Giovanni Paolo II
La storia del Monastero

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Ripetuti ed intensi sono sempre stati i richiami del Servo di Giovanni Paolo II alla necessità della preghiera, additata sempre come necessario strumento non solo per la conversione del cuore e per ottenere la linfa vitale e salvifica della Grazia di Dio, ma anche per la giusta lettura dei “segni dei tempi” e per la conseguente idonea azione pastorale.

 

L’orazione deve farsi, secondo il dettame del Vangelo, per quanto possibile incessante, perché ricorda San Girolamo, “come non è conveniente che i soldati vadano in battaglia senza armi, così non serve a nulla al cristiano procedere in qualsiasi cosa senza la preghiera. Essa ti accompagni quando esci di casa e ti accolga quando te ne torni”(Epist. 22, 37; PL 22, 421).

     

Non stupisce pertanto il significativo gesto compiuto dall’indimenticabile Servo di Dio Giovanni Paolo II di chiamare nel maggio 1994 una Comunità femminile di vita contemplativa e claustrale proprio accanto al Palazzo Apostolico, residenza abituale dei Papi.

 

Molteplici, lungo la storia della Chiesa, sono gli esempi di donne, come Caterina da Siena, Brigida di Svezia, Teresa la Grande, Teresa del Bambino Gesù, che hanno sostenuto con la preghiera incessante e l’offerta della vita, l’opera dei Sommi Pontefici, e il cammino degli apostoli e dei missionari del Vangelo. Il loro impegno spirituale e “apostolico” non è stato che la prosecuzione dell’esperienza del Cenacolo, dove le decisioni degli Apostoli, in attesa della venuta dello Spirito Santo, erano accompagnate dalla compagnia e dalla preghiera di Maria, la Madre di Gesù, e di altre donne (cfr At 1, 13-14).

 

 

Per dare avvio a questo inedito e “originale” monastero all’interno del Vaticano, fu scelta la data del 13 maggio 1994, anniversario delle apparizioni di Fatima. Tale giorno rivestiva per il Santo Padre Giovanni Paolo II tutto un significato particolare, a motivo della materna potente protezione della Vergine sperimentata in occasione dell’attentato del 1981.

 

Le prime otto monache Clarisse che componevano la Comunità claustrale, provenivano dal Protomonastero S. Chiara di Assisi, dalla Croazia, dal Nicaragua, dal Rwanda, e dalle Filippine: tale diversa provenienza, voluta espressamente dal Santo Padre, voleva  essere un segno vivente dell’universalità della Chiesa e dell’annuncio cristiano, diffuso su tutta la terra.

 

La loro silenziosa e discreta presenza fu “testimonianza della fecondità apostolica della vita contemplativa, rivivendo il mistero di amore e di sofferenza della Chiesa nel dono totale di sé, ad imitazione di Maria Santissima, che nel mistero della Chiesa si presenta in modo eminente e singolare come vergine e madre (cfr LG 63).

 


Santo Subito

Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano

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