Città del Vaticano,
mercoledì, 20 febbraio 2008
Cari Fratelli nell'Episcopato,
«Il Dio della speranza vi riempia di ogni gloria e pace nella fede, perché
abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo» (Rm 15, 13).
Queste parole dell'Apostolo risuonano di nuovo fra voi nel celebrare con
emozione la memorabile visita del Servo di Dio Giovanni Paolo II in terra
cubana, dove è giunto con il proposito di «animarvi nella speranza,
incoraggiarvi nella carità» (Cerimonia di benvenuto, 21-1-1998, n. 3).
Il ricordare dieci anni dopo quelle indimenticabili giornate per la Chiesa e
il popolo cubano, vissute altresì sotto lo sguardo emozionato di tutto il mondo,
è senza dubbio un dovere di gratitudine verso il mio venerato Predecessore, e
anche manifestazione di un ardente proposito di rinnovare l'autentico impulso
evangelizzatore che Egli ha lasciato profondamente impresso nel cuore di tutti.
Saluto con affetto il Signor Cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino,
Arcivescovo di La Habana, il Presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici
di Cuba, Monsignor Juan García Rodríguez, e ognuno degli altri Vescovi che la
compongono. Mi sento spiritualmente fra di voi, come testimonia la presenza del
Cardinale Tarcisio Bertone, mio Segretario di Stato, e rinnovo allo stesso tempo
la stima del Successore di Pietro per i vostri impegni pastorali, come anche la
mia vicinanza alle aspirazioni e alle preoccupazioni di tutti i cubani. Chiedo
costantemente al Signore di darvi forza e generosità per vivere ogni giorno più
intensamente la vostra fede e adoperarvi a favore di un mondo illuminato dal
Vangelo.
L'annuncio del Vangelo di Cristo continua a trovare a Cuba cuori ben disposti
ad accoglierlo, il che comporta una responsabilità costante per aiutarli a
crescere nella vita spirituale, proponendo loro quella «"misura alta" della vita
cristiana ordinaria» (Novo millennio ineunte, n. 31), propria della
vocazione alla santità di ogni battezzato. Annunciare la retta dottrina, indurre
all'ascolto e all'approfondimento della Parola di Dio, promuovere la
partecipazione ai sacramenti e la vita di preghiera, sono mete primarie
dell'azione pastorale, poiché portare a tutti la salvezza di Cristo è il nucleo
stesso della missione della Chiesa.
A volte, alcune comunità cristiane si sentono oppresse dalle difficoltà,
dalla scarsità di risorse, dall'indifferenza o persino dalla diffidenza, che
possono indurre allo sconforto. In questi casi, il buon discepolo si sentirà
confortato dalle parole del Maestro: «Non temere, piccolo gregge, perché al
Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno» (Lc 12, 32). Il credente
sa che può riporre sempre la propria speranza in Cristo Gesù, nostro Signore,
che non delude (cfr Ts 1, 3) e colma di gioia il suo cuore (cfr 1 Pt
1, 6), dando senso e fecondità alla sua vita di fede.
In effetti, una piccola luce può illuminare tutta la casa e il lievito è poca
cosa, ma fa fermentare tutta la massa (cfr Mt 13, 33). Quante volte
piccoli gesti di amicizia e di buona volontà, gesti semplici quotidiani di
rispetto, di attenzione verso chi soffre o di dedizione disinteressata al bene
degli altri, fanno intravedere l'amore senza limiti di Dio per tutti e per
ciascuno.
Acquista pertanto anche grande importanza la missione che la Chiesa a Cuba
svolge a favore dei più bisognosi, con opere concrete di servizio e di
attenzione agli uomini e alle donne di qualsiasi condizione, che meritano non
solo di essere sostenuti nei loro bisogni materiali, ma anche di essere accolti
con affetto e comprensione. Il Papa ringrazia profondamente per lo sforzo e il
sacrificio delle persone e delle comunità che si dedicano a questi compiti,
seguendo l'esempio di Cristo che «non è venuto per essere servito, ma per
servire e dare la propria vita in riscatto di molti» (Mc 10, 45).
Cari Fratelli, avete nelle vostre mani la cura della vigna del Signore a
Cuba, dove l'annuncio del Vangelo è giunto cinque secoli fa e i cui valori hanno
avuto una grande influenza sulla nascita della Nazione, ad opera soprattutto del
Servo di Dio Félix Varela e di quel propagatore dell'amore fra i cubani e fra
tutti gli uomini che fu José Martí. In questi valori vedevano un elemento vitale
anche per la concordia e il futuro felice della Patria.
Questa eredità si è radicata nell'anima cubana, che oggi ha bisogno della
vostra generosa sollecitudine pastorale per ravvivarla sempre più, mostrando che
la Chiesa, incentrando il suo sguardo su Gesù Cristo, tende a fare il bene, a
promuovere la dignità della persona e, seminando sentimenti di comprensione,
misericordia e riconciliazione, contribuisce a migliorare l'uomo e la società.
Sapete che potete contare sulla vicinanza del Papa e sulla fraterna preghiera
e collaborazione di altre Chiese particolari disseminate in tutto il mondo.
Vi prego di trasmettere il mio affettuoso saluto ai sacerdoti, alle comunità
religiose e ai fedeli laici, come pure a tutti i cubani, per i quali invoco la
Virgen de la Caridad del Cobre con le stesse parole con cui ha pregato
dinanzi a Lei il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II durante la visita
che stiamo commemorando: «Fai della nazione cubana una famiglia di fratelli e
sorelle affinché questo popolo spalanchi la su mente, il suo cuore e la sua vita
a Cristo, unico Salvatore e Redentore, che vive e regna con il Padre e lo
Spirito Santo, nei secoli dei secoli» (Omelia a Santiago, 24-1-1998, n.
6).
Con una speciale Benedizione Apostolica.
BENEDICTUS PP. XVI
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