
Roma,
domenica, 4 maggio 2008
Cari fratelli e sorelle,
al termine di questo momento di preghiera mariana,
desidero rivolgere a tutti voi il mio cordiale saluto e ringraziarvi per la
vostra partecipazione. Saluto in particolare il Cardinale Bernard Francis Law,
Arciprete di questa stupenda Basilica di Santa Maria Maggiore. Questo è, in
Roma, il tempio mariano per eccellenza, in cui il popolo della Città venera con
grande affetto l’icona di Maria Salus Populi Romani. Ho accolto
volentieri l’invito che mi è stato rivolto nel primo sabato del mese di maggio,
a guidare il santo Rosario, secondo la bella tradizione che ho vissuto fin dalla
mia infanzia. Nell’esperienza della mia generazione, infatti, le sere di maggio
rievocano dolci ricordi legati agli appuntamenti vespertini per rendere omaggio
alla Madonna. Come, infatti, dimenticare la preghiera del Rosario in parrocchia
oppure nei cortili delle case e nelle contrade dei paesi?
Oggi insieme confermiamo che il santo Rosario non è
una pia pratica relegata al passato, come preghiera di altri tempi a cui pensare
con nostalgia. Il Rosario sta invece conoscendo quasi una nuova primavera.
Questo è senz’altro uno dei segni più eloquenti dell’amore che le giovani
generazioni nutrono per Gesù e per la Madre sua Maria. Nel mondo attuale così
dispersivo, questa preghiera aiuta a porre Cristo al centro, come faceva la
Vergine, che meditava interiormente tutto ciò che si diceva del suo Figlio, e
poi quello che Egli faceva e diceva. Quando si recita il Rosario si rivivono i
momenti importanti e significativi della storia della salvezza; si ripercorrono
le varie tappe della missione di Cristo. Con Maria si orienta il cuore al
mistero di Gesù. Si mette Cristo al centro della nostra vita, del nostro tempo,
delle nostre città, mediante la contemplazione e la meditazione dei suoi santi
misteri di gioia, di luce, di dolore e di gloria. Ci aiuti Maria ad accogliere
in noi la grazia che promana da questi misteri, affinché attraverso di noi possa
"irrigare" la società, a partire dalle relazioni quotidiane, e purificarla da
tante forze negative aprendola alla novità di Dio. Il Rosario, quando è pregato
in modo autentico, non meccanico e superficiale ma profondo, reca infatti pace e
riconciliazione. Contiene in sé la potenza risanatrice del Nome santissimo di
Gesù, invocato con fede e con amore al centro di ogni Ave Maria.
Cari fratelli e sorelle, ringraziamo Dio che ci ha
concesso di vivere questa sera un’ora così bella di grazia, e nelle prossime
sere di questo mese mariano, anche se saremo distanti, ciascuno nelle proprie
famiglie e comunità, sentiamoci ugualmente vicini e uniti nella preghiera.
Specialmente in questi giorni che ci preparano alla solennità della Pentecoste
restiamo uniti con Maria invocando per la Chiesa una rinnovata effusione dello
Spirito Santo. Come alle origini, Maria Santissima aiuti i fedeli di ogni
comunità cristiana a formare un cuore solo e un’anima sola. Vi affido le
intenzioni più urgenti del mio ministero, le necessità della Chiesa, i grandi
problemi dell’umanità: la pace nel mondo, l’unità dei cristiani, il dialogo fra
tutte le culture. E pensando a Roma e all’Italia vi invito a pregare per gli
obiettivi pastorali della Diocesi, e per lo sviluppo solidale di questo amato
Paese. Al nuovo Sindaco di Roma, Onorevole Gianni Alemanno, che vedo qui
presente, rivolgo l’augurio di un proficuo servizio per il bene dell’intera
comunità cittadina. A tutti voi qui convenuti e a quanti si sono uniti a noi
mediante la radio e la televisione, in particolare ai malati e agli infermi,
imparto di cuore la Benedizione Apostolica.
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Editrice Vaticana