Dal
Foglio domenicale “CAMMINIAMO INSIEME”
della
Parrocchia di S. Teresa d’Avila in Roma
16
Febbraio 2003
DUE PARROCCHIANI SUGLI ALTARI?
Inizierà con il prossimo numero di "Camminiamo insieme" una serie di
brevi articoli per presentare la figura dei coniugi Lelia Possidente
e Ulisse Amendolagine, appartenuti alla nostra Parrocchia, morti
rispettivamente nel 1951 e nel 1969. Non si tratta di un ricordo
motivato da chissà quali ragioni di affetto naturale o altro. Né di
una nuova rubrica da introdurre nel Bollettino Parrocchiale per
tessere l'elogio dei fratelli che ci hanno preceduto nell 'incontro
con il Signore.
I
due parrocchiani sopra menzionati infatti presentano una ragione del
tutto particolare per essere ricordati dopo tanti anni dalla morte:
sono morti, come si suoI dire, in concetto di santità. Perciò la
Diocesi di Roma ne ha introdotto la causa di beatificazione. Questa
ha lo scopo di appurare attraverso testimonianze di amici e
conoscenti, oltre che attraverso l'esame dei loro scritti, le virtù
esercitate in grado eminente (tecnicamente denominate "eroiche") che
manifestano la forza e la bellezza che la grazia del Signore ha
esercitato nella loro vita. Sono infatti le virtù che indicano in
loro la presenza della grazia del Signore e che permettono loro di
essere additati come esempi di vita cristiana.
Le motivazioni che ci inducono, come parrocchiani di S
Teresa, a interessarci vivamente di loro sono molteplici.
Sono nostri parrocchiani: è per noi motivo di orgoglio averli
avuti come fratelli esemplari nella stessa vita che noi siamo
chiamati a condurre.
Sono laici: per questo sono modelli di una santità che ci
compete, che si trova a nostra portata (non riservata ai religiosi o
ai preti), che è possibile e bello viverla nel mondo nel quale anche
noi siamo immersi.
Sono sposi: in quanto tali testimoniano che anche il
matrimonio è una via efficace di santità, come affermano solenni
documenti pontifici del nostro tempo.
Sono vissuti in una parrocchia retta da religiosi Carmelitani
Scalzi: anche questo non è un particolare indifferente per la
loro santificazione: essi hanno avvertito l'attrattiva della
spiritualità carmelitana per il loro cammino di vita interiore.
Lelia si iscrisse alla confraternita dello Scapolare e
Ulisse frequentò fedelmente il Terz 'Ordine carmelitano presso la
Basilica di S Teresa. Il Carmelo, anche vissuto nel mondo, è una via
collaudata di santità, in particolare di una santità contrassegnata
dalla meditazione del mistero di Dio e dall'ascolto della sua Parola
nel profondo del cuore.
Spendo poche parole ancora per rivolgervi un duplice invito e per
avvisarvi di una iniziativa che riguarda i due candidati agli onori
degli altari.
Il
primo invito riguarda possibili testimonianze da aggiungersi a
quelle già raccolte: alcuni di voi li hanno conosciuti e possono
testimoniare sul loro conto. Conoscere dei santi è un privilegio di
pochi e qualcuno di voi può essere tra questi. Qualcuno può essere
in possesso di qualche loro scritto, anche piccolo e apparentemente
insignificante. Vi chiedo di consegnarli, almeno in fotocopia, e di
presentarvi per la vostra deposizione.
Il
secondo è di invitarvi a rivolgervi a loro con la preghiera, perché
il Signore manifesti la sua volontà e il gradimento nei confronti
dei due mediante la concessione di grazie ed eventualmente di
miracoli.
Infine l'avviso: il vicepostulatore della causa, Luca Pasquale,
pratico in materia per aver trattato la causa dei coniugi Beltrame
Quattrocchi (oggi beati), ha già messo nell'agenda una serata per
commemorare e far conoscere la figura e la santità dei due. E'
programmata per il 19 Marzo 2003: già da ora vi invito a partecipare
numerosi.
Termino con l'augurio che i nuovi candidati agli onori degli altari
suscitino in tanti di noi l'anelito alla santità. Sarebbe la più
bella grazia che essi ci possono ottenere dal Signore.
p.
Agostino Cappelletti