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Fondatore della Congregazione
del SS. Sacramento, i PP. Sacramentini a cui è affidata l’animazione
pastorale della Parrocchia di N. Signora del SS. Sacramento e dei SS.
Mariri Canadesi, S. Pier Giuliano Eymard si definì un «Giacobbe sempre
in cammino»: guidato dall’ascolto continuo della voce di Dio, dal lento
lavorio dello Spirito, dal gioco paziente di circostanze
provvidenziali. Scriveva tre anni prima della morte: «Quanto mi ha
amato il buon Dio! Egli mi ha condotto per mano fino alla Congregazione
del SS. Sacramento! Tutte le grazie sono state grazie di preparazione,
tutti i miei stati un noviziato! Sempre il SS. Sacramento ha dominato!»(Ritiro
di Roma del 1865).
Vissuto nella Francia
dell’Ottocento (1811-1868), Pier Giuliano ebbe sin dall’infanzia una
fede segnata dall’Eucaristia; frequenti erano le sue visite al
Sacramento. La decisione di diventare prete fu presa proprio il giorno
della Prima Comunione. Ci volle tempo, però, prima che l’Eucaristia
divenisse davvero il cuore della sua spiritualità e dei suoi progetti
apostolici. Vi è un tale intreccio tra l’evoluzione della sua
personalità e quella del suo apostolato, da risultare quasi impossibile
separare le tappe di una da quelle dell’altra.
Aveva iniziato con un breve
periodo di noviziato presso gli Oblati di Maria Immacolata. Era il
primo passo del suo itinerario eucaristico. Tornato in famiglia per
motivi di salute, entrò poi nel Seminario diocesano di Grenoble. Lì
divenne Sacerdote il 20 Luglio 1834. E’ durante il periodo trascorso
da sacerdote diocesano (1834-1839), prima viceparroco a Chatte, poi
parroco a Monteynard, che forte gli si manifesta la realtà dell’amore
di Dio. La sua spiritualità, segnata da un’ascetica penitenziale,
evolverà verso una visione positiva della vita, e l’amore di Dio sarà
colto in modo del tutto particolare nell’Eucaristia, sacramento
dell’amore per eccellenza. Il santo fu influenzato, in questo, dagli
scritti di Marie-Eustelle Harpain, mistica della comunione e, più
tardi, da una maggior frequentazione dei Padri della Chiesa e degli
autori ecclesiastici, dall’approfondimento della dottrina del Concilio
di Trento, nonché dalla meditazione profonda della spiritualità di S.
Paolo e soprattutto di S. Giovanni.
Il 20 Agosto 1839 lasciò la
parrocchia per entrare nella Congregazione di Maria, i PP. Maristi di P.
Jean Claude Colin, che stava nascendo allora a Lione. Dopo il primo
periodo di Formazione, P. Eymard ebbe diversi incarichi di autorità,
come Superiore di Comunità, Provinciale della Provincia marista
francese, Visitatore apostolico.
L’intreccio tra le esperienze
spirituali e le iniziative apostoliche segna, nelle sue varie tappe,
anche l’evoluzione della sua vocazione eucaristica, oltre che mariana.
Durante una processione eucaristica del 1845, portando il SS. Sacramento
si sentì riempito di una grande forza, e chiese a Dio la grazia dello
zelo apostolico di s. Paolo per diffondere la conoscenza di Gesù Cristo.
Una visita a Parigi nell’anno
1849, neila veste di Superiore Provinciale, gli permise di conoscere
alcune figure importanti del movimento dell’Adorazione Notturna, nonché
la fondatrice dell’Adorazione Riparatrice, Madre Marie-Thérèse
Dubouché. Ma, soprattutto, gli fece conoscere colui che sarebbe
diventato un giorno il suo primo compagno nella fondazione dell’opera
eucaristica: il conte Raymond De Cuers.
Nel 1851, al santuario
mariano di Fourvière (Lione), visse una profonda esperienza spirituale
in cui comprese la necessità dell’Eucaristia per il rinnovamento
della vita cristiana e per la formazione di sacerdoti e laici. Scrive
in quel periodo: “Ho spesso riflettuto sui rimedi a questa indifferenza
universale, che si impossessa in maniera spaventosa di tanti cattolici,
e ne trovo uno solo: l’Eucaristia, l’amore a Gesù eucaristico. La
perdita della fede proviene dalla perdita dell’amore”(Lettera
del 22 ottobre 1851). E ancora: “Bisogna mettersi subito all’opera,
salvare le anime con l’Eucaristia e risvegliare la Francia e l’Europa
sprofondate nel sonno dell’indifferenza, perché non conoscono Il dono di
Dio, Gesù, l’Emanuele dell’Eucaristia. Bisogna spargere la
scintilla dell’amore dentro le anime tiepide che si credono pie e non
lo sono, perché non hanno fissato il loro centro e la loro vita in Gesù
nel tabernacolo”(Lettera dell’11 febbraio 1852). La sua
vocazione eucaristica nasce dunque, in gran parte, da questa
constatazione che è per lui un appello, una missione.
Collaborando con il conte De
Cuers, in vista della fondazione di un Ordine del SS. Sacramento,
sperimentò — nell’aprile del 1853 — ciò che chiamò più tardi una
“grazia di donazione” in riferimento ai suoi progetti. Nei tre anni
successivi visse, insieme a forti tensioni all’interno della
Congregazione dei Maristi, l’attrazione all’opera eucaristica, che
culminò nella fondazione di un nuovo Istituto religioso: la
Congregazione del SS. Sacramento, nata a Parigi il 13 maggio 1856 con
l’approvazione dell’Arcivescovo Mons.
Marie Dominique
Sibour.
La vita eucaristica che il p.
Eymard propone non si riduce alla sola dimensione contemplativa. Egli
scrive: “Una vita puramente contemplativa non può essere pienamente
eucaristica: il fuoco ha una fiamma”(Lettera del 1 maggio 1861).
Oltre a fondare le Ancelle del SS. Sacramento e ad ispirare la nascita
dell’Associazione dei sacerdoti adoratori e dell’Aggregazione
eucaristica per i laici, si impegnò nell’opera delle prime comunioni
degli adulti e dei giovani operai, nella predicazione, nella direzione
spirituale, in un apostolato molteplice. L’idea dei Congressi
eucaristici internazionali è certamente riconducibile alla sua
ispirazione.
L’evoluzione della sua
comprensione dell’Eucaristia non si arrestò con la fondazione della
Congregazione del SS. Sacramento, ma continuò fino alla morte. Il p.
Eymard ha sempre approfondito tale comprensione, oltrepassando
l’accento posto inizialmente sulla riparazione verso una visione più
ampia e completa del Sacramento, evidenziandone la dimensione
dell’azione di grazie, la celebrazione e il potere formativo
soprattutto attraverso la comunione, compresa come luogo
dell’educazione dell’anima da parte di Gesù Cristo.
Instancabile fautore della
comunione frequente, suo ideale era lasciarsi plasmare dall’Eucaristia
quale sacramento dell’amore, collocato “al centro” (immagine frequente
nei suoi scritti) della vita. Il pensiero del p. Eymard sulla Messa
come punto culminante dell’esperienza cristiana, è racchiuso in un
passo della bozza delle Costituzioni del 1863: “Il sacrificio
della S. Messa e la comunione al Corpo del Signore Gesù Cristo, fra
tutte le azioni sacre, sono senza dubbio il fine e la vita di tutta la
religione; dunque ciascuno indirizzi, come mezzi al loro fine, la
pietà, la virtù e l’amore ad onorare e a ricevere degnamente questi
divini misteri”(Textus IV, 432).
Durante un lungo ritiro a
Roma nel 1865, compì un’ultima tappa parlando del “regno eucaristico
interiore” che conduce il credente al “dono di sé” al Padre in unione a
Gesù, secondo una più spiccata dimensione trinitaria ed ecclesiale.
Il cammino vissuto alla luce dell’Eucaristia era giunto a maturazione:
p. Eymard si lascia plasmare dallo Spirito per diventare Eucaristia,
dono, perché sia Cristo a vivere in lui (cf GaI 2,20), «Gesù è in me
per vivere in me per il Padre. Per rimanere in me in questo modo, egli
si dona nella comunione: Come il Padre, che ha la vita, ha mandato
me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me, vivrà per
me (Gv 6,57)» (Ritiro di Roma del 1865). E’ questa, come
scriverà in un ritiro del 1867: «la grazia della santità mediante
l’Eucaristia».
Nonostante le frequenti
malattie e le notevoli esperienze di sofferenza di ogni genere che hanno
contrassegnato l’ultimo periodo della sua vita (conclusa il 1 agosto
1868, a soli 57 anni di età), le sue parole resteranno sempre ardenti
come fuoco, e i suoi scritti ricchi di inviti alla gioia e al
ringraziamento. Così scriveva in quegli anni: «Il culto solenne
dell’esposizione è necessario per risvegliare la fede addormentata di
tanti uomini onesti che non conoscono più Gesù Cristo, perché non
sanno più che è loro vicino, loro amico e loro Dio... La società
rinascerà piena di vigore quando tutti i suoi membri verranno e si
riuniranno attorno al nostro Emanuele. I rapporti si
riformeranno naturalmente sotto una comune verità; i legami di
amicizia vera e forte si riannoderanno sotto l’azione di un medesimo
amore; sarà il ritorno dei bei giorni del Cenacolo». Su questa
spiritualità i Sacramentini della parrocchia dei SS. Martiri canadesi
continuano nel nostro quartiere il carisma eucaristico del loro
Fondatore.
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