Tutto il Corpo
della Chiesa deve essere purificato da ogni macchia
Dal “Discorso n.
48” di San Leone Magno, papa.
Carissimi, fra tutti
i giorni che la devozione cristiana celebra con onore in molti modi,
nessuno è più importante della festa di Pasqua, dalla quale tutte le
altre festività della Chiesa di Dio attingono la loro solennità. Lo
stesso Natale del Signore è legato al mistero pasquale, perché il
Figlio di Dio non nacque se non per potere essere confitto in croce.
Nel grembo della Vergine fu accolta una carne mortale; in quella
carne mortale si è compiuta la passione, per ineffabile disegno
della misericordia di Dio, affinché diventasse per noi sacrificio di
redenzione, remissione del peccato e principio di resurrezione per
la vita eterna. Se consideriamo poi che per mezzo della croce tutto
il mondo è stato redento, comprendiamo che è giusto che prepararci a
celebrare la Pasqua con un digiuno di quaranta giorni, per poter
partecipare degnamente ai divini misteri.
E si devono purificare da ogni macchia di peccato non solo i più
grandi Vescovi, i semplici Sacerdoti e Diaconi, ma tutto il corpo
della Chiesa, tutti i fedeli, affinché il tempio di Dio, il cui
fondatore è lo stesso fondamento, sia magnifico in tutte le sue
pietre e splendente in ogni sua parte. Infatti, se le regge e i
palazzi delle autorità supreme sono a ragione abbelliti con ogni
genere di ornamento affinché le loro abitazioni siano tanto più
sontuose quanto più grandi sono i loro meriti, con quale cura non si
dovrà edificare e ornare la dimora di Dio stesso!
Questa dimora, che non può essere iniziata e terminata senza il suo
autore,esige tuttavia la collaborazione di chi la costruisce,
partecipando con la propria fatica ala sua edificazione. Infatti,
per la costruzione di questo tempio si prende una materia viva e
dotata di ragione, che lo Spirito anima con la sua grazia, affinché
spontaneamente si cementi in un unico corpo. Questa Chiesa è amata e
cercata da Dio, perché a sua volta cerchi chi non la cerca e ami chi
non la ama, come dice il beato apostolo Giovanni: “ Noi dobbiamo
amarci perché egli ci ha amati per primo” (1 Gv 4,11.19). Poiché
dunque tutti assieme e ciascuno fedele in particolare formiamo un
unico tempio di Dio, questo deve essere perfetto nel singolo come in
tutti. E anche se la bellezza di tutti i membri non è identica e
neppure possibile un’uguaglianza di meriti in tanta varietà di
parti, tuttavia l’unione della carità ottiene un’armonia di
bellezza.
Così tutti i membri sono uniti in un amore santo, e e pur non
godendo in eguale misura dei benefici della grazia, si rallegrano a
vicenda dei rispettivi beni; e tutto ciò che amano appartiene ad
essi, in quanto coloro che si allietano del bene altrui si
arricchiscono a proprio vantaggio.
Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano