
Città del Vaticano,
giovedì, 1 maggio 2008
Quando impariamo che la
redenzione è il Cristo che ha dato come prezzo se stesso per redimerci,
comprendiamo che egli, divenuto il prezzo di ciascuna anima, ci ha comprati per
sé dalla morte alla vita, offrendoci l’immortalità e rendendoci suo possesso. Se
dunque apparteniamo a colui che ci ha redenti, seguiamo il Signore in modo da
non vivere più per noi stessi ma per colui che ci ha comprati a prezzo della sua
vita. Infatti non siamo più padroni di noi stessi: il Signore è colui che ci ha
comprati e noi siamo assoggettati al suo dominio. Proponiamoci dunque la sua
volontà come norma di vita.
Quando la morte ci opprimeva
col suo prepotente dominio, la legge del peccato governava tutto in noi: ore
invece, destinati alla vita, è giusto che siamo governati dall’arbitrio di colui
che è potente onde non cadere di nuovo sotto l’empio dominio della morte per
esserci allontanati col peccato dalla volontà che ci vivifica.
Questa riflessione ci riporta
al Signore, sentendolo definire da Paolo nostra pasqua e sacerdote: e davvero il
Cristo immolato per noi è la nostra Pasqua ed è ancora lui il sacerdote che ha
offerto il sacrificio a Dio. “Ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in
sacrificio di soave odore”(Ef 5,2).
Questo ci è di esempio,
affinché, vedendo Cristo offrirsi a Dio come oblazione e vittima, divenuto
nostra Pasqua, offriamo anche noi i nostri corpi “come sacrificio vivente, santo
e gradito a Dio; è questo il nostro culto spirituale” (Rm12,1). Il modo di
sacrificarsi è il seguente: non conformarsi a questo secolo, ma trasformarsi
rinnovando la propria mente per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è
buono, a lui gradito e perfetto (Cfr. Rm 12, 2).
La volontà amorosa di Dio non
si può manifestare in una carne che non si sia sacrificata alla legge dello
spirito, poiché “i desideri della carne sono in rivolta contro Dio perché non si
sottomettono alla sua legge” (Rm 8,7).
Così anche il fatto che Cristo
si sia fatto propiziazione per noi nel proprio sangue ci induce a essere anche
noi propiziazione per noi stessi, e mortificando le membra, a rendere immortali
le nostre anime.
Quando Cristo è detto
“irradiazione della gloria di Dio e impronta della sua sostanza, in queste
parole cogliamo con la mente quanto sia adorabile la sua maestà. Paolo infatti,
illuminato dalla Spirito Santo e istruito direttamente da Dio, aveva sondato
negli abissi di ricchezza della sapienza e scienza di Dio i nascosti segreti dei
misteri divini; e sentendosi incapace di esprimere con la lingua gli splendori
delle cose divine, per farle capire a chi accoglieva la sua conoscenza del
mistero, le indica con varie immagini.
Comunità Benedettine del
Monastero Mater Ecclesiae in
Vaticano