Città del Vaticano
giovedì, 17 gennaio 2008
Quale messaggio si
può dare in vista di domenica per evitare che una manifestazione di affetto e di
preghiera possa essere l'occasione di nuove polemiche o strumentalizzazioni?
Il messaggio è già contenuto nel mio comunicato, dove dico che sarà un gesto
d'affetto e di serenità, espressione della gioia che proviamo nell'avere
Benedetto XVI come nostro vescovo e nostro Papa. Quindi non è rivolta
assolutamente contro nessuno, non è una manifestazione di protesta per la
mancata accoglienza alla Sapienza. È un gesto che vuole esprimere l'animo
profondo dei romani e anche certamente della grandissima maggioranza della
comunità universitaria di Roma, della Sapienza, della altre università, che ben
sappiamo essere vicine al Papa ed essere molto aperte alla pastorale
universitaria. Tutto il tono dell'incontro con il Santo Padre sarà il tono
classico dell'Angelus che è un tono di ascolto della parola del Papa, di
preghiera, e anche espressione del desiderio che ha la nostra gente di sentire,
di ascoltare il Papa, di vederlo, di essere con lui. Quindi in tal senso è
proprio il tipo d'incontro che mette al riparo da questo rischio. Non è un
comizio. È la nostra partecipazione alla preghiera dell'Angelus. Se
qualcuno vorrà interpretare questo appuntamento in altro modo lo interpreterà in
maniera del tutto sbagliata. Ma certamente non avrà appigli per una
interpretazione di questo genere che sarebbe completamente fuori dal senso della
recita dell'Angelus, della preghiera dell'Angelus e dello spirito
con il quale sono stati invitati i romani ad essere particolarmente presenti
domenica.
Che notizie ha di domenica, quante persone ci potranno essere, quale sarà in
particolare la partecipazione di esponenti della Sapienza?
Non ho notizie precise. Le notizie che ho sono quelle di una grande
partecipazione. Ci saranno moltissimi giovani che verranno, credo anche tanti
professori, personalità. Non seguo io personalmente gli sviluppi di questa
iniziativa. Le notizie che ho vanno tutte quante nel senso di una grande
partecipazione. Una partecipazione composta e gioiosa: tutti quelli che vengono
sanno che sarà per partecipare all'Angelus. Tutti sanno ovviamente che
cos'è: è una preghiera. Ci saranno quindi una riflessione del Papa e una
preghiera.
Una manifestazione composta e gioiosa che fa da contrasto a quella minoranza
chiassosa di cui ha parlato recentemente riferendosi agli studenti che
all'università hanno festeggiato l'annullamento della visita del Papa.
Direi di sì: ci muoviamo secondo una logica completamente diversa.
Ma come mai questa minoranza è, o appare essere, così determinante, così, per
usare le sue parole, "chiassosa"?
Non è certo una novità. In questo caso lo abbiamo notato in maniera particolare
perché c'era l'invito al Santo Padre ma è una cosa che capita molto spesso,
purtroppo nella società, e in tante altre sedi. Basta guardare i giornali e le
televisioni. Non è una cosa insolita, non è che si sia creata una "minoranza
chiassosa" in questa circostanza. Queste minoranze chiassose ci sono in Italia e
ci sono anche in altri Paesi. In Italia direi che sono specialmente chiassose.
E come mai?
Questo dipende anche da chi dà loro visibilità. È una scelta. Si capisce: ciò
che esprime protesta, che esprime contrasto viene di solito privilegiato perché
si pensa che rispetto alla routine quotidiana possa essere più
interessante, mentre in realtà è molto interessante far vedere tutto il positivo
che c'è, la gente che spende bene la propria vita, che la spende in modo
costruttivo. E pacifico.
Oltre alla "minoranza chiassosa", c'erano però anche sessantasette docenti
schierati con chi contesta. Cosa ha portato a questa alleanza?
Questo bisognerebbe chiederlo a loro. Io penso che abbiano equivocato su una
questione alla fine non tanto importante: se si trattasse di una prolusione
accademica o se invece di un intervento come poi avrebbe dovuto essere, come lo
stesso testo del Papa poi mostra bene. Al di là di questo aspetto formale, c'è
comunque una concezione chiusa della laicità, la laicità come rifiuto della
presenza pubblica del fatto religioso, della dimensione religiosa.
Eppure, proprio a questo proposito il Presidente della Repubblica italiana,
Giorgio Napolitano, già nel messaggio di fine anno e poi nelle parole ribadite
nelle ultime ore ha ricordato anche i riferimenti costituzionali alla libertà
religiosa e i principî del confronto e della collaborazione fra Stato e Chiesa.
Come ha accolto la notizia della lettera personale inviata dal Capo dello Stato
a Benedetto XVI?
Il gesto è certamente apprezzabile. Molto apprezzabile. E penso che il Santo
Padre lo abbia veramente molto gradito. Io, personalmente, l'ho molto
apprezzato.
Fonte: L'Osservatore Romano