Giovanni Paolo II

Riflessione sulle tre virtù teologali: La Carità

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San Giovanni in Fiore

domenica, 10 febbraio 2008

 

La Carità

 

La carità, riversata dallo Spirito Santo nei nostri cuori (cfv Rm 5,5), può essere considerata una partecipazione dello Spirito Santo quale amore del Padre e del Figlio. Per sua natura, quindi, la carità possiede il primato su tutte le capacità operative del nostro essere spirituale. Essa, perciò, è il principio prossimo dell’unione a Dio. E’ questo un punto fermo e decisivo della teologia del quarto Vangelo: “Chi accoglie i miei Comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre e anch’io lo amerò e mi manifesterò a Lui. Gli disse Giuda, non l’Iscariota: Signore come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo? Gli rispose Gesù: Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di Lui.” (Gv 14,21-23). E tale dottrina è stata ribadita da tutti i Santi.

 

La carità, comunque, non è vera se non si manifesta nelle opere: “Voi siete miei amici se fate ciò che vi comando”(Gv 15,14). L’aspetto essenziale del dialogo tra Dio e l’uomo consiste dunque nella carità operosa: qualunque sia la coscienza dell’unione con Dio, là dove non ci sono le opere (esterne o interne che siano) non c’è neppure il progresso della vita spirituale.

 

L’amore a Dio, però, presuppone e si completa nell’amore al prossimo, cioè ai propri fratelli. La nostra condizione di creature partecipanti dell’Essere ci pone in una relazione dialogica non solo con Dio ma con tutti i fratelli e con la natura. I guasti esistenti nel mondo confermano, però, la nostra non chiara consapevolezza di questa fondamentale condizione dell’uomo. 

 

di don Emilio Salatino 


Santo Subito

La Carità di Bartolomeo Schedoni (1578 - 1615)

 

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