Notiziario

TORNEO DELLE PARROCCHIE DI ROMA: LE FINALI
Per i play off è sfida tra S. Giuseppe da Copertino A e S. Gregorio Magno
Per i play out se la vedranno S. Giuseppe al Nomentano e S. Giorgio Martire

Dopo 7 mesi di gare e ben 104 incontri disputati, domenica 21 novembre cala il sipario sulla prima edizione del torneo di calcio a 5 delle Parrocchie di Roma “Trofeo Giovanni Paolo II”, manifestazione promossa dalla pastorale dello Sport del Vicariato insieme con le Acli provinciali di Roma e l’US Acli romana, e lanciata lo scorso maggio dal Sindaco Gianni Alemanno. A contendersi la finalissima saranno la San Giuseppe da Copertino A e la San Gregorio Magno, che scenderanno in campo alle ore 10 di mattina presso la parrocchia di San Patrizio, in Via Caiazzo. Nell’altra finale, quella play out, di fronte la San Giuseppe al Nomentano e la San Giorgio Martire.

Oltre 300 le parrocchie interessate, 28 le squadre che hanno preso parte al torneo, suddivise in 4 gironi (uno per ogni quadrante di Roma: est, ovest, sud, nord) che si sono affrontate in due fasi: prima con girone all’italiana, poi con partite di play off e play out. Niente sponsor sulla maglia: ogni squadra partecipante, organizzata dai parroci, porta sul petto una frase scelta dal Vangelo.

A presenziare l’evento, cui seguirà la Santa Messa, ci saranno Luca Serangeli, Presidente Provinciale US Acli, Gianluigi De Palo, Presidente Provinciale Acli, Monsignor Gaetano Lugano,responsabile dell’Ufficio Tempo Libero Turismo e Sport del Vicariato di Roma, l’Onorevole Alessandro Cochi, Delegato allo Sport del Comune di Roma.

EDOARDO MASSIMI (Addetto Stampa US ACLI)
LUCA SERANGELI
Presidente Prov.le U.S.ACLI ROMA

AL VIA LA COPPA ACLI



In attesa delle finali del I° Torneo Interparrocchiale di calcio a 5 di Roma dedicato a Giovanni Paolo II, che si disputeranno nel mese di novembre (play off: San Giuseppe da Copertino vs San Gregorio Magno; play out: San Giuseppe al Nomentano vs San Giorgio Martire) in settimana è partita la prima edizione della Coppa Acli di calcio a 5. Ai nastri di partenza 18 squadre, appartenenti ad altrettante parrocchie della città di Roma, suddivise in 2 gironi. La formula della manifestazione, organizzata dalla pastorale dello Sport del Vicariato con le Acli provinciali di Roma e l’Us Acli romana, è quella del girone all’italiana, con incontri di sola andata da disputarsi nei mesi di ottobre, novembre, dicembre e gennaio. Alla conclusione della prima fase, solo l’ultima classificata verrà eliminata dal torneo, mentre le prime quattro e le seconde quattro di ogni girone parteciperanno rispettivamente ai play off e ai play out, che porteranno direttamente alla finalissima.

Queste le squadre delle parrocchie di Roma che compongono il Girone A: S. Maria Maddalena de' Pazzi; S. Giuseppe al Nomentano; S. Giorgio Martire; Sacro Cuore Gesù Ponte Mammolo; S. Michele Arcangelo; Nostra Signora Immacolata di Lourdes; Gesù Divin Lavoratore; S. Gregorio Magno; S. Giuseppe Copertino A.

Queste le squadre delle parrocchie di Roma che compongono il Girone B: Gelasio I Papa; Resurrezione NSGC; S. Barnaba B; S. Patrizio; S. Maria Ausiliatrice ; S. Barnaba A; S. Francesca Romana; S. Maria del Carmine e S. Giuseppe al Casaletto; San Giuseppe Copertino B.

Niente sponsor sulla maglia: ogni squadra partecipante alla Coppa Acli, porta sul petto una frase scelta dal Vangelo dalle parrocchie stesse.


1 novembre 2010

UN CALCIO ALL'ESASPERAZIONE

28 squadre, altrettante comunità, amore per lo sport e fantasia:
questi gli ingredienti del primo torneo interparrocchiale
di calcio a 5 di Roma dedicato a Giovanni Paolo II.
Una maniera per riscoprire il valore dello sport e dello stare insieme.
di Stefano Corsi
stcorsi75@yahoo.it



ORATORIADI 2010



Uno straordinario colpo d’occhio, quello offerto dalle gesta dei ragazzini impegnati con le proprie squadre e impreziosito dal tifo dei tanti genitori al seguito: 56 formazioni, suddivise nelle categorie Under 10, 12 e 14, hanno dato vita alle finali per l’assegnazione dei posti dal 18° in su, nei 5 campi allestiti appositamente dall’organizzazione CSI (per tutti i risultati cft l’apposita sezione del sito).

A tal proposito ci sembra giusto e doveroso rendere merito allo staff tecnico-organizzativo, composto da più di 25 unità, compresi i 10 arbitri che si sono alternati nella conduzione degli incontri. Insomma un’intera giornata di sport e di festa per giocatori, allenatori, dirigenti e anche per i tanti ospiti accorsi per la premiazione di metà giornata.

Verso le 12.30, le prime squadre ad aver ultimato il proprio impegno sono convenute al campo 2, venendo accolte dal sorriso e dall'entusiasmo dello speaker Fabrizio Campanelli, il quale ha fatto girare il microfono fra i piccoli protagonisti per raccoglierne impressioni ed emozioni, in attesa dell'arrivo delle autorità.

A fare gli onori di casa ci ha pensato in prima persona il Presidente del CSI Roma, Franco Mazzalupi, che nel suo breve intervento ha sottolineato “lo spirito festoso dell’evento, capace inoltre di coniugare sport, amicizia e rispetto”.

Il testimonial di questa festa è stato Giacomo Losi, bandiera della Roma degli anni 50’-60’. L’ex difensore giallorosso ha raccontato al folto pubblico anche l’episodio dell’unica ammonizione subita in più di 450 partite disputate in Serie A. “Fui ammonito nell’ultima gara della mia carriera a Verona - ha ricordato Losi -. “In pratica, l’unico modo per fermare i due attaccanti avversari era stenderli. E allora l’arbitro mi si avvicinò e mi disse: Signor Losi, mi dispiace ma sono costretto ad ammonirla”. Partendo da questo simpatico episodio il testimonial dell’Oratorio Cup ha esortato i giovani calciatori ad esprimersi sempre con la massima lealtà, in campo e fuori. “Dovete sempre rispettare l’avversario e l’arbitro. Solo così potrete crescere e maturare da veri giocatori”. Quindi, Il presidente Mazzalupi ha ringraziato Losi per la partecipazione, omaggiandolo del Discobolo d'Oro CSI.

Altrettanto conciso ma intenso il saluto da parte di Mons. Piergaetano Lugano. Il consulente ecclesiastico del CSI Roma ha ribadito l’importanza dello sport praticato negli oratori. “Il tema dell’educazione, ricordato dal Papa, riguarda tutti, giovani e adulti. Lo sport attraverso gli oratori è educativo, capace di far sviluppare la socializzazione e garantire una sana educazione ai bambini. Grazie alle vostre famiglie, ai vostri allenatori, a tutti. Auguri per le future esperienze estive e arrivederci al prossimo anno”.

Non ha purtroppo potuto presiedere alle premiazioni il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, colpito al volto da un frutto da alcuni facinorosi nel corso dei festeggiamenti della Festa della Liberazione a Porta San Paolo. Il suo saluto a tutti è stato comunque trasmesso da Claudio Cecchini, assessore provinciale alle Politiche Sociali. Lo stesso Cecchini ha inoltre ricordato come la Provincia di Roma condivida pienamente il lavoro e i valori della manifestazione del CSI.

Comunque, il presidente della Provincia è riuscito ugualmente, verso l’ora di pranzo, a fare un salto al Dabliu Eur, dove ha incontrato i responsabili della manifestazione, porgendo – per quanto non ce ne fosse bisogno – le proprie scuse per il mancato appuntamento, ed assicurando al CSI tutto il sostegno della Provincia di Roma, in considerazione della preziosa opera svolta dall’associazione sul territorio per promuovere i valori autentici dello sport e per le numerose iniziative a sfondo socio-culturale da essa indette o supportate.

La Provincia inoltre è stata rappresentata dalla dott.ssa Elisabetta Maggini. Argomento principale dell’intervento del funzionario dell’amministrazione provinciale è stato l’educazione. “L’Oratorio Cup e le Oratoriadi” ha spiegato la Maggini, “hanno lo scopo di educare attraverso lo sport e di trasmettere i valori etici e cristiani attraverso le regole”.

Altrettanto significativo è stato l’intervento del Consigliere Regionale Enzo Foschi
. Dopo aver ringraziato Mazzalupi per l’invito, si è soffermato sui principi cardine dell’Oratorio Cup, ossia “il costante focus, oltre che sullo sport, anche sull’educazione e sulla sicurezza. Per questo la Regione Lazio sposa tale iniziativa al 100%”. Tutte le autorità accorse hanno ricevuto dal Presidente Mazzalupi una targa in ricordo dell’evento, un gagliardetto e una cartellina con la storia recente del CSI.

La lunga giornata dell’Oratorio Cup si è chiusa poco dopo le ore 19, con la premiazione delle squadre delle categorie maggiori, presenziate ancora da Franco Mazzalupi, da Mons.Lugano e da Paolo Pollak, Consigliere del XII Municipio e già Presidente del medesimo, che ha rappresentato anche la propria parrocchia del Torrino. S.P & M.C

ORATORIALI DIOCESANE, IN CAMPO LE PARROCCHIE

Si avvia alla conclusione il campionato di calcio a 5 per ragazzi,
promosso dall'Ufficio per la Pastorale del Tempo libero, il Turismo e lo Sport del Vicariato.

di Daniele Piccini



Conto alla rovescia per l’atto conclusivo delle “Oratoriali diocesane 2010”, campionato di calcio a 5 iniziato lo scorso novembre che ha coinvolto 60 squadre, espressione delle parrocchie e degli istituti religiosi della diocesi di Roma. Domenica 25 aprile, sui campi del Centro sportivo Dabliu (viale Egeo 98) si svolgeranno le finali per le categorie Under 10 (squadre miste), Under 12 e Under 14 (esclusivamente maschili). Il primo big match, in programma alle ore 12 sul campo 4, sarà quella tra Pgs Flipper (rappresentativa dell’Istituto salesiano Maria Domenica Mazzarello) e la parrocchia di San Gaspare, che si contenderanno il titolo Under 10. Alle ore 17 sul campo 3 la finale tra la parrocchia degli Angeli Custodi contro il Santa Paola, categoria Under 14. Alle ore 18 sul campo 1, la finale del torneo Under 12 tra San Gaspare e Regina Pacis (squadra Arancio). Per favorire ulteriormente la conoscenza dei ragazzi di tutte le squadre, ci saranno “finaline” per ognuno dei posti in classifica fino al diciottesimo.

La manifestazione calcistica è stata promossa dall’Ufficio pastorale tempo libero, turismo e sport del Vicariato di Roma. «Con iniziative di questo tipo – spiega il direttore dell’Ufficio diocesano, monsignor Piergaetano Lugano, che domenica presenzierà alle premiazioni, benedicendo tutti i partecipanti – vogliamo promuovere esempi di sport educativo e favorire lo scambio e la socializzazione tra ragazzi di parrocchie diverse. L’Oratorio Cup diocesana (si è giocata infatti anche la versione “regionale”, terminata l’11 aprile con le finali di calcio a 5 e pallavolo, ndr) ha coinvolto non solo i giovani, ma anche educatori e famiglie, centrando perfettamente l’obiettivo della manifestazione, che è quello di riscoprire sempre di più la parrocchia come dimensione di incontro e luogo in cui sperimentare il valore educativo dello sport».

«Come testimonial della manifestazione – spiega Franco Mazzalupi, presidente del Csi Roma, responsabile dell’organizzazione tecnica del torneo – abbiamo scelto Giacomo Losi, calciatore degli anni ’50-’60. Losi, calcisticamente parlando è cresciuto proprio in un oratorio, in quello di Soncino, sua città natale, poi ha giocato nella Cremonese e per 15 anni (dal 1954 al 1969, ndr) con la Roma, collezionando ben 450 presenze con la maglia giallorossa. Nella sua carriera “Core de Roma”, come viene soprannominato, grazie alla sua lealtà e correttezza in campo, non ha mai subito un cartellino rosso: per queste sue qualità morali può rappresentare un esempio da indicare a tutti i bambini degli oratori e, domenica, gli consegneremo un riconoscimento speciale».

Al termine delle finali si svolgeranno le premiazioni delle squadre (saranno premiate le prime 18 classificate di ogni categoria). I trofei saranno consegnati dal presidente della Provincia di Roma, che ha patrocinato l’iniziativa, Nicola Zingaretti; dall’Assessore alle Politiche sociali Claudio Cecchini e dal Consigliere regionale Enzo Foschi.

22 aprile 2010

COPPA LAZIO 2009/2010


L'atto finale della Oratorio Cup regionale è stato caratterizzato dalla disputa dei triangolari conclusivi di calcio a 5 e pallavolo mista Under 14 e Under 12, in rappresentanza delle oltre 100 parrocchie delle diocesi di Roma, Rieti, Viterbo, Civita Castellana, Sabina Poggio Mirteto, Gaeta, Frosinone, Albano, Palestrina, Porto Santa Rufina, Sora Aquino Pontecorvo e Anagni Alatri, che hanno preso parte alla Coppa Lazio a partire da ottobre.

Ricordiamo in proposito che Il torneo calcistico era strutturato in 3 fasi (diocesane, interdiocesane e regionali); discorso un po’ diverso per la pallavolo: in considerazione del minor numero di iscrizioni si è deciso di partire a gennaio direttamente dalla fase interdiocesana.

Dopo il saluto di benvenuto da parte del presidente del Comitato Provinciale di Roma, Franco Mazzalupi, si è dato inizio alle gare in programma. Le vincitrici sono state: per il calcio a 5, la PGS Flipper e il S. Maria delle Grazie, rispettivamente delle categorie under 12 e under 14 ed entrambe della diocesi di Roma; per la pallavolo il S. Giuseppe e il S. Pietro, categoria under 14 e under 12, rispettivamente delle diocesi di Albano e di Gaeta.

Fuori dal gradino più alto le squadre di Rieti ma che ugualmente hanno partecipato con il sorriso e il sano agonismo che deve e dovrebbe sempre accompagnare queste come tutte le manifestazioni sportive, giovanili soprattutto.

Ad ampliare la giornata di festa ci hanno pensato i ragazzi dei parrocchiani ospitanti che hanno assistito alle gare e dato sfogo alla loro voglia di pallone con i gonfiabili presenti nello spiazzo antistante i campi di gioco.

Al termine delle premiazioni i ragazzi sono stati salutati dalla benedizione di Monsignor Lugano, che ha ricordato quali dovrebbero essere i valori e i principi educativi dello sport e l’importanza che essi devono recuperare all’interno degli oratori, e dal segretario nazionale del C. S. I. Daniele Pasquini che ha ringraziato tutti i partecipanti, atleti, dirigenti, accompagnatori e arbitri, augurando un buon proseguimento delle proprie attività oratoriali e invitando tutte le squadre alla seconda edizione del prossimo anno.

La partecipazione di centinaia di ragazzi ha testimoniato concretamente il fatto che è tuttora possibile, nonostante le innumerevoli distrazioni che la società di oggi offre, consentire ai ragazzi di socializzare in oratorio, avvalendosi delle strutture e delle iniziative parrocchiali e della disponibilità di genitori ed animatori, prezioso aiuto per la realizzazione di progetti giovanili importanti come questo.

(Riccardo Marino e Simone Patrizi)

ORATORIO CUP 2009/10


Il grande giorno sta per arrivare. Il 25 aprile i protagonisti della Oratorio Cup, ed in particolare tutte le squadre prime tre classificate dei campionati Under10 misto, Under 12 e Under 14 di calcio a 5, dedicati alle parrocchie di Roma e Provincia, convergeranno sullo SC Dabliu Eur per ricevere i meritati riconoscimenti.

La manifestazione, altrimenti definita “Oratoriali Diocesane 2010” , ha avuto un riscontro superiore alle aspettative, coinvolgendo ben 88 squadre di calcio a 5 (21 delle quali della Diocesi di Albano), e ciò, come afferma il Presidente Franco Mazzalupi, “Costituisce uno stimolo eccezionale per realizzare, il prossimo anno, una manifestazione culturale e sportiva ancora più completa”.

La Provincia di Roma, offrendo il proprio patrocinio, ha dimostrato una sensibilità straordinaria, che culminerà con la presenza, alla giornata finale, del Presidente Nicola Zingaretti, accompagnato dall’Assessore alle Politiche Sociali Claudio Cecchini. Ma le autorità che hanno aderito all’evento sono numerose, a cominciare da mons. Pier Gaetano Lugano.Direttore dell’Ufficio Pastorale Tempo libero,Turismo e sport del Vicariato di Roma, il Consigliere Regionale On. le Enzo Foschi, più i rappresentanti del comune di Roma.

Testimonial delle Oratoriali 2010 è nientemeno che Giacomo Losi, calciatore degli anni ’50-’60 soprannominato dai tifosi della Roma, squadra nella quale militò per tutta la carriera, "Core de Roma". Ancora oggi è uno dei giocatori con più presenze nella storia della Roma, secondo solo a Francesco Totti. La carriera di Losi ebbe inizio in una parrocchia lombarda, ma è a Roma che il difensore avrebbe trovato definitivamente gloria e casa, brillando non solo per le sue doti tecniche ma anche morali: in tutta la carriera non ha mai subito un’espulsione!
Ed anche da allenatore ha dimostrato grandi doti di educatore, aprendo una scuola calcio nella zona Valle Aurelia proprio con la mission di “educare attraverso lo sport”.

(Marco Cerigioni)

GIOVANI E SPORT: UNA SFIDA EDUCATIVA


La parrocchia rimane, ancora oggi, un luogo privilegiato per la promozione sportiva e un avamposto educativo strategico nel territorio capace di accogliere tutti a partire dall’interesse per la persona. Non a caso, le parrocchie e gli oratori hanno contribuito enormemente a far crescere l’intero sistema sportivo italiano, formando dirigenti, atleti, tecnici.

Esse rappresentano un luogo aperto in cui, persone diverse per età, per stili di vita e maturità di fede, possono ritrovarsi e vivere un’esperienza di convivialità e di maturazione personale.

Queste le premesse sulle quali si fonda il seminario indetto dall'Ufficio Nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport - Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile, che rappresenta uno straordinario momento formativo per educatori, animatori e dirigenti di società sportive

PROGRAMMA



ore 09,30 Accoglienza
ore 09,45 SALUTI E INTRODUZIONE AI LAVORI
ore 10,00 PREGHIERA E LECTIO DIVINA
“Educare in nome di Dio: lo stile di Gesù in Lc. 5,1-11” - Don Giordano Trapasso, Incaricato del Servizio per la Pastorale Giovanile della Diocesi di Fermo
ore 10,30 “I valori educativi dello sport nel contesto della pastorale italiana” - Don Mario Lusek, Direttore dell’Ufficio Nazionale CEI per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport
ore 11,15 Coffee break
ore 11,45 Question time
Domande di approfondimento e interventi dei presenti

ore 14,30 TAVOLTA ROTONDA
“Pastorale Giovanile e Pastorale dello Sport: insieme è possibile” ... Esperienze
- Don Alessio Albertini, Incaricato della Regione Lombardia per la pastorale dello sport
- Don Giampaolo Rossoni, Incaricato della Regione Lombardia per la pastorale giovanile
- Don Claudio Belfiore, Rappresentante del FOI - Forum Oratori Italiani
ore 16,30 CONCLUSIONI
Don Nicolò Anselmi, Responsabile Servizio Nazionale CEI per la Pastorale Giovanile

GIOVANI: CALCIO A 5 PER I RAGAZZI DELLE PARROCCHIE

Al via il primo torneo per giovani e adulti della diocesi di Roma.
Un’opportunità d’incontro e di crescita per le persone e per le varie comunità ecclesiali

di Luca Caruso.


Proporre lo sport come occasione per promuovere il valore della lealtà, lo spirito di squadra e il senso di appartenenza alla comunità. Con questi intenti, l’Unione Sportiva Acli di Roma e l’Ufficio per la pastorale del tempo libero, del turismo e dello sport del Vicariato di Roma organizzano il primo torneo di calcio a 5 delle parrocchie di Roma, la «Coppa Acli Giovanni Paolo II», che si svolgerà nei mesi di aprile, maggio e giugno. Obiettivo dell’iniziativa, rivolta ai giovani e adulti di tutte le parrocchie della diocesi, è di inserirli in un’esperienza aggregativa che li avvicini alla vita della comunità ecclesiale, diventando occasione per rinsaldare le relazioni tra le diverse parrocchie sul territorio. « Si tratta - osserva monsignor PierGaetano Lugano, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale del tempo libero – di un’esperienza di divertimento, certo, ma educativo e costruttivo, che comprende l’apertura all’incontro con realtà nuove. Oggi si praticano molto attività fisiche di tipo individuale. Noi vogliamo promuovere il ruolo di socializzazione del gruppo, degli sport di squadra. E favorire lo scambio tra parrocchie diverse. L’iniziativa è in sintonia con le linee guida diocesane sull’educazione e con le indicazioni della Cei per i prossimi 10 anni».

Ciascuna parrocchia potrà iscrivere un massimo di due squadre, composte da giocatori di età compresa tra i 18 e i 45 anni, italiani e stranieri. Gli incontri avverranno sui campi a disposizione delle parrocchie partecipanti, o di quelle limitrofe. «Poco prima di Pasqua abbiamo inviato una lettera d’invito ai parroci delle 348 comunità di Roma. Adesso stiamo raccogliendo le adesioni. A fine aprile presenteremo la manifestazione e partiremo con le gare», spiega il presidente dell’Unione Sportiva Acli di Roma, Luca Serangeli. L’associazione si occuperà in maniera del tutto gratuita dell’organizzazione del torneo, fornendo alle squadre le casacche da gioco, gli arbitri, i premi per i vincitori e per tutti i partecipanti, e impegnandosi ad aggiornare costantemente sul proprio sito internet il calendario, i risultati e i commenti delle gare.

«Le partite – spiega Gianluigi De Palo, presidente delle Acli di Roma – saranno precedute da un momento di preghiera e sulle magliette, invece dello sponsor, figurerà una frase del Vangelo o di un santo, indicataci dalle varie parrocchie. Agli arbitri, inoltre, sarà chiesto di segnalare i gesti di fair play, per i quali è previsto un premio finale». Il calcio, conclude De Palo, è «un pretesto per stare insieme, per ricreare in maniera divertente un clima di dialogo tra le parrocchie e tra i giovani che magari hanno partecipato alle Giornate mondiali della gioventù: sui campi ci si può conoscere e rimanere amici».

Per info: 06.5781601, calcio@usacliroma.it.

12 aprile 2010

UNA MESSA PER RICORDARE IL "BARONE"

Mertedì 4 dicembre alle ore 18.00 alla chiesa di SS Pietro e Paolo all'Eur
si terrà una celebrazione eucaristica alla memoria di Niels Liedholm,
ad un mese dalla sua scomparsa



Bella iniziativa, quella indetta dal Coni Provinciale e dal Creps (Coordinamento Enti di Promozione Sportiva), di ricordare il mitico “Barone” Nils Liedholm con una Messa, ad un mese dalla scomparsa. Per Roma, e non solo per la Roma, lo svedese è stato un esempio di eleganza, sportività e saggezza. Un personaggio magari grottescamente votato alla scaramazia e ai riti propiziatori, ma un vero maestro di calcio e di educazione, come purtroppo ce ne sono sempre meno nel calcio di vertice.

L’appuntamento è per martedì 4 dicembre alla chiesa di SS Pietro e Paolo all’Eur (ore 18.00). La Messa sarà celebrata da Monsignor Piergaetano Lugano, Responsabile Ufficio Sport della Diocesi di Roma e Consulente Ecclesiastico del CSI Roma, che con l’occasione ricorderà anche la memoria di tutti gli sportivi scomparsi nel corso di quest’anno.

All’inziativa parteciperanno anche l’Associazione Vecchie Glorie Roma e Lazio, la Sezione Regionale Azzurri d’Italia, i Comitati regionale e provinciale FIGC e l’UTR, Unione Tifosi Romanisti.

BRUNO PIZZUL
IL PERSONAGGIO

La "voce" storica della nazionale di calcio sui recenti episodi di teppismo: «Viviamo in un deserto morale» di Daniele Piccini
Dal suo microfono di cronista sono passati più di trent’anni di sport. Gli italiani, incollati alla tv per seguire la nazionale di calcio, hanno gioito e sofferto per quasi due decenni con la colonna sonora della sua voce. Un tono profondo, che descriveva le azioni di gioco con un’accuratezza filologica e con un lessico che hanno fatto scuola: disimpegno, proiezione sulla fascia, inserimento, ripartenze, azioni di rimessa, momenti defatiganti e il celeberrimo "bella l'idea, ma cattiva la finalizzazione”. Sono più di duemila le sue telecronache: da Juventus-Bologna del 1969 all’esordio come cronista ufficiale della Nazionale ai Mondiali del 1986, incarico che ha mantenuto fino al 20 agosto 2002, quando ha commentato la sua ultima partita dell'Italia, l'amichevole giocata a Trieste e persa dagli Azzurri per 1-0 contro la Slovenia.
A chi ha osservato da protagonista trent’anni di calcio, gli ennesimi episodi di teppismo della scorsa domenica di campionato a Bergamo e a Roma, non devono aver fatto un bell’effetto.
Ho provato un’amarezza profonda. Sono situazioni inaccettabili, conseguenza di un processo di decadimento del calcio che si è allontanato dai suoi valori originari.
La causa?
Il calcio ha ormai venduto l’anima al denaro e questo ha avuto delle conseguenze devastanti anche per il comportamento dei tifosi.
È sicuro che ci sia una relazione tra i soldi dei diritti tv alla serie A e il teppismo dei tifosi?
Beh, non direttamente. Però è chiaro che gli interessi economici e il venir meno della gratuità dell’impegno, fondamentale nello sport, ha cambiato i valori di tutto l’”ambiente calcio”.
Quindi il problema è di natura morale.
Certamente. Il tifo è andato a sostituire la fede. Il calcio è diventato una specie di religione laica, che a volte si trasforma in fondamentalismo mostrando aspetti eversivi preoccupanti, come dimostrano gli attacchi alla sede del Coni e ai comandi di Polizia. Spesso tengo conferenze negli oratori parlando di sport ai giovani: per me - come del resto per gli allenatori - è diventato ormai difficile dimostrare che lo sport è qualcosa di educativo.
Ma il decadimento del calcio non sarà il riflesso di un decadimento più generalizzato, di tutta la società?
Certo, per i ragazzi oggi è diventato difficile farsi un progetto di vita e spesso sono carichi di rabbia e risentimento. Anche se questo ovviamente non legittima l’attacco alle istituzioni. Poi c’è il problema dell’immagine dei calciatori, persone di cui spesso vengono sottolineati solo i lati diseducativi: l’ultima macchina sportiva acquistata o l’ultima soubrette conosciuta. I calciatori invece sono spesso persone meravigliose, che aiutano gli altri e fanno beneficenza. Solo che non vogliono che si sappia e poi il bene, si sa, non “fa notizia”. Così noi giornalisti, che pure non siamo esenti da colpe, siamo spesso costretti a trascurare il “buono” del calcio e a diffondere solo valori frivoli e scottanti.
Quindi il tanto criticato mondo del calcio è migliore di come lo si dipinge.
Certamente. Prenda gli spogliatoi, al giorno d’oggi sono pieni di calciatori appartenenti a tantissime confessioni religiose e tra di loro si rispettano moltissimo. Lo spogliatoio di una squadra di calcio o di basket oggi è diventato un piccolo laboratorio di dialogo interreligioso, e le cose funzionano bene tra di loro. Qualche anno fa, insieme a mio figlio Fabio, ho scritto un libro (“Credere nello sport. La fede nelle interviste ai campioni”) dove, attraverso testimonianze di sportivi professionisti, abbiamo dimostrato la profondità morale di tanti calciatori.
Quindi c’è ancora speranza?
Purtroppo non a breve scadenza. Viviamo in un deserto etico e morale, e i giovani senza prospettiva ne fanno le spese. Dovremmo finalmente creare, come da tempo eterno si ripete, una nuova cultura dello sport.

4 dicembre 2007 da Roma Sette

"LO SPORT TORNI AD EDUCARE"

"Più sport, più educazione" è il tema del convegno che si è svolto oggi al Teatro Ventidio Basso di Ascoli, promosso dal Centro Sportivo Italiano che lo ha voluto per animare la vigilia dell'incontro col Papa a Loreto per l'Agorà dei giovani.
Un convegno in cui è emerso forte e chiaro che lo sport ha nel tempo perso quella prerogativa di educare i giovani, che - a detta di tutti i relatori - deve assolutamente ritrovare.
In apertura è stato il vescovo di Ascoli Piceno, mons. Silvano Montevecchi, a spronare i responsabili delle associazioni presenti a "educare alla responsabilità, perche l’uomo, anche lo sportivo può fare bene e male, è capace di imprese straordinarie e di commettere nefandezze"
Quindi è toccato al moderatore dell’incontro, Edio Costantini, presidente del Csi. "Lo sport deve far capire ai giovani i propri limiti altrimenti diventa neutro" "Il Csi, in un'epoca di sport businnes, non esprime un linguaggio solo tecnico, ma attraverso le regole, il confronto, la festa e l'allenamento, deve far in modo che anche la competizione serva ad educare".
Ha parlato di "sport come esempio di educazione all'estetica" Savino Pezzotta, presidente della Fondazione per il Sud. "Non è importante sempre vincere, ma giocare bene, perchè questo mi educa e mi mette in relazione con gli altri" ha aggiunto Pezzotta, puntando l'indice su sport che "non sono per tutti, come il golf, le regate veliche, l'equitazione". "Lo sport è andato nel tempo mercificandosi. Basta guardare le squadre di calcio che stanno sul mercato. La logica dello sport di oggi legato ai soldi è che si è bravi solo se si vince". "Allora - ha detto ancora Pezzotta - si è tolleranti con chi si dopa per ottenere l'obiettivo, ma si è intolleranti con i ragazzi che si drogano".
"Dobbiamo reinserire lo sport nelle scuole con lo stesso potere di materie come latino, storia, matematica" è stata la proposta di don Antonio Mazzi, presidente di Exodus. "Se si fa fare sport fuori dalla scuola, vuol dire dargli un ruolo meramente integrativo e questo non va bene".
Per Luigi Alici, presidente dell'Azione Cattolica, "il matrimonio fra sport ed educazione è in pericolo perchè viene lentamente ucciso dalla cultura inculcata dai messaggi pubblicitari del narcisismo, dell'utilitarismo e della negazione del futuro. Ridiamo ai ragazzi il futuro che è stato loro sequestrato" è l'appello di Alici.
"Giocare è un diritto alla vita che porta dritti al Signore" ha detto alla platea dei ragazzi presenti oggi ad Ascoli monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, che ha poi concluso il suo intervento dicendo: "Se lo sport vuole essere educativo deve fare un salto di qualità, tenendo conto delle domande che formulano i giovani, valutandoli per quello che sono e non per la prestazione che hanno ottenuto".
L'assessore allo sport del Comune di Ascoli Domenico Stallone ha ricordato il suo passato di giocatore di calcio. "Ho esordito in serie A con la maglia dell'Ascoli nell'80 e mi sono formato nell'oratorio della mia parrocchia. Quello che chiedo alla Chiesa - ha spiegato Stallone - è proprio di tornare a far fare sport negli oratori evitando così che giovani e bambini vengano lasciati in mano a tecnici che trasmettono la cultura della vittoria, più che quella dell'educazione alla vita".

www.csiroma.com

CALCIO, VIOLENZA E…AMORE
di Don Nicolò Anselmi (e-mail: don.nico@libero.it)

Sono genovese, prete, cattolico, ma con una seconda “fede”: quella “granata”. Mio padre mi ha educato così, ad mare Gesù, la sua Chiesa ed il “Grande Torino Calcio”. Da sempre ho giocato a pallone e da sempre mi piace giocare; il mondo del calcio mi appartiene , i calciatori, i giornalisti, gli allenatori, e gli arbitri…soprattutto mi appartengono i tifosi, quell’umanità variopinta, fatta di operai e di manager, di nonni e di bambini, di uomini e di donne, figli di Dio.
Nemmeno dopo i tristi fatti di sangue di questi giorni e quelli speculari dell’anno scorso a Catania, riesco a disprezzare questo mondo perché quando si parla di persone umane il verbo “disprezzare” non può mai essere coniugato; anche in queste situazioni non ci resta niente altro che usare il verbo “amare”. Ancora una volta siamo tentati di fare professione di impotenza: “ormai è così, il calcio è una macchina inarrestabile…troppi interessi economici…”. Sono le stesse frasi che meno di un mese fa abbiamo sentito pronunciare alla televisione da improvvisati commentatori della tragedia del nostro fratello finlandese Pekka Eric, suicida dopo aver portato a termine, il 7 novembre 2007, la strage annunciata con un video su YouTube: “come si fa a fermare Interne? E’ una pattumiera pericolosa! E’ impossibile controllarlo e censurarlo… ormai è un business troppo grande…”.
Che fare? Da credenti non ci resta altro che amare.
Noi crediamo prima di tutto nella preghiera forte, quella che sposta le montagne, con la Beata Vergine Maria che schiaccia la testa al serpente maligno e converte anche i cuori più duri. Tutti in ginocchio, per chi ci crede, con il Rosario in mano. Anche il Papa ci viene incontro con la sua disarmante profonda semplicità; nel messaggio ai giovani per la Giornata Mondiale della Gioventù 2008, con il realismo pastorale di un buon parroco, ha invitato ogni giovane ad un gesto concreto: “Ognuno di voi abbia il coraggio di promettere allo Spirito Santo di portare un giovane a Gesù Cristo, nel modo che lo ritiene, sapendo rendere conto della speranza che è in lui, con dolcezza”. (1Pt 3,15).
Che gioia se ci riuscissimo! Varrebbe una vita. Liberare un giovane, un fratello dalla violenza, dalla solitudine, dalla disperazione, dal vuoto; uno, uno solo; essere giovani per i giovani, giovani che si prendono cura dei propri amici, con coraggio e con dolcezza.

A PIAZZA DEL POPOLO TORNA IL VILLAGGIO DELLO SPORT
di Marco Cerigioni

Dal 2 al 6 ottobre torna, nella meravigliosa cornice di Piazza del Popolo, il Villaggio dello Sport, manifestazione promossa dalla Diocesi di Roma nell’ambito della Missione “Gesù al centro”, giunta alla quinta edizione, ed organizzata dal CSI Roma, con la collaborazione della Provincia di Roma – Assessorato Sport e Grandi eventi, presieduto da Adriano Panatta, e la partnership della Virtus Roma Pallacanestro.
Il Villaggio, dunque, va inserirsi all’interno di un progetto che, essendo mirato ai giovani, trova nell’attività sportiva un punto di riferimento imprescindibile, veicolando in maniera spontanea ed accattivante i valori della fratellanza, della solidarietà, del rispetto reciproco, della gioia di vivere, che sono fondamentali nel percorso di crescita di un buon cristiano.
Chiaramente, il punto di riferimento finale rimane la parrocchia, a cui spetta in primo luogo il compito di dar corpo e condurre sul territorio la pastorale dello sport voluta anni or sono dai vescovi italiani. Ma, attraverso il Villaggio dello Sport, è possibile coinvolgere tutti, dagli istituti scolastici alle società sportive, dagli sportivi praticanti a quelli occasionali, alla gente comune. In sostanza, è uno straordinario “biglietto da visita” con il quale il mondo diocesano – a cui il CSI si interfaccia naturalmente – si propone alla comunità cittadina nel senso più ampio del termine.
Ebbene, in che cosa consiste, concretamente, il Villaggio dello Sport?
Un’ampia porzione di Piazza del Popolo ospiterà strutture, in prevalenza gonfiabili, dedicate alla pallavolo, al calcio 3 contro 3, al minitennis, al tiro al bersaglio, al basket 3Vs3 dove, oltre alle attività libere, saranno proposte - sotto la supervisione dello staff tecnico-organizzativo del CSi Roma - anche delle gare, senza alcuna finalità di classifica ma al solo scopo di incentivare il confronto e l’impegno. E, ancora, la grande attrazione che fece scalpore nella passata edizione: il “calciobalillaumano , dove i giocatori, assicurati a delle aste, si muovono proprio come gli omini del gioco convenzionale.
Inoltre, saranno organizzate delle attività sportive adattate ai disabili (basket in carrozzina) secondo quanto previsto dai protocolli nazionali della nostra associazione.
Non mancherà, naturalmente, il punto di accoglienza, che consiste nell’ormai celebre gazebo gonfiabile del CSI Roma, dove i nostri operatori saranno a disposizione per fornire informazioni sia sulle attività del Villaggio che su quelle dell’Associazione.
Da non dimenticare, infine, che è contemplata un’area di animazione per i più piccoli a cura dei ragazzi dell'Associazione Nuovi Orizzonti.
Naturalmente, il Villaggio dello Sport è aperto a tutti. Nelle mattinate saranno comunque privilegiati gli istituti scolastici, che dovranno però iscriversi al CSI Roma o direttamente su questo sito.
Sulla scorta di quanto riscontrato nella passata edizione, si prevede una presenza di oltre 500 ragazzi a giornata; ai partecipanti alle attività si andranno ad aggiungere gli accompagnatori e i genitori per una presenza/giornata stimabile intorno alle 1500 persone. Verranno inoltre coinvolti passanti e turisti con iniziative spot.

RUN FOR FAMILY - LA CORSA PER IL SITO DP

La Corsa

L'Associazione Sportiva e Culturale Ss. Pietro e Paolo, il MO.I.CA. (Movimento Italiano Casalinghe), il Forum delle Associazioni Familiari, la Diocesi di Roma, con la gestione tecnica del CSI (Centro Sportivo Italiano), organizzano la quinta edizione di "Run for Family", corsa competitiva e non competitiva di 7 km e passeggiata di 2 km, aperte alla partecipazione di tutti.




Percorso di gara

La manifestazione si svolgerà Domenica 7 Ottobre 2007 con partenza e arrivo in Piazza Ss. Pietro e Paolo. Il ritrovo è dalle ore 8.30, la partenza alle ore 10.00.

Le Iscrizioni

Il costo dell'iscrizione è di € 7,00; per i ragazzi fino a 10 anni è dì € 5,00. A tutti gli iscritti sarà consegnato il pacco gara composto da maglietta, sacca e gadget offerti dagli sponsor, fino ad esaurimento scorte.

Le iscrizioni potranno essere effettuate presso l'Associazione Sportiva e Culturale Ss. Pietro e Paolo - in Piazza Ss. Pietro e Paolo, 15 - entro venerdì 5 Ottobre 2007 o la mattina della gara, nel luogo della partenza, dalle ore 8.30 alle ore 9.30.

Per la competiva di 7 km è possibile rivolgersi, per le iscrizioni, al CSI - Tel. 06 71 07 70 50.

I Premi - Corsa non competitiva

Al termine della manifestazione saranno premiati con coppe, targhe o materiale offerto dagli sponsor:

II nucleo familiare più numeroso

II nucleo familiare con il componente più anziano

II nucleo familiare con il componente più giovane II gruppo scolastico più numeroso

II gruppo sportivo più numeroso

IL PUNTO- PEDAGOGIA DELLA VITTORIA CHE SUPERA LE SCONFITTE
A cura di Edio Costantini

Investire oggi nell’attività sportiva giovanile non può significare organizzare qualche sorta di attività di intrattenimento per i ragazzi fine a se stessa, tanto per occupare il loro tempo libero. Significa piuttosto creare occasioni di impegno, che servano a "stanare" i giovani dalle loro apatie e dalle loro incertezze, abituandoli a mettersi alla prova e ad affrontare nuove sfide. Oggi si avverte il bisogno che i giovani rifondino la vita su basi di autenticità, di sicurezza, di una messa a profitto dei loro carismi. Devono, in altri termini, imparare a lottare e a darsi una "mentalità vincente", nel senso di orientarsi ad avere e perseguire con fermezza traguardi importanti, sapendo che essi si possono raggiungere solo con lo sforzo e la fatica di ogni giorno. Nello sport occorre non aver paura di educare a una mentalità e a una cultura dell’impegno e del sacrificio. Ciò si pone in controtendenza rispetto al diffuso e pervadente orientamento a generare uno sport di mero consumo, in cui vige l’appiattimento della passione, l’assenza di mete reali, lo spegnimento della voglia di "arrivare". Educare attraverso lo sport significa anche questo: affinare una "pedagogia della vittoria", che insegni ad andare oltre le possibili e prevedibili sconfitte. Né potrebbe essere diversamente: intrinseca all’attività sportiva sta l’istanza agonistica e competitiva. Perciò non si deve mai scartare la dimensione del successo e dell’affermazione di sé, anche in ambito educativo. Si tratta di far scattare le energie nascoste e sviluppare una proposta che tocchi sul vivo la sensibilità e la reattività dei giovani. Nel confronto agonistico i giovani prendono coscienza delle loro concrete possibilità e dei loro mezzi, sanno "metterli in gioco" in un quadro di strategia ben definito, ispirato dalla conoscenza delle regole e dalla consapevolezza dei propri limiti e delle proprie "qualità". L’azione educativa è un compito permanente del CSI. Ma se in passato era sufficiente esercitare lo stile educativo appreso nelle relazioni familiari e sociali, oggi i genitori, gli insegnanti, gli educatori sono sollecitati ad affinare le proprie capacità e a compiere scelte pedagogiche maggiormente consapevoli. C’è una responsabilità educativa da pensare in termini nuovi, come alleanza tra soggetti diversi: famiglia, scuola, parrocchia, territorio…, trovando un rinnovato equilibrio tra le differenti culture, orientato a un valore davvero decisivo: la trasmissione ai giovani dei significati essenziali del vivere e del dare un senso vero all’esistenza.

15 settembre 2007 da www.csiroma.com

ACCENDIAMO LA PASSIONE DEI NOSTRI GIOVANI
A cura di Edio Costantini

Bisogna essere per forza cristiani per essere un buon educatore nel CSI? È una domanda che affiora spesso nei convegni e nei campus formativi dell’associazione. Questa stessa domanda, carica di ansia, mi è stata rivolta qualche giorno fa da uno dei tanti giovani partecipanti al Campus nazionale per educatori sportivi di Nocera Umbra. A lui ho ricordato le parole sapienti dell’allora cardinale J. Ratzinger alla conferenza di Subiaco: «Il tentativo, portato all’estremo, di plasmare le cose umane facendo completamente a meno di Dio ci conduce sempre più sull’orlo dell’abisso, verso l’accantonamento totale dell’uomo…. anche chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita come se Dio ci fosse. Questo è il consiglio che già Pascal dava agli amici non credenti; è il consiglio che vorremmo dare anche oggi ai nostri amici che non credono. Così nessuno viene limitato nella sua libertà, ma tutte le nostre cose trovano un sostegno e un criterio di cui hanno urgentemente bisogno».
Essere cristiani è un valore aggiunto, una marcia in più che spinge il cuore di un educatore o di un allenatore a portare l’attività sportiva anche lì dove ci sono gli “ultimi”, i “difficili”, i “maleducati” della nostra società. Se pensiamo allo sport come ad una risorsa davvero educativa da mettere a disposizione di tutti i ragazzi, c’è bisogno che la qualità tecnica sia “accesa” e alimentata da una passione per la promozione della persona umana quale può venire soltanto da un senso della carità che nessun corso universitario può conferire. Certo, il cammino di un giovane educatore è lungo ed esigente, e ciò di cui egli ha urgentemente bisogno in questo momento della storia è avere come riferimento adulti che rendano Dio credibile nel mondo dello sport. L’anima e il carisma del CSI non si colgono solo nelle parole e nei discorsi dei dirigenti e degli educatori. Si coglie nelle azioni sportive, negli allenamenti, nei gesti concreti. Si respira nell’aria, nella squadra, nel gioco, nell’organizzazione sportiva, nell’amicizia, nelle relazioni. Questa è stata e continua ad essere la straordinarietà di un progetto associativo che ha fatto dello sport un potente strumento educativo e di integrazione sociale. La sfida educativa è fondata sull’esperienza. L’esperienza non nasce tanto dal praticare una disciplina sportiva, quanto dal praticarla insieme ad altre persone, dentro un gruppo, una società sportiva, un oratorio, una parrocchia. Esperienza di senso è soprattutto è fare sport trattenendone il valore. «Vagliate tutto e trattenetene il valore», diceva San Paolo. Solo così si cresce e si diventa migliori.

2 settembre 2007 da www.csiroma.com

"LO SPORT TORNI AD EDUCARE"


      

"Più sport, più educazione" è il tema del convegno che si è svolto oggi al Teatro Ventidio Basso di Ascoli, promosso dal Centro Sportivo Italiano che lo ha voluto per animare la vigilia dell'incontro col Papa a Loreto per l'Agorà dei giovani.
Un convegno in cui è emerso forte e chiaro che lo sport ha nel tempo perso quella prerogativa di educare i giovani, che - a detta di tutti i relatori - deve assolutamente ritrovare.
In apertura è stato il vescovo di Ascoli Piceno, mons. Silvano Montevecchi, a spronare i responsabili delle associazioni presenti a "educare alla responsabilità, perche l’uomo, anche lo sportivo può fare bene e male, è capace di imprese straordinarie e di commettere nefandezze"
Quindi è toccato al moderatore dell’incontro, Edio Costantini, presidente del Csi. "Lo sport deve far capire ai giovani i propri limiti altrimenti diventa neutro" "Il Csi, in un'epoca di sport businnes, non esprime un linguaggio solo tecnico, ma attraverso le regole, il confronto, la festa e l'allenamento, deve far in modo che anche la competizione serva ad educare".
Ha parlato di "sport come esempio di educazione all'estetica" Savino Pezzotta, presidente della Fondazione per il Sud. "Non è importante sempre vincere, ma giocare bene, perchè questo mi educa e mi mette in relazione con gli altri" ha aggiunto Pezzotta, puntando l'indice su sport che "non sono per tutti, come il golf, le regate veliche, l'equitazione". "Lo sport è andato nel tempo mercificandosi. Basta guardare le squadre di calcio che stanno sul mercato. La logica dello sport di oggi legato ai soldi è che si è bravi solo se si vince". "Allora - ha detto ancora Pezzotta - si è tolleranti con chi si dopa per ottenere l'obiettivo, ma si è intolleranti con i ragazzi che si drogano".
"Dobbiamo reinserire lo sport nelle scuole con lo stesso potere di materie come latino, storia, matematica" è stata la proposta di don Antonio Mazzi, presidente di Exodus. "Se si fa fare sport fuori dalla scuola, vuol dire dargli un ruolo meramente integrativo e questo non va bene".
Per Luigi Alici, presidente dell'Azione Cattolica, "il matrimonio fra sport ed educazione è in pericolo perchè viene lentamente ucciso dalla cultura inculcata dai messaggi pubblicitari del narcisismo, dell'utilitarismo e della negazione del futuro. Ridiamo ai ragazzi il futuro che è stato loro sequestrato" è l'appello di Alici.
"Giocare è un diritto alla vita che porta dritti al Signore" ha detto alla platea dei ragazzi presenti oggi ad Ascoli monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, che ha poi concluso il suo intervento dicendo: "Se lo sport vuole essere educativo deve fare un salto di qualità, tenendo conto delle domande che formulano i giovani, valutandoli per quello che sono e non per la prestazione che hanno ottenuto".
L'assessore allo sport del Comune di Ascoli Domenico Stallone ha ricordato il suo passato di giocatore di calcio. "Ho esordito in serie A con la maglia dell'Ascoli nell'80 e mi sono formato nell'oratorio della mia parrocchia. Quello che chiedo alla Chiesa - ha spiegato Stallone - è proprio di tornare a far fare sport negli oratori evitando così che giovani e bambini vengano lasciati in mano a tecnici che trasmettono la cultura della vittoria, più che quella dell'educazione alla vita".

31 agosto 2007 da www.csiroma.com

L'ORATORIO CUP A CASERTA E REGGIO CALABRIA



Trecento giovani in campo nelle prime finali nazionali dell'Oratorio Cup, in rappresentanza di 36 squadre, provenienti per lo più dal sud Italia. Oltre alle sei parrocchie marchigiane e alle due torinesi in campo c’erano infatti 6 oratori siciliani, 5 lucani, 5 pugliesi, due campani e calabresi. Presenti anche gli slovacchi della Slovenky Orol di Bratislava .
Dopo il saluto di mons. Gervasio Gestori, vescovo di S.Benedetto, che ha voluto abbracciare i ragazzi intervenuti all’appuntamento marchigiano, il via alle gare, cha appassionanti in campo e fuori.
L’Oratorio Cup finisce a Reggio Calabria, con i ragazzi della Parrocchia di S. Maria del Lume di Pellaro, capaci di conquistare il trofeo sia nella pallavolo mista, sia nel calcetto over 18. Il titolo del calcio a 5 under 18 è invece andato all’ Oratorio San Francesco di Vitulazio (Caserta).

31 agosto 2007 da www.csiroma.com

LA CLERICUS AL REDEMPTORIS MATER

FINALE 1° e 2° Posto
LATERANENSE - REDEMPTORIS MATER 0-1 (rig. Piermarini)

FINALE 3° e 4° Posto
SEDES SAPIENTIAE- MATER ECCLESIAE 1-3 (Botero, Gonzales, Pineda, Pena (S) )

Sono i neocatecumenali del Redemptoris Mater la squadra vincitrice della Clericus Cup, torneo pontificio riservato a sacerdoti e seminaristi, organizzato dal Csi. Nella finale di sabato 26 maggio disputata davanti ad oltre 300 spettatori, sul campo della Petriana, all'Oratorio - oggi un vero e proprio stadio - S. Pietro, hanno battuto per 1-0 l'Università Lateranense, con un gol su rigore, al 15' st, del numero 10 Davide Piermarini. Resta così inviolata la porta del Red Mat, difesa dal numero 1 Simone Pegoraro, premiato dall'Ina Assitalia, come miglior portiere del torneo. Bronzo per i Legionari di Cristo del Mater Ecclesiae, che “stranamente' in giallorosso, hanno sconfitto il collegio Sedes Sapientiae per 3-1 con reti di Botero, Gonzales, Pineda, e gol della bandiera per gli orange di Marcos Peña, che siglando la sua undicesima rete, porta in seminario il pallone di cristallo messo in palio dalla Lotto, quale re dei bomber.

Circa 200 spettatori hanno assistito ai due incontri, tra loro erano presenti anche le massime autorità dei 4 seminari finalisti: monsignor Rino Fisichella della Lateranense, monsignor Claudiano Strazzari del Redemptoris Mater, monsignor Juan Carlos Dominguez della Sedes Sapientiae e padre André Martinez, vicerettore del Mater Ecclesiae.
Prima del calcio di inizio delle due partite è stato osservato un minuto di silenzio in memoria di Daniele Colarieti, trentaduenne fotografo ufficiale della Clericus Cup deceduto due giorni prima della finale. La Coppa a forma di pallone con sopra un cappello 'a saturno' da chierico e sotto un paio di scarpini è stata consegnata dal presidente nazionale del CSI, Edio Costantini, al capitano del collegio neocatecumenale, il difensore Paolo Itta. Alla premiazione c'era, oltre ai rettori ed al presidente del Csi , anche padre Kevin Lixey, direttore della sezione 'Chiesa e Sport' del Pontificio Consiglio per i laici.

Complessivamente il Mondiale della Clericus ha visto sul rettangolo verde 51 nazionalità rappresentate, 58 partite disputate, 321 giocatori impiegati, e la bellezza di 256 gol realizzati, 4 espulsi, due cartellini azzurri. Miglior difesa quella del Redemptoris Mater, imbattuta per tutti e tre i mesi di gioco; miglior attacco, quello della Mater Ecclesiae che in 9 partite è andata a segno 35 volte.

FESTA DELLE FAMIGLIE AL BORGO RAGAZZI DON BOSCO



Una giornata di incontro tra ragazzi, educatori e genitori, per condividere l'impegno nella promozione della vita dei giovani di R. S.
Ragazzi, educatori, volontari, laici impegnati, religiosi, consacrati e famiglie. Domenica 3 giugno nella sede del Borgo Ragazzi don Bosco, in via Prenestina 468, ci saranno tutti. L’occasione: una giornata dedicata alla famiglia, invitata a lasciarsi guidare “dall’amore di Dio per la vita”, come recita lo slogan dell’iniziativa.
«Il cammino educativo – scrivono nella lettera di invito ai genitori i responsabili della comunità educativo-pastorale - ci induce ad affermare con sempre maggior vigore che è impossibile educare a prescindere da scuola, gruppi, società, chiesa e famiglie. Il nostro compito educativo condiviso seppure differenziato e volto alla crescita dei ragazzi di cui voi siete genitori e noi desideriamo essere educatori richiede la gioia dell’incontro, della conoscenza reciproca e del confronto leale orientato alla crescita integrale dei ragazzi». Nasce da qui la scelta della Festa delle famiglie del Borgo Ragazzi don Bosco: per sottolineare «l’impegno di promozione della vita dei ragazzi, al cui servizio siamo tutti».
Il programma della giornata prevede, dopo un momento di accoglienza alle 10, la presentazione delle iniziative, la preghiera iniziale, alcune testimonianze e quindi gli incontri nelle diverse aree educative. Formazione, Movimento famiglie affidatarie, terza età. E ancora, Polisportive giovanili salesiane (Pgs), Centro giovanile salesiano (Cgs) con tutte le relative attività nell’ambito sportivo così come nel teatro, nella musica e nel canto. Questi gli ambiti educativi sui quali genitori ed educatori rifletteranno insieme.
Alle 12 è in programma la celebrazione eucaristica. Alle 13.30, pranzo al sacco: ogni famiglia è invitata a portare il necessario per sé, ma anche per almeno altre due o tre persone con cui condividere il pasto. Nel pomeriggio, a partire dalle 15.30, l’incontro diventa festa, con musica, giochi e balli di gruppo. La conclusione è fissata per le 18.

1 giugno 2007 da Roma Sette

LA FESTA DELLA SCUOLA



Il 6 maggio da piazza San Pietro parte la 27ª Maratona di Primavera, momento culminante della Festa nazionale della scuola di Giulia Rocchi
Pettorale appuntato sulla maglietta e scarpe da ginnastica; studenti e genitori sono pronti a partire. Da piazza San Pietro lungo via della Conciliazione e via della Traspontina, di corsa attraverso piazza Cola di Rienzo e piazza del Popolo, per tagliare il traguardo sulla terrazza del Pincio. Ecco il percorso della 27ª Maratona di Primavera, che si correrà domenica 6 maggio, giornata di chiusura e momento culminante della Festa nazionale della scuola.
La manifestazione è organizzata dall’associazione «Scuola Nuova», e tra i sostenitori figurano numerose sigle del mondo cattolico e di quello della formazione, tra cui il Vicariato, il Comune, la Fidae, il Csi, l’Agesc, giusto per citarne alcune.
Da venerdì 4 fino a domenica, il Pincio ospiterà stand, incontri culturali, concerti e spettacoli. Eventi che, lo scorso anno, hanno attirato sulla terrazza progettata da Valadier circa 200mila persone. Lo ricorda monsignor Carmine Brienza, responsabile dell’Ufficio scuola della diocesi, che anticipa il programma del 6 maggio. «Alle 9 verrà celebrata la Messa nella basilica di San Pietro - spiega -; al termine, e fino alle 12, all’interno del colonnato si svolgeranno giochi e gare, a cui parteciperanno anche ragazzi disabili. Quindi, a mezzogiorno, parteciperemo all’Angelus con il Papa e poi partirà la Maratona vera e propria».
Il cambiamento del programma rispetto alle scorse edizioni, con la Messa al termine della "competizione", aggiunge monsignor Brienza, «è frutto dell’esperienza. In passato i ragazzi arrivavano un po’ stanchi alla celebrazione eucaristica. Abbiamo così deciso di cominciare la giornata con un momento forte di preghiera. L’Angelus, poi, darà il "la" alla manifestazione». Una scelta che ribadisce, ancora di più, il valore simbolico dell’evento. «Vogliamo sottolineare la valenza formativa dello sport - dice ancora il sacerdote -, ma soprattutto portare l’attenzione della città sull’emergenza educativa, al centro anche del piano pastorale della diocesi. Senza formazione non c’è futuro».
Oltre che una festa dello sport, insomma, la Maratona si propone come momento di riflessione per docenti, genitori, studenti. Ma quando nacque, nel 1981 per volontà di fratel Lazzaro, gli obiettivi erano altri. In quel periodo, spiega Franco Gemelli, presidente del comitato organizzatore, «per i genitori credenti era particolarmente difficile fare questo tipo di scelta educativa. Si voleva quindi testimoniare la presenza della scuola cattolica nel panorama della capitale con un evento pacifico e ricreativo». E ancora, «in un momento di contestazioni - continua Gemelli - si cercava di dare una testimonianza di integrazione tra scuola e famiglia, studenti e docenti».
Con il passare degli anni, e con le modifiche legislative la fisionomia della Maratona è cambiata. Adesso partecipano tanti ragazzi che frequentano scuole statali, e il ministero dell’Istruzione offre il suo patrocinio. Ancora oggi, comunque, l’iniziativa è anche l’occasione per presentare un tipo di formazione diversa. Tanto che in piazza Napoleone I verrà affissa - quest’anno per la prima volta - una mappa di Roma con segnalati gli istituti cattolici: ben 230 bandierine sul reticolo di strade della città.

4 maggio 2007 da Roma Sette

«LO SPORT COME SEGNO D’UGUAGLIANZA»



Dal 2 al 4 maggio la Settimana europea del calcio Special Olympics. Insieme ragazzi disabili e non da Redattore Sociale
Dal 2 al 4 maggio appuntamento a Roma con la Settimana europea del calcio Special Olympics. L’evento, organizzato con il supporto della Uefa, con il patrocinio della Figc e della Lega Calcio è alla sua settima edizione, si svolge in contemporanea in 50 paesi europei e coinvolge oltre 50 mila giovani.
Quest’anno protagonista dell’European football week è il calcio unificato (Unified sport), con squadre formate da tre atleti con disabilità e due non disabili. «Un modo per trasmettere un importante segnale di uguaglianza» ha sottolineato Gianni Rivera, consulente per lo sport del Comune di Roma e ambasciatore del calcio Special Olympics. Il progetto del calcio unificato, che coinvolge gli studenti dai 10 ai 19 anni (per quelli più piccoli sono previsti percorsi di preparazione alla disciplina) mira ad aumentare l’attenzione verso le persone disabili da parte del corpo docente e degli altri studenti e a migliorare la forma psico- fisica degli stessi ragazzi e ragazze disabili.
La settimana Special Olympics di Roma, a cui partecipano oltre 20 squadre per un totale di 150 studenti, si gioca all’Axa calcio scuola Francesco Totti centro sportivo Longarina. «Sarà una grande festa dello sport- ha detto Federico Vicentini, presidente Special Olympics Italia-, giocato con agonismo e fair play, con momenti di grandi emozioni».
Ma gli appuntamenti Special Olympics non finiscono qui. Il 5 maggio, a conclusione della settimana dell’European football week, le squadre di calcio di serie b Tim scendono in campo portando lo striscione Special olympics. Quest’iniziativa, che serve per promuovere la raccolta fondi “Adotta un campione” è importante per l’evento di spicco del 2007: i giochi mondiali estivi di Shanghai. Il team Italia di Special olympics andrà a ottobre in Cina con 134 tra atleti e tecnici, tra i quali i membri delle squadre di calcio unificato, a 5 e femminile

30 aprile 2007 da Roma Sette

IN CORSA PER LA PACE

Si è conclusa sabato 28 la maratona-pellegrinaggio che ha coinvolto anche ebrei e musulmani
di Mariaelena Finessi



Là dove le targhe gialle delle automobili israeliane lasciano il posto alle targhe bianche e verdi palestinesi, un mostro di cemento alto 8 metri e lungo, ad oggi, circa 600 chilometri, divide fisicamente due popoli. «Il muro della vergogna», come lo ha definito il vescovo Josef Clemens, segretario del pontificio Consiglio per i laici, in occasione della maratona-pellegrinaggio da lui presieduta, lo scorso 25 aprile.
Per la quarta volta dal 2004, grazie all’Opera romana pellegrinaggi (Orp), atleti italiani, israeliani e palestinesi lo hanno varcato, correndo insieme per la pace lungo le strade della Terra Santa. Dieci chilometri, da Betlemme a Gerusalemme, in onore del compianto Giovanni Paolo II.
Sorto ufficialmente per tutelare la libertà di entrambi i popoli, israeliano e palestinese, di fatto dal 1999 questo muro separa vecchi amici, madri e figli. «Dicono che è stato costruito per tutelare la nostra libertà; in realtà, israeliani e palestinesi, siamo tutti prigionieri di questa libertà». Così mormora suor Ginetta, mentre con i bambini sordomuti dell’istituto «Effetà» di Betlemme aspetta il via alla corsa.
Intanto l’aria comincia a riscaldarsi, un po’ per l’emozione, un po’ perché in questo angolo di mondo i raggi del sole sanno colpire più forte. Alla partenza, dopo i saluti delle autorità, la massa di atleti - 50 palestinesi e 80 italiani - comincia a dipanarsi lungo la strada che conduce alla Città santa. Al check point, incastonato in un muro imbrattato dai murales, altri 50 sportivi israeliani si uniscono al gruppo. In totale 180 persone, 60 anni il più anziano, 5 il più piccolo. Per questa maratona, voluta dall’Orp e dal Centro sportivo italiano (Csi), ancora una volta hanno fatto da testimonial Andrea Zorzi e Roberto Masciarelli, vecchie glorie della pallavolo. La novità, invece, è nella partecipazione di alcuni rappresentanti delle squadre iscritte alla «Clericus Cup».
L’evento si svolge il giorno dopo in cui ricorre, almeno secondo il calendario ebraico, la festività per la nascita dello Stato d’Israele e due giorni dopo che l’Unesco ha annunciato di aver adottato una decisione storica che riafferma il valore universale della «Old City» di Gerusalemme, sottolineando come per la prima volta israeliani e palestinesi abbiano lavorato insieme per proteggere il sito, patrimonio dell’umanità secondo la convenzione delle Nazioni unite del 1972.
Poche le cose che gli sportivi e i pellegrini (atleti per un giorno) oggi si portano dietro: la bandiera olimpica, la fiaccola benedetta dal Santo Padre e il desiderio di scrivere una nuova pagina della pace. Il bene più prezioso che manca a questi popoli. «Sappiamo tutti - ha detto il vescovo Clemens - che proprio qui in Terra Santa il messaggio della pace ha delle forti implicazioni politiche e sociali». Non si può però dimenticare che «la vera e duratura pace è anzitutto frutto del profondo rispetto della dignità dell’altro», e che essa non è «un prodotto automatico del benessere economico e sociale». A essa, invece, «si arriva solo rispettando l’uguale dignità dell’altro, uomo e donna». In fondo «il nemico più grande è l’uomo stesso, quando dimentica di essere creatura e non "creatore" di se stesso. In altre parole quando rifiuta Dio come origine e scopo della sua vita, o dimentica di dargli Gloria nella preghiera e nella vita di tutti i giorni».
Lungo il percorso intanto, fiancheggiato da una rigogliosa campagna «verde come non lo è mai stata finora - dice un cristiano che mastica poco la nostra lingua -, grazie alla pioggia degli ultimi mesi», qualcuno guarda il gruppo con curiosità, molti salutano e al check point accade qualcosa di straordinario. Per la prima volta un militare israeliano - obbligato da sempre al rigore - rompe le regole e alza la fiaccola al cielo. «Un "miracolo"», dicono in tanti. Con gli israeliani il fiume umano s’ingrossa. Sette chilometri e il suono festoso delle cornamuse accoglie finalmente gli sportivi alle porte di Gerusalemme.
«Ci auguriamo - monsignor Liberio Andreatta, amministratore delegato dell’Orp parla mentre la scalinata ai piedi del Tempio è stracolma dei novelli sportivi in cerca di refrigerio - che un giorno anche gli amici israeliani possano partire insieme a noi». Rendendo onore al Servo di Dio Giovanni Paolo II, «che ci ha dato un segnale di speranza venendo qui», monsignor Andreatta lancia il suo appello alla pace «affinché il cuore dei pellegrini e le gambe degli sportivi possano arrivare là dove la diplomazia non è riuscita». Il vescovo Clemens legge poi il messaggio di Benedetto XVI, chiedendo che ne venga trasmessa anche una traduzione in ebraico: «Sua Santità, mentre auspica - scrive, a nome del Pontefice, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano - che questa manifestazione possa favorire un proficuo dialogo tra culture e religioni diverse, si unisce idealmente ai pellegrini e ai partecipanti assicurando il suo orante ricordo al Signore perché la Terra Santa, il Medio Oriente e il mondo intero possano conoscere tempi di vera e stabile pace».

30 aprile 2007 da Roma Sette

BETLEMME-GERUSALEMME: CORRE LA PACE

E' il 25 aprile. Il Nunzio Apostolico in Terra Santa, Mons. Antonio Franco accende quella fiaccola della pace, benedetta in udienza da Papa Benedetto XVI, che oggi, nel corso della quarta edizione della maratona, intitolata al suo predecessore Giovanni Paolo II, passera' di mano in mano tra persone di ogni credo e di ogni nazionalita'. Corre la pace in Terra Santa. C' e' un bimbo di 5 anni a tirare il gruppo, piu' dietro alcuni over 70. Ci sono 40 sportivi modenesi a darsi il cambio, 8 calciatori della Clericus Cup ad affermare un carattere piu' internazionale all'evento. Vengono da Croazia, Ecuador, Haiti, Messico, Slovacchia e Stati Uniti. C'e' l'ex pallavolista Andrea Zorzi ma non correra' per un problema al ginocchio, con lui l' amico di sempre Roberto Masciarelli. Corrono le colombe della pace, attraversano il check point, quel muro eretto dagli israeliani nel 2004, dopo l' ultima intifada. Fluiscono soprattutto le parole del Papa, "mi unisco idealmente a voi, auspicando una pace stabile in Terra Santa, in Medio Oriente ed in tutto il mondo" pronunciate per bocca di mons. Josef Clemens, segretario del Pontificio Consiglio per i Laici. "Apprezzo vivamente- prosegue il messaggio del Santo Padre - questa iniziativa che esalta i valori dello sport a sevizio della pace e pone in luce l'importanza della comune preghiera per contribuire all'intesa dei popoli". Immancabile Padre Ibrahim Falta, parroco di Gerusalemme, con lui c'e' padre Pierbattista Pizzaballa, custode della Terra Santa, mons. Andreatta ed Edio Costantini, rispettivamente amm. delegato dell'Opera Romana Pellegrinaggi e presidente del Centro Sportivo Italiano promotori della maratona. Paola Saluzzi, madrina dell'evento, alla sua terza maratona-pellegrinaggio, ricorda i malati al Caritas Baby Hospital, e all' Istituto EffetଠPaolo VI'? che si occupa della riabilitazione dei bambini sordomuti.Tanti passi fatti insieme, in una giornata di dialogo, di avvicinamento, di libertଠquali solo lo sport sa regalare. Non ci sono risultati cronometrici, il tempo accomuna ognuno dei partecipanti. ?E come ogni anno, in una manifestazione ricca di significati simbolici, resta il transito del check point il momento piu' emozionante, tra abbracci sinceri, grida di pace, ramoscelli di olivo, armi riposte per una stretta di mano. Lo sport puo' unire i popoli. Nessun divieto di accesso. Corre la pace. Almeno ieri.

LO SPORT E’ DI CASA NELLA CHIESA

Si è svolto a Roma, giovedì 3 maggio, il convegno “Lo sport è di casa nella Chiesa', organizzato dal Centro Sportivo Italiano quale momento di riflessione in vista della conclusione della Clericus Cup, torneo di calcio rivolto a sacerdoti e seminaristi.
Come a febbraio il Cardinale Pio Laghi aveva dato il calcio di inizio della Clericus Cup, così oggi ha aperto i lavori con il suo saluto. “Si deve – ha affermato il prefetto emerito per la Congregazione per l'Educazione Cattolica – dare impulso alla Chiesa per la Chiesa. Occorre educare i giovani ed avvicinarli allo sport seguendo la regola delle tre C: chiesa, cortile, casa, senza ovviamente dimenticare la scuola'. “Lo sport – ha affermato Edio Costantini, Presidente nazionale del Csi - deve educare al valore della vita. Siamo convinti che la pratica sportiva possa e debba essere proposta soprattutto ai giovani, come esperienza continuativa e strutturata, capace di conferire valori importanti e dunque come esperienza educativa, come strumento di promozione umana e sociale. La Clericus Cup ha voluto ribadire l'importanza di promuovere lo sport all'interno della comunità ecclesiale, oratori e parrocchie'.

Al convegno “Lo sport è di casa nella Chiesa' hanno partecipato alcuni calciatori seminaristi della Clericus e l'intero ambiente ecclesiale potenzialmente interessato al rilancio dello sport giovanile nei seminari e nelle parrocchie di Roma e Lazio: seminaristi dei seminari e collegi pontifici romani, rettori di seminari regionali e diocesani, responsabili degli uffici di pastorale giovanile diocesana e regionale, responsabili degli uffici di pastorale del tempo libero e sport diocesana e regionali, rappresentanti delle parrocchie della diocesi romana.
Alla tavola rotonda sul tema è intervenuto, tra gli altri, mons. Carlo Mazza, direttore dell'Ufficio Nazionale Turismo e Sport della CEI. “Lo sport – ha affermato mons. Mazza – è da sempre omogeneo all'attività della Chiesa. Nei giorni nostri occorre tuttavia ricostruire le fondamenta, ossia la cultura sportiva nella Chiesa. C'è compartecipazione tra sport e Chiesa e questa relazione è strutturale, non episodica. Lo sport, come la Chiesa, è una lieta notizia, è gioia, fa sognare, sprigiona fantasia ed è un inno alla vita'.
La Clericus Cup, inoltre, ha dato un' immagine nuova al mondo della Chiesa: “i sacerdoti in campo sono visti giovani, sportivi e in forma – ha ricordato P. Kevin Lixey, direttore della Sezione Chiesa e Sport del Ponitificio Consiglio Per i Laici – e lo Spirito Santo può approfittare dello sport per le nuove vocazioni'. Lo sport, inoltre, costituisce un mondo vero in cui confrontarsi. “E' il luogo – ha aggiunto mons. Paolo Giulietti, responsabile del Servizio Nazionale Pastorale Giovanile della CEI – in cui il giovane credente ha un'esperienza trasparente in cui si mette alla prova. Sul campo di calcio non ci sono distinzioni di ruoli o cariche ma tutti si è uguali, compagni e avversari'.
Sul linguaggio dei giovani, sulla conoscenza della persona e sugli orizzonti antropologici la riflessione di mons. Antonio Napoleoni, rettore del Pontificio Seminario regionale marchigiano Pio XI, che ha esordito parafrasando il titolo: “Lo sport deve essere di casa nei seminari' - che ha proseguito: “L'attività sportiva nei collegi nella formazione dei futuri uomini e credenti, deve costituire l'aspetto essenziale della vita, su cui costruire poi la propria. Occorre riscoprire la personalità ed il l'autenticità'.

“Per evangelizzare – ha puntualizzato don Claudio Paganini, consulente ecclesiastico nazionale CSI - occorre utilizzare lo sport. L'idea della Chiesa che fa sport è distorta, ci sono abiti e preconcetti. E' necessario avere tempo per educare e ricordare che l'allenatore sta più tempo con i ragazzi di quanto stiano i catechisti. La comunità deve educare e in tal senso lo sport deve avere il suo spazio: lo sport deve essere cioè titolare nell'educare alla fede'.

Nella seconda parte del convegno Renato Picciolo, direttore tecnico nazionale CSI e Michele Marchetti, responsabile nazionale della formazione associativa, hanno illustrato i progetti del Csi, tra cui l'Oratorio Cup, il nuovo progetto nazionale con cui il CSI vuole affermare la propria mission, quella di educare attraverso lo sport, investendo nell'attività sportiva giovanile, e ripartendo dai tradizionali luoghi di incontro quali gli oratori e le parrocchie. L'Oratorio Cup, che coinvolge 100 diocesi sul territorio nazionale, è una manifestazione rivolta agli atleti della categoria under 18 che impegnerà i giovani nel calcio a 11, calcio a 7, calcio a 5, pallavolo, tennistavolo e calcio balilla. Si articolerà in diverse fasi locali, diocesane (dal 1° maggio al 30 luglio) che sfoceranno nel meeting nazionale previsto dal 29 agosto al 2 settembre 2007, in cui il CSI a Loreto abbraccerà Papa Benedetto XVI nella Piana di Montorso. Il 31 agosto, nell'ambito di tale progetto, è già programmato il convegno nazionale “Lo Sport è di Casa nella Chiesa'

LO SPORT NEI SEMINARI ADESSO GIOCA IN CASA
di Edio Costantini


Sostenere che «Lo sport è di casa nella Chiesa» non è un modo di dire, ma una verità storicamente comprovabile, che trova testimonianza, oltre che nella sollecita attenzione che il Magistero ecclesiale ha sempre dedicato al fenomeno sportivo, nelle radici cristiane di tanto associazionismo sportivo del nostro Paese. Si consideri, in particolare, l’affermarsi dello sport nell’Italia del XX secolo, che molto deve al modo in cui l’esperienza sportivo-educativa è sbocciata e si è radicata nelle parrocchie, negli istituti religiosi ed in altre realtà ecclesiali. Un’esperienza che da quegli inizi ha presto rotto gli argini ed ha funzionato da effetto volano per accelerare il diffondersi della pratica sportiva nel tessuto della società italiana. Altrettanto indiscutibile è che la matrice di tale attività sia sempre stata la pulsione educativa, la tensione a concepire l’esperienza sportiva come una possibilità formativa da porgere a tutti i giovani, una pratica che avesse un senso umano profondo e non fosse soltanto, per usare le parole di Pio XII, un «vano agitar di membra». Ma è anche vero che ogni epoca ha il suo sport, le sue culture giovanili, i suoi bisogni educativi. Come uno specchio, lo sport riflette la società e i tempi che lo generano. È perciò un fenomeno che in questa sua evoluzione va assistito e guidato, per evitare che si svilisca, che perda di qualità, di umanità e di senso. Ha valore, dunque, interrogarsi su come possa e debba essere attualizzata oggi la presenza dello sport nella comunità ecclesiale, e al servizio di quali obiettivi educativi e pastorali essa debba essere posta. In particolare, si tratta di riflettere in che modo vada rinnovata la sfida sportivo-educativa nell’ambito delle parrocchie e degli oratori, affinché lo sport continui ad esservi di casa. Di tutto questo si è parlato giovedì, al convegno “Lo sport è di casa nella Chiesa”, che il CSI ha organizzato presso il Pontificio Oratorio San Pietro di Roma. Si sono ascoltati interventi di matrice ecclesiale di grande spessore, che hanno dimostrato come ci siano tutte le premesse affinché lo strumento sport torni ad animare, come un vecchio «amico di famiglia», in una rinnovata visione educativa e in spirito di servizio, le molteplici espressioni della comunità cristiana. E giustamente, nell’occasione, si è fatto notare che per essere di casa nella Chiesa è indispensabile che lo sport sia innanzitutto di casa nei seminari, lì dove si preparano i sacerdoti di domani.

CATHOLICUS CUP: VINCE IL VATICANO!

E' rimasto per tutti i 60 minuti seduto in panchina Renzo Ulivieri, per un giorno direttore tecnico della Nazionale Religiosi. Sotto un caldissimo solleone romano, su campo dell'oratorio-stadio S. Pietro, si è giocata la finale della Catholicus Cup, la supercoppa che il Centro Sportivo Italiano aveva messo in palio a seguito della Clericus Cup. Stavolta in campo non solo seminaristi e sacerdoti, ma anche laici, come gli studenti della Laternanense, i dipendenti del Vaticano, e quelli dell'Azione Cattolica.
La finale è stata dominata in lungo e largo dalla rappresentativa del Vaticano, apparsa molto più squadra e meglio organizzata sotto il profilo tecnico e tattico. Renzaccio, stretto tra i due baffi e gli occhiali da sole, lo aveva capito sin dal fischio iniziale, commentando con i sacerdoti e fraticelli panchinari. “Mi sa che non bastano le preghiere – ai primi tocchi degli avversari – questi giocano palla a terra e sono bravi'. Le speranze degli azzurri religiosi, duravano meno di 5 minuti. Al 4° l'arbitro del CSI decretava il rigore trasformato da Rossi, il numero undici vaticano, che all'ombra del Cupolone presta servizio all'APSA, presso l'istituto di volontariato S. Pietro e Paolo. Al 20° era sempre Rossi a raddoppiare con un bel gol di testa, per la gioia di mister Saverio Di Pofi, tipografo presso la Santa Sede. Il 3-0 arivvava a tre minuti dal termine del primo tempo, firmato dal gendarme Badalocco, subentrato all'idraulico Perugini.
I secondi 30 minuti venivano giocati per onore della firma, con i religiosi che non andavano mai vicini al gol della bandiera e con diverse opportunità per il Vaticano di allungare: una traversa colpita dall'albanese Goxhaj, e due begli interventi del 32enne Padre Andrea Monsignori, che non per niente gioca titolare nel torinese nella squadra del San Mauro. Ulivieri in panchina si lasciava tentare da un pò d'amarcord. A chi gli domandava quale fosse stato il miglior talento da lui allenato, ha risposto: "Mancini? Grandissima classe, la sua. Ma io impazzivo per Trevor Francis, nei miei anni alla Sampdoria." E lì a sciorinare a memoria alcuni gol sia del centravanti inglese, sia del numero 10 jesino, fino al fischio finale.
Tra gli abbracci e la festa nel sollevare la Catholicus Cup davanti al Cupolone Ulivieri tornava invece sul senso dell'iniziativa: “Ci siamo divertiti molto in queste due partite. E al di là del risultato, va applaudito chi organizza questi eventi, perché è bello vedere i sacerdoti giocare a calcio. E credo anche giusto perché, per stare in mezzo ai giovani nelle parrocchie e negli oratori, occorre saper fare anche questo'.

La finalissima era stata preceduta dalla finale per il terzo e quarto posto. Sul podio è salita l'Azione Cattolica, che ai rigori si è imposta per 4-3, grazie a due belle parate del portiere, sulla Università Lateranense, finita quarta, sconfitta, sempre e solamente, dal dischetto.
Le premiazioni sono state effettuate dal presidente del CSI Roma, Franco Mazzalupi e dal dott. Farilli, dirigente della Probios, azienda che produce il BIO CHAMPION, il primo integratore completamente biologico, nel calcio già con il Palermo, nella Catholicus Cup, sponsor ufficiale assieme al main sponsor Ina Assitalia e alla Lotto, sponsor tecnico.

PALAMONTONA GREMITO PER LE PREMIAZIONI

Dopo la positiva esperienza dello scorso anno, anche stavolta il CSI Roma aveva deciso di organizzare la cerimonia di premiazione in prima serata, ovvero alle ore 21 di lunedì scorso, e gli auspici sono stati pienamente soddisfatti. Davvero imponente la partecipazione, tanto che i posti a sedere sono andati ben presto esauriti e che ogni angolo del capiente PalaMontona è stato occupato dagli atleti, dai tecnici e dai dirigenti convenuti.
La stagione 2006/07 va in archivio con questa bella immagine d'assieme, dove pallavolisti, cestiti e calciatori si sono confusi fra loro applaudendosi a vicenda, ognuno in attesa del proprio momento di gloria.
Il Coordinatore Daniele Rosini e il Segretario Alessandro Pellas sono stati gli immancabili artefici della festa, che è cominciata con gli interventi dei Vip, introdotti dal Presidente Provinciale Franco mazzalupi: il Direttore dell'Ufficio Pastorale-Sport-tempo Libero prsso il Vicariato Mons. Pier Gaetano Lugano, il Presidente del Coni Provinciale Riccardo Viola, il Consigliere Regione Lazio Enzo Foschi.
I primi riconoscimenti conferiti sono stati quelli dell'Arbitro dell'anno, 9° Trofeo Danila Birarelli, assegnato a Stefano Funari (pallavolo) e di Società dell'Anno, assegnato al DLF Basket.
Quindi, tutta la sequela delle premiazioni inerenti i campionati nazionali, provinciali e trofei vari, più le annesse coppe disciplina, con la novità del procedimento per fasce d'età e non per disciplina, che ha in un certo senso accomunato tutte le società sportive presenti. Si è partiti ovviamente dai più piccoli, sino ad arrivare agli Open.
Con l'occasione, il CSI Roma ha distribuito la brochure contenente il programma per la stagione 2007/08, con tutte le categorie e le fasce d'età previste per ciascuna disciplina.
Nel calcio l'annata ha contrassegnato il dominio del Piergiorgio Frassati, vincitore di tre titoli di calcio a 5 (Open, Allievi e Juniores) e secondo classificato nell'Open di calcio, mentre nella pallavolo Nfa Saet (Junior F e Allieve) e Volley 19 (Open M e Top Junior F) si godono due "scudetti" a testa.
Nel basket, invece, i titoli sono stati tutti appannaggio di società diverse, con la provincia che supera il capoluogo per 4-3.
Ma per tutti i campioni provinciali non c'è tempo per festeggiare: questa settimana si disputano le finali nazionali delle categorie allievi, juniores e top-junior; gli open invece dovranno attendere la prima settimana di luglio.
Tale programma, unitamente al riepilogo delle classifiche finali, sarà prossimamente pubblicato sia sul sito internet che sul magazine

DECOLLA L’ORATORIO CUP 2007

E' in rampa di lancio l'Oratorio Cup il nuovo progetto nazionale con cui il CSI vuole affermare la propria mission, quella di educare attraverso lo sport, investendo nell'attività sportiva giovanile, e ripartendo dai tradizionali luoghi di incontro quali gli oratori e le parrocchie. Parrocchia ed oratorio, infatti, sono da sempre stati gli interlocutori privilegiati del Centro Sportivo Italiano, contribuendo alla formazione di intere generazioni di sportivi e cittadini.

L'Oratorio Cup è una manifestazione rivolta agli atleti della categoria under 18. che impegnerà i giovani nelle seguenti discipline sportive: calcio a 11, calcio a 7, calcio a 5, pallavolo, tennistavolo e calcio balilla. Si articolerà in diverse fasi locali, diocesane (dal 1° maggio al 30 luglio, che sfoceranno nel meeting nazionale previsto dal 29 agosto al 2 settembre 2007, nella domenica, in cui il CSI a Loreto abbraccerà Papa Benedetto XVI nella Piana di Montorso.

Il 31 agosto, nell'ambito di tale progetto, è già programmato il convegno nazionale “Lo Sport è di Casa nella Chiesa.

TUTTI INSIEME PER FARE FESTA ALLA VITA
di Daniele Merlini sdb




Se più di 800 persone tra ragazzi, giovani e adulti si ritrovano in una calda giornata ormai primaverile per stare insieme con gioia e allegria, giocando con impegno con l’unico intento di divertirsi, cantando a più non posso, pregando e riflettendo sul Vangelo, ci deve essere un motivo particolare: questo motivo è celebrare insieme la “Festa della Vita”. Questo il tema che ha raccolto Domenica 18 marzo nei cortili dell’Istituo Salesiano Gerini in via Tiburtina persone di varie età e provenienza che si sono incontrate, dalle 9.30 fino a circa le 18, per passare una giornata all’insegna della gioia e del buon divertimento non dimenticandosi di riflettere sulle cose importanti della vita. Il tutto, in pieno stile salesiano, mescolando momenti ludici, con organizzazione di tornei di calcio, basket e volley per tutte le età, giochi a stand per i più piccoli, laboratori, compresi quello di educazione stradale con a disposizione molte biciclette e percorsi più o meno impegnativi, e quello ecologico, con un cavallo che ha fatto la gioia specialmente dei più piccoli, e momenti più impegnativi, a partire dalla presentazione dal tema della giornata impostato sul messaggio che il Rettor Maggiore dei salesiani ha donato ai suoi figli per quest’anno: l’attenzione alla vita e alla sua difesa in tutte le sue forme. E questa giornata assume proprio il significato di una celebrazione della vita e in particolar modo dell’origine della vita di ogni persona ovvero la famiglia, come ha ricordato con entusiasmo Mons. Enzo Dieci, che ha presieduto l’Eucaristia animata da un nutrito coro e dalla gioia dei ragazzi presenti.


La “festa della vita” ha raccolto ragazzi e adulti provenienti in particolar modo dalle parrocchie del settore Nord della Diocesi di Roma insieme alle case salesiane di Roma e del Lazio ed è stata organizzata grazie allo sforzo della Comunità salesiana degli studenti di teologia dell’Istituto Gerini coadiuvati da molti altri salesiani, amici e collaboratori che con entusiasmo si sono messi a disposizione affinché la giornata risultasse un’autentica e gioiosa festa e un inno all’incontro tra le persone. Prezioso è risultato il sostegno e il riconoscimento del V Municipio e del comitato regionale del CONI.
Il lavoro di preparazione, il gioco, la preghiera, i premi, lo stare insieme sono stati pensati e realizzati con lo scopo di ringraziare prima di tutto Dio per il più grande dono che ci ha fatto, quello della vita, e in un mondo dove tale dono sembra non essere più apprezzato e riconosciuto, e minacciato in molti modi, affermare che la sua difesa è il primo compito di ogni uomo, grande o piccolo che sia.

18 marzo 2007

CSI DI OSTIA, NUOVA SEDE A DRAGONA
Giovani

Il centro inaugurato a S. Maria Regina dei Martiri,
che da oltre 20 anni ospita una società sportiva
di Elio Lops (viceparroco)




La nuova sede del Centro sportivo italiano (Csi) di Ostia e del XIII Municipio nella parrocchia di SantaMaria Regina dei Martiri a via Ostiense. L’inaugurazione del centro, sabato 6 gennaio, nell’oratorioparrocchiale alla presenza di alcuni responsabili del Csi - il consulente ecclesiastico don ClaudioPaganini, il segretario di presidenza nazionale, Daniele Pasquini -, del direttore dell’Ufficio diocesanoper lo sport e il tempo libero, monsignor Pier Gaetano Lugano, e di rappresentanti del XIII Municipio,come Giancarlo Innocenzi, insieme ai dirigenti del “Dragon City Calcio-Volley” con i giovani e iragazzi della parrocchia di Dragona.
Il XIII Municipio ha in sé una grande vocazione allo sport, come dimostrano i tanti e qualificati centrisportivi presenti in tutto il territorio. Tra questi, negli ultimi anni, sta avendo sempre più autorevolezzaanche la società “Dragon City”. Nata più di 20 anni fa nella parrocchia di via Ostiense, fuespressamente voluta dal compianto parroco don Claudio De Angelis. Scomparso il 24 novembrescorso per un male incurabile, il sacerdote vedeva nello sport non solo un luogo di aggregazionesano e formativo, ma un vero e proprio campo di evangelizzazione.


L’apertura di questa sede zonale darà, grazie all’esperienza e al supporto eccellente del Csi, una“marcia in più” per poter agire non solo a Dragona, ma in tutto il XIII Municipio con più efficacia. Tra iprincipali obiettivi c’è sicuramente quello di dare un’opportunità in più a tante società sportivepresenti nel territorio e di intensificare i rapporti di amicizia e di sano agonismo sportivo con esse. Laprima iniziativa promossa dal nuovo centro è il primo trofeo di calcio a 11 per i nati del ’95-’96.Intitolato “Salus Populi Romani”, sarà proposto alle società sportive del Municipio. La speranza, conquesta e con tutte le altre attività sportive, è di dare un aiuto ai ragazzi e alle loro famiglie ad andareoltre, ad abbandonare gli egoismi e ad affrontare la strada della condivisione, della sperimentazionedel limite, della conoscenza di sé.

16 gennaio 2007 da www.romasette.it

CLERICUS CUP: RELIGIOSI IN CAMPO!

Grande novità nell’ambito delle attività sportive promosse dal CSI: sono partite le iscrizioni alla Clericus Cup, torneo nazionale di calcio indetto e organizzato dal CSI Nazionale in collaborazione con il CSI Roma, rivolto agli iscritti ai Collegi, alle Università, ai Convitti e ai Seminari Pontifici di Roma e Lazio.
Sono 16 le squadre che daranno vita alla manifestazione, che permetterà alla vincente di essere ammessa alla fase regionale o interregionale del Campionato nazionale di calcio Open CSI. La partecipazione all’iniziativa è completamente gratuita ed anzi, ad ogni squadra partecipante sarà fornita una serie completa di maglie, pantaloncini e calzettoni.
Il Torneo prevede tre Fasi. Nella prima (24 febbraio/21 aprile), le 16 squadre saranno suddivise per sorteggio in due gironi da 8 con partite di sola andata, che qualificheranno 4 squadre ciascuno alla fase successiva.
Come nei tornei Open, il regolamento tecnico prevede: 2 tempi da 30’; 5 sostituzioni; 1 time-out per squadra; caretellino azzurro (sospensione temporanea di 5’).
Al termine della partita, in caso di parità, si tireranno i calci di rigore, perciò l’assegnazione del punteggio sarà la seguente: 3 punti per vittoria nei tempi regolamentari, 2 punti per vittoria ai rigori, 1 punto per sconfitta ai rigori.
Le 8 squadre qualificate si incontreranno tra di loro con formula “dell’eliminazione diretta” con partite di andata e ritorno (per individuare la squadre che passeranno il turno si utilizzerà la formula delle competizioni europee).
Le quattro squadre vincenti dei quarti di finale disputeranno in gara unica le semifinali e le finali per il 3° e 4°e il 1° e 2° posto a Roma, nel mese di giugno.
In questa fase, in caso di parità si disputeranno due tempi supplementari di10 minuti ciascuno. In caso di ulteriore parità si tireranno i calci di rigore con il sistema normale.
Le iscrizioni dovranno avvenire entro il 10 febbraio 2007; esse si chiuderanno, in ogni caso, al raggiungimento di 16 squadre iscritte.
Per informazioni più dettagliate contattare il sito www.csi-net.it

6 gennaio 2007 da www.csiroma.com

NASCE A ROMA LA SCUOLA DEL NUOVO CIRCO



Esplode finalmente anche in Italia la corrente artistica che sta conquistando il mondo intero: il Nuovo Circo. Armoniosa fusione tra Teatro, Circo e Arte di Strada con incredibile successo presentato per la prima volta nella nostra città dall’insuperabile Cirque du Soleil, il Circo Nuovo si distanzia molto dal Circo Tradizionale delle famiglie circensi per avvicinarsi invece a scenografie e regie puramente Teatrali ed alla sana allegria tipica degli Spettacoli di Strada.
Mentre nel Circo tradizionale gli artisti vengono formati di generazione in generazione dalle proprie famiglie, nel Circo Nuovo esistono delle vere e proprie Scuole di Formazione ove chiunque può scegliere di studiare a vari livelli, dall’amatoriale al diploma, alla laurea. Sebbene nelle altre capitali europee siano presenti e riconosciute già da anni, a Roma la prima scuola ha solo pochi mesi: è la Scuola Romana di Circo!
Nata da un progetto dell’Associazione Culturale Jokers ed in attesa di una propria sede stabile, la Scuola Romana di Circo attualmente si appoggia ad altre strutture. Una di queste è il CSI Roma dove si svolgono numerosi i corsi di Giocoleria (Lun. e Merc: 21.00 – 22.30), Acrobatica (Mar. e Giov: 21.00 – 22.30) e Discipline Aeree (Lun. e Merc. o Mar. e Giov: 21.00 – 22.30). Improbabili routine di palline, salti mortali e acrobazie volanti hanno trovato nella palestra del CSI Roma l’habitat ideale. La sala spaziosa che facilita le evoluzioni acrobatiche e l’ampia altezza necessaria per tutte quelle discipline in cui si lancia un oggetto o se stesso in aria, fanno da contorno alla familiare accoglienza di Daniele e Sandra.
Gli altri corsi sono Formazione Professionale per Animatori ed Artisti di Strada e Teatro Circo per Bambini oltre ai numerosi Stage internazionali nelle varie discipline, rivolti a chi già possiede un bagaglio tecnico.
Info: http://www.scuolaromanadicirco.net/

23 dicembre 2006 da www.csiroma.com

DERBY DEL CUORE, IL 5 ALL’OLIMPICO
ORIZZONTI



Le squadre di attori e cantanti simpatizzanti di Roma, Lazio e Juventus si sfideranno in un torneo per beneficienza di G. R.
Una partita a calcio per solidarietà. O meglio, più partite, perché il Derby del Cuore edizione 2007prevede un torneo triangolare, tutto in una sera. Sul prato dello stadio Olimpico, il 5 gennaio, alle20.30, si sfideranno squadre di attori e cantanti simpatizzanti di Roma, Lazio e Juventus. A scontrarsianche la squadra delle Guardie Svizzere, in occasione del cinquecentesimo anniversario dellafondazione del Corpo, e i rappresentanti di «Un goal per la vita», con alcuni calciatori di seria A dellaRoma e della Lazio.
Il costo del biglietto varia dai 5 ai 20 euro a seconda del posto, e l’incasso sarà interamente devolutoa diverse realtà impegnato accanto ai più bisognosi, tra cui Cor, Caritas, Associazione sclerosituberosa, Fiaba, Avis provinciale, Aisa, Opera femminile Don Guanella. L’iniziativa si svolge sottol’alto patronato della presidenza della Repubblica, e quest’anno realizzerà anche il sogno di ungruppo di ragazzi fino ai 18 anni: potranno ottenere il privilegio, il 5 gennaio, di scendere in campoindossando la maglia della propria squadra del cuore.
Per maggiori informazioni consultare il sito internet www.derbydelcuore.it

2 gennaio 2007 da www.romasette.it

SACRO CUORE, SPORT PER «ALLENARE LA VITA»
GIOVANI



Il centro del quartiere romano di Colli Aniene per una crescita integrale della persona. Oltre 400 gliatleti impegnati di Rosario Capomasi.

Una ventina di anni fa, il quartiere di Colli Aniene registrò un’impennata edilizia in nome di un pianoregolatore che portò in breve al proliferare di case popolari destinate a ospitare famiglie provenientisoprattutto dal Sud Italia. Famiglia significa bambini da far crescere in un ambiente sano, non solodomestico e scolastico, ma anche ludico-ricreativo. Quest’ultimo elemento mancava del tutto nellaneonata zona finché l’allora cardinale vicario Ugo Poletti, sensibile al grido di allarme dei residenti,cancellò questa lacuna favorendo la costruzione del centro sportivo Sacro Cuore e affidandolo allecure delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù nella persona di Suor Lidia Abate, che diede inizioall’opera in viale Bardanzellu.

«Quando il cardinale ci chiamò alla conduzione - racconta la coordinatrice, suor AntoninaPrestigiacomo - ci raccomandò di gestirlo come centro ricreativo-sportivo e non come scuola, con lostesso amore e competenza con cui operavamo in ambito scolastico». E così, passo dopo passo, lapolisportiva ha ben presto ottenuto risultati significativi fino a un «indimenticabile riconoscimento»,nel 1990. «Quando Giovanni Paolo II, in visita alla vicina parrocchia di Santa Bernadette, vollevenirci a trovare complimentandosi per il lavoro fatto. Per noi, fu una gioia enorme». Attualmente ilcentro ha i suoi punti di riferimento, oltre che in suor Antonina, anche nella responsabile, e madreprovinciale, suor Grazia Cioffi. «Le nostre attività - prosegue la coordinatrice - sono svolte daassociazioni sportive e imperniate su principi educativi cristiani che, insegnati fin dalla più tenera età,permetteranno all’uomo di domani di affrontare più serenamente la vita; in questo modo andiamoincontro alle istanze dei genitori, sempre e giustamente preoccupati che i loro figli, al di fuoridell’ambito familiare, non siano sviati da falsi maestri».

Il ruolo educativo dello sport è stato sottolineato anche in una conferenza tenuta nelle scorsesettimane proprio nei locali del centro. Il tema, “Allenare la vita”, è stato curato da Daniele Pasquini,segretario della presidenza nazionale del Centro sportivo italiano (Csi). «Chi si occupa di sportgiovanile - spiega - ha un compito delicato: far capire al ragazzo che l’agonismo non è una lottaall’ultimo sangue per vedere chi è il migliore, ma un sereno confronto interpersonale in cui il rispettoe la lealtà devono prevalere. Solo così si cresce in modo sano, senza pericolose deviazioni versoaspetti deteriori dell’attività fisica, come il doping o l’eccessiva competizione, e solo così lo sportdiventa uno strumento di evangelizzazione. Perché chi è disciplinato sul terreno di gioco èdisciplinato nella vita».

2 gennaio 2007 da www.romasette.it

LA REGIONE FINANZIA ORATORI E CENTRI PER I SERVIZI AI MINORI



É stata stilata la graduatoria 2006 degli enti di culto che beneficeranno dei contributi, concessi dalla Regione Lazio in seguito al protocollo d'intesa sottoscritto l'8 maggio scorso e collegato alla legge regionale sul riconoscimento della funzione sociale ed educativa degli oratori.

Sono stati messi a disposizione oltre 1.950.000 euro. Le richieste di finanziamento sono state 196, quelle accordate 106. Hanno avuto la possibilità di accedere ai finanziamenti tutte le parrocchie di Roma e del Lazio, gli istituti cattolici e gli altri enti di culto riconosciuti dallo Stato italiano.

A Roma saranno realizzati 54 progetti, 18 nella provincia; a Frosinone e provincia 11, così come a Latina; nelle province di Viterbo e Rieti rispettivamente 9 e 3 progetti. Il contributo massimo concesso per ogni singola domanda non supera i 30mila euro.

Il presidentedella Regione, Piero Marrazzo, incontrando i rappresentanti delle diverse confessioni ha sottolineato "la funzione sociale dell'oratorio" e ha aggiunto: “Dove non arrivano le istituzioni arrivate voi: è il concetto della sussidiarietà orizzontale. Abbiamo mantenuto le promesse, quanto auspicato in campagna elettorale - ha concluso Marrazzo - segno dell'importanza e del significato delle 'politiche sociali’all'interno della Finanziaria”.

12 dicembre 2006 da www.regione.lazio.it

200 ATLETI DISABILI PREMIATI IN REGIONE DA MARRAZZO E PANCALLI



Nuoto, atletica leggera e basket. Queste solo alcune delle circa trenta discipline praticate dagli atleti affiliati al Comitato Italiano Paralimpico premiati oggi in Regione dal Presidente Marrazzo. Circa 200 atleti, iscritti a 42 società, rappresentanti dei tre settori di disabilità (handicap fisico, ciechi sportivi, disabilità intellettiva e relazionale), hanno ricevuto un riconoscimento per l'impegno e i traguardi finora raggiunti.

"Questa cerimonia rappresenta una festa per tutta la regione – ha detto il Presidente Marrazzo – Dentro questa stanza oggi ci sono tanti protagonisti e i protagonisti non sono le persone famose che vediamo in tv ma le donne e gli uomini che conducono ogni giorno una vita normale. Voi oggi ci insegnate che ognuno di noi ha dei limiti. Il mio dovere è quello, ogni giorno, di non dimenticare tutte le donne e tutti gli uomini di questa Regione".

"Il comitato paralimpico oggi è una realtà - ha affermato nel corso della cerimonia il commissario straordinario della Figc, Luca Pancalli - E' un sogno che inseguivo da anni, per affermare il principio che lo sport sia un diritto di tutti".

Presenti alla premiazione, oltre al presidente Marrazzo, anche gli assessori Giulia Rodano, Alessandra Mandarelli e Alessandra Tibaldi. A moderare la cerimonia il giornalista sportivo Rai, Enrico Varriale.

12 dicembre 2006 da www.regione.lazio.it

RIFORMA-SPORT: IL CPS PREPARA UNA PROPOSTA DI LEGGE

Roma, 18 novembre






La nuova cultura sportiva non si concentra più sull'alta prestazione: l'obiettivo è quello di avvicinare alla pratica sportiva tutti i 60 milioni di cittadini italiani. Per questo l'attuale sistema dello sport italiano è inadeguato, c'è bisogno di nuove risorse, nuove opportunità, nuova strutturazione.
E' quanto emerso dall'Assemblea programmatica del CPS-Comitato per la Promozione dello Sport per tutti, composto da Acsi, Aics, Csen, Csi, Cusi, Endas, Mspi, Uisp e Us Acli. L'Assemblea si è tenuta questa mattina alla Fiera di Roma, nell'ambito della “Settimana della vita collettiva'.
Gli Enti di promozione sportiva coinvolti hanno espresso unità di intenti e di azione attraverso i numerosi interventi che si sono succeduti ad opera dei rispettivi gruppi dirigenti nazionali che, fatto unico nella storia dello sport italiano, si sono riuniti insieme e confrontati.
Le necessità più urgenti sono: una legge dello Stato che riconosca ruolo e funzione sociale degli Enti di promozione e, secondo, sostenere l'impegno volontario delle società sportive di base che, tra mille difficoltà burocratiche e procedurali, operano sul territorio.
“Non è questione di parole ma di sostanza; – è stato ribadito nella conclusione dei lavori – ci vuole una legge che detti i principi di riferimento per il nuovo sport, precisando le differenze di funzione tra Enti di promozione e Federazioni sportive'.
Già da domani il CPS avvierà una discussione dal basso che riscriva le regole. Con l'inizio del nuovo anno il CPS presenterà una bozza di riforma da presentare a Governo e Parlamento.

18 novembre 2006 da www.csi-net.it

LO SPORT DEL CSI GUARDA LONTANO

E' partito il 2 novembre scorso il progetto “Lo sport del CSI guarda lontano', una campagna di formazione, per giovani dirigenti, che si svilupperà fino alla fine del 2007. Il progetto, finanziato dal Ministero della Solidarietà Sociale ex L. 383/2000, nasce per porre rimedio al fenomeno crescente – rilevato nelle recenti fonti statistiche e sociologiche – dell'abbandono giovanile dall'impegnarsi nell'ambito sportivo, sia come atleta, sia come dirigenti.

Gli spunti:
I dirigenti sportivi sono sempre più anziani, portatori sì, di un bagaglio esperienziale e di conoscenze insostituibile, ma legati a linguaggi, metodologie, carte di comportamento troppo distanti da quelli giovanili;
I giovani difficilmente sono favoriti a restare nel sistema sportivo, poco aiutati ad assumere ruoli organizzativi, gestionali, dirigenziali;
Le proposte sportive sono sempre più ridotte ad un bene di consumo “usa e getta'.

Insomma, se ad occuparsi dei giovani atleti fossero giovani dirigenti, le cose andrebbero forse meglio. Ma qui si sconta l'altro problema: il mondo dell'associazionismo non profit stenta a parlare ai giovani in termini di sviluppo occupazionale, o almeno di un'esperienza di volontariato che fornisce background per un'occupazione futura.

Tra gli obiettivi de “Lo sport del CSI guarda lontano' ci sono quelli di formare nuovi formatori nazionali, nuovi giovani dirigenti, promuovere moduli formativi omogenei per tecnici, animatori e dirigenti, attivare moduli di formazione on line, principalmente attraverso la predisposizione di una mediateca on line multitematica, implementata in dvd tematici.

Le prossime settimane saranno dedicate alla fase promozionale e alla produzione di sussidi e di altri materiali necessari. Alla convention dirigenti CSI di Assisi, 8-10 dicembre, prenderanno il via ufficialmente i corsi di formazione decentrati sul territorio nazionale. Questi avranno un ulteriore sviluppo dal 1 giugno al 31 agosto 2007, con un Campus residenziale che dovrà approfondire contenuti, integrare e dare unitarietà a processi sperimentati localmente, rafforzare le motivazioni dei partecipanti. In programma nel 2007 anche l'attivazione di sinergie con istituti universitari per l'avviamento di corsi di perfezionamento.

da www.csiroma.com

Il punto
L'ITALIA CHE CORRE MERITA UNA LEGGE "VINCENTE"
Edio Costantini

Se la pratica sportiva si è trasformata in Italia, nell’arco di pochi decenni, da fenomeno di nicchia a stile di vita che coinvolge oltre 15 milioni di cittadini, molto merito è delle associazioni come il CSI, gli Enti di promozione sportiva, che hanno saputo far crescere e radicare lo sport per tutti in un contesto istituzionale che legittimava e sosteneva solo lo sport di èlite.
Ciascuno ha portato il contributo delle proprie sensibilità e delle proprie “specializzazioni”, e così si è riusciti infine a costruire un sistema sportivo alternativo e di qualità, basato su tre pilastri: lo sport come strumento di educazione; lo sport come strumento di salute; lo sport come strumento di promozione sociale. Ne è derivato per il Paese un beneficio enorme, goduto da tante generazioni di giovani. Oggi gli Enti di promozione ritengono di avere ancora molto da dire e da dare alla società italiana, anche organizzandosi meglio e alzando il livello delle proposte.
Ma perché ciò possa avvenire, ritengono necessaria una svolta sul piano legislativo, visto che ancora oggi essi sono privi di riconoscimento giuridico, e che all’interno del sistema sportivo si ritrovano in posizione subordinata rispetto alle Federazioni, senza grandi possibilità di incidere nei processi di governo del fenomeno sport.
Chiedono perciò una legge che: avvii una fase nuova della politica sportiva, di grande respiro; consideri la spesa per lo sport sociale un investimento più che un costo per la collettività; definisca i diritti e i doveri degli Enti in rapporto al CONI e alle Federazioni, chiamandoli ad esercitare una corresponsabilità nelle dinamiche sportive; chiarisca i compiti delle Regioni quanto alla promozione dello sport. Solo una legge ad hoc, specificamente dedicata, può chiarire questi ed altri aspetti essenziali, come il dovere di una formazione esigente dei dirigenti e degli allenatori, visto che oggi si chiede un’attività sportiva che sappia coniugare al meglio qualità ed economicità, volontariato e professionalità. La convocazione, questa mattina a Roma, dei Consigli nazionali delle nove associazioni aderenti al Comitato Promozione Sport per tutti, una sorta di “camera bassa” dello sport per tutti, rappresenta un bel passo avanti per individuare i punti di riferimento per una buona proposta di legge che riconosca gli Enti di promozione, definendo il loro ruolo all’interno dello sport e della società italiana.

da www.csiroma.com

SEVICOL
GIACOMO GIRETTO CON IL CSI SULL’ANTIDOPING




Nella giornata di chiusura della 42ma edizione della Settimana della vita collettiva si è svolto il Talk Show Sport per tutti, doping per nessuno, organizzato dal Centro Sportivo Italiano. L'incontro ha fornito la possibilità di approfondire una tematica delicata ed attuale che coinvolge sia i praticanti lo sport agonistico sia i molti giovani che si avvicinano alle diverse discipline sportive. Presenti all'evento Piergiorgio Zuccaro e Roberta Pacifici, entrambi dell'Istituto Superiore della Sanità, Giovanni Boni, responsabile del progetto del CSI Sport per tutti, doping per nessuno e Giacomo Giretto, campione della M. Roma Volley. Ha aperto il Talk Show Valerio Piccioni, giornalista della Gazzetta dello Sport e moderatore dell'evento. Siamo qui – ha detto Piccioni – perché lo sport è insidiato da questo cancro, dobbiamo trovare gli anticorpi giusti per salvaguardare il fascino della disciplina sportiva’. Boni ha, poi, illustrato la cronistoria del progetto che ha visto luce nel ‘99 ed è avanzato a piccoli passi fino a trovare poi “la vera sferzata quando l'Istituto Superiore della Sanità ha cominciato a collaborare con il nostro progetto'. Roberta Pacifici, quale rappresentante dell'Istituto, ha percorso la storia del doping, dagli antichi greci ai nostri giorni, epoca infestata dall'ormone della crescita (GH) e dall'eritropoietina (EPO), specificando i diversi effetti devastanti sull'organismo. Va ricordato, inoltre, che dal 2000 il doping è reato in base alla legge 376. “Il Ministero della salute – ha spiegato la dottoressa – dispone della modalità e dei luoghi da sottoporre al controllo. Tali ispezioni non rappresentano solo una verifica ma un strumento educativo che deve far sentire agli atleti e al mondo dello sport la nostra pressione'. Il dibattito finale ha visto protagonisti gli alunni dell'istituto tecnico E. Fermi e del liceo scientifico I. Newton di Roma ai quali Giacomo Giretto ha raccontato la propria esperienza nel mondo dell'agonismo. “A 14 anni – ha detto il centrale della M. Roma Volley' – sono andato via di casa per giocare a Parma. sostenendo enormi sacrifici che, però, alla lunga hanno premiato. Ho avuto la fortuna di giocare in nazionale con l'allenatore Julio Velasco che non tollerava il minimo aiuto proveniente dall'uso degli integratori. Bisogna combattere il doping – ha concluso Giretto – utilizzando esclusivamente le proprie risorse fisiche e mentali.'

20 novembre 2006 da www.csi-net.it

IL SOGNO DI GIANLUCA




“Era poco prima di Natale dello scorso anno quando io e la mia famiglia abbiamo vissuto uno dei momenti più belli della nostra vita, vedere nostro figlio correre sulla pista di un ippodromo alla guida di un cavallo. Gianluca aveva un sogno, un grande sogno: essere driver almeno per un giorno.
Mi chiamo Barbara Comin e sono mamma di due meravigliosi bambini, Jacopo di dieci anni e Gianluca di sette, colpito nel febbraio del 2005 da una forma di tumore con cui abbiamo dovuto imparare a convivere. Abbiamo iniziato a lottare contro una realtà di cui non sapevamo assolutamente nulla, che abbiamo dovuto conoscere improvvisamente ed in tutta fretta, che abbiamo condiviso insieme a tanti altri genitori che come noi erano costretti a frequentare il reparto di oncologia del policlinico Umberto I. Prima di allora eravamo una famiglia serena, felice, normale, una famiglia che guarda al futuro e nel futuro vede i propri figli crescere, andare avanti, vivere tantissime meravigliose esperienze, frutto dell’amore, dell’unione, della esperienza. Si può immaginare, credo, cosa abbia significato questo fulmine a ciel sereno che si è abbattuto sulla nostra casa seminando il terrore, la paura, la fragilità e l’incertezza di tutto quello in cui, fino a poche ore prima, avevamo creduto e coltivato, in cui avevamo sperato. E’ stato solo un attimo, il tempo di riprenderci da quello stato confusionale in cui l’evento ci aveva gettati, si, è stato solo un attimo, solo per un attimo ci siamo potuti permettere il lusso di buttarci giù e poi è stata tutta una esperienza in salita, il cielo azzurro e la vetta altissima e faticosissima della vittoria l’abbiamo avuta sempre davanti ai nostri occhi, abbiamo mirato dritto fin lassù ma alla fine non ce l’abbiamo fatta. La forza dell’amore prima di ogni altra cosa, al di sopra di tutte le paure e le incertezze, l’unione della nostra famiglia, e soprattutto la voglia di vivere di nostro figlio Gianluca, che ha superato tanti ostacoli con la maturità e la forza di un adulto e grazie alla solidarietà ed all’impegno di tante persone che si sono prodigate affinché Gianluca vivesse momenti di spensieratezza. Come quel giorno in cui, in occasione di una giornata di festa presso un ippodromo romano e grazie alla partecipazione dell’associazione “Il mio futuro Onlus” che opera nel reparto di oncologia dell’ospedale Umberto I, Gianluca ha avuto in dono una giornata particolare, un momento che potesse distrarlo, per una volta, dalla sua battaglia quotidiana per la vita. Grazie a questa straordinaria iniziativa Gianluca ha potuto vivere uno dei giorni più belli della sua vita, il giro in pista con il campione Giampaolo Minnucci, il driver di Varenne. Ma le sorprese per Gianluca non erano ancora finite: quello stesso giorno, il 26 dicembre, il presidente degli allenatori campani, Giuseppe Palomba, regalava a Gianluca un pony simpatico e vivace, Topolino, con una incredibile voglia di giocare, allegro e imprevedibile.
Nel periodo in cui mio figlio ha ricevuto in dono questa occasione, era in uno stato di forte debilitazione, non camminava più a causa delle forti terapie e delle lunghe degenze in ospedale, era molto debole ed inattivo, ma soltanto il pensiero di poter correre in pista con i cavalli, i suoi amici pony, lo aveva eccitato a tal punto da fargli ottenere, nei mesi che seguirono l’incontro del 26 dicembre, un recupero miracoloso, grazie anche al costante lavoro di medici e fisioterapisti. Il pensiero di dover tornare a correre lo spinse a mangiare di più, aveva un obiettivo importantissimo, doveva correre, doveva prendersi cura del suo amico pony, doveva prendere il secchio con l’acqua, il fieno, la paglia, doveva impegnarsi per diventare più forte, per recuperare tutte le sue energie per poi impiegarle una volta a settimana durante la sua lezione di trotto, l’appuntamento più importante ed il pensiero più grande di tutte le sue giornate. Voleva diventare un driver, un grande driver, aveva un sogno, guidare un campione e vincere. Anche se viviamo in una casa circondata da tanti animali, per Gianluca l’esperienza con i cavalli ha significato qualcosa in più, ha rafforzato il senso delle sue giornate ed ha creato in lui aspettative tali per cui valeva la pena credere e lottare. Gianluca è stato meglio, nel tempo, aveva recuperato gran parte delle sue forze, delle sue capacità, anche se la nostra vita continuava a sottoporci a dure prove, controlli costanti, cure, cautele, momenti di difficoltà e di profondo dolore. Ciò che conta, al di là di tutto ciò che abbiamo vissuto, ciò che vorrei trasmettere è un messaggio di speranza, a tante mamme, a tanti papà, a tanti genitori colpiti dal dolore più terribile e più profondo, a tutte le famiglie che hanno affrontato e che affrontano la terribile esperienza del tumore:
apriamo il nostro cuore e la nostra mente, accogliamo gli altri ed il loro amore, fidiamoci del sorriso e della carezza di chi, senza interesse e senza secondi fini, si propone a noi solo per aiutarci a sopportare meglio il dolore. Non chiudiamoci in un silenzio insopportabile, dentro le nostre mura che finiscono inevitabilmente per rappresentare una prigione, non soffochiamo la nostra anima, non priviamoci della compagnia delle persone che amiamo e non emarginiamo i nostri figli pensando di far loro del bene, consentiamogli di vivere una vita normale, o almeno proviamoci, apriamo le nostre case per festeggiare ogni giorno la bellezza della vita e l’importanza del senso che ad essa possiamo dargli, non contano gli anni, contano le nostre azioni, i nostri pensieri, i nostri risultati”.

Barbara Comin

Oggi Gianluca non c’è più, ma rimane di lui ogni cosa bella che ha saputo trasmettere a tutti coloro che sono entrati in contatto con lui, la delicatezza, il garbo, la sensibilità, la dignità con cui ha vissuto il suo dolore, la forza, il coraggio, la speranza e la sua meravigliosa gioia di vivere. Amava la vita e la rispettava, ne apprezzava ogni giorno poiché era consapevole del fatto che avrebbe potuto non esserci “domani”. Era un bambino sereno, Gianluca, era un piccolo grande uomo con una straordinaria capacità di amare, ci ha amati tanto con profondità ed intensità, non voleva lasciarci per paura che “potessimo soffrire troppo”. Questo è Gianluca, questo è il nostro piccolo grande campione, non ce l’ha fatta a diventare un driver, ma ha insegnato a tutti noi cosa significhi affrontare la vita, qualunque cosa accada, qualunque cosa capiti, senza un lamento, senza un accenno di sconforto o di stanchezza. Non ha mai parlato d’altro che delle cose semplici che la vita gli regalava e che per lui erano momenti meravigliosi, doni preziosi, piccoli miracoli quotidiani. Gianluca ci ha insegnato che basta poco, ma veramente molto poco per sentirsi sani, ci ha insegnato che ciò che conta è l’amore e l’armonia della famiglia, ciò che riempie di significato una intera esistenza, lunga o corta che sia non importa, l’intensità e l’unione, la comprensione e la tolleranza, il rispetto e il sorriso, sempre, perché il resto si affronta, bello o brutto che sia, facile o difficile, allegro o triste, perché la vita è bella anche quando è brutta.

Giovanna La Vecchia

OTTOBRE A TEATRO, RASSEGNA ITINERANTE

Il Forum Teatri organizza una sorta di concorso: in giro per la città
tra gli spettacoli di gruppi parrocchiali di Toni Colotta



“Forum” è uno spazio per il confronto. E il Forum Teatri non fa eccezione. L’organismo di collegamento dei gruppi teatrali operanti nelle parrocchie della diocesi di Roma cerca di non disperdere, attraverso rassegne, le iniziative di spettacolo che le compagnie riescono ad allestire "in casa" per i parrocchiani. Anche quest’anno, ma con una variante: anziché sfilare tutti insieme, i gruppi offriranno a tutti, ognuno nella propria sede, la rappresentazione prodotta. Sotto un’egida nuova, “Ottobrate a teatro”. Quindi una rassegna-concorso itinerante per gli spettatori che vogliano assistere alla sequela di spettacoli. “In giro per Roma”, come recita il titolo, specificando «una passeggiata attraverso il teatro amatoriale della città».
Infatti la collana di spazi scenici coinvolti nell’ottobrata abbraccia aree diverse del territorio della diocesi. In un decentramento di energie che ha notevole valore culturale. Specie se si considera che i diversi gruppi si cimentano con opere di buon livello drammaturgico, e una qualità di messinscena che negli anni è andata affinandosi. Essendo poi una teatralità attenta ai valori cristiani, non c’è che da rallegrarsi. Con il Collodi di “Pinocchio” la Compagnia Ripagrande apre la rassegna stasera in via Jacopo de’ Sottesoli. Segue “Il Bosco dei Violini”, un musical di Calabrò, domenica prossima in via di Torre Morena. Certo nel programma c’è varietà di toni: brillante in “Cantando tutti insieme” il 20 in via della Tenuta di Terranova, giallo surreale in “Delitto al castello” il 21 al Gesù Divin Salvatore di via Gigliozzi. Il 29 ci aspetta nientemeno Pirandello e il suo “Così è se vi pare” in via Tobagi, e a novembre, il 5, in via Ravà 31, Maurizio Navarra, coordinatore della rassegna, col suo “Petali e pedalini”. Chiusura con il teatro-danza de “L’esploratore”, il 12 al Don Bosco.

6 ottobre 2006 da www.romasette.it

DERBY DEL TROTTO PER L'AFRICA


La corsa di domenica 8 a Tor di Valle sosterrà una campagna per il Mozambico. La Messa mattutina all'ippodromo di Rosario Capomasi
Nel 1779, Edward Smith Stanley, dodicesimo conte di Derby e provetto cavaliere, discutendo con alcuni membri del suo club sul nome da dare alla corsa per soli puledri maschi di tre anni da loro istituita, decise di risolvere la contesa con il lancio di una monetina. La fortuna gli arrise e “Lord Derby” battezzò con il proprio nome quella che sarebbe diventata la contesa ippica più famosa del mondo. Dopo poco più di due secoli da quel fausto giorno, l’ippodromo di Tor di Valle si appresta a vivere domenica 8 ottobre, dalle 14 alle 19, la settantanovesima edizione del Derby italiano del trotto “Trofeo Gratta e Vinci” (diretta su Rai Tre alle 17.50), la prova più prestigiosa del calendario ippico nazionale riservata ai migliori cavalli indigeni di tre anni, con un montepremi di 850.300 euro e il Nastro Azzurro in palio, sogno di ogni proprietario di cavalli. I cancelli dell’impianto apriranno al pubblico alle 11; il biglietto d’ingresso costa 5 euro.
È dal 1960 che Tor di Valle ospita questa gara (che si corre sulla distanza di 2100 metri), raccogliendo l’eredità degli ippodromi di Capannelle (qui si svolse il primo derby di galoppo nel 1884) e di Villa Glori. Il record di vittorie spetta a William Casoli, con 5 successi ottenuti nel ’54, nel ’60, nel ’62, nel ’64 e nel ’70, mentre molti sono i cavalli di razza che vincendo qui si sono poi dimostrati campioni altrove, come Sharif di Jesolo, Indro Park e il leggendario Varenne. Il convegno di corse (nove in tutto, tra cui il “Gran Premio Gaetano Turilli –Trofeo Campidoglio”e il “Premio Tor di Valle”, intervallate da esibizioni equestri, come quella della fanfara a cavallo dell’arma dei Carabinieri e il “Mini Derby” per pony trottatori, gara su pony dei migliori allievi della scuola di minitrotto di Tor di Valle) registra quest’anno una significativa novità: oltre ai tradizionali patrocini del Comune e della Provincia di Roma, Regione Lazio e XII Municipio, si avvale per la prima volta di quello dell’Ufficio della pastorale per il Tempo libero, il Turismo e lo Sport del Vicariato di Roma, diretto da monsignor PierGaetano Lugano. Che domenica, alle 11.30, officierà la Messa presso l’ippodromo, e già mercoledì 4 aveva presenziato all’udienza papale in Vaticano a cui hanno partecipato i proprietari dei cavalli. Entrambi gli eventi sono stati organizzati 6 anni dopo l’esperienza vissuta in occasione del Derby nell’anno del Giubileo.
L’incasso della manifestazione, sarà in parte destinato, per il secondo anno consecutivo, al sostenimento della campagna “Coloriamo l’Africa di speranza”, uno dei progetti curati da Movimondo (associazione di cooperazione e di solidarietà internazionale nella lotta alla povertà nel mondo) nell’ambito di Forum Solint (cinque tra le maggiori ong italiane di cooperazione internazionale) per l’approvvigionamento idrico dei distretti di Boane e Namaacha (Maputo), in Mozambico, in continuità dell’azione svolta da Prorural, programma realizzato tra il 1988 e il 1998 dalla Cooperazione Italiana e dal Governo del Mozambico. Grazie ai proventi dello scorsa edizione del Derby è stato già possibile realizzare idonee strutture per permettere agli abitanti di quella zona un accesso all’acqua stabile e sicuro dal punto di vista sanitario, ma anche per offrire un esempio all’intero continente africano. Quest’anno l’obiettivo è consolidare i risultati ottenuti, eliminando sprechi e inefficienze degli acquedotti e formando al meglio il personale che si dovrà occupare della manutenzione e della gestione degli impianti.
Presso gli oltre 100 terminali del totalizzatore sarà possibile effettuare scommesse su vincente, piazzato, accoppiata e trio. Gli spettatori,inoltre, potranno usufruire gratuitamente degli oltre 5mila posti auto del parcheggio antistante l’ippodromo.

6 ottobre 2006 da www.romasette.it

IL VILLAGGIO DELLO SPORT

Il CSI Roma organizza con il Vicariato di Roma,dal 3 al 7 ottobre, in Piazza del Popolo, il “Villaggio dello Sport”, iniziativa inserita nell’ambito della Missione dei giovani ai giovani “Gesù al centro” giunta alla III edizione.
Nel corso della settimana, migliaia di bambini potranno vivere una serie di esperienze ludiche con l’utilizzo di strutture particolari, capaci di creare nel complesso un gioioso parco-giochi nel quale abbiano comunque evidenza taluni aspetti dello sport “convenzionale”.
In particolare, saranno proposte le seguenti attività: pallavolo, mini-tennis, basket 3 contro 3, strutture playground e il divertentissimo calciobalilla umano.
L’ingresso al “villaggio” sarà contrassegnato dagli arco e gazebo gonfiabili del CSI Roma, che con il proprio staff tecnico-organizzativo e i suoi animatori guiderà l’attività delle scolaresche, dei gruppi oratoriali e delle società sportive che vi saranno protagonisti.
Il progetto prevede l’allestimento in Piazza del Popolo di un’area attrezzata, composta da impianti sportivi, dal 3 al 7 ottobre in cui i ragazzi potranno gareggiare liberamente nelle diverse discipline sportive, assistiti da educatori ed animatori del CSI.

La partecipazione è gratuita ed è riservata alle Scuole di Roma durante la mattina, e nel pomeriggio è aperta a tutte le società sportive affiliate al CSI o a chiunque voglia partecipare.

Infoline 06-32.25.129

Scarica la locandina dell'evento.

SPORT È VITA

Si è svolto ieri pomeriggio presso il Teatro del Pontificio Oratorio San Paolo l’atteso convegno sul tema “Valori ed Etica dello sport”, annuale incontro formativo promosso ed organizzato dallo stesso Pontificio Oratorio ed aperto a tutti coloro che nel campo sportivo operano con impegno ed entusiasmo.
Dopo i saluti di Padre Pedro Olea (Vice Direttore dell’Oratorio San Paolo) ed i ringraziamenti di Andrea Burlandi (Direttore sportivo dell’APD San Paolo Ostiense), è stato il momento di Monsignor Carlo Mazza (Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport), il quale ha invitato allenatori, istruttori e dirigenti a svolgere con professionalità e competenza il loro ruolo di educatori consapevoli e responsabili, in grado di fare ed insegnare sport nel rispetto dei tre aspetti dell’essere umano (razionale-spirituale, corporeo e sociale) e secondo i principi che concorrono a “dare valore alla persona umana, considerata nella sua individualità irripetibile e nel suo relazionarsi con il prossimo”.
Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento di Edio Costantini, Presidente Nazionale del CSI, contraddistintosi per il vigore con cui ha sottolineato “l’emergenza educativa” dei nostri tempi, sostenendo la necessità di “educare con uno sport di qualità”, inteso non solo come semplice offerta di servizi e tecniche di gioco, ma anche e soprattutto come esperienza umana, viva ed intensa, capace di aiutare le persone ed in particolar modo i più giovani a dare un senso alle proprie vite, in netta contrapposizione con la sterile attività fisica “che oggi illude, droga, emargina, violenta”.
Sono successivamente intervenute altre autorità politiche e religiose, concordi nel ribadire l’esigenza di un concreto impegno da parte delle amministrazioni locali e nazionali nel rinnovare e potenziare l’impiantistica e nel garantire politiche sportive in grado di rispondere alle esigenze della cittadinanza.
L’augurio di buon lavoro, firmato da Padre Marco Rota (Direttore del Pontificio Oratorio San Paolo), è stato la naturale e sentita appendice ad un incontro dalla forte valenza propositiva.
Un rinfresco ed un brindisi finale a bagnare l’inaugurazione dello sportello Roma Sud del CSI, concreta dimostrazione della politica di decentramento portata avanti dal CSI Roma su tutto il territorio: il nuovo ufficio distaccato resterà aperto due volte a settimana e costituirà un valido ed utile punto di riferimento per tutti coloro che ne avranno bisogno.
Visibilmente emozionato al momento del taglio del nastro il Presidente Provinciale del CSI Franco Mazzalupi che, davanti allo sguardo attento di alcuni componenti della Presidenza e di consiglieri provinciali, ha definito il nuovo nato un orgoglioso punto di partenza, non certo di arrivo, da cui prendere spunto per crescere assieme. Momenti di vita… momenti di sport.

da www.csiroma.com

VIA MONTONA: CHE FESTA!

Partecipazione record alla cerimonia di chiusura della stagione
di Marco Cerigioni




E’ stata una festa straordinaria. Giusto dirlo, anche a rischio di cadere nell’autocelebrazione. La palestra di Via Montona, pur nella sua grande capienza, è parsa sin troppo angusta al cospetto della fiumana di gente accorsa per celebrare l’ultimo atto della stagione 2005/06. E dire che c’èra qualche preoccupazione, negli organizzatori, visto che per la prima volta è stato sperimentato l’orario serale, di un giorno feriale qualsiasi per giunta. Le immancabili incombenze familiari e di lavoro, il traffico e, perché no, le partite dei Mondiali, rischiavano di ridurre la cerimonia di premiazione ad un appuntamento per pochi intimi. Invece, sin da un’ora prima dall’inizio, atleti, tecnici e dirigenti hanno cominciato ad approssimarsi all’impianto del CSI Roma Est, colmando in poco tempo tutti i posti a sedere previsti.
Bella coreografia, con il celeberrimo arco del CSI a contornare lo schermo sul quale sarebbero state proiettate alcune immagini introduttive e, quindi, la sequela delle classifiche finali dei campionati di calcio, calcio a 5, pallavolo e pallacanestro.
Il tutto, naturalmente introdotto dal Coordinatore Daniele Rosini, che nel ringraziare della presenza tutti gli intervenuti, ha sottolineato come, in questa circostanza, le premiazioni avrebbero riguardato solo gli sport di squadra, dato che per le altre discipline si era già provveduto a consegnare medaglie e trofei direttamente sul campo.
Particolarmente ricco e autorevole il “parterre dei roi”. Con il Presidente Provinciale Franco Mazzlaupi a fare da anfitrione, c’erano il Presidente Nazionale Edio Costantini, il Vicepresidente Santo Galliano, il Presidente Regionale Gianfranco Di Lorenzo, Mons. Pierfranco Lugano della Diocesi di Roma, il Presidente del Coni Provinciale Riccardo Viola.Da parte di tutti, interventi brevi ma carichi di contenuti, volti all’esaltazione di un’attività, come la nostra, concepita per fare aggregazione, cultura ed anche evangelizzazione. Franco Mazzalupi, in particolare, ha sottolineato il fatto che il CSI Roma, nel corso di questa stagione, ha fatto un evidente salto di qualità non tanto nei numeri quanto nella qualità, sebbene ci sia stata qualche manchevolezza; ed ha poi aggiunto che il piano di decentramento della struttura organizzativa Csi sarà completato a partire dal 1° settembre, quando aprirà lo sportello locale presso l’Oratorio di S.Paolo.
Da Edio Costantini una menzione particolare per tutti quelli che hanno lavorato per i ragazzi, a cominciare dalgi operatori parrocchiali, mentre Mons.Lugano ha espresso il vivo apprezzamento che la Diocesi nutre nei confronti del CSI, per la sua opera di formazione fisica e morale e di testimonianza cristiana. Riccardo Viola, infine, ha confermato la bontà del lavoro svolto dagli Enti e in special modo dal CSI, per una promozione sportiva mirata al sociale e al divertimento puro.
La lunga sequenza delle premiazioni si è aperta con due momenti forti: l’assegnazione del Trofeo Danila Birarelli all’ “Arbitro dell’anno” e del premio “Società dell’anno”.Entrambi i riconoscimenti, va sottolineato, non tengono conto soltanto degli aspetti tecnici, ma anzi tendono a privilegiare la capacità del direttore di gara e del sodalizio di rendersi testimoni autentici del progetto associativo CSI. Ebbene, il primo è andato a Roberto Zavagnini, arbitro di calcio cresciuto non a caso nei tornei interparrocchiali, e al PGS Don Bosco Genoano, una realtà schietta, simpatica, che sa rendere sempre l’evento sportivo un momento di festa.A seguire, calcio, calcio a 5, pallacanestro e pallavolo, con tutti i podii delle categorie partecipanti ai campionati nazionali, dei tornei primavera e dei trofei provinciali dedicati ai più piccoli.
Dulcis in fundo, mega banchetto a base di leccornie varie, che lo staff CSI ha pazientemente e amorevolmente predisposto per regalare un invitante “dopo cena” a tutti gli ospiti.

luglio 2006 da www.csiroma.com

FORZA AZZURRI

Campioni del mondo per la quarta volta.
Il commento di Bruno Pizzul, storico cronista della Rai
di Francesco Lalli


Una stella in più illumina l’azzurro della maglia dell’Italia dopo ieri sera, dopo 24 anni e dopo una notte abitata dalla gioia che non vuole cedere il passo al mattino. Eterno pallone, eterno esserci nei momenti che contano, se non giocando al meglio questo sport - che è e rimane la replica più convincente e più completa di ciò che chiamiamo "vita" - sicuramente interpretandolo nella sua essenza da artisti di razza. E cioè come sappiamo, da sempre, secondo un copione che appartiene alla nostra storia: arrangiandoci, soffrendo, aspettando, inventando, nell’attesa che arrivi il momento giusto e che il vento cambi.
«Da questo punto di vista direi che è una vittoria ottenuta sia con la testa che con il cuore - dice Bruno Pizzul, telecronista storico della Rai che ha seguito i mondiali in una rubrica fissa sul portale della diocesi di Milano -. Anche se forse la componente della passione e quella psicologica rimangono prevalenti. Dopo i minuti iniziali, in cui ho visto giocatori sovraeccitati agonisticamente, credo che Lippi sia stato davvero molto bravo a riportare la calma nei nostri, tanto da concludere battendo i calci di rigore con grande serenità e concentrazione. Non credo che molti se lo aspettassero dagli italiani».
Certo è che dopo la vittoria sulla Francia, il mondo, forse, rinuncia a capirci una volta di più.
Chiunque dopo gli scandali degli ultimi mesi sarebbe arrivato a testa bassa, sicuro di dover pagare un prezzo salatissimo alla credibilità. Non noi, figli dello spirito di contraddizione che talvolta è il nostro limite più imbarazzante ma anche la nostra risorsa più indecifrabile. «In effetti sotto questo profilo il calcio si presta ad essere una metafora perfetta della nostra mentalità - aggiunge Pizzul -. Però io ricordo anche che all’inizio di questa competizione tra i giornalisti, e non solo, in parecchi erano convinti che i giocatori estranei ai fatti avrebbero dimostrato che il nostro calcio non si poteva lasciare in mano a dei mestatori; e così è stato».
D’altra parte almeno nello sport ha ragione chi vince, ma soprattutto chi ci ha creduto. Hanno avuto ragione gli 11 in campo e i loro compagni in panchina, mostrando che questo Paese non è una medaglia con le sole due facce della pizza e della corruzione. E il pensiero vola per un attimo al 1982. «Rispetto a quella - commenta ancora Pizzul - questa è una nazionale che ha avuto il merito di accettare i propri limiti e non a caso diversi commentatori all’inizio di quest’avventura ritenevano l’Italia tecnicamente inferiore ad altre compagini. Ma noi abbiamo dimostrato di essere squadra sul campo e anche fuori. Penso, ad esempio, che Gattuso possa essere preso a simbolo di questa compattezza anche nei momenti difficili e per ciò che ha espresso nelle sue dichiarazioni legando la propria vicenda calcistica a quella umana. Sempre le parole giuste senza un filo di retorica».
L’entusiasmo nelle parole di chi ha commentato diverse coppe del mondo è quello di tutti gli italiani, ci chiediamo solo se vi è rimpianto per non aver potuto gridare "campioni del mondo" da un microfono della Rai. «No. Per una volta ho avuto il piacere di vivere questa manifestazione nella sua interezza - risponde il grande giornalista –, non solo l’evento che sei chiamato a raccontare. È stata un’esperienza gratificante». Così come per ogni piazza, strada, vicolo di Roma e dell’intero stivale

10 luglio 2006 da www.romasette.it

LA PARROCCHIA : SANTI PIETRO E PAOLO

Famiglia e oratorio: la grande scommessa della comunità dell'Eur,
guidata dal padre francescano Bellachioma
di Gianluigi De Palo


La sua cupola bianca è la prima che si scorge quando si entra a Roma dalla Pontina perché si innalza nel punto più elevato dell'Eur, là dove si ritiene che preesistesse un oratorio dell'Arciconfraternita dei Pellegrini, consacrato ai due Apostoli. La parrocchia dei Santi Pietro e Paolo si trova in questo quartiere abitato per lo più da famiglie di ceto medio-borghese, che ospita numerosi uffici pubblici e privati. «Degli oltre 4mila nuclei familiari – spiega il parroco, padre Marco Bellachioma, dell’ordine francescano dei Frati Minori Conventuali, a cui è affidata la comunità -, molte non sono residenti, ma gravitano in questo territorio. Gli anziani sono la grande maggioranza, ma non mancano segnali di presenza di nuove famiglie». Anche se le giovani coppie non sono numerose, a motivo dei costi elevati delle abitazioni e degli affitti spesso proibitivi.
Vista la conformazione sociale del territorio, la parrocchia nelle sue aule ospita le attività dell’Unisped, l’università sperimentale decentrata. «In questo modo vogliamo fornire un servizio culturale agli oltre duecento iscritti, che sono per lo più pensionati che frequentano le lezioni con grande interesse». Di storica formazione è anche il gruppo scout dell’Agesci Roma 50, nato nel 1978 e che ha un suo sito internet nel quale sono pubblicate le foto delle ultime uscite.(…)
Ma l’attenzione del parroco, anche per i prossimi anni, è spostata sulle famiglie e, conseguentemente, sulle nuove generazioni, a partire dalle attività dell’oratorio. «Abbiamo quattro gruppi famiglie che accompagnano e diventano un luogo di riferimento per le giovani coppie di sposi – riferisce -. Senza dimenticare che ogni anno - e quest’anno sarà la quarta edizione - siamo i promotori di Run for family, la prima maratona dedicata interamente alle famiglie a cui aderiscono nuclei familiari provenienti da tutta Italia. Quest’anno si svolgerà il primo di ottobre». In generale, continua il parroco, «lavoreremo molto, e in questo modo seguiremo le indicazioni della diocesi relative all’educazione dei giovani, per rivitalizzare l’oratorio coinvolgendo le famiglie. Quando sono arrivato l’oratorio era chiuso. Con grande fatica e coinvolgendo i genitori, siamo riusciti a riaprirlo almeno il sabato e la domenica, ma per il prossimo anno puntiamo a renderlo attivo tutti i pomeriggi attraverso attività di laboratorio e concorsi di vario tipo. Credo che questo sia il futuro».

7 luglio 2006 da www.romasette.it

STORIE E MITI
Filippo Maria Ricci
Scusate il ritardo
Racconti di calcio africano
Prefazione di Patrick Mboma

In viaggio nel calcio africano, tra storie, aneddoti, passione, morte, magia, risate e amicizia.
Un atto d'amore verso il continente e il suo calcio, recitato con ironia e trasporto.



Per tanti anni alla domanda «Che mestiere fai?» Filippo Maria Ricci ha risposto: «Esperto di calcio africano». E non era una battuta. La scintilla era scattata quando, nel 1993, aveva cominciato a scrivere di calcio africano trovando le notizie sui giornali locali, che leggeva girando per la ambasciate romane del continente. Un mal d'Africa preso ai Parioli e mai passato, raccontato in queste pagine con passione e umorismo.Un bel viaggio, dalla Tunisia al Sudafrica, passando per Camerun, Nigeria, Ghana e altri luoghi non solo africani, dietro a partite, giocatori, tornei, allenatori, per spiegare cosa frena quello che Arrigo Sacchi nel 1992 definì il «calcio del 2000», ma anche cosa lo rende unico, affascinante, imprevedibile. Magia e morte, disorganizzazione e passione, cronica mancanza di mezzi ed entusiasmo travolgente, musica e tradizione. Poi il rapporto con i bianchi, l'impatto dei soldi in arrivo dall'Europa, la fame di calcio e il calcio affamato.Testimonianze appassionate di un giornalista che ha realizzato il primo album Panini dedicato all'Africa, che si è inventato editore per pubblicare un annuario e cominciare a dare una memoria storica al calcio africano, che si è trasformato in agente di viaggio per organizzare il ritiro premondiale del Camerun, che ha ballato con Desmond Tutu quando al Sudafrica è stato assegnato il primo Mondiale africano, quello del 2010. Scusate il ritardo.

Filippo Maria Ricci è nato nel 1967 a Reggio Emilia. Cresciuto a Roma, si è laureato in Storia Contemporanea. Ha cominciato a fare il giornalista occupandosi esclusivamente di calcio africano, unico caso in Italia, e la passione si è legata alla professione portandolo in giro per l'Africa e il mondo per raccontare un calcio sempre diverso. Dal 2000 è a Londra dove scrive per il «Corriere della Sera» e la «Gazzetta dello Sport».


ORATORI: IL BANDO DI FINANZIAMENTO REGIONALE

Scadono il 30 giugno i termini per richiedere il contributo della Regione
per gli interventi dedicati ai minori
di Federica Cifelli



Parrocchie, istituti cattolici e comunità religiose hanno tempo fino al 30 giugno per presentare la domanda di finanziamento regionale per gli oratori, istituito con la legge del 13 giugno 2001 che per la prima volta stabiliva il riconoscimento della loro funzione sociale ed educativa. Al centro dell’attenzione, le attività finalizzate a «favorire lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dei minori, degli adolescenti e dei giovani di qualsiasi nazionalità residenti nel territorio regionale», si legge nel testo. Attraverso la realizzazione di «programmi, azioni e interventi finalizzati alla diffusione dello sport e della solidarietà, alla promozione sociale e di iniziative culturali del tempo libero e al contrasto della emarginazione sociale e della discriminazione razziale, del disagio e della devianza minorile».

Si tratta di caratteristiche messe in evidenza anche da Mario Mareri, il referente del Centro oratori romani (Cor) per quanto riguarda i rapporti con la Regione relativi all’erogazione dei finanziamenti. «L’oratorio – afferma – assicura un sostegno alle famiglie nell’opera educativa dei bambini e dei ragazzi sempre in sintonia con le istanze educative delle famiglie stesse». Offrendo in modo chiaro e aperto «servizi rivolti a favorire l’equilibrato sviluppo fisico e psichico dei minori e a facilitare l’instaurarsi di relazioni interpersonali e sociali». A prescindere dal culto o dal credo religioso dei ragazzi e delle loro famiglie. Se ne è parlato anche durante il recente convegno diocesano, sottolineando l’esigenza di un progetto unitario per la educazione delle giovani generazioni alla fede e alla vita, rilanciando in chiave moderna l’oratorio – parrocchiale o interparrocchiale – come «ponte tra la Chiesa e la strada». Un luogo nel quale dare volto alla comunità cristiana come «compagnia di amici davvero affidabile», come l’ha definita Benedetto XVI durante il convegno diocesano.

Attività di oratorio o similari finalizzate alla promozione, all’accompagnamento e al supporto della crescita armonica dei minori, degli adolescenti e dei giovani. Interventi strutturali finalizzati al potenziamento dell’offerta di servizi per l’infanzia a sostegno delle famiglie, entro il limite massimo di 30mila euro. Interventi urgenti per situazioni che impediscono lo svolgersi delle attività di oratorio, nella misura del 4% dello stanziamento iscritto nell’apposito capitolo di bilancio. Queste le tipologie di progetto per le quali è possibile richiedere il contributo regionale, inviando la domanda e la relativa documentazione (entro il 30 giugno) alla Regione Lazio - Dipartimento istituzionale - Direzione Regionale attività della Presidenza - Area Osservatori e servizi per la cittadinanza, via Rosa Raimondi Garibaldi 7, 00145, Roma. «Sulla domanda e sulla busta che la contiene – precisa Mareri – deve essere specificato l’ambito di riferimento per il quale si richiede il finanziamento». I moduli fax simile possono essere scaricati dal sito della Regione Lazio o ritirati presso il Centro oratori romani, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 14 (tel. 06.69886406).

16 giugno 2006 da Roma Sette

LA PARROCCHIA : SAN GIUSTINO

Tre i "talenti" della comunità guidata dai sacerdoti bergamaschi:
la catechesi permanente, l'oratorio e i collaboratori
di Giulia Rocchi


Le palazzine basse, i negozi, il 552 che porta fino a via Tuscolana. Difficile immaginare che qui, al quartiere Alessandrino – tra la Togliatti e la Casilina, periferia sud est della Capitale – negli anni Cinquanta ci fossero prati e solo poche case sparse qua e là. All’epoca, però, già esisteva la chiesa di San Giustino martire, costruita nel 1952 ed eretta a parrocchia nel 1953. Oggi, come allora, rappresenta un punto di riferimento per questa comunità, cresciuta parecchio nel corso degli anni. «Ci sono 6.500 famiglie, per un totale di 22-23mila anime – stima mons. Giulio Giuseppe Villa, parroco da 12 anni –. Per la maggior parte si tratta di persone anziane, ma non mancano le giovani famiglie con bambini». Infatti aggiunge: «Ogni anno i battesimi sono circa 160, mentre le Prime Comunioni sono 140». Celebrano le Messe e amministrano i sacramenti «quattro sacerdoti a tempo pieno».

Piuttosto che elencare cifre, però, don Giulio preferisce ricorrere al linguaggio del Vangelo. Così, per descrivere la sua parrocchia, il sacerdote ne ricorda «i talenti». Un po’ come quelli che nell’omonima parabola hanno dato buoni frutti. Il primo, esordisce, «è il progetto in atto di catechesi permanente». E spiega: «In pratica, le famiglie che lo desiderano possono, dopo il battesimo dei figli, continuare a frequentare questa comunità». A San Giustino ci sono infatti percorsi per i bambini di tutte le classi delle elementari; i classici gruppi di catechesi sacramentale; e ancora cammini per adolescenti, giovani e adulti.

Per i ragazzi il punto di ritrovo è l’oratorio parrocchiale, secondo talento ma vero fiore all’occhiello di San Giustino. «I bambini e gli adolescenti – dice don Giulio – partecipano alla formazione religiosa, ma organizzano anche tornei sportivi, teatro, e si dedicano al volontariato». Ad esempio con un servizio di “doposcuola”: i ragazzi più grandi aiutano chi ha difficoltà nel fare i compiti, o nell’imparare il latino e la matematica. «Inoltre – prosegue monsignor Villa – alcuni giovani vanno spesso a dare una mano nella Casa dell’Immacolata, una casa di accoglienza della Caritas che si trova nella zona». L’oratorio è aperto ogni giorno dalle 16 fino alle 19.30-20, ed è stato ricostruito e rinnovato nel 1995. Oggi c’è un grande bar, con tavoli da ping pong e biliardini, molto affollato in inverno. Ma quando arrivano le belle giornate i ragazzini si riversano fuori, in una sorta di anfiteatro con alti gradini su cui sedersi. «Questo posto rappresenta il “dialogo” – dice suor Cleonice, religiosa delle suore Ancelle dell’Immacolata e tra i responsabili dei gruppi giovanili –, il punto in cui ci si ritrova per parlare insieme». Al piano di sopra, sotto un porticato che affaccia sull’anfiteatro, c’è invece «il luogo dell’“ascolto”, con le aule per la catechesi». Più in fondo, in basso, sono stati costruiti campi da calcio, basket, pallavolo: il “gioco”. «Tutti gli spazi sono molto frequentati – commenta suor Cleonice –: in totale vengono più o meno 600 ragazzi. E anche tanti genitori, che si fermano volentieri a fare quattro chiacchiere al bar».

Ma gli adulti non arrivano a San Giustino solo per accompagnare i figli. Molti si danno da fare come animatori e catechisti. Altri si occupano delle pulizie della chiesa e delle sale; c’è chi segue i gruppi di teatro e chi cura i fiori del piccolo giardino. Proprio loro costituiscono il terzo talento della parrocchia, secondo don Giulio. «Abbiamo un fortissimo gruppo di collaboratori, che sente molto l’appartenenza alla comunità – afferma soddisfatto il sacerdote – . La parrocchia è molto ben radicata nel territorio». Tra i più impegnati c’è anche il signor Angelo, uno dei sagrestani. Vive all’Alessandrino da prima che la chiesa fosse costruita, e la frequenta da sempre. «All’inizio – racconta – i parroci erano tutti sacerdoti diocesani. Poi, dal 1964, sono arrivati i sacerdoti bergamaschi, e ci sono tuttora».

14 giugno 2006 da www.romasette.it

«UN CONTRIBUTO A PACIFICARE GLI ANIMI»
RIFLESSIONI SULL’ATTUALE CONDIZIONE DEL SISTEMA CALCIO

Monsignor Mazza, direttore dell'Ufficio Cei



«L’evento dei Mondiali di calcio porta a unirci con gioia e speranza perché i risultati valorizzino sia la scuola italiana del calcio sia gli atleti che sono impegnati»: l’ha detto monsignor Carlo Mazza, direttore dell’Ufficio della Cei per lo sport, il turismo e il tempo libero. «La vicinanza alla nostra rappresentativa è cordiale e totale - ha proseguito -, ben sapendo che la posta in gioco è elevata e che la sfida è alta perché oggi il calcio ha fatto progressi dal punto di vista tecnico e atletico e non è più come una volta».

Il direttore dell’Ufficio Cei ha poi aggiunto che «i Mondiali richiamano ai grandi orizzonti della globalità e a tutte le questioni della pace e fraternità. L’augurio è che portino un contributo alla pacificazione degli animi, soprattutto dove sono in corso guerre e fenomeni di violenza».

Riferendosi alla situazione italiana, con gli sviluppi di Calciopoli, Mazza ha affermato: «Certamente non possiamo dimenticare che stiamo vivendo in Italia un passaggio critico che suscita grandi preoccupazioni. È necessario un soprassalto di coscienza che porti ad analisi serie e approfondite della situazione, e nel contempo spinga verso un nuovo progetto di sport, dove ogni componente faccia la sua parte, secondo regole di trasparenza, giustizia, solidarietà ed equità finanziaria».

Di fronte ai cocci rotti del “sistema” calcio, siamo tutti un po’ tristi e delusi. Posti come spettatori ingenui davanti allo scoperchiamento di un mondo che si riteneva generalmente onesto e pulito, ci sentiamo sorpresi e nello stesso tempo ingannati, quasi defraudati di un tesoro comune, di una parte della nostra vita, della nostra idealità sportiva più pura.

Una metafora sconcertante. Di riflesso, “calciopoli” si presenta come una sconcertante “metafora del tradimento”, tendente a riprodurre nell’immaginario sportivo una sorta di “sindrome da smarrimento” che pervade soprattutto gli appassionati, i tifosi, i giovani. Sul teatro mediatico compaiono in scena figure grigie, diffuse complicità perpetrate in un “sistema” senza regole, senza etica, dove l’impunità garantiva convenienze, connivenze e ricatti. Qui pare di capire che i vari “giri” e “raggiri” si consumavano entro una logica che passava dal “padronato” alla gogliardia, dalla battuta salace e ammiccante all’intesa allusiva.

Si capisce, per altro, come la reazione collettiva sia paragonabile a quanto avviene nell’amore: se si viene traditi è come se si aprisse una ferita pungente e quasi insanabile. Il sentimento della delusione si allarga e si dilata a tal punto da apparire da una parte una sventura e dall’altra una solenne presa in giro.

Questa ambivalenza porta a considerare “calciopoli” sotto diversi e contrastanti profili per cui mentre ci si indigna ferocemente, si cerca di capire come è potuto accadere, con quali attenuanti d’ambiente, con quale assuefazioni a stili di comportamento diffuso, a linguaggi triviali, a giudizi dispregiativi, a minacciosità mafiose.

12 giugno 2006

GIORNATA REGIONALE ANSPI

di Annamaria Tosti


Domenica 11 giugno 2006 presso lo Stadio “Stella Polare di Ostia” si è svolta la giornata regionale dello Sport che come ogni anno è organizzata dal Comitato Regionale Lazio. La giornata ha visto la conclusione dei vari tornei che si sono disputati durante l’inverno a coronamento di un anno di intensa attività sportiva, è stata anche un’occasione per gli atleti e le loro famiglie di passare una giornata insieme in allegria e serenità. Tra gli spalti capeggiava un grande striscione con su scritto “non c’è Moggi che tenga…forza ragazzi” un forte richiamo alla nostra triste attualità che vede le grandi società calcistiche immischiate in un vergognoso giro di corruzione e malaffare che ha completamente svilito quello che è il vero intento dello sport, e che noi come associazione ANSPI teniamo a ribadire con forza nei nostri Circoli e Oratori; cioè formare i giovani in modo che siano in grado di vedere nel gioco un grande momento di svago, di impegno ,di fatica condivisa, il tutto vissuto con grande correttezza e lealtà che è la base per la costituzione di un futuro cittadino pronto a formare l’ossatura sana dello società civile. Durante la SS. Messa i Celebranti don Mirko Perletti e don Claudio Monarca hanno più volte sottolineato questi concetti ma lodato anche la bravure delle varie squadre che hanno partecipato. La premiazione a conclusione della giornata si è svolta in un clima di grandissima allegria e soddisfazione. Doverosi vanno i nostri ringraziamenti a quanti hanno speso tempo ed energie all’organizzazione del campionato ANSPI, al nostro instancabile Massimo Renzi; a Daniele Onofri; a Marco Riccardi; a Claudio Giannetti :al nostro Presidente Regionale Claudio Restanti; all’amico Renato Ronzio; a Mons.Lugano Direttore dell’Ufficio per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport del Vicariato di Roma, che è stato graditissimo ospite della giornata. Dandoci l’appuntamento all’anno prossimo non resta che augurare ……. buone vacanze a tutti!!!!!!!

11 giugno 2006

GIOVANI: PICCOLI CAMPIONI CRESCONO A SAN GASPARE DEL BUFALO

Calcio a 5, squadre di volley e di basket (dai 15 anni in su)
per una missione educativa da portare sul campo
di Rosario Capomasi



«I miei ragazzi? Beh, devo dire che sono proprio bravi, negli ultimi anni si sono sempre piazzati ai primi posti nei vari tornei tra oratori». È soddisfatto dei suoi campioncini in erba (qui è calcisticamente cresciuto Fabio Liverani, centrocampista della Lazio ed ex nazionale) e non lo nasconde affatto don Giuseppe Montenegro, da tre anni e mezzo alla guida della parrocchia di S. Gaspare del Bufalo al Tuscolano, a due passi dai ruderi dell’Appia Antica, dotata di moderni impianti per lo svolgimento di varie discipline sportive. «Abbiamo una scuola calcio gestita da Giacomo Polinari e Alceo Bulgarini, allenatori federali del Coni e della Figc, che insegnano i primi rudimenti ai bambini dai cinque ai dieci anni. L’altro “mister”, Pino Silvestri, si occupa invece dei ragazzi più grandi (dai 14 anni in poi). Tutti sono impegnati in diversi tornei di calcetto durante l’anno, come l’“Oratorio Cup”, torneo svoltosi il 26 e il 27 maggio scorsi all’Oratorio San Paolo, in cui abbiamo ottenuto un primo posto con l’Under 10, un secondo posto con la categoria Ragazzi e un terzo con gli Juniores».
Oltre alla vincente realtà del calcio a 5, S. Gaspare vanta come fiore all’occhiello anche le squadre di volley e di basket (ragazzi e ragazze dai 15 anni in su) che applicano sul campo quelli che sono i principi guida della missione educativa di don Giuseppe: «Non sempre è facile – spiega – entrare subito in sintonia con i bambini che vengono da noi. Alcuni hanno dei caratteri difficili, impulsivi, frutto anche di problemi abbastanza complessi». Ma quando meno uno se l’aspetta, accade il miracolo: «Durante le lezioni di catechismo, un ragazzo particolarmente vivace disturbava in continuazione, preda di un’iperattivismo che preoccupava. Abbiamo deciso di “impiegare” questa sua energia nello sport ed è incredibilmente cambiato: dare calci a un pallone seguendo regole sportive e sociali lo ha trasformato in una persona più calma, più positiva verso di sé e gli altri».
Tutti i giorni, alle 15,30 alle 19, in quello che don Giuseppe chiama «orario oratoriale», S. Gaspare è un pullulare di giovani che nel cercare di segnare un gol, di centrare un canestro, di schiacciare a rete, gettano le basi per uno scopo ben più grande: diventare uomini seguendo valori di vita cristiana. «Educare dal lato morale e civico i nostri ragazzi è fondamentale se vogliamo vederli in un futuro prossimo pienamente realizzati e integrati in società, il Signore poi fa il resto; in parrocchia noi accettiamo tutti, anche non cristiani. È capitato che alcuni atleti musulmani durante una preghiera si sono fermati in raccoglimento pur appartenendo a un’altra confessione religiosa: è stato un gesto che mi ha colpito moltissimo».
Gesti e fatti gratificanti, non solo sportivi, in cui emerge la mano di chi guida la nidiata calcistica. Alceo Bulgarini allena i nati del ’95 e ripensa con soddisfazione ai frutti della sua trentennale esperienza: «Faccio questo lavoro con grande passione da tanti anni e l’obiettivo è sempre lo stesso: far crescere anche umanamente chi pratica sport, ricordando sempre che i successi ottenuti sono espressione della loro bravura mentre la responsabilità delle sconfitte è principalmente mia. L’attività fisica, il rispetto delle regole sono gli ingredienti principali per diventare adulti e tenersi lontano dai pericoli della vita: più i bambini fanno sport, più vengono attratti da una vita sana ispirata a gioie vere e non artificiali, come quelle delle droghe, ad esempio». Gioie di piccoli atleti che si riflettono nell’animo del mister, una testimonianza della bontà del lavoro svolto: «Delle volte ho a che fare con bambini che hanno dei problemi seri, vittime spesso di ambienti familiari non sereni che incidono sul rendimento scolastico e sportivo. In tal caso mi faccio in quattro per aiutarli e molti giovani che sembravano scarsi hanno fatto passi da gigante. Il grazie più grande me lo rivolgono in un modo: appena segnato un gol, corrono verso la panchina per abbracciarmi».

7 giugno 2006 da Roma Sette

CHIESE APERTE PER I TIFOSI

L'ospitalità offerta dai vescovi tedeschi


«Come Chiesa vogliamo contribuire a che lo slogan dei Mondiali, “Il mondo ospite da amici”, diventi realtà e che in questo grande evento l’ospitalità sia un successo». Quindi «chiese aperte, visite guidate ai tifosi in arrivo e un lungo cartello di iniziative culturali e di fede in ogni chiesa locale». Così il Cardinale Karl Lehmann, presidente dei vescovi tedeschi, ha spiegato l’impegno che la Chiesa cattolica germanica intende «mettere in campo» in vista dei Mondiali.
«L’ospitalità - ha detto il Cardinale a margine della recente assemblea dei vescovi a Berlino - comporta che le Chiese siano sempre più aperte rispetto al solito. La Chiesa cattolica sarà presente proprio nell’ambito del programma culturale dei diversi Comuni». Lehmann ha menzionato espressamente «il contributo delle comunità di cattolici di lingua diversa dal tedesco».
Il Cardinale ha anche puntualizzato che «non deve venire meno il rispetto del riposo domenicale e delle festività», poiché «l’ospitalità non significa che gli orari dei negozi debbano essere prolungati». In occasione della partita inaugurale del 9 giugno, nel Duomo di Monaco si terrà una celebrazione ecumenica.

Da www.incrocinews.it n.22 del 03 giugno 2006.
(foto in alto: Il Cardinale Karl Lehmann)

L'ITALIA CI PROVA COSÌ

Tra scandali e varianti tattiche, le prospettive degli azzurri


Non ci fosse stata Calciopoli, la vigilia azzurra di Germania 2006 sarebbe stata persino noiosa. Abituati ai fuochi di fila sui vari Ct, alle disquisizioni sui moduli da adottare, alle campagne di stampa pro o contro questo o quel giocatore, in queste settimane ci siamo dovuti “accontentare” del dualismo Pirlo-De Rossi.
Paradossi a parte, è chiaro che Marcello Lippi per primo avrebbe preferito quotidiane polemiche tecnico-tattiche alla bufera che ha investito - neppure troppo marginalmente - anche la Nazionale: lo stesso Ct e il portiere Buffon convocati dai magistrati, il capitano Cannavaro costretto dal commissario straordinario della Figc Guido Rossi a fare retromarcia dopo avventate dichiarazioni che minimizzavano la portata dello scandalo... Uno sfondo sgradevole, di cui - al di là delle rassicurazioni di Lippi - restano da verificare i possibili condizionamenti sul gruppo.
Venendo ai 23 convocati il 22 maggio a Coverciano, il Ct ha puntato sui nomi che gli davano più affidamento perché più collaudati. Un gruppo omogeneo ed equilibrato, tutto sommato, che tra l’altro può permettere al Ct diverse variabili nello schieramento: 4-3-3, 4-3-1-2, 4-4-2.ì
Il primo è quello preferito da Lippi, che nell'amichevole pareggiata con la Svizzera a Ginevra si è però affidato a un inedito 4-2-3-1, con Totti e Del Piero insieme alle spalle dell'unica punta: nel dopopartita il tecnico ha comunque ribadito che la squadra gioca meglio con almeno due attaccanti autentici. Il test ha confermato la personalità (anche eccessiva...) di De Rossi e il fiuto del gol di Gilardino, mentre ha evidenziato l'ovvio ritardo di condizione di Totti dopo il grave infortunio e problemi di forma anche per Del Piero e Pirlo.

    

Dall'amichevole di Losanna con l'Ucraina (2 giugno) sono attese altre indicazioni su Totti, perché al rendimento del “Pupone” sono legate molte delle nostre ambizioni. Sotto osservazione anche Zambrotta, reduce da un serio guaio muscolare ed elemento fondamentale per una squadra che Lippi vuole “corta”, pronta a pressare e rapida a ripartire.
Il 7 giugno partenza per il ritiro di Duisburg, il 12 giugno ad Hannover ci aspetta il Ghana. Quella sera si comincerà a capire se gli azzurri si sono lasciati alle spalle le scorie fisiche e mentali di casa nostra e se il loro viaggio in Germania sarà una breve trasferta o un lungo soggiorno. Anche nell'82, prima di partire per la Spagna, incontrammo la Svizzera e finì 1-1... (m.c.)

Da www.incrocinews.it n.22 del 03 giugno 2006.
(foto in alto: foto di rito per gli azzurri in ritiro a Coverciano. - foto in basso: Del Piero, Totti e Toni)

IL PALLONE “GLOBALIZZATO”

In Germania per la prima volta rappresentati tutti i continenti
Al Mondiale 2006 s'avvera il sogno “ecumenico” del movimento
calcistico. È anche il primo torneo disputato nell’Europa unita
almeno a livello di moneta. Alla squadra azzurra il compito
di mostrare il volto “pulito” di un calcio travolto dagli scandali


di Bruno Pizzul


Un Mondiale degno di tal nome. In Germania saranno rappresentati tutti i cinque continenti, con l’Australia a far figurare anche l’Oceania, essendo stata capace di eliminare nel doppio confronto decisivo l’Uruguay, grande per storia e tradizione, ma un po’ in difficoltà negli ultimi tempi a rinverdire i fasti del passato. Basterebbe questo dato statistico a conferire al Mondiale tedesco - al via il 9 giugno - il significato di autentica festa popolare nel nome del calcio, sport in costante crescita a livello mondiale.
Le 32 formazioni che si contenderanno il titolo si sono meritate il diritto di disputare la fase finale attraverso una fase di qualificazione più o meno impegnativa, con la sola eccezione della Germania, ammessa di diritto in quanto Paese organizzatore. In particolare le cinque squadre africane (Costa d’Avorio, Angola, Ghana, Togo e Tunisia) e le quattro asiatiche (Iran, Giappone, Corea del Sud e Arabia Saudita) hanno dovuto superare logoranti e articolati tornei eliminatori e hanno salutato l’approdo a Germania 2006 come una conquista sportiva di per sé appagante.
A esse si aggiungono 14 squadre europee e otto americane, alcune delle quali (Brasile, Argentina, Ecuador e Paraguay) provenienti dall’America Latina, altre (Messico, Usa, Costarica, Trinidad e Tobago) dalla cosiddetta zona Concacaf, in cui sono raggruppate le numerose nazionali dell’America centro-settentrionale. Quanto basta, insomma, per far intendere che stavolta è davvero rappresentato tutto il mondo, a coronamento di quell’antico sogno ecumenico del movimento calcistico che intendeva allargare i confini di uno sport inizialmente praticato e diffuso a un certo livello solo in Europa e in America Latina.

    

Ma c’è un altro aspetto che va sottolineato: è la prima edizione dei Mondiali che si disputa nell’area dell’euro, la moneta unica introdotta nel 2002. Troppo poco, come ben sappiamo, per poter parlare di una vera e completa Europa unita; abbastanza per consentire alle migliaia di europei che seguiranno le loro squadre in terra tedesca di non doversi misurare con il problema del cambio, per sentirsi in qualche modo compartecipi di un progetto unitario che ancora deve percorrere molta strada, ma che è pur sempre un segnale importante e concreto. Nessuno si sogna di pensare che anche a livello di passione gli europei facciano il tifo non solo per la loro squadra, ma anche per le altre consorelle dell’Europa allargata; antiche e radicatissime rivalità, anzi, riemergeranno in modo fin troppo palese. Ma sarà comunque un momento di condivisione che potrà essere considerato una tappa di integrazione e reciproca simpatia.
Non si può non chiedersi, poi, se e come lo scandalo che ha investito il calcio italiano, con le ben note intercettazioni telefoniche, potrà influire sul rendimento della Nazionale di Lippi. Fermo restando che avremmo fatto volentieri a meno di questa ennesima bruttura che ha squassato il nostro sport nazionale, è diffusa l’opinione che gli azzurri non ne risentiranno più di tanto: per paradosso potrebbero addirittura sentirsi ancor più motivati, perché convinti di poter esibire la faccia più bella e pulita di un calcio che non sul campo, ma altrove alimenta le streghe della slealtà, del “tornacontismo”, dell’imbroglio.
Non più deleteria che in passato si rivelerà la scarsa simpatia che negli ambienti internazionali circonda il nostro calcio: da troppi anni l’Italia non è ben rappresentata a livello Fifa e Uefa, peggio di come ci hanno trattato in passato (anche per colpa nostra) non andrà di sicuro. Forti di questa consapevolezza e preparati a non potersi aspettare “aiutini” di sorta, gli azzurri di Lippi sanno di poter dare una mano al nostro calcio con belle prestazioni, ma anche con comportamenti leali e corretti. Nessuno pretende che vincano o facciano sfaceli, ma che almeno non si adagino nel facile alibi secondo cui, senza il sostegno di una Federazione degna di tal nome, non è possibile fare bella figura.
Insomma, affidiamoci alla buona volontà, al talento e al senso di responsabilità dei calciatori che rappresenteranno il nostro Paese. Spesso si è detto che, tutto sommato, il volto positivo del calcio nostrano è rappresentato proprio dai calciatori. Hanno l’occasione adatta per dimostrarlo proprio adesso che il carrozzone pallonaro scricchiola in maniera paurosa. Che almeno loro non ci deludano.

Da www.incrocinews.it n.22 del 03 giugno 2006.
(foto in basso: La Coppa del Mondo. Qualche settimana fa, davanti al Duomo di Milano la struttura avveniristica che il Comitato organizzatore ha inviato nell mondo come “ambasciatrice” del torneo)

FUORICLASSE IN PASSERELLA

Sfilata di campioni con varie motivazioni

  

A Germania 2006 saranno presenti tutti i Palloni d’Oro dal 1997 a oggi, con la sola eccezione del brasiliano Rivaldo (ormai fuori dal giro della Seleçao). Basta questo a certificare il livello della passerella di fuoriclasse a cui assisteremo in un mese di partite. Ce n’è per tutti i gusti.
DA CONSACRARE. Malgrado l’enorme autostima, Diego Armando Maratona si sentì veramente campione solo quando mise le mani sulla Coppa del Mondo. La vittoria mondiale equivale a una sorta di passaporto per l’Olimpo calcistico. Un passaporto che Ronaldinho ha già in mano (ha vinto il titolo nel 2002): ma ora, di gran lunga numero 1 al mondo, vuole aggiungere anche questa perla al Pallone d’Oro, alla Liga e alla Champions League vinti in questa stagione. Gli contendono i riflettori del Mondiale il redivivo Ronaldo, il tedesco Ballack, gli inglesi Lampard e Gerrard, l’olandese Van Mistelrooy, il francese Henry, il portoghese Deco, l’ucraino Shevchenko. E in lizza (perché no?) potrebbe esserci anche Toni.
IN CERCA DI RISCATTO. Ma il Mondiale può essere anche l’occasione giusta per prendersi una rivincita su una stagione sfortunata, oppure dopo precedenti esperienze non particolarmente felici. È il caso, per esempio, di Totti e Del Piero (che non hanno mai davvero brillato in competizioni ufficiali in maglia azzurra), e, per ovvi motivi, degli juventini in genere (Buffon in primis). Ma anche di Dida, Adriano, Ibrahimovic e Drogba, desiderosi di dimostrare quei valori ultimamente non sempre evidenziati nei rispettivi club.

  

GIOVANI LEONI. Due nomi su tutti, Messi e Kakà: il futuro è loro, ma potrebbe esserlo anche il presente. E poi un altro brasiliano, Robinho, il Ronaldo “portoghese”, gli spagnoli Fabregas e Reyes. Se confermerà la condizione di fine campionato, nel novero potrebbe rientrare anche il nostro De Rossi. Lo stesso Gilardino è atteso a un’affermazione personale su un palcoscenico così prestigioso.
I VETERANI. È forse l’elenco più lungo. In un Mondiale che cade in un momento di ricambio generazionale, sono tanti i campioni all’ultima esperienza sulla ribalta iridata: Cafu, Roberto Carlos, probabilmente Emerson, Crespo, Figo, Nedved, Zidane, Thuram... Con qualche anno di meno, che squadra formerebbero! (m.c.)

Da www.incrocinews.it n.22 del 03 giugno 2006.
(foto in alto: il tedesco Ballack e l'argentino Messi - foto in basso: l'inglese Gerrard ed il francese Henry)

IL PALLONE “DIVERSO” DI DON ALESSIO

Un volume da poco nelle librerie


Il calcio è sulla bocca di tutti, nel bene e nel male. A qualcuno potrebbe venire il dubbio che del valore educativo di questo sport così amato e praticato sia rimasto poco. Così non è per la Consulta dello Sport della diocesi di Milano, che al calcio ha dedicato un libro appena uscito nelle librerie. Si tratta de Il pallone racconta. Un modo nuovo di guardare al calcio (Centro Ambrosiano, 120 pagg., 4,00 €), nato dalla penna di don Alessio Albertini, uno degli animatori della Consulta.
Don Alessio ha grande familiarità con il mondo del calcio, sia per il suo ruolo educativo in oratorio, sia grazie a suo fratello Demetrio, celebre ex calciatore (oggi inserito nel gruppo dei “saggi” chiamati a rimediare ai guasti provocati dal recente scandalo). Proprio la passione per il calcio ha portato don Alessio a cercarvi quella «sapienza nascosta» che anche un famoso scrittore come Albert Camus, premio Nobel per la letteratura, aveva trovato e sperimentato.
In vista della grande “abbuffata” di calcio che ci attende nelle giornate dei Mondiali, questo volume si propone come un’occasione per educarci ed educare a gustare lo sport, vivendolo e giocandolo senza smettere di pensare.

Da www.incrocinews.it n.22 del 03 giugno 2006.

NEWS CALCIO: ORATORIO CUP, GRAN FINALE

I vincitori sono S.M.della Mercede, V. Prenestina, S.G. del Bufalo B

  

Domenica pomeriggio si sono svolte le finali di tutte le categorie del torneo Oratorio Cup 2006; le gare hanno avuto luogo nei campi neutri dell' Oratorio S. Paolo, messi gentilmente a disposizione da Padre Marco Rota.

    

Il pomeriggio ha avuto inizio a partire dalle finali per i posti inferiori della classifica, fino ad arrivare agli ambiti primi posti. Un gioioso agonismo ha accompagnato tutte le partite disputate e la giornata si sarebbe conclusa con la piena soddisfazone di tutti, se non fosse stato per uno spiacevole episodio avvenuto nella finale 1°-2° posto degli Allievi, che ha spinto la Commissione a non assegnare il titolo, per ricordare ai ragazzi il vero valore dello sport. D’altra parte vanno ricordate partite come le finali degli under 10 che sono sempre tra le più piacevoli da vedere e la finale 1° e 2° posto della categoria Juniores.

    

I ragazzi più grandi hanno dimostrato grande capacità e una sostanziale parità tra le finaliste, tanto che il titolo è stato assegnato solo ai supplementari a favore del S.Maria della Mercede contro i Protomartiri.Grande festa finale con le premiazioni di tutti i partecipanti: anche gli ultimi hanno avuto la soddisfazione di portare a casa una medaglia. A premiare gli atleti sono intervenuti il Pres. Mazzalupi, che ha ricordato l'importanza di uno sport pulito ancora fatto negli oratori, il Vice-Pres. Vespa e Mons. Piergaetano Lugano, Direttore dell' Ufficio per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport.

    

Un grande ringraziamento va agli arbitri che hanno dedicato volontariamente i loro sabati pomeriggio per la realizzazzione del torneo. Infine sperando di essere riusciti nel nostro intento; educare a dei valori cristiani attraverso lo sport; abbiamo dato appuntamento a tutti per la prossima edizione dell' "Oratorio Cup" alla riunione organizzativa di sabato 30 settembre.


    

Classifiche
Under 10Ragazzi AllieviJuniores
1° S.G.del Bufalo B 1° Virtus Prenestina 1° * 1° S.M.della Mercede
2° P.G.S. Flipper 2° S.G. del Bufalo 2° * 2° Protomartiri
3° Pol. S. Bruno 3° S. Ireneo 3° S.Martino a S.L. 3° S.G. del Bufalo A
* La Commissione ha deciso di non assegnare il primo ed il secondo posto per motivi disciplinari.



GIOVANI: SPORT A MISURA DI RAGAZZI A SAN GAETANO

Due squadre di calcetto iscritte alla Federazione, tornei di pallavolo, ping pong, giochi a premi e gare di nuoto di Rosario Capomasi

«Quando sono venuto qui i ragazzi che frequentavano la parrocchia vivevano il luogo in una dimensione domestica e uscivano poco dal quartiere. Per loro lo sport era un trastullo. Questo fino a metà anni Novanta. Poi è cresciuta la cultura sportiva della zona e i ragazzi della generazione successiva hanno incominciato a vivere la realtà parrocchiale non più come un rifugio ma come ambito di crescita personale attraverso l’attività agonistica». A parlare è padre Mariano Palumbo, parroco di San Gaetano (Vigna Clara), che va fiero del lavoro fatto con, e per, i giovani: «Abbiamo due squadre di calcetto, di cui sono il presidente, iscritte alla Federazione: il Flaminia Sette, che gioca il campionato provinciale, e il San Gaetano, formato da ragazzi tra i 17 e i 24 anni, impegnato nei tornei delle Polisportive Giovanili Salesiane. Entrambe sono espressione non solo di un percorso di vita oratoriale che vuole formare prima di tutto l’uomo ma anche una testimonianza della presenza di Dio: ritengo infatti che lo sport sia una parola che non parla ma agisce in modo visibile, un prezioso mezzo per consegnare il volto di Cristo agli altri. Tutti noi della parrocchia siamo coinvolti nello sforzo di non fare agonismo fine a se stesso ma di considerarlo uno strumento che fa scoprire ancora altri strumenti di crescita a tutti i livelli».
E gli sforzi fatti non sono andati a vuoto: gli atleti del San Gaetano, terminati gli impegni di campionato, organizzano a giugno un campo estivo nelle zone adiacenti la parrocchia. «È stupefacente – prosegue padre Palumbo – vedere come questi ragazzi si diano da fare per far divertire altri giovani, tra cui molti bambini: organizzano partite di calcio, tornei di ping pong, pallavolo, giochi a premi e gare di nuoto e alla fine della giornata fanno il rendiconto dell’attività svolta. C’è anche un palestra dove allenarsi e in cui capita di scoprire giovani particolarmente portati per la pratica sportiva: in quel caso se vediamo un ragazzo veramente in gamba lo seguiamo e lo facciamo diventare nostro istruttore, come Samuel, 24 anni, responsabile della sala pesi». Fondamentale è la coesione del gruppo: due volte l’anno, a dicembre e a giugno, il San Gaetano e il suo presidente si ritrovano insieme in una cena sociale aperta a tutti. «Sono momenti di grande aggregazione e di amicizia. Spesso i calciatori portano amici, fidanzate, genitori e ci si conosce meglio, confrontandosi su tanti temi della vita. Mi è capitato di ascoltare problemi di ogni tipo inerenti a difficoltà quotidiane che cerchiamo di risolvere insieme».
Fondamentale nello sviluppo psico-fisico dei calciatori è stato l’operato di Andrea Padovani, allenatore del San Gaetano: «Fu padre Mariano a chiedermi di dargli un aiuto, illustrandomi il suo progetto educativo». Gli inizi non sono stati facili: «Mi trovavo di fronte a una realtà eterogenea, cioè un numero elevato di ragazzi di diversa estrazione sociale e con diverse caratteristiche tecniche e fisiche. Il primo passo è stato creare un gruppo omogeneo, parlando il più possibile con i ragazzi e ascoltando i loro problemi per farli sentire parte di un tutto. Non sempre il giovane è d’accordo con quello che gli insegni: polemizza, si allena controvoglia e rischia di fare “proseliti” all’interno della squadra. L’allenatore, allora, deve essere in grado di far valere la sua autorità, non intesa in senso negativo, ma spiegando al ragazzo che ciò che gli viene chiesto di fare sarà utile durante la gara anche ai suoi compagni. Risolte gradualmente le difficoltà, la squadra ha piano piano acquisito fiducia e nel 2004 siamo arrivati secondi in un torneo Pgs Under 19».
La conquista di un trofeo è però secondaria rispetto a quello che è il fine principale del “mister”: «Condivido pienamente il pensiero di padre Palombo: lo sport deve far crescere uomini, attraverso il rispetto di poche e semplici regole onorando le quali si può veramente realizzare quella missione pastorale che lui ha sempre perseguito: “Consegnare il volto di Cristo agli altri”».

31 maggio 2006 da Roma Sette

GIOVANI: AL TESTACCIO, TRA SPORT ED EVANGELIZZAZIONE

Presso la parrocchia di S. Maria Liberatrice opera la polisportiva dell'oratorio salesiano, guidata da suor Lorenzina Colosi di Rosario Capomasi
Festa patronale a S. Maria Liberatrice di I. S.

Don Bosco e i suoi insegnamenti non perdono d’importanza con il passare degli anni. L’eredità spirituale e culturale del Santo piemontese che dedicò la sua vita ai ragazzi emarginati trova la sua piena realizzazione nella realtà sportiva dell’oratorio, in cui l’attività fisica emerge come strumento pastorale di crescita umana. Presso la parrocchia di S. Maria Liberatrice opera la polisportiva dell’oratorio salesiano del Testaccio il cui presidente, suor Lorenzina Colosi, direttore dell’Ufficio catechistico della diocesi di Roma, ha molto a cuore l’educazione dei giovani: «Don Bosco ci ha insegnato a favorire l’inserimento dei ragazzi disagiati, affettivamente ed economicamente, per evangelizzarli e crescerli nell’amore di Dio. Lo spirito salesiano è la guida di tutte le nostre attività sportive: educhiamo i giovani atleti fin da piccoli nelle squadre della Pgs Auxilium Testaccio (volley, basket, ginnastica e calcio a 5), intessendo anche una rete di rapporti con le famiglie perché il dialogo è fondamentale per capire e risolvere i problemi. L’esercizio fisico insegna molte cose, tra cui il rispetto per l’altro, creando l’armonia di gruppo».
Il riferimento generico all’“esercizio fisico” non è casuale, perché la dimensione parrocchiale vive anche di altri impegni: «Esiste anche una serie di attività riguardanti il tempo libero - spiega suor Lorenzina -: i giovani atleti si dedicano anche a lavori manuali, ad esempio costruire cartelloni per recite, cantare nel coro che fa le prove per la Messa domenicale. Inoltre, chi non fa parte di alcuna squadra può divertirsi in cortile con partite improvvisate di calcetto o utilizzando i vari giochi disponibili. Teniamo anche corsi di danza classica e moderna». L’agonismo, la competizione non sono fondamentali ma sempre importanti. «La nostra bacheca è piena di trofei, segno che anche noi teniamo a ben figurare. Non dimentichiamo che l’Auxilium è affiliata al Coni, che l’ha riconosciuta come Ente di promozione sportiva; inoltre conserviamo sempre buoni rapporti con le altre realtà sportive cattoliche, in particolare il Csi».
La gioia più grande però suor Lorenzina non la prova nel conquistare coppe o premi ma per qualcosa di più gratificante: «È bello constatare quanti bambini venuti da noi con paure e difficoltà di vario genere siano migliorati col passare del tempo, acquistando sempre maggiore convinzione nei propri mezzi». Una grande mano nel realizzare il progetto educativo salesiano la danno gli allenatori della polisportiva, tra cui Sergio Balducci e Marco Fiori, da due anni sulla panchina del volley femminile. «Allenare queste giovani atlete (seconda e terza media) mi dà una soddisfazione enorme – racconta Fiori - perché ogni giorno vogliono sapere qualche cosa in più, non smettono mai di voler imparare i fondamentali. Capita spesso poi di trovarmi delle nuove ragazze che chiedono di giocare dopo essere state invitate dalle loro amiche in squadra e non sempre è facile fare selezioni. Se ci sono delle difficoltà, come spesso capita, faccio presente la situazione a suor Daniela (responsabile dell’oratorio) o a suor Lorenzina, le quali informano la superiora, suor Alice, che è sempre disponibile ad aiutarci. In questo biennio di formazione ho visto timidezza, se non rassegnazione, trasformarsi in fiducia e allegria, terreno sul quale è molto più facile lavorare».

23 maggio 2006 da Roma Sette

GIOVANI: S. MARIA REGINA DEI MARTIRI: QUANDO L'EDUCAZIONE PASSA ANCHE DALLO SPORT

Nella parrocchia di Dragona è attivo il gruppo sportivo "Dragon City", 300 iscritti, guidato da Massimo Renzi e don Lops di Rosario Capomasi

Quando la parrocchia di S. Maria Regina dei Martiri a Dragona fu eretta, nel 1963, la borgata era ancora priva di luce, strade e strutture. L’unico punto di riferimento per gli abitanti del quartiere era l’oratorio, non solo dal punto di vista pastorale ma anche ricreativo, sociale e soprattutto sportivo. Oggi come allora, il complesso di via Carlo Casini 282 (via Ostiense), retto dal parroco don Claudio De Angelis, coadiuvato dai viceparroci don Olwin Lopis e don Elio Lops, è teatro di un’intensa attività sportiva che viaggia sui binari del calcio e della pallavolo con il gruppo “Dragon City”. A guidare i circa 300 giovani iscritti al centro sportivo (dai bambini nati nel ’99 impegnati nella Scuola Calcio alle bambine che fanno mini-volley, fino alla prima squadra che gioca in Terza Categoria e l’Under 19 di pallavolo), il “mister” Massimo Renzi, dirigente responsabile di tutta l’attività agonistica oltre che educatore sportivo e collaboratore per la pastorale dello sport e del tempo libero del Vicariato di Roma.
«Il Dragon City è uno strumento, un’iniziativa nata –spiega Renzi – per realizzare pienamente un progetto educativo-sportivo ideato da questa parrocchia. Siamo un gruppo di animatori, istruttori sportivi e insegnanti che hanno scelto di operare nel sociale attraverso le discipline sportive al servizio della gioventù. Tutti gli operatori coinvolti si dedicano con gioia a questa realtà, prestando il loro impegno di volontariato a titolo assolutamente gratuito. Le quote richieste, quindi, sono modeste rispetto alla media della zona e servono essenzialmente per coprire le spese organizzative e i costi per le attrezzature necessarie». Il centro sportivo non nasce a fini di lucro ma questo non sottrae nulla alla sua elevata preparazione atletica, ammirata e forse un po’ invidiata da tutte le società sportive della zona: Dragon City esiste da 20 anni e ha cresciuto intere generazioni di ragazzi, strappandoli a quei pericoli e a quei rischi che la realtà delle borgate può comportare. «Ritengo – prosegue Renzi – che una sana attività sportiva possa favorire la maturazione dei giovani in tutti i differenti aspetti della loro personalità, permettendo di ampliare le loro conoscenze sportive e ludiche, ricreative e ambientali. È chiaro che così facendo si rafforzano i vincoli di amicizia che saranno poi stimolo e incentivo non indifferente per confermare e migliorare il loro impegno e la loro professionalità nella vita di tutti i giorni». Nella disciplina sportiva, conclude, «si imparano e si praticano l’obbedienza, l’umiltà, la rinuncia, mentre nei rapporti di gioco e competizione la carità, la solidarietà, il rispetto reciproco e il perdono».
La parte spirituale è curata con impegno quotidiano da don Elio Lops, molto sensibile anche alle problematiche di quegli iscritti che professano altre religioni, che esorta tutti gli atleti, e le loro famiglie, ad approfondire il proprio impegno cristiano. «La Santa Messa – dice il sacerdote – è la forza che deve sostenere sempre il nostro agonismo. Poi c’è l’aspetto sportivo che mi sta particolarmente a cuore: spesso accompagno i ragazzi alle partite e li incito. Un modo per fargli capire che hanno intrapreso la strada giusta». Non esistono però solo calcio e pallavolo come strumenti di socializzazione e crescita personale: «D’estate la nostra parrocchia mette a disposizione dei giovani un centro estivo in cui si fanno esperienze di gioco, di sport (oltre a calcio e pallavolo, baseball, canoa, equitazione, tiro con l’arco, corsa, ecc.) e di contatto con la natura (mare, gite in bici, escursioni in montagna, ecc.). Quest’anno sono poi previsti dei campi scuola sulle Dolomiti».

21 aprile 2006 da Roma Sette

“FESTA IN PIAZZA" PER I RAGAZZI DI S. MARIA DELLE GRAZIE AL TRIONFALE

Un'iniziativa ideata dal presidente dell'Associazione sportiva della parrocchia per dare «un propellente» all'oratorio di Rosario Capomasi

Incontrarsi, gareggiare, divertirsi per crescere insieme: sono questi gli ingredienti di “Festa in piazza”, la manifestazione organizzata dalla parrocchia di S. Maria delle Grazie al Trionfale per domenica 21 maggio dalle 15 alle 20, sul piazzale antistante la chiesa, nel quadro degli eventi celebrativi della Madonna delle Grazie che si concluderanno la domenica seguente, giorno della solennità . «Sarà una grande occasione di svago e di sport all’aria aperta», spiega Riccardo Fruscione, presidente dell’Associazione sportiva S. Maria delle Grazie nonché ideatore della manifestazione giunta quest’anno alla quinta edizione. «Oltre alle finali Acli di pallavolo tra ragazzi (8-14 anni) di alcune parrocchie romane, compresa la nostra, vi saranno tornei di calcetto tre contro tre e gare di basket. In sostanza le tre discipline di punta dei gruppi sportivi della nostra parrocchia».
“Festa in piazza” è nata con l’intento di dare un impulso, un propellente alla realtà dell’oratorio che non deve solo svolgere una funzione di mera accoglienza ma anche sapere coinvolgere tutti, anche chi non vi partecipa quotidianamente. «Le iniziative che hanno visto la luce in questi anni sono state numerose e di diverso genere, non sempre a carattere sportivo - puntualizza Frusciane -. Nel 2004 e nel 2005 abbiamo organizzato una maratonina di quartiere alla cui premiazione è intervenuto Pietro Mennea: per me una soddisfazione incredibile; andando indietro nel tempo, ci siamo fatti in quattro per montare il campo di pallavolo, creare quello di calcetto vicino all’ampio parcheggio, montare stand nelle feste passate in cui rivivere l’atmosfera paesana del tiro a segno, delle musiche e dei panini; l’anno scorso abbiamo realizzato una catena umana intorno alla chiesa; domenica 21 si potrà ammirare una gigantesca croce fatta di tante persone davanti alla parrocchia».
Tale dinamicità unita a una creatività che si rinnova costantemente è risultata contagiosa, determinando un gratificante “effetto traino”: «Apprezzando le mie idee, molti genitori hanno passato parola ad altri che hanno portato non solo i propri figli ma anche cose concrete: chi si è presentato con 500 portachiavi o addirittura con un motorino da destinare come premi, chi si è occupato della parte alimentare, chi della sicurezza e così via». Il riconoscimento del grande e significativo lavoro fatto è testimoniato dall’appoggio di “collaboratori” non irrilevanti. «Devo ringraziare il Comune di Roma, che ci ha sempre aiutato con piccoli ma necessari fondi per ridurre le spese – sottolinea il presidente dell’Associazione sportiva -, ma soprattutto don Ernesto Mandara e don Romano De Angelis, rispettivamente il precedente e l’attuale parroco di S. Maria delle Grazie, entrambi di una disponibilità e comprensione commoventi».
In questi dieci anni di presidenza c’è un ricordo che inorgoglisce Riccardo Fruscione: «Nel corso della prima edizione, un inserviente di Mc Donald reclutato per la festa mi fermò dicendomi: “Non ho mai visto una manifestazione così bella e, mi creda, io ho lavorato in tanti di questi eventi”». La stessa soddisfazione emerge anche dalle parole del viceparroco, don Antonio Pesciarelli: «L’esperienza di aggregazione e di animazione realizzata dal nostro presidente concretizza quanto ci proponiamo di fare nel dare a tanti giovani una così valida valvola di sfogo: riuscire a indirizzarli su una strada sana, dove importino i valori umani e non ci siano preclusioni di nessun tipo. Da noi vengono a giocare anche ragazzi non cattolici, poveri oppure orfani e abbandonati. Per ciascuno di loro riusciamo a trovare una dimensione nella quale realizzarsi, integrarsi e quindi crescere senza la paura di sentirsi “diversi”».

17 maggio 2006

CALCIO E SOLIDARIETÀ".
LA LEZIONE DI DAMIANO TOMMASI AGLI STUDENTI DELLA CATTOLICA

Nell'ambito dei "Mercoledì della Cattolica", appuntamento con il centrocampista della Roma e della nazionale che racconterà la sua esperienza di uomo e di giocatore di R. S.
Sport e violenza: quando lo stadio tace. Intervista a Damiano Tommasi di Federica Cifelli


Damiano Tommasi sale in cattedra alla Cattolica di Roma per una lezione su “Calcio e solidarietà”. Il centrocampista della Roma e della nazionale incontrerà domani, alle 13.30, gli studenti della sede romana dell’ateneo nell’Aula Vito del Policlinico Gemelli per una lezione-conferenza promossa dalla presidenza della facoltà di Medicina e chirurgia, in collaborazione con il Centro pastorale, nell’ambito dei “Mercoledì della Cattolica”: appuntamenti culturali su temi di attualità sociali, politica e religiosa.
In questi giorni in cui di calcio si parla solo per gli scandali e le partire truccate, le intercettazioni telefoniche ai protagonisti e i passi che si cominciano a muovere nelle procure giudiziarie, Tommasi racconterà agli studenti della Cattolica la sua esperienza di uomo e di calciatore: dagli esordi nel “suo” Verona – è originario di Negrar – fino al rapporto di “adozione” con la Capitale e la sua squadra, per la quale qualche hanno fa scelse di sottoscrivere anche un contratto al minimo federale consentito: 1.500 euro al mese. “Noi sportivi professionisti siamo gli idoli dei ragazzi e dobbiamo dare loro esempi positivi – dichiara il giocatore -. Spesso, soprattutto noi calciatori veniamo dipinti come egoisti e distratti, ma non è così: molti di noi si impegnano con continuità e nel silenzio in attività benefiche. Io cerco di fare il possibile, tenendo bene a mente che sono molto fortunato. Faccio un lavoro che per me è passione e sono ben retribuito. Questo è una gioia, ma anche una grossa responsabilità”.

16 maggio 2006

SERVONO POLITICHE PER VALORIZZARE E CONSOLIDARE L’ATTIVITÀ DI BASE
UNA PROPOSTA DEL CSI

Visto che manca ormai poco meno di un mese alle prossime elezioni comunali, ci sembra lecito porci una domanda: che cosa chiediamo, come Associazione dedita alla promozione dello sport di base, al nuovo Sindaco?
Indubbiamente, Roma è una città difficile, forse più difficile delle altre, perché deve eternamente dibattersi tra la scarsità delle risorse a disposizione e la necessità di supportare eventi di grande richiamo, che siano degni della Capitale e che fungano anche da polo d'attrazione per il turismo. D'altra parte, proprio perché le disponibilità finanziarie sono tutt'altro che illimitate, il nostro auspicio è che al sostegno del Grande Sport non provveda solamente lo sport stesso, ma anche quei comparti che, da quelle manifestazioni, traggono giovamento. L'altro aspetto sul quale vorremmo riflettere è il seguente: sì, è bello poter vivere esperienze come Sport a Roma, dove si riescono a mettere insieme infinite realtà, anche le più piccole, facendo svolgere una miriade di attività, in ogni angolo della città. Ma ci piacerebbe ancor di più che il Comune si facesse promotore di politiche a lungo raggio, capaci di avvicinare il maggior numero di cittadini ad una pratica sportiva costante e consapevole.
In tale prospettiva, il contributo che gli Enti di Promozione Sportiva possono dare è enorme. E proprio perché a Roma si è riusciti, caso più unico che raro, ad accomunare sotto la stessa bandiera, quella del CREPS, tutte le Associazioni riconosciute ufficialmente, le premesse per creare una sinergia ancor più profonda fra sport di base ed istituzione ci sono tutte.
Quanto, poi, ai singoli Municipi, si vorrebbe una maggiore omogeneità di intervento, giacchè ci sono realtà, come il II e il VI, in cui il CSI opera direttamente, che si impegnano a fondo per valorizzare lo sport di base ed altre che, purtroppo, lo trattano quasi con indifferenza.
Chiaramente, questo è un aspetto che riguarda innanzitutto i singoli personaggi, ma che ci induce a ritenere che debba anche essere ripensata la stessa struttura organizzativa comunale. Ci sarà modo e tempo per approfondire questi argomenti, ma un messaggio conclusivo vogliamo lanciarlo: Roma città dello sport? E’ possibile, ma c'è ancora tanta strada da fare.

IL CSI ROMA CORRE IN TERRA SANTA

Per il terzo anno consecutivo il CSI e l'Opera Romana Pellegrinaggi hanno organizzato in collaborazione con l'Ufficio per la pastorale del turismo e sport della CEI la Maratona "Giovanni Paolo II" da Gerusalemme a Betlemme. L'iniziativa era inserita in una settima di vero pellegrinaggio in Terra Santa dove tutti i partecipanti alla maratona, ed anche i loro accompagnatori, hanno avuto modo di ripercorrere i luoghi storici della vita di Cristo. Lunedì scorso i rappresentanti di Roma all'arrivo a Tel Aviv si sono aggiunti agli altri gruppi CSI provenienti da tutta Italia. La prima tappa del viaggio è stata Nazareth dove i pellegrini hanno trovato ristoro e visitato, tra le altre cose, la Basilica dell'Annunciazione, fare una "passeggiata" sul lago di Tiberiade e visitare la casa di Pietro a Cafarnao. Mercoledì, dopo aver passato il Monte della Quarantena, Gerico ed il Mar Morto, il gruppo ha raggiunto Gerusalemme; nel pomeriggio si è svolta la prima partita di Peacevolley: incontro tra una rappresentativa italiana con capitano Andrea Zorzi e una mista arabo-israeliana. Il match si é chiuso sul 3-2 per la rappresentativa locale. Giovedì mattina, italiani, israeliani e palestinesi si sono radunati alla partenza della Maratona per percorrere gli undici chilometri che ci dividono Gerusalemme da Betlemme. Anche chi non era particolarmente allenato, ma solamente spinto dalla voglia di compiere questo gesto di pace, ha raggiunto l'arrivo nella piazza antistante la Basilica della Natività. Gli unici a non aver raggiunto il traguardo, non per loro scelta, gli atleti israeliani, che si sono dovuti fermare al check point non potendo passare il confine. Cosa che sinceramente ha reso meno festosa una giornata così bella ed importante. Venerdì 28 il pellegrinaggio si è concluso con la suggestiva discesa all'orto dei Getsemani e con la Via Crucis verso il Tempio.
Sara Chiostro

LETTERE DALLA TURCHIA
Pubblicati dalla "Finestra per il Medio Oriente" gli scritti inviati
da don Andrea Santoro negli anni della sua missione in Anatolia
Il sito dell'associazione Finestra per il Medio Oriente - di Laura Badaracchi

«Qui siamo ancora più piccoli del più piccolo dei semi, ma l’importante è stare dentro la terra, con amore, con rispetto, sciogliendosi e diventando un tutt’uno con essa nel silenzio, disposti a morire e a fiorire quando Dio vuole». Lo scriveva il 9 novembre 2000, da Urfa-Harran, don Andrea Santoro, ucciso il 5 febbraio scorso mentre pregava nella chiesa di Sancta Maria a Trabzon, in terra turca. Esce proprio oggi in libreria il volume che raccoglie tutte le lettere indirizzate da don Andrea agli amici della “Finestra per il Medio Oriente”, associazione fondata da lui stesso per favorire il dialogo interreligioso. “Lettere dalla Turchia”, edito da Città Nuova, raccoglie le 33 missive inviate al gruppo: dalla prima, scritta nel maggio del 2000 – in cui annunciava la sua partenza per quella terra in cui aveva chiesto di essere inviato come sacerdote fidei donum della diocesi di Roma –, fino all’ultima, datata 22 gennaio 2006. E dal 12 al 14 maggio, in occasione della festa parrocchiale della comunità dei Santi Fabiano e Venanzio (di cui don Santoro fu parroco dal ’94 fino alla sua partenza dalla diocesi di Roma), la “Finestra” allestirà uno stand a Villa Fiorelli per far conoscere il libro e la realtà ad esso legata. Infatti l’associazione aveva già pensato, insieme al suo fondatore e prima della sua tragica scomparsa, di divulgare gli scritti «quale piccolo strumento di testimonianza. Alla luce dell’uccisione di don Andrea – spiegano dall’associazione in una nota all’edizione – abbiamo deciso di condividere con tutti la ricchezza spirituale di questa autentica vita cristiana, certi che la morte di questo “seme” è radice e sorgente di nuova forza per continuare il cammino di conoscenza, dialogo e incontro iniziati da don Andrea».
Perché partire a 55 anni per una nuova missione, alla volta dell’Anatolia? «Don Andrea era sicuramente animato dal desiderio di poter comunicare a tutti gli uomini l’amore di Dio Padre – scrive il cardinale vicario Camillo Ruini nell’introduzione al volume –. Quell’amore che egli stesso ha riscoperto più di vent’anni fa, in seguito a una significativa permanenza di sei mesi a Gerusalemme nel 1980 per fare chiarezza nella sua vita, cercando un luogo dove scendere alle radici del suo animo e delle ragioni della vita». Un incontro, quello con il Medio Oriente, che diede nuovo vigore alla vocazione del sacerdote, spingendolo a curare frequenti pellegrinaggi in Israele, Egitto, Giordano, Siria e Libano, oltre alla Turchia. «Queste ripetute esperienze lo hanno convinto dell’importanza del Medio Oriente in quanto terra dove ritrovare autenticamente le radici cristiane», commenta il cardinale, spiegando che il sacerdote considerava il contatto con quei luoghi «una delle principali vie di rievangelizzazione del nostro Occidente». Ma all’insegna dell’umiltà evangelica, del lievito che si scioglie nella pasta. Scriveva infatti don Andrea (sempre il 9 novembre 2000), a pochi mesi dalla sua partenza: «Ricevo esempi di bontà e di generosità in ogni momento: perché grande è la ricchezza di questa pasta e profonda la fecondità di questa terra. Non voler essere più di un po’ di lievito e più di un minuscolo granello di senapa; ma neanche di meno, naturalmente!».
All’origine del desiderio di vivere sulle sponde del Mar Nero c’era il profondo desiderio maturato in Santoro di «essere una piccola presenza cristiana, favorendo uno scambio di doni, anzitutto spirituali, tra l’Oriente e l’Occidente, tra cristiani, ebrei e musulmani», spiega il cardinale vicario, precisando che il sacerdote «non si occupava di dialogo culturale, economico, politico, e nemmeno di dialogo teologico. A lui premeva esclusivamente essere cristiano e vivere come tale, restando ancorato, con la tenacia e la fiduciosa testardaggine che gli erano propri, a Cristo e al suo Vangelo». Una convinzione che traspare continuamente dalle parole di don Andrea: «Non c’è il mucchio in cui ti puoi rifugiare come può capitare a Roma, ma qui sei solo e tutti ti guardano … devi essere Cristo!».
Nella solitudine, tra il piccolo manipolo di fedeli, il prete 60enne ucciso con un proiettile sparato alle sue spalle cercava ogni giorno le motivazioni che lo spingevano ad essere proprio in quel luogo. E testimoniava: «Sono qui per abitare in mezzo a questa gente e permettere a Gesù di farlo prestandogli la mia carne. Il Medio Oriente deve essere riabitato come fu abitato ieri da Gesù: con lunghi silenzi, con umiltà e semplicità di vita, con opere di fede, con miracoli di carità, con la limpidezza inerme della testimonianza, con il dono consapevole della vita». Una missione lontana dai grandi numeri, quella del sacerdote originario di Priverno, in provincia di Latina, caratterizzata soprattutto dal confronto limpido, sincero, con i fratelli di altre religioni: Ruini ricorda che «con l’arma del rispetto e dell’ascolto don Andrea era solito dar vita a degli incontri e dialoghi islamo-cristiani, piccoli ma molto concreti e vivi, con i suoi amici musulmani». Un programma di vita, il suo, condensato nelle ultime parole inviate, il 22 gennaio 2006, agli amici romani della Finestra: «Il dolore vissuto con abbandono e la steppa attraversata con amore diventano cattedra di sapienza, fonte di ricchezza, grembo di fecondità. Insieme si serve meglio il Signore».

NOSTRA SIGNORA DI FATIMA, COMUNITÀ IN FESTA PER LA PATRONA
All'interno del mese mariano, le celebrazioni per la solennità
della Vergine di Fatima, il 13 maggio - di R. S.

Celebrazioni ma anche momenti di festa, di sport e di spettacolo. È ricco di appuntamenti il calendario di festeggiamenti per la festa patronale nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima, in via del Fontanile Nuovo. Per informazioni: tel. 06.30810373.
Domenica 14 maggio, con la Messa solenne delle Prime Comunioni, alle 10, presieduta dal Segretario generale del Vicariato mons. Mauro Parmeggiani. Alle 11 Maratonina della famiglia per il quartiere. Il pomeriggio si apre alle 15 con le finali delle attività sportive e diversi giochi per grandi e piccoli. Quindi, alle 18, Santa Messa di ringraziamento seguita, alle 19.30, dal concerto musicale in onore della Vergine di Fatima con l’associazione musicale “L’Insieme”, e premiazione dei vincitori di gare e concorsi.
La preghiera a Maria nella parrocchia della zona Tomba di Nerone caratterizza tutto il mese di maggio. Una “edizione speciale” della preghiera. mariana è in programma per i giorni dal 28 al 31 maggio, con la manifestazione “Suoni e colori alla Vergine Madre”, che comprende il Gospel Concert “Going” e una mostra di pittura.

CORSA DI MIGUEL, IN 4000 AL VIA

Si è corsa domenica 15 gennaio la settima edizione della corsa di Miguel, la manifestazione podistica organizzata dal CSI Roma intitolata al poeta e maratoneta argentino Miguel Sanchez, uno dei 30 mila desaparecidos.
Hanno partecipato ben 282 società sportive e la Bancari Romani, la società più numerosa, ha partecipato al via con 200 atleti. Dei 4000 partecipanti ha tagliato per primo il traguardo del percorso di dieci chilometri in 30’10” Salvatore Vincenti del gruppo sportivo Fiamme Gialle.
Nella corsa al femminile ha vinto Rosaria Console in 35’12” sempre del gruppo Fiamme Gialle.
La maratona non competitiva di domenica è stata preparata venerdì dalla 4 edizione della mille metri dedicata alle scuole con oltre1200 iscritti di 30 Istituti e sabato dall’inedita 10x100o di Miguel uno staffettone di antica tradizione che ha visto in campo gli allievi del liceo Mamiani, del Roma 3 del Ciampino/Morena.

ANNO NUOVO, STADIUM NUOVO! LA VOCE DEL CSI COMPIE 100 ANNI

Mercoledì 11 gennaio, al Circolo Canottieri Aniene a Roma è stato presentato il nuovo Stadium, il mensile organo ufficiale del Centro Sportivo Italiano. Dal 2006 sarà edito dal gruppo Periodici San Paolo e firmato da don Giusto Truglia e da Gianni Visnadi. Con il numero di gennaio 2006 (copertina a fianco) che ne inaugura il rilancio, Stadium celebra, in grande stile, i suoi 100 anni: nato nel 1906 come organo della Federazione delle Associazioni Sportive Cattoliche Italiane ha nel tempo rappresentato la tribuna privilegiata di presentazione del CSI alla società civile, al mondo sportivo, ecclesiale e politico italiano.
Sono intervenuti: don Vito Fracchiolla, Edio Costantini, don Giusto Truglia, Gianni Visnadi, mons. Carlo Mazza, Mariolina Moioli, e don Antonio Sciortino. Moderatore Bruno Pizzul. E’ stato detto che la rivista cercherà di trasmettere quei valori indissolubilmente legati allo sport e la collaborazione con i Paolini ne garantirà l’ispirazione cristiana, la qualità professionale e la fedeltà all’ideale di uno sport pulito, momento di aggregazione sociale, educazione e crescita dell’uomo.

IL PROGRAMMA DEL CONI

In un’intervista rilasciata a 'Il corriere laziale' del 30 dicembre u.s. il dott. Riccardo Viola, Presidente Provinciale del Coni ha presentato il programma che avrà tre fronti di iniziative. "L’attività fisico motoria che porti aggregazione in scuole, oratori e carceri; la penetrazione nei territori della Provincia; l’integrazione tra varie discipline e tra atleti disabili e non. Ci occuperemo di tre settori, tre fasi della vita di una persona, cruciali e delicate. Innanzitutto la scuola. Avvieremo un lavoro accurato sugli studenti in erba, per divulgare nelle classi la forza racchiusa nello sport, la sua capacità di coesione. Il divertimento che offre… L’Oratorio, che spesso a Roma e in provincia affianca l’istruzione nella crescita di un ragazzo. Avvieremo collaborazioni con le organizzazioni parrocchiali per alimentare ulteriormente la loro già egregia attività… L’oratorio è una risorsa evidente che non bisogna far altro che accompagnare nell’intento… Le carceri… Ci rivolgiamo alle persone in regime di semilibertà, a chi deve lentamente reinserirsi nella società, nel mondo del lavoro… Offriremo loro la possibilità di apprendere competenze nell’ambito sportivo. Daremo vita a giornate corali di sport in cui le differenze siano valicate… convocheremo convegni periodici sullo sport, sullo stato di salute dello sport romano e proseguiremo nell’allestire insieme alla Provincia di Roma il premio Coni ormai giunto alla quarta edizione e la giornata per lo sport che si svolgerà nella capitale la prima domenica di giugno… Su doping e razzismo non si può tentennare: Occorre fermezza, durezza… Lo sport ha questo di meraviglioso, annulla le differenze. Con i disabili, con gli altri… bisogna evitare di dar vita a falsi miti e di conseguenza a delusi e disadattati".

SANTA MESSA DEGLI SPORTIVI

La Messa di Natale degli sportivi, promossa dal CONI, tradizione iniziata nel 2004 in vista delle festività natalizie, è stata celebrata il 22 Dicembre 2005 a Roma presso la Chiesa di Santa Maria in Vallicella da S.E. il Cardinal Ruini. Erano presenti il Presidente del Coni Giovanni Petrucci, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, i membri della Giunta e del Consiglio Nazionale del CONI e del Consiglio di Amministrazione della CONI spa,il presidente della FIGC Franco Carraro, Mons. Mazza dell’Ufficio Nazionale e Mons. Lugano dell’Ufficio Diocesano. Hanno partecipato inoltre numerosi atleti azzurri di diverse discipline ed in particolare molti medagliati ad Atene 2004.

UN NATALE DI SPORT ALL’INSEGNA DEI VALORI CRISTIANI

Manifestazione polisportiva svoltasi a Via Montona nell’impianto del CSI Sabato 17 e Domenica 18 Dicembre 2005.
La manifestazione “Aria Aperta” è stata il regalo che il CSI Roma ha voluto offrire alla cittadinanza per le festività natalizie. L’iniziativa ha coinvolto centinaia di ragazzi ed è stata il segno del grande impegno di tutto il CSI per promuovere uno sport tecnicamente valido e cristianamente ispirato. Questa iniziativa, come ha detto il presidente Franco Mazzalupi, costituisce il ponte ideale verso il 2006 per proseguire nell’impegno di consolidare la presenza del CSI sul territorio per offrire sempre maggiori opportunità di vivere una significativa esperienza sportiva. Al termine delle manifestazioni sportive di sabato c’è stata la celebrazione della S. Messa natalizia celebrata da Mons. Mauro Parmeggiani della Diocesi di Roma a cui ha partecipato Mons. PierGaetano Lugano, Direttore dell’ufficio tempo libero, turismo e sport della Diocesi di Roma ed il consulente ecclesiastico Don Marco Simeoni. Hanno partecipato, inoltre, il Presidente provinciale del CONI, Riccardo Viola ed il Presidente della Commisione “Roma Capitale” della Regione Lazio, Enzo Foschi.


Direttore Mons. Pier Gaetano LUGANO tel. uff. 06-69.88.62.69 - cell. 347-11.28.371