San Giovanni in Fiore
domenica, 27 gennaio 2008
La
Speranza
Fede e Speranza sono strettamente collegate:
secondo la già citata Lettera agli Ebrei, infatti, “la fede è
fondamento delle cose che si sperano”(11,1). Tale connessione, però, in
verità, appare molto complessa specie a causa della complessità del moto stesso
della Speranza.
Da un lato la Speranza prolunga l’atto di adesione
della Fede in un desiderio del possesso della realtà in cui crediamo: la Vita
Eterna, il Regno dei Cieli, che la fede ci fa conoscere quali beni futuri.
Dall’altro la Speranza è la virtù dell’uomo in cammino verso la Vita Eterna e
che durante questo cammino sperimenta le difficoltà della vita e il rischio di
non raggiungere la meta desiderata; in altre parole: la Speranza si sviluppa
come fiducia nella Grazia di Dio che permetterà di superare tutte le difficoltà.
L’andare incontro alla morte per un contemplativo,
non significa esprimere il desiderio della fine, della morte, ma quello della
vita totale e definitiva. Tale movente profondo si riallaccia a quello del
martirio proprio come dice S. Paolo: “Se siete risorti con Cristo, cercate le
cose di lassù, non quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita
è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra
vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria “(Col 3,1-4).
Per completare la nozione di speranza teologale,
comunque, bisogna tener conto di un altro elemento: la necessità dell’aiuto
divino. Tale necessità nasce dalla trascendenza stessa della vita divina. Essa
non può essere raggiunta dallo sforzo dell’uomo, ma ci viene concessa
conformemente alla nostra cooperazione con la grazia divina. Oltre a ciò, la
nostra libertà sollecitata dalla Grazia di Dio è insidiata da molti pericoli:
da quelli esterni della tentazione e dalla nostra debolezza interiore. Il
raggiungimento della salvezza corre sempre il rischio di andare deluso.
di don Emilio Salatino