
Roma,
venerdì, 4 aprile 2008
III Domenica di Pasqua
Atti 2, 14a.22-28; 1
Pietro 1, 17-21; Luca 24, 13-35
SPIEGO' LORO LE SCRITTURE
"Non ci ardeva forse il cuore in petto mentre
conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?" Vogliamo
riflettere proprio su questo punto del Vangelo dei discepoli di Emmaus: le
Scritture. Ci sono due modi di accostarsi alla Bibbia. Il primo è quello di
considerarlo un libro antico, pieno di sapienza religiosa, di valori morali, e
anche di poesia. Da questo punto di vista, esso è il libro in assoluto più
importante per capire la nostra cultura occidentale e la religione
ebraico-cristiana. È anche il libro più stampato e più letto di tutta l'umanità.
Ma c'è un altro modo, ben più impegnativo, di
accostarsi alla Bibbia ed è quello di credere che esso contiene la vivente
parola di Dio per noi. Che è un libro "ispirato", cioè scritto, sì, da autori
umani, con tutti i loro limiti, ma con l'intervento diretto di Dio. Un libro
umanissimo e, nello stesso tempo, divino, che parla all'uomo di tutti i tempi,
gli rivela il senso della vita e della morte.
Soprattutto gli rivela l'amore di Dio. Se tutte le
Bibbie del mondo, diceva sant'Agostino, per qualche cataclisma, andassero
distrutte e ne rimanesse una sola copia e anche di questa copia non fosse
leggibile che una sola pagina e di questa pagina una sola riga; se questa riga
fosse quella della prima lettera di Giovanni dove è scritto: "Dio è amore",
tutta la Bibbia sarebbe salva, perché essa si riassume in questo. Questo
spiega come mai tante persone si accostano alla Bibbia senza cultura, senza
grandi studi, con semplicità, credendo che è lo Spirito Santo che parla in essa
e vi trovano risposte ai loro problemi, luce, incoraggiamento, in una parola
vita.
I due modi di accostarsi alla Bibbia - quello
erudito e quello di fede - non si escludono, anzi devono essere mantenuti uniti.
È necessario studiare la Bibbia, i modi in cui va interpretata, (o tener conto
dei risultati di coloro che la studiano così), per non cadere nel
fondamentalismo. Il fondamentalismo consiste nel prendere un versetto della
Bibbia, così come suona, e applicarlo di peso alle situazioni di oggi, senza
tener conto della differenza di cultura, di tempo, dei diversi generi letterari
della Bibbia. Si crede, per esempio, che il mondo ha poco più di quattromila
anni di età perché tanti sono gli anni che risultano dalla Bibbia, mentre
sappiamo che, di anni di età, il mondo ne ha diversi miliardi, solo che la
Bibbia non è scritta per fare della scienza, ma per dare la salvezza. Dio, nella
Bibbia, si è adattato a parlare nel modo che gli uomini del tempo potessero
capire; non ha scritto solo per gli uomini dell'era tecnologica.
D'altra parte però ridurre la Bibbia a solo oggetto
di studio e di erudizione, rimanendo neutrali di fronte al suo messaggio,
significa ucciderla. Sarebbe come se un fidanzato che ha ricevuto una lettera
d'amore della fidanzata si mettesse a esaminarla con tanto di dizionario, dal
punto di vista della grammatica e della sintassi, e si fermasse a queste cose,
senza cogliervi l'amore che c'è dentro. Leggere la Bibbia senza la fede è
come aprire un libro a notte fonda: non vi si legge niente, o almeno non vi si
legge l'essenziale. Leggere la Scrittura con fede significa leggerla in
riferimento a Cristo, cogliendo, in ogni pagina di essa, quello che si riferisce
a lui. Proprio come egli stesso fece con i discepoli di Emmaus.
Gesù è rimasto tra noi in due modi: nell'Eucaristia
e nella sua parola. In entrambe, c'è lui presente: nell'Eucaristia sotto
forma di cibo, nella Parola sotto forma di luce e di verità. La parola ha un
grande vantaggio sulla stessa Eucaristia. Alla comunione non si possono
accostare se non quelli che già credono e che sono in stato di grazia; alla
parola di Dio, invece, si possono accostare tutti, credenti e non credenti,
sposati e divorziati. Anzi per diventare credenti, il mezzo più normale è
proprio quello di ascoltare la parola di Dio.
di Padre Raniero Cantalamessa