Nella vita umana tutte le funzioni passano, rimane
solo lo splendore della persona. Giovanni
Paolo II ha anche una concezione personalistica
della bellezza, come riflesso dell' amore eterno di
Dio. Sottolinea che nel Vangelo è stato chiarito il
mistero più profondo di ogni bellezza e amore,
giacché la bellezza, così come l'amore "è da Dio".
Non a caso Giovanni Paolo II considera la persona di
Maria icona (se vogliamo paradigma, modello) del
"bell'amore". «La storia del "bell'amore" è,
in certo senso, la storia della salvezza
dell'uomo». La redenzione iniziata con
l'Incarnazione, segna il rinnovarsi nell'uomo di
quello che è il dono di Dio, e di quello che in lui
è da sempre buono e bello e di quanto costituisce la
materia prima del bell' amore. Il peccato originale
non ha mai tolto del tutto all'uomo la bellezza, che
si esprime nella capacità di dono della persona per
la persona. La bellezza, compresa integralmente, ha
la sua espressione e il suo compimento, nell'
autorivelazione della persona, ma la fonte
originaria di ogni bellezza nel mondo è Dio Uno e
Trino - Pienezza di Amore e sovrabbondanza di dono.
L'amore, per essere bello, deve essere dono
dello Spirito Santo, che è Egli stesso Dono e fonte
di ogni dono. L'Incarnazione, come nuova creazione,
è “fonte di una bellezza nuova”. Dobbiamo
ricordare che la redenzione non è stato un
capovolgimento della realtà, ma un rinnovare quell'
armonia che c'era tra la creatura e il Creatore
prima del peccato, e che l'essenza della redenzione
si può esprimere con due concetti: riconciliazione
e alleanza. La redenzione però possiede un elemento
nuovo e molto particolare: in Gesù Cristo
tutti siamo diventati figli di Dio ... "figli nel
Figlio" e per questo il senso pieno della redenzione
può essere compreso solo nella dimensione
delpersonalismo. Il personalismo, un po' come
l'esistenzialismo, si occupa dell' eccezionalità
dell' esistenza personale sullo sfondo del mondo; ma
il personalismo - questa volta a differenza dell'
esistenzialismo - si occupa dell' essere personale e
quindi dell'immersione della persona nel mondo
materiale per mezzo del corpo (esteriorità) e del
congiungi mento della persona con il mondo
spirituale tramite l'anima (interiorità).
Il Santo Padre medita dunque la bellezza nella sua
dimensione personalistica, giacché nel caso della
vita personale essa non è una decorazione, un
abbellimento esteriore, ma proprio la piena
espressione della persona. In che la persona si
manifesta nel modo più pieno? Nel dono, cioè nella
trascendenza ... Se camminiamo ancora per la via
tracciata da Giovanni Paolo II, capiremo che
non c'è bellezza senza amore di Dio, e il peccato è
stato appunto il chiudersi della creatura in sé, lo
sbarazzarsi della vita, o meglio della sua pienezza.
La storia del "bell'amore" comincia nel momento
dell'annunciazione. «Con il "sì" di Maria, Colui che
è "Dio da Dio e Luce da Luce" diventa figlio
dell'uomo»14. In Cristo Maria riceve la grazia di
essere pienamente persona. Il bello
nell'annunciazione è la presenza di Dio, l'assenza
del peccato, il "sì" del Padre e il "sì" della
Madre. Il riverbero dell'amore di Dio che si
riflette nel volto umano. Parlando di Maria ci
esprimiamo con enfasi, stima, ammirazione un po'
come si parla della persona che ha raggiunto il
vertice delle possibilità umane, che è praticamente
una persona realizzata e bella. Il personalismo
definisce questa "pienezza" umana con il nome di
bellezza. La dimensione escatologica della persona è
equivalente a quella bellezza che l'uomo raggiunge
con la propria autorealizzazione. Non si può
aggiungere niente alla realizzazione di una data
persona, allorché non si nota nessuna mancanza a
livello umano. La bellezza la possiamo attribuire
nel modo più appropriato alla persona, e non agli
oggetti, che non hanno in se stessi la dinamica
della bellezza e del realizzarsi trascendente; nella
realtà impersonale possiamo parlare al massimo del
bello come formosus (bellezza di forme,
armonia) o come splendor (lo splendore di
quest' armonia, riflesso dell'eternità). Maria svela
nel modo più pieno la bellezza della persona umana,
giacché grazie alla "trasformazione per grazia" Ella
è sin dall'inizio quella persona realizzata che noi
siamo soltanto al momento della morte. Nella nostra
vita la bellezza prende forma in conseguenza di un'
esperienza di amore, o nella tappa di una risposta
ad essa. Se accettiamo la definizione personalistica
della grazia, possiamo dire, che la bellezza è la
stessa grazia che si riflette nell'uomo, nel suo
essere e nel suo agire.
Krzysztof Guzowski
©
Pontificia Academia Mariana Internationalis