
Roma,
giovedì, 6 marzo 2008
Monsignor Sequeri: “Dio in quanto fonte di amore desidera farsi conoscere”.
Si è svolto mercoledì presso l’aula magna della Pontificia Università
Gregoriana il solenne atto accademico sul tema: “Fides et Ratio: un
compito interdisciplinare”.
Il tema, ispirato esplicitamente alla Lettera enciclica di Giovanni Paolo II,
ha voluto celebrare il decimo anniversario di questo documento papale dedicato
al rapporto tra fede e ragione, “le due ali con le quali lo spirito umano
s'innalza verso la contemplazione della verità”.
L’atto accademico è stato organizzato congiuntamente dalle due Facoltà di
Filosofia e Teologia della Pontificia Università Gregoriana ed ha visto gli
interventi di monsignor Pierangelo Sequeri, docente di Teologia Fondamentale
presso la Facoltà dell’Italia Settentrionale, sul tema “Destinazione della
Verità. Prospettiva sul Kairòs religioso-cristiano nel pensiero
occidentale”, e di padre Paul Gilbert S.I., docente di Filosofia presso la
Gregoriana, sul tema: “L’unità della fede e i molti modi della razionalità”.
Nella suo saluto inaugurale, il Rettore Magnifico, padre Gianfranco Ghirlanda
S.I., si è soffermato sulla necessità intrinseca di coniugare fede e ragione,
esprimendo l’esigenza della ragione in teologia, che ha come compito quello di
dare ragione della speranza cristiana e dell’orizzonte imprescindibile che la
filosofia non può abbandonare, quello della trascendenza e di Dio.
Presentando monsignor Sequeri, il Decano della Facoltà di Teologia, padre
Michael Paul Gallagher S.I., ha rilevato che uno dei punti importanti della
teologia di questo pensatore è il suo servizio al progetto proposto dal Papa
Benedetto XVI, ossia la necessità di “ri-allargare la ragione” per comprendere e
corrispondere alla dignità e alla pienezza dell’essere umano inteso come unione
di ragione, fede, affettività.
Padre Gallagher ha poi rilevato che il progetto che si propone monsignor
Sequeri in questo ambito “è una sfida che si impone non solo alla teologia ma
alla cultura occidentale in quanto tale”.
Nel suo intervento, monsignor Sequeri ha messo a fuoco la categoria della
“destinazione di verità”, esprimendo la sua personale preferenza nel considerare
la questione del rapporto dell’uomo con la verità non tanto in termini di
“ricerca umana della verità”, ma piuttosto in termini di “Verità che cerca
l’uomo”.
In seguito, ha messo in evidenza il carattere destinale della verità della
rivelazione cristiana citando un’affermazione centrale della Costituzione Dei
Filius del Concilio Vaticano I – ripresa anche nel Concilio Vaticano II –:
“Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il
mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo
Verbo fatto carne, sono resi partecipi della natura divina”.
Il teologo ha quindi proseguito evidenziando il commento che la Fides et
Ratio fa su questo testo quando spiega che “è questa l’iniziativa totalmente
gratuita che parte da Dio per raggiungere l’umanità e salvarla”.
Secondo Sequeri, questi testi magisteriali mostrano la destinazione della
verità: “Dio in quanto fonte di amore desidera farsi conoscere e la conoscenza
che l’uomo ha di lui porta a compimento ogni altra conoscenza che la sua mente è
in grado di raggiungere circa il senso della propria esistenza”.
Siamo di fronte a un “racconto drammatico della natura destinale della
verità” che non rimane “impassibile di fronte allo sforzo dell’uomo per
raggiungerla”, ha spiegato.
Questa visione cristiana della verità è una rivoluzione perché esula da tante
concezioni erronee di verità ridotta a mero “giudizio assoluto, astorico che non
bada a nessuno e rimane immobile nella sua assolutezza indifferente”, chiusa nel
suo “sovrano narcisismo”.
Monsignor Sequeri ha quindi indicato in questo il “novum” del
cristianesimo, cioè che “la verità di Dio fa di tutto - il possibile e
l’impossibile - per creare le condizioni del rapporto che corrisponde alla sua
intenzione e giustizia onde attuarsi come verità”.
“È attiva nel produrre la forma della verità – ha continauto – , nel
destinare se stessa all’attuazione di questo rapporto, fino a identificarsi
nella condizione del suo interlocutore e a sottomettersi ad essa,
indipendentemente dal fatto che sia giusto o ingiusto ”.
“La verità di Dio si attiva per destinarsi senza aspettare le condizioni
favorevoli della corrispondenza”, perché “la verità anticipa”, ha spiegato.
“La verità della manifestazione cristologica è la rivelazione di un
determinato rapporto di Dio con noi” e questa verità si rivela “in funzione
della storia”.
Riprendendo l’enciclica Fides et Ratio ha quindi citato il proemio nel
quale si afferma che “è Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di
conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e
amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso”.
Ed è proprio in questa destinazione della verità che si intravedono i tratti
del kairos, perché – ha proseguito il teologo milanese – “la verità è in
funzione della destinazione all’uomo e non viceversa” e perciò, ha proseguito
citando il n. 11 della Fides et Ratio, “la rivelazione di Dio si
inserisce nel tempo e nella storia”, e l’incarnazione di Gesù Cristo mostra che
“il tempo ha una importanza fondamentale”.
“Deus pro nobis: è la tesi di una teologia nuova del Logos persona
Dei destinato a rendere effettiva la verità dell’umano; Deus pro nobis?
– in forma interrogativa – questa è la nuova domanda filosofica della
verità per L’Occidente”, ha infine concluso.
di Robert Cheaib