Negli Statuti di fondazione del
monastero è scritto che “lo scopo specifico di questa comunità è il
ministero della preghiera, dell’adorazione, della lode e della
riparazione, per essere così preghiera orante nel silenzio e nella
solitudine, a sostegno del Santo Padre nella Sua quotidiana
sollecitudine per tutta la Chiesa”.
Situato nei Giardini Vaticani,
“all’ombra del cupolone” nel vero senso della parola, il monastero è
stato ricavato da una palazzina preesistente costruita agli inizi
del secolo XX per la Gendarmeria Pontificia e negli ultimi decenni
utilizzata dalla Radio Vaticana, ora opportunamente ristrutturata
dai Servizi Tecnici della Città del Vaticano. Cappella, Coro,
Laboratorio, Cucina, Refettorio, Parlatorio, Celle e qualche altro
piccolo locale di disimpegno, recano l’impronta di semplice povertà
e austerità. Il suono di una campana ritma il susseguirsi dei vari
Atti comunitari; le giornate sono tutte e integralmente dedicate al
Signore così che accanto al Successore di Pietro, ad imitazione
della primitiva Comunità cristiana, salga un’incessante preghiera a
Dio dalla Chiesa per Lui (cfr At 12,5).
Le Figlie di santa Chiara non vi sono
però rimaste definitivamente. Infatti ogni cinque anni si
avvicendano nel monastero vari Ordini femminili di stretta clausura
papale e di totale dedizione alla vita contemplativa. Essi vengono
scelti dal Papa su indicazione della Congregazione per gli Istituti
di Vita Consacrata e le Società di vita apostolica. Ciascun Istituto
porta il proprio spirito, il proprio carisma, le proprie tradizioni
e osserva, oltre alle Regole e Costituzioni proprie, lo Statuto
specifico del monastero Mater Ecclesiae, in diretta dipendenza da
Sommo Pontefice.
Le monache Clarisse sono rimaste nel
monastero fino all’ottobre 1999, quando sono ad esse subentrate le
Monache Carmelitane, proprio il 15 ottobre, festa liturgica di Santa
Teresa di Gesù, Vergine, Dottore della Chiesa, Carmelitana scalza.
Le nove monache carmelitane erano di nazionalità italiana, spagnola,
polacca, belga e israeliana. Anche loro hanno vissuto nella
preghiera e nella contemplazione amorosa la loro offerta di vita per
la Chiesa e per il Papa e per il mondo intero, e dopo cinque anni
sono tornate ognuna al proprio monastero d’ origine.
Il 7 ottobre 2004 hanno fatto il loro
ingresso nel monastero otto monache Benedettine di quattro
nazionalità, e precisamente: filippina, americana, francese e
italiana. L’inizio del loro ministero orante è racchiuso tra due
date intimamente mariane. Il loro servizio, infatti, è cominciato
nella festa della Madonna del Rosario, sotto lo sguardo materno
della Vergine contemplata nei Misteri della Corona; e appena pochi
giorni dopo, l’11 ottobre, è stata celebrata la festa della Beata
Vergine Maria Madre della Chiesa, titolare del monastero: festa che
è un poco l’”onomastico” di quel cuore pulsante di spiritualità dove
il respiro della Chiesa universale si fa ogni giorno palpito di
preghiera.
Due date che racchiudono idealmente
le dimensioni essenziali della missione affidata alle otto religiose
claustrali. Il Rosario, preghiera contemplativa per eccellenza,
indica la strada della quotidianità mariana e del fervore orante. La
mano sicura e dolce della Madre della Chiesa orienta con tenera
premura il loro cammino imprimendogli il sigillo della fedeltà
apostolica e dell’autentica ecclesialità.
Mentre oggi non raramente si assiste
al fenomeno di Istituti di vita contemplativa che si aprono alle
sollecitazioni di un apostolato attivo non direttamente attinente
alla loro originaria vocazione, la presenza di una comunità
interamente dedita alla contemplazione i sterra clausura papale
presso la sede di Pietro, indica esemplarmente come la vita
contemplativa rappresenti una ricchezza e un tesoro a cui la Chiesa
non intende rinunciare.
Suscitata dalla Provvidenza, la vita
contemplativa costituisce per il popolo cristiano, un dono fecondo e
prezioso: essa testimonia e annunciali Regno dei cieli a fianco e e
in armonia con gli altri ministeri ecclesiali deputati
all’evangelizzazione e alle molteplici espressioni della pastorale.
Le comunità contemplative hanno contribuito, e contribuiscono
tuttora, grandemente anche se in modo misterioso, alla difesa e
diffusione del Vangelo, spandendo accanto ai passi e alle fatiche
dei Missionari, il prezioso “incenso” della preghiera, della ode di
Dio, dell’intercessione per i fratelli in ogni modo bisognosi, della
penitenza riparatrice.
Nell’odierna società consumistica ed
edonista, sembrano quasi scomparsi il senso dello stupore dinanzi
alle “mirabilia Dei”, alle grandi opere che Iddio compie, e
l’adorazione verso il mistero della Sua presenza vivente. Mentre
invece ci si affanna a rincorrere “le cose” nella smania assillante
di possederne sempre di più, illudendosi di pervenire così,
all’agognata felicità. L’esempio di chi, per una speciale e gratuita
chiamata di Dio, sa consumare il proprio tempo per Dio solo, ricorda
a tutti profeticamente una verità fondamentale: l’umanità deve
vivere nel tempo, per essere autenticamente e pienamente se stessa,
il respiro di Dio-Amore Trinitario. Questo è lo scopo essenziale dei
cenacoli di preghiera e delle case abitate da persone dedite
radicalmente e totalmente a Dio e alla contemplazione, come sono i
monasteri.
Le claustrali del monastero Mater
Ecclesiae, poste accanto alla tomba dell’Apostolo Pietro, svegliano
l’aurora con la lode perenne del Signore (cfr Sal 56), condividono
l’ascesi della Chiesa e, producendo frutti abbondanti di santità,
“sono di onore e di esempio al popolo di Dio, cui danno incremento
con una misteriosa fecondità apostolica. Così costituiscono una
gloria per la Chiesa e una sorgente di grazie celesti”(Perfectae
Caritatis, 7).
Esse vogliono essere filialmente
vicine al Santo Padre, ma anche vicine con umiltà e semplicità, ai
Collaboratori della Curia Romana posta a servizio del ministero
Petrino. In particolare essa sarà stimolata a far sì che la sua
complessa organizzazione risulti sempre fedele espressione del
respiro della Chiesa e cerchi, nel suo ritmo di lavoro, di
sincronizzarsi col Cuore di Dio.
La preghiera e la contemplazione nel
monastero lasciano spazio anche ad un tempo ben determinato dedicato
al lavoro, come ”partecipazione alla povertà di Cristo”, all’opera
creatrice di Dio e di solidarietà con i fratelli poveri del mondo,
secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II e la grande
Tradizione di tutti gli Ordini religiosi, in speciale modo per le
Benedettine secondo le indicazioni precise della Santa Regola di S.
Benedetto.
Non sarà tuttavia un’attività rivolta
verso l’esterno, stante la caratteristica propria della rigorosa
clausura, bensì un genere di lavoro serio e costante, manuale o
intellettuale, che procuri i mezzi necessari al sostentamento della
comunità. E ciò a cui non potrà sopperire la fatica della mani, sarà
elargito dalla Provvidenza che non abbandona mai i figli che in Essa
confidano.
Attualmente in monastero le monache
Benedettine svolgono: lavoro di ricamo liturgico, con confezione di
casule e mitre, restauro di paramenti antichi; lavoro di traduzione
da alcune lingue straniere; lavoro di computer; lavoro nell’”Orto
del Papa”che fornisce verdure e ortaggi per la mensa del Santo
Padre e della Comunità; lavoro di calligrafia e miniatura di
pergamene, e, lavoro molto amato, della cura delle Vesti del Santo
Padre . Infine il lavoro nel giardino, benché piccolo, provvede
varie specie di fiori che abbelliscono e formano il decoro della
casa di Dio.
Tuttavia il “lavoro” primo ed
essenziale è quello della preghiera liturgica, comunitaria, del
canto di tutta la liturgia delle Ore e della Santa Messa, in latino
e in gregoriano, e della preghiera personale, della cosiddetta
“lectio divina”. Inoltre la preghiera d’intercessione per tutti i
bisogni materiali, ma soprattutto morali e spirituali di tanti
fratelli e sorelle del mondo che si raccomandano con fiducia alle
religiose, ha una grande parte nel loro impegno quotidiano di vita
contemplativa. Molte persone, di ogni ceto, età e nazionalità si
rivolgono loro per ottenere da Dio misericordia e aiuto nelle loro
necessità di ogni tipo, speranza e forza nell’affrontare dolori e
pene profonde, consolazione e conforto nelle prove della vita, che
talvolta sembrano trascendere ogni umana possibilità di soluzione.
Allora davvero s’instaura un rapporto di fede, di carità fraterna
profonda che fa sperimentare la forza e la gioia della “communio
sanctorum” tra le monache che sono separate solo materialmente dal
mondo ma non spiritualmente, e i fratelli che combattono la
battaglia della vita secolare. Esse, come madri spirituali si fanno
carico, nella carità di Cristo, di tutto ciò che si agita nel cuore
dei fratelli che lottano e soffrono materialmente e soprattutto
spiritualmente. Vogliono essere, sostenute dalla Grazia divina, come
piccoli “Mosè” che, con le braccia alzate e il cuore dilatato
dall’amore universale, intercedono per il mondo e diventano
“collaboratrici nel mistero della redenzione, opera essenzialmente
soprannaturale che consiste nell’essere intimamente unite all’unico
Redentore, Gesù Cristo, nella sua oblazione al Padre, al suo mistero
pasquale” (cfr VS,3).
Nella piccola Cappella del monastero,
aperta al pubblico, tutti possono partecipare alle varie
Celebrazioni Liturgiche, con l’ausilio di appropriati strumenti
preparati dalle monache.
Due volte nella settimana c’è
l’Esposizione del Santissimo Sacramento con l’adorazione eucaristica
durante tutto il pomeriggio, che termina col canto solenne dei
Vespri e la Benedizione eucaristica.
Ogni giorno c’è la S. Messa alle ore
7.15, la domenica e le feste invece alle ore 8. I Vespri sono sempre
alle ore 17.30, sia nei giorni feriali che festivi. Diamo di seguito
gli orari della Comunità, sia per la preghiera che per le altre
mansioni giornaliere di lavoro e di vita comune, poiché desideriamo
che il nostro monastero, pur di stretta clausura, sia trasparente e
i fratelli possano sapere che cosa fanno le monache e rispettare i
loro orari e le loro esigenze monastiche.
Si può telefonare al monastero al
mattino dalle ore 9 alle 12, e nel pomeriggio dalle ore 15.30 alle
17. Per un incontro o colloquio personale occorre sempre prendere
un appuntamento telefonico.
Il nostro monastero ha sempre avuto
un rapporto particolarmente profondo e filiale con il Santo Padre
Giovanni Paolo II che è stato il suo fondatore, padre e “amico” se
così possiamo dire. Perciò ben volentieri aderiamo alla lodevole
iniziativa di pregare con fervore e costanza per un rapido e buon
svolgimento dell’iter della sua causa di canonizzazione.
Egli con le Comunità precedenti
spesso veniva nel monastero, anche facendo una sorpresa, per
benedire, conversare un poco con le monache e soprattutto chiedere
preghiere per il suo ministero Petrino, le sue intenzioni, e in
special modo per i suoi viaggi apostolici nel mondo intero.
Con la comunità benedettina non ha
potuto venire nel monastero perché era già molto malato, ma ha
chiamato le monache nella sua biblioteca privata per una udienza
indimenticabile, in cui le benedì, le incoraggiò, diede loro tutto
il suo affetto paterno e parole di fede, di speranza, di carità che
ancora risuonano nei loro cuori e doloro la forza per andare avanti
con generosità nella via intrapresa della vita monastica e
contemplativa.