Belgrado nel 1940, è
sposato e ha due figli. Entrato in politica agli inizi del 1999, è uno dei
fondatori del Partito Democratico di Serbia. Tra gli incarichi che ha ricoperto,
quello di deputato nel Parlamento della Repubblica e nel Parlamento Federale e
di presidente del Consiglio Parlamentare per i Rapporti Internazionali. Parla
l’inglese, il russo ed il francese.
Fonte: Zenit