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Presentazione ed utilizzo del “Foglio di lavoro”
Questo “Foglio di lavoro” ha lo scopo di preparare gli appartenenti alle nostre comunità parrocchiali, religiose, associazioni, movimenti, gruppi e nuove comunità a partecipare al Convegno Ecclesiale Diocesano che si svolgerà l’11-12 e 14 giugno 2007 nella Basilica di San Giovanni in Laterano ed avrà per tema: Gesù è il Signore. Educare alla fede, alla sequela, alla testimonianza. Esso è stato redatto alla luce delle riflessioni emerse da parte del Consiglio dei Prefetti, del Consiglio Pastorale Diocesano, della Consulta delle Aggregazioni Laicali, ecc., in vista del medesimo appuntamento ecclesiale e recepite dal Consiglio Episcopale. Si propone che il presente “Foglio di lavoro” sia letto insieme: - tra sacerdoti, nelle proprie Prefetture; - e nelle singole comunità soprattutto con coloro (fedeli laici, religiosi e religiose, giovani…) che parteciperanno al Convegno; affinchè tutti possano portare ai lavori della nostra assise un contributo pensato e rappresentativo delle realtà alle quali appartengono in vista della redazione del Programma pastorale 2007-2008. Le riflessioni e i suggerimenti contenuti nel presente “Foglio di lavoro” rimangono evidentemente aperti ad ulteriori riflessioni e proposte che, in sede di dibattito e di Convegno, potranno essere offerte per una più incisiva azione pastorale. 1. Una scelta di fondo ed una verifica del lavoro svolto prima di arrivare al Convegno di giugno La scelta di fondo che ci guiderà anche nel prossimo anno pastorale, sarà quella di insistere sul tema già introdotto nell’anno 2006-2007 dedicato all’educazione e trasmissione della fede con una speciale attenzione alle giovani generazioni e conseguentemente alla famiglia e alle altre agenzie educative a partire dalla scuola e dall’Università. A tale proposito sarebbe opportuno, con serenità, verificare e chiedersi ai vari livelli nei quali operiamo (parrocchie, Prefetture, aggregazioni, Uffici diocesani, ecc.) quale attenzione è stata prestata, nell’anno pastorale che si sta per chiudere, alle giovani generazioni, alla famiglia, alla scuola e all’Università, alla pastorale vocazionale e pensare a cosa si potrebbe fare per incrementare a livello di contenuti ed operativamente tali attenzioni. 2. Orientamenti di metodo per l’impegno ad educare alla fede, alla sequela e alla testimonianza di Gesù Signore, nella nostra Diocesi La pastorale integrata Nel nostro lavorare insieme, ad ogni livello: diocesano, di settore, Prefettura, parrocchiale, ecc. non dovremo limitarci ad azioni settoriali ma coinvolgere in sinergia, in quella che è stata efficacemente definita “pastorale integrata”, tutte le forze disponibili della Diocesi incrementando il coordinamento tra le proposte pastorali, e l’agire degli Uffici pastorali diocesani, le Prefetture, la Consulta delle aggregazioni laicali e nuove comunità, il Consiglio Pastorale diocesano, i vari organismi che coordinano e promuovono le varie pastorali d’ambiente, ecc. oltre che i diversi operatori pastorali. Come ricordava Papa Benedetto XVI, parlando il 31 agosto scorso ai sacerdoti di Albano, “dobbiamo cercare di integrare in un unico cammino pastorale sia i diversi operatori pastorali che esistono oggi, sia le diverse dimensioni del lavoro pastorale” affinchè la parrocchia – come sempre ricordava il Papa in quell’occasione – si “autotrascenda” in un duplice senso: “nel senso che le parrocchie collaborano nella Diocesi, perché il Vescovo è il loro comune Pastore e aiuta a coordinare anche i loro impegni; e autotrascendenza nel senso che lavorano per tutti gli uomini di questo tempo e cercano anche di far arrivare il messaggio agli agnostici, alle persone che sono alla ricerca”. Insieme per una incisiva animazione pastorale A partire dagli Uffici pastorali del Vicariato, insieme a tutte le realtà sopra elencate, si chiede a chi parteciperà al Convegno un contributo di pensiero e di fattiva collaborazione per aiutare tali soggetti a svolgere sempre più un ruolo di reale ed incisiva animazione pastorale a sostegno del cammino che come Diocesi andiamo compiendo. 3. A quale mondo giovanile prestare la nostra attenzione? Le fasce di età a cui prestare attenzione nel nostro impegno di educazione alla fede, alla sequela e alla testimonianza di Gesù Signore sono le seguenti: - Gli adolescenti Per quanti di loro frequentano le nostre comunità parrocchiali, il Servizio diocesano per la pastorale giovanile ha già elaborato nel corso dell’anno 2006-2007 un progetto che viene consegnato in questi giorni alla Diocesi anche se non intende sostituirsi ad altri validi progetti di educazione alla fede che, se rispondenti alle necessità e già praticati, meritano di essere perseguiti. Per gli adolescenti che non frequentano le nostre comunità occorrerà invece pensare a un progetto mirato e che coinvolga il mondo della scuola e le altre realtà (tempo libero, sport, divertimento, strada, muretti…) dove la maggior parte degli adolescenti vive il proprio tempo. - Gli “over 18” Anche per loro saranno da promuovere le esperienze positive già in atto e contemporaneamente, come si è fatto per gli adolescenti, occorrerà elaborare un progetto diocesano che tenga presente, oltre ai giovani che sono già inseriti nelle nostre comunità, anche quelli che frequentano l’Università, che lavorano o che sono ancora disoccupati, che vivono il disagio e le varie forme di fragilità. Inoltre si terrà presente che per gli “over 18”, i temi dell’affettività e della scelta di vita sono assai vivi e sentiti. Temi che, per essere affrontati, chiedono alla Chiesa il contributo dell’annuncio della Verità ed il sostegno per vivere cristianamente anche in questi ambiti della vita. - Il “prima” Da molti è stato chiesto, in questi mesi di riflessione in vista del Convegno, di ampliare il discorso dell’educazione alla fede, alla sequela e alla testimonianza del Signore, anche “al prima”, ossia agli anni durante i quali i fanciulli e ragazzi partecipano alla catechesi per ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana. In questo “prima” occorrerà tenere presente anche lo sforzo che si compie per l’insegnamento della religione cattolica – dai 3 ai 19 anni – e che pare non corrisponda ai risultati ottenuti né veda ancora, purtroppo, grande sinergia operativa tra insegnanti di religione, parrocchie ed altre agenzie educative. L’attenzione a questa fascia di fanciulli e ragazzi non può prescindere pertanto da un lavoro sinergico tra la famiglia, la scuola e la parrocchia anche se su questo punto occorrerà riflettere attentamente per vedere come farlo emergere quale reale necessità che esige un impegno efficace e necessario, ma ancora assai difficile da raggiungere. Per compiere tale opera, si avverte l’esigenza di riqualificare gli operatori pastorali impegnati nei vari cammini educativi? Per tale riqualificazione o “qualificazione” nel caso - per molte realtà necessario e opportuno - che si debbano formare nuovi operatori anche di età più giovane, si ritiene utile promuovere centri di formazione a livello di Prefettura per i protagonisti dell’educazione alla fede (catechisti, animatori, educatori, ecc.)? Un discorso avvertito come importante pare essere quello della necessità di svolgere una pastorale sempre più valida per l’oggi dove, insieme alla proposizione o ri-proposizione dei contenuti fondamentali della fede, si sia capaci di trovare anche forme più familiari per la trasmissione della stessa con quella attenzione alla persona che dal Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona è condivisa ed accettata priorità del nostro agire pastorale. Constatiamo, infatti, che anche se le famiglie a Roma hanno ancora buone capacità educative, purtroppo aumenta il numero di quelle in crisi e bisognose di sostegno per la loro incapacità di vivere e trasmettere i contenuti della fede. Ciò ha suggerito ad alcuni soggetti che hanno partecipato alla condivisione di idee e pensieri in vista del Convegno, che forse, il cammino di formazione per ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana e soprattutto il cosiddetto “dopo-Cresima”, può attuarsi anche in ambienti dove i ragazzi che famiglia non hanno, o che è come non avessero, possano sperimentare cosa significa famiglia, il suo calore e la propria peculiare capacità educativa. 4. Su quali contenuti orientare il nostro impegno educativo? Innanzitutto, dalle riflessioni comuni, è emersa l’esigenza di riproporre la conoscenza e la fede nel Dio di Gesù Cristo e creare le condizioni per un reale incontro con Lui nell’esperienza della Chiesa. Occorre, infatti, far conoscere ed aiutare ad aderire o ri-aderire a Gesù che è il Signore, ossia, come ci ricorda il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica al n.84, Colui che “rivela la sua sovranità divina mediante il suo potere sulla natura, sui demoni, sul peccato e sulla morte, soprattutto con la sua Risurrezione” e al quale, fin dalle prime confessioni cristiane, viene proclamato che sono dovuti la potenza, l’onore e la gloria dovuti a Dio Padre il quale ha dato a Gesù “il Nome che è al di sopra di ogni altro nome” (Fil 2,9) e che pertanto “è il Signore del mondo e della storia, il solo a cui l’uomo debba sottomettere interamente la propria libertà personale”. La necessità di annunciare che Gesù è il Signore ci è stata sollecitata anche dal Santo Padre che, a partire dalla pubblicazione della sua Enciclica, più volte ci ha ricordato che “all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (Deus caritas est, 1), un Dio che ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4,10) per cui l’amore adesso non è più solo un “comandamento”, ma è la risposta al dono dell’amore, col quale Dio, in Cristo, ci viene incontro. Dinnanzi a questo reale incontro con Gesù Signore, nasce la conversione che suscita la fede che diviene sequela. Una sequela che chiede ad ogni cristiano di essere capace di rendere ragione della speranza che c’è in lui attraverso la testimonianza di Gesù Signore nella propria vita e in tutti gli ambiti della sfera personale e comunitaria dell’agire e dell’essere dell’uomo. Tale processo educativo, però, esige di essere accompagnato da una “Compagnia affidabile” che annuncia al fanciullo e al ragazzo che Gesù è il Signore e nelle tappe successive della vita, quando la fede può andare in crisi, lo aiuta a rimotivare in maniera più matura la sua adesione a Cristo senza seguire ipotesi scettiche o cervellotiche che egli potrebbe darsi da sé qualora non avesse accanto quella “Compagnia” che è la Chiesa. A tal proposito, una grande sfida educativa che ci attende, è quella di aiutare i giovani a giungere, partendo da una vita di fede matura, a compiere scelte vocazionali definitive. Occorrerà perciò impegnarci ad una retta formazione della libertà per renderla, assoggettandosi a Gesù Signore, veramente libera e quindi capace di aprirsi all’orizzonte di tali scelte definitive. Per tutta questa opera è importante chiederci quanto sia tenuto presente in ciò che compiamo, l’uomo e la sua vita reale con le proprie potenzialità e problematicità, grandezze e fragilità. L’uomo per il quale Gesù è il Signore non per renderlo schiavo ma per donargli la libertà vera. In particolare, per i ragazzi e i giovani che vogliamo educare alla fede, alla sequela e alla testimonianza di Gesù Signore, non dovremo prescindere dalle concrete e reali sfide dalle quali sono assaliti loro stessi, le proprie famiglie nonché gli operatori pastorali, attraverso i tanti contromessaggi che invadono la cultura generale ed in particolare quella giovanile. Il nostro impegno, così, non potrà prescindere da una doverosa conoscenza del mondo delle scienze che tende a fornirci una visione riduttiva dell’uomo, basata sovente soltanto sulla garanzia di una buona qualità della vita per cui si afferma sempre più l’idea che l’uomo è semplicemente il più perfezionato tra gli animali. Ed ancora: il nostro impegno nell’educare a dire “Gesù è il Signore” si dovrà confrontare con la storia, la filosofia, la letteratura ed i tanti altri messaggi con i quali – soprattutto i media – leggono la realtà e la propongono. Il nostro impegno educativo, è ormai convinzione comune, non potrà poi prescindere dai temi dell’affettività e della sessualità sforzandoci di saper rendere ragionevole agli occhi dei giovani, anche se contro corrente, la proposta cristiana la quale sola è rispettosa dell’uomo e della donna e li rende veramente liberi e capaci di amare. Occorrerà pertanto domandarci quanto gli operatori pastorali sono preparati ed in grado di proporre un reale incontro con Gesù Signore e di svolgere un ruolo educativo all’altezza delle necessità. Ma non basterà porci la domanda. Il Convegno dovrà anche essere occasione per trovare insieme soluzioni e proposte. Una domanda di fondo che potrebbe aiutarci per una verifica ed una ripresa del nostro impegno educativo ed apostolico potrebbe essere quella di valutare insieme, con serenità e realismo, senza abbandonare con troppa facilità e superficialità quanto andiamo facendo, ma rivisitandolo con saggezza e prudenza pastorale, se le varie iniziative svolte all’interno delle nostre comunità cristiane, a tutti i livelli, sono finalizzate a condurre alla fede, alla sequela e alla testimonianza di Gesù Signore nella prospettiva sopra descritta. 5. Le modalità per giungere a tale educazione alla fede, alla sequela e alla testimonianza di Gesù Signore Ci pare opportuno - sia durante i lavori del Convegno e soprattutto nel corso del prossimo anno pastorale - guardare alla qualità della catechesi che viene impartita ai fanciulli, ai ragazzi e ai giovani, della conoscenza di Gesù di Nazaret così come ci viene proposto dalla Scrittura e dalla Tradizione ecclesiale, dell’educazione al senso di Dio e alla preghiera; alla carità e all’attenzione ai più fragili e deboli della comunità degli uomini come segno semplice e credibile dell’essere cristiani. Anche per i sacerdoti sarà opportuno riguardare alla loro predicazione e alla dedizione al ministero al quale sono chiamati e a quella capacità di attenzione alle persone – in particolare ai giovani – che sono in grado di avere ed esercitare andando incontro alle persone per cercarle e far sentire che la Chiesa è per loro “casa accogliente”. 6. Superare la precarietà e l’improvvisazione della pastorale giovanile Ci pare necessario superare la precarietà e l’improvvisazione con le quali, spesso, viene gestita e condotta la pastorale giovanile nelle nostre parrocchie e comunità. Dalle riflessioni pervenute in fase di preparazione del Convegno, diversi componenti della comunità diocesana, hanno visto nella missione dei giovani ai giovani una opportuna forma per superare la precarietà. In tale progetto, infatti, all’educazione dei futuri missionari alla fede, alla sequela e alla testimonianza di Gesù Signore, si accompagna un impegno concreto, dal quale nasce il desiderio, che spesso si realizza, ad entrare negli ambienti frequentati dai giovani per rendere ragione della propria speranza e sentirsi sollecitati a rispondere alle domande provenienti dal mondo giovanile. Si innesca così un moto di ritorno alla necessità della formazione, non fine a se stessa, ma per assumere una più matura e piena consapevolezza dell’essere cristiani. Premesso che tale ipotesi di impegno potrebbe aiutare molto in un cammino di formazione permanente della fede che non si esaurirebbe nella celebrazione di un evento missionario ma che dovrebbe divenire stile da adottare nelle nostre comunità, viene da chiedersi come operare per creare in esse le condizioni per realizzare la missione dei giovani ai giovani? 7. Educare alla fede, alla sequela e alla testimonianza di Gesù Signore con fiducia e speranza L’impegno di vivere nella fedeltà al Risorto, nel seguirlo e nel testimoniarlo, oggi più che mai può apparire arduo, faticoso e per certi versi impossibile. Un obiettivo che la nostra Chiesa dovrà proprio per questo assumersi, sarà quello di aiutare maggiormente tutti gli operatori pastorali a riprendere fiducia – qualora fosse venuta meno – nell’efficacia della Grazia di Dio che anche oggi ci accompagna non meno di ieri e della reale possibilità che la “buona notizia” che è Cristo stesso può raggiungere anche oggi il cuore delle persone, pur se apparentemente indifferenti o lontane, ed operare in esse conversioni ed adesioni alla fede inaspettate e sempre sorprendenti poiché, come ci ricorda l’evangelista Giovanni, Cristo e il Padre sono una cosa sola e chi ascolta, crede e segue Cristo, otterrà la pienezza della vita. Ci conforta in questa convinzione la storia bimillenaria del cristianesimo durante la quale, la Chiesa, comunità dei battezzati, è sempre stata in grado di andare incontro ai bisogni della società così come oggi sarà ancora capace di dare il proprio contributo a quella che possiamo chiamare “questione” o “emergenza” educativa. Una emergenza che la famiglia, o la scuola o la parrocchia non possono affrontare da sole, poichè è una reale esigenza sociale e globale. Ci rasserena inoltre il fatto che, accompagnata dalla Grazia di Dio, la Chiesa pure oggi può affrontare, anche per quella favorevole contingenza storica che ci fa apparire come in via di superamento la delimitazione delle sfere della Chiesa e della società che parevano imposte da una laicità affermatasi nell’epoca risorgimentale, questo impegno educativo. Oggi, per grazia di Dio, anche tanti uomini e donne formatisi alla scuola di una cultura laica sanno riconoscere che spesso le istituzioni non sono più in grado di dare un contributo significativo all’opera educativa, caritativa, assistenziale, ecc. poiché mancano di persone motivate. Ed anche per quanto riguarda la famiglia e le giovani generazioni che crescono in essa, la società sa bene che non è in grado di fare quanto può invece realizzare una comunità cristiana motivata ed organizzata, desiderosa di seguire e testimoniare l’amore di Dio rivelatosi pienamente in Cristo. Tutto ciò ci deve dare il coraggio di muoverci non contro la storia ma dentro la storia con una pastorale estroversa, coraggiosa, missionaria per proclamare a tutti con fiducia e con gioia, in una Chiesa sempre viva e giovane, che “Gesù è il Signore!”. |
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