Roma
martedì, 15 gennaio 2008
Nuova edizione di
“Alle fonti del Rinnovamento” dell'allora Arcivescovo di Cracovia
Vi è un filo rosso che
lega saldamente l'interpretazione del Concilio Vaticano II (1962-1965)
dell'allora Arcivescovo Karol Wojtyla, che lo definì “un nuovo capitolo nella
pastoralità della Chiesa”, alla lettura che ne dà il suo successore Papa
Benedetto XVI.
Ne è riprova, a
distanza di tempo, l’opera dal titolo “Alle fonti del Rinnovamento. Studio
sull'attuazione del Concilio Vaticano II”, che il futuro Pontefice polacco
volle destinare, nel 1972, ai fedeli della sua diocesi delineando una
interpretazione di questo evento ecclesiale inaugurato da Papa Giovanni XXIII.
Pubblicata in Polonia
nel 2001 a cura dell’Associazione Teologica Polacca ed edita in Italia nel 2001
grazie alla Libreria Editrice Vaticana, viene ora riproposta dalla Rubbettino
Editore, con il contributo della Fondazione “Novae Terrae”, in una nuova
edizione con prefazione del Cardinale Vicario Camillo Ruini (Rubbettino Editore,
Collana Novae Terrae, pagg. 433, Euro 19,00).
Con quello studio, il
Cardinale Karol Wojtyla, che era giunto a Roma per il Concilio Vaticano II come
sconosciuto Vicario capitolare dell'Arcidiocesi di Cracovia, contribuendo poi in
maniera significata all’elaborazione della Costituzione “Gaudium et spes”,
intendeva fissare la sua attenzione “sulla coscienza dei cristiani e su quegli
atteggiamenti che essi debbono acquisire” per una reale e genuina attuazione del
Concilio.
Il volume verrà
presentato il 16 gennaio, alle ore 16.30, presso l’Istituto pastorale "Redemptor
Hominis" della Pontificia Università Lateranense (PUL) di Roma, alla presenza
del Rettore dell'Ateneo, il Vescovo Rino Fisichella, che rivolgerà un saluto ai
presenti.
Successivamente,
interverranno il professor Philippe Chenaux, docente di Storia della Chiesa
moderna e contemporanea della PUL, e monsignor Sergio Lanza, Presidente
dell'Osservatorio Finetica e docente di Teologia pastorale della PUL; mentre
modererà Paolo Bustaffa, Direttore dell’agenzia “Sir”. Sarà presente anche il
curatore della nuova edizione, il professor Flavio Felice, docente di Dottrine
economiche e politiche presso questo stesso Ateneo.
Nella prefazione al volume il Cardinale Ruini afferma che già nei primi anni del
dopo Concilio, cominciarono a contrapporsi due ermeneutiche, quella della
“rottura” e quella della “continuità”.
Secondo Karol Wojtyla
si doveva fuoriuscire da questa logica per mettere in evidenza il carattere
pastorale e dottrinale del Concilio. L'allora Arcivescovo di Cracovia vedeva
infatti il “principio” e il “postulato” alla base dell’attuazione del Vaticano
II, ossia del rinnovamento conciliare, nell'“arricchimento della fede”.
Seconda Wojtyla, fra i
documenti prodotti dal Vaticano II la Costituzione sulla divina rivelazione
Dei Verbum era quella che meglio illustrava tale questione, quando
affermava: “La Chiesa [...] nel corso dei secoli, tende incessantemente alla
pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di
Dio” (n. 8).
A suo avviso, “tale
tendenza della Chiesa indica in pari tempo l’orientamento fondamentale secondo
cui la fede si sviluppa e si arricchisce”, perché “l’arricchimento della fede
non è nient’altro che la partecipazione sempre più piena alla verità divina”.
Infatti, continua,
“nulla determina meglio il processo di autorealizzazione della Chiesa che la
realtà della fede e il suo graduale arricchimento”.
“Questo arricchimento
della fede nel senso oggettivo, che costituisce una nuova tappa nel cammino
della Chiesa verso 'la pienezza della verità divina', è al tempo stesso
arricchimento nel senso soggettivo, umano, esistenziale”.
In questo, quindi,
Benedetto XVI ricalca da vicino, pur differenziandosi, il pensiero di Wojtyla,
come si è pouto osservare già all’indomani della sua elezione alla Cattedra di
Pietro, quando dichiarò solennemente di voler continuare il cammino percorso da
Giovanni Paolo II nell'attuazione del Concilio Vaticano II , e quando dedicò
alla sua corretta esegesi il discorso alla Curia romana il 22 dicembre del 2005.
Benedetto XVI parlando
ai suoi collaboratori di Curia a 40 anni dalla chiusura del Vaticano II indicò
infatti come portatrice di “confusione” quell’ “ermeneutica della discontinuità”
che “si è potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte
della teologia moderna”, opponendole i frutti silenziosi ma costanti prodotti
dall'ermeneutica della riforma, intesa come “rinnovamento nella continuità”.
“Un'ermeneutica –
scrive il Cardinal Ruini nella prefazione al volume – in cui la tradizione vive
nell’intreccio fecondo e fedele di continuità (che non è ripetizione) e novità
(che non è cambiamento della sostanza). Un impegno che scaturisce anzitutto da
un rapporto vitale e spirituale con la parola della fede e da una vissuta
ecclesialità”.
Mentre, spiega poi il
porporato, rimane ancora oggi una traccia pericolosa dell'ermeneutica della
discontinuità che con il suo “appello generico allo 'spirito del Concilio'
espone al rischio di interpretazioni soggettive, che fraintendono l’autentica
natura dell’evento conciliare e aprono lo spazio a sviluppi difficilmente
compatibili con la sostanza del cattolicesimo”.
di
Mirko Testa
Fonte: Zenit.org