La sacra
purificazione per mezzo del digiuno e della misericordia
Dal "Discorso 6 sulla Quaresima" di San Leone Magno, papa.
Sempre, fratelli carissimi, “ della grazia del Signore è piena la
terra” (Sal 32,5) e la stessa natura che ci circonda, insegna a
ciascun fedele a onorare Dio. Infatti il cielo e la terra, il mare e
la stessa natura che ci circonda, insegna a ciascun fedele a onorare
Dio. Ma ora ci viene chiesto un completo rinnovamento dello spirito:
sono0 i giorni dei misteri della redenzione umana e che precedono
più da vicino le feste pasquali. E’ caratteristica infatti della
festa di Pasqua che la Chiesa tutta goda e si rallegri per il
perdono dei peccati: perdono che non si concede solo ai neofiti, ma
anche a coloro che già da lungo tempo sono annoverati tra i figli
adottivi.
Certo è nel lavacro di rigenerazione che nascono gli uomini nuovi,
ma tutti hanno il dovere del rinnovamento quotidiano: occorre
liberarsi dalle incrostazioni proprie alla nostra condizione
mortale. E poiché nel cammino della perfezione non c’è nessuno che
non debba migliorare, dobbiamo tutti, senza eccezione, sforzarci
perché nessuno nel giorno della redenzione si trovi ancora
invischiato nei vizi dell’uomo vecchio.
Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora
praticarlo con maggior sollecitudine e devozione, perché si adempia
la norma apostolica del digiuno quaresimale consistente
nell’astinenza non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai
peccati.
A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può
associare più utilmente dell’elemosina, la quale sotto il nome unico
di “misericordia” abbraccia molte opere buone. In ciò i fedeli
possono trovarsi uguali, nonostante le disuguaglianze dei beni.
L’amore che dobbiamo ugualmente a Dio e agli uomini non è mai
impedito al punto da toglierci la possibilità del bene.
Gli Angeli hanno cantato: “ Gloria a Dio nel più alto dei cieli e
pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2, 14). Ne segue che
diventa felice, nella benevolenza e nella pace, chiunque partecipa
alle sofferenze degli altri, di qualsiasi genere esse siano.
Immenso è il campo delle opere di misericordia. Non solo i ricchi e
i facoltosi possono beneficare gli altri con l’elemosina, ma anche
quelli di condizione modesta o povera. Così, disuguali nei beni di
fortuna, tutti possono essere pari nei sentimenti di pietà
dell’anima.
Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano