II Domenica di Quaresima
Predicatore del Papa:
Per amare Gesù bisogna conoscerlo
Genesi 12, 1-4a; 2 Timoteo 1,
8b-10; Matteo 17, 1-9
Si trasfigurò davanti a loro
Perché la fede, le pratiche religiose sono in
declino e non sembrano costituire, almeno per i più, il punto di forza nella
vita? Perché la noia, la stanchezza, la fatica nell'assolvere i propri doveri di
credenti? Perché i giovani non si sentono attirati? Perché, insomma, questo
grigiore e questa mancanza di gioia tra i credenti in Cristo? L'episodio della
trasfigurazione ci aiuta a dare una risposta a queste domande.
Cosa significò la trasfigurazione per i tre
discepoli che assistettero ad essa? Finora essi avevano conosciuto Gesù nella
sua apparenza esterna, un uomo non diverso dagli altri, di cui conoscevano la
provenienza, le abitudini, il timbro di voce... Ora conoscono un altro Gesù, il
vero Gesù, quello che non si riesce a vedere con gli occhi di tutti i giorni,
alla luce normale del sole, ma è frutto di una rivelazione improvvisa, di un
cambiamento, di un dono.
Perché le cose cambino anche per noi, come per quei
tre discepoli sul Tabor, bisogna che succeda nella nostra vita qualcosa di
simile a quello che capita a un giovane o a una ragazza quando si innamorano.
Nell'innamoramento l'altro, l'amato, che prima era uno dei tanti, o forse uno
sconosciuto, di colpo diventa l'unico, il solo al mondo che interessi. Tutto il
resto indietreggia e si colloca come su uno sfondo neutro. Non si è capaci di
pensare ad altro. Avviene una vera e propria trasfigurazione. La persona amata
viene vista come in un alone luminoso. Tutto appare bello in lei, perfino i
difetti. Se mai, ci si sente indegni di lei. L'amore vero genera umiltà.
Qualcosa cambia anche concretamente nelle proprie abitudini di vita. Ho
conosciuto ragazzi che al mattino i genitori non riuscivano a tirare fuori dal
letto per far andare a scuola; se si trovava loro un lavoro, dopo un po' lo
abbandonavano; oppure si trascinavano negli studi senza laurearsi mai... Poi,
ecco che, una volta innamoratisi di qualcuno e diventati fidanzati, al mattino
saltano dal letto, sono impazienti di terminare gli studi, se hanno un lavoro se
lo tengono caro. Cosa è successo? Niente, semplicemente quello che prima
facevano per costrizione, ora lo fanno per attrazione. E
l'attrazione è capace di far fare cose che nessuna costrizione riesce a far
fare; mette le ali ai piedi. "Ognuno, diceva il poeta Ovidio, è attratto
dall'oggetto del proprio piacere".
Qualcosa del genere, dicevo, dovrebbe succedere una
volta nella vita per diventare cristiani veri, convinti, gioiosi di esserlo. "Ma
la ragazza o il ragazzo, si vede, si tocca!" Rispondo: Anche Gesù si vede e si
tocca, però con altri occhi e con altre mani: quelli del cuore, della fede. Egli
è risorto ed è vivo. È un essere concreto, non un'astrazione, per chi ne fa
l'esperienza e la conoscenza. Anzi con Gesù le cose vanno ancora meglio.
Nell'innamoramento umano, ci si inganna, attribuendo all'amato doti che forse
non ha e con il tempo si è spesso costretti a ricredersi. Nel caso di Gesù, più
si conosce e si sta insieme, più si scoprono nuovi motivi per essere innamorati
di lui e confermati nella propria scelta.
Questo non vuol dire che bisogna starsene
tranquilli ad aspettare, anche con Cristo il classico "colpo di fulmine". Se un
ragazzo, o una ragazza, se ne sta tutto il tempo chiuso in casa, senza vedere
nessuno, non succederà mai niente nella sua vita. Per innamorarsi bisogna
frequentarsi! Se uno è convinto, o semplicemente comincia a pensare che è bello
e vale la pena conoscere Gesù Cristo in questo modo diverso, trasfigurato,
allora bisogna che cominci a "frequentarlo", a leggere i suoi scritti. Le sue
lettere d'amore sono il Vangelo! È lì che egli si rivela, si "trasfigura". La
sua casa è la Chiesa: è lì che lo si incontra.
di Padre Raniero Cantalamessa O.F.M.
Capp.