Giovanni Paolo II

Wadowice

 

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Wadowice è collegata a Cracovia con un treno speciale – che si chiama proprio come la nostra rivista - sul sentiero di Giovanni Paolo II. Ci vuole solo un’ora di viaggio per poter conoscere i luoghi amati da Karol Wojtyla: prima di arrivare in città, il santuario di Kalwaria Zebrzydowska, e a Cracovia la via Tyniecka, l’Università Jagellonica, la parrocchia di san Floriano, infine il Palazzo Arcivescovile. Wadowice è una piccola città situata sulla riva del fiume Skawa, sotto la montagna Beskid, coperta dal bosco. Le prime note risalgono al XVI secolo. Da sempre centro importante dell’artigianato, centro di avvenimenti culturali polacchi con il suo bellissimo parco nel quale si svolgevano i banchetti cittadini, è salita all’onore delle cronache per la nascita, il 18 maggio 1920, di Karol Wojtyla.

 

L’attuale piazza centrale della città porta il nome di Giovanni Paolo II, e i bar che vi si affacciano invitano a gustare il “kremowki”, il dolce preferito dal compianto Papa. Nel cuore della città domina la Basilica di Nostra Signora, accanto alla quale si trova la via Koscielna. Dalle prime ore della mattina qui, davanti al numero 7, si mettono in fila i pellegrini. Varcando la soglia della casa della famiglia Wojtyla entrano nella storia dell’uomo che è venuto da un Paese lontano, ma diventato poi vicino al cuore di tutti. Qui Dio ha cominciato a scolpire un grande uomo per il mondo intero e per la Chiesa universale, a scolpire una guida e un Pastore.

 

«Analizzando il movimento dei pellegrini – spiega suor Daniela Strzelecka, direttrice della casa-museo di Giovanni Paolo II, custodita dalle suore nazaretane – non esiste un continente di cui non abbiamo ospitato un rappresentante. Sono venute qua finora persone di 101 nazionalità, italiani dopo i polacchi che occupano il primo posto. La casa, dalla sua apertura nel 1984, ha sempre avuto una grande popolarità. Il numero dei visitatori cresce ogni anno. Il momento culminante è stato nell’anno della morte di Papa Wojtyla, quando è passato mezzo milione di persone. Ogni mese ci visitano settantamila persone, ogni giorno più di duemila. Vengono qui cardinali, vescovi, generali, semplici fedeli, gite scolastiche. Nel periodo delle vacanze – aggiunge la religiosa - la casa è visitata da famiglie intere. Papa Benedetto XVI, durante la sua visita a Wadowice, camminando sulle orme del suo predecessore, ha detto che per poter conoscere la poesia dobbiamo visitare il luogo della nascita del poeta. Per questo la gente viene a Wadowice, per scoprire le radici di Giovanni Paolo II, per sentire l’ambiente in qui è cresciuto».

 

Originariamente l’appartamento di Wojtyla era composto da tre stanze, ma per la necessità di allestire il Museo è stato allargato di altre cinque. La balaustra e le scale che portano al primo piano sono autentiche, proprio quelle su cui correva il piccolo Lolek.

 

In cucina si trovano utensili e arredi della famiglia Wojtyla: la stufa di legno, la credenza, i piatti. Nella stanza di Karol è stata posta la culla per ricordare la sua infanzia. Dalla finestra si nota un orologio solare con la scritta: “Il tempo passa, l’eternità aspetta”, frase citata dai biografi.

E a proposito di biografia, in quella di Giovanni Paolo II è descritta anche la storia del suo incontro con il vescovo Sapieha in occasione dell’amministrazione del sacramento della cresima. Allora il diciottenne Karol, salutando il vescovo a nome dei ragazzi con un discorso in perfetto latino, riuscì ad attrarre l’attenzione. Accanto a Karol si trovava la più piccola rappresentante della scuola femminile, Barbara, 4 anni, della quale le biografie non dicono nulla. «Sono la sorella di Zofia Glanowska, collega di Karol, con cui sostenni l’esame di maturità e più tardi partecipai ad incontri della classe in Vaticano e a Castel Gandolfo». «Wojtyla – dice la signora Barbara, attualmente insegnante di matematica in pensione – era un ragazzo molto intelligente. Da sacerdote ci capitò di “rimproverarlo” per omelie troppo filosofiche, ma poi quando fu eletto Papa sentivamo che sapeva davvero parlare alla gente. Ogni anno la classe di Wojtyla si incontrava in occasione dell’onomastico e del compleanno di Karol, scrivevano delle lettere e lui rispondeva. Ancora oggi – aggiunge l’insegnante - ricordo le parole di Giovanni Paolo II a mia sorella, appena dopo la sua elezione: “Ringraziate Zofia Glanowska, per la festa e perché avete brindato per me”. La mia maestra era Helena Szczepanska, amica delle famiglie Wojtyla e Kluger».

 

Già, Kluger, l’amico di Wojtyla. «Quando i tedeschi durante la guerra deportavano gli ebrei e vennero a prendere la mia mamma – racconta – lei, nelle mani della signora Szczepanska, mise il mio libretto di preghiere in lingua polacca. Nel libretto c’erano i miei appunti. Quando, dopo quasi venti anni, durante un Sinodo dei vescovi, Wojtyla venne a Roma e ci incontrammo, lui mi portò questo libretto, che l’insegnante aveva conservato per tutto questo tempo. Ed era proprio lei, dopo la morte della signora Wojtyla, ad occuparsi di Karol, lo portava nel passeggino».

 

Si commuove Kluger ancora oggi. I suoi ricordi sono come un fiume in piena. Ingegnere, Jerzy Kluger aveva partecipato alla battaglia di Montecassino, ora è proprietario di un’azienda, ed era sempre rimasto in contatto stretto con Giovanni Paolo II durante tutto il suo pontificato. «Ci vedevamo anche quattro volte alla settimana – dice sorridendo – e sempre abbiamo ricordato Wadowice. I primi sci li ha regalati a Karol la mia nonna. Insieme abbiamo letto le storie di Winetou… per poter dopo giocare in mezzo ai cespugli sulla riva di Scava come guerrieri di pellerossa; Laskowiec, la cima del monte, era la meta delle nostre gite scolastiche. Karol ascoltava con attenzione i concerti organizzati a casa mia e partecipava ai concorsi di recita a scuola».

 

Giovanni Paolo II, anche se per tre volte ha visitato Wadowice durante i suoi pellegrinaggi in patria, non è mai entrato a casa sua, sempre per qualche imprevisto. I suoi passi erano sempre diretti alla chiesa. Sull’altare l’effigie della Madonna, e accanto ai patroni di Polonia, i santi Slanislao e Adalberto. Nella navata sinistra, il miracoloso quadro della Madonna del Perpetuo Soccorso, davanti al quale Karol, da studente del liceo, si inginocchiava ogni mattina prima delle lezioni. Nel 1999 Giovanni Paolo II aveva incoronato solennemente questo quadro della Madonna e accanto vi aveva collocato il proprio rosario.

 

            Significativi gli affreschi sul soffitto: in occasione del 25° anniversario del pontificato di Giovanni Paolo II la policromia della chiesa si è mostrata attraverso le scene bibliche e l’insegnamento del compianto Pontefice racchiuso nelle encicliche. Nella cappella della Sacra Famiglia è possibile vedere il battistero di pietra di epoca barocca: le candele sempre accese e i fiori freschi ricordano che qui è stato battezzato il Papa di Wadowice. La sua sorte è stata annunziata dal grande poeta Juliusz Slowacki, già un secolo prima:

 

«In mezzo alle discordie

Dio fa suonare una campana immensa

Egli apre il trono a un Papa slavo…

È necessaria molta forza

per ricostruire il mondo del Signore

ecco perciò che viene un Papa slavo

fratello dei popoli…».

 

di Aleksandra Zapotoczny


Convegno

 

La Basilica di Nostra Signora in Wadowice.

La casa di Karol Wojtyla.

La culla di Karol Wojtyla.

 

 

 

 

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