Ecco cosa mi è
capitato: negli ultimi giorni della sua
agonia su questa terra, il mio cuore era
gonfio di dolore e pensavo continuamente a
Lui, soffrivo per la Sua sofferenza e temevo
per la sua vita. Sentivo un dolore forte,
come se a mancare potesse essere un
familiare, e non riuscivo a non pensare a
Lui in continuazione, ascoltando con
apprensione le notizie dalla televisione
sulle sue condizioni di salute. Alla sua
dipartita, il mio dolore era
grandissimo come quello di tutto il mondo e
rimanevo attonita davanti alla grande
processione di anime in san Pietro, giunte
da ogni parte del mondo per renderGli
omaggio.
In quei giorni mi
trovavo sola presso la mia nuova abitazione
e cercavo di abituarmi alla nuova
condizione di trovarmi in una casa estranea
non senza poche paure e disagio, per la
mancanza della mia famiglia di origine alla
quale sono molto legata e per la mia natura
stessa, molto sensibile e timorosa, da
sempre facilmente ansiosa.
Un pomeriggio, di
questi giorni di lutto per il mondo, mi
trovavo come dicevo, sola, a casa e
improvvisamente, sentii, il bisogno
irrefrenabile di uscire per andare a
comprare delle riviste che raccontassero la
vita del nostro amato papa; volevo
acquistare una biografia da conservare, per
conoscerlo meglio e amarlo di più. Era da un
po' di giorni che pensavo spesso a Lui,
ma questo impulso irrefrenabile che
avvertii stupii anche me; decisi di andare
subito, immediatamente e mi preparai nella
maniera più veloce possibile, infilando la
porta senza neanche pensare e ricordo
chiaramente che pensai al fatto che non
capivo perché avessi tutta questa fretta ma
dovevo uscire, era più forte di me. Era
dopopranzo, fuori c'era il sole, decisi di
andare a piedi fino all'edicola, altro fatto
strano e inusuale per le mie abitudini, e
una volta giunta li non solo mi attardai,
scelsi diverse riviste ma sempre a piedi
girovagai nel mio nuovo quartiere, con
curiosità sentendomi serena e felice.
Al mio rientro a casa,
notai che nel muro si erano formate delle
crepe proprio di fianco alla porta e che il
mio campanello era in terra assieme a delle
briciole di intonaco. Non mi spaventai,
raccolsi il campanello, lo risistemai nella
sua sede seccata per il guasto e attribuì la
colpa di tutto al vento..così con noncuranza
e in contrasto con il mio modo di attento e
diffidente di osservare le cose e di
metterle subito in relazione. Entrai in casa
e mi immersi nella lettura di quanto
acquistato.
Dopo qualche ora sentii
bussare alla porta. Il mio vicino di casa mi
chiese come mi sentissi, mi disse di non
aver paura e di aprire la porta. Stupita,
aprii, lo feci accomodare e quello che mi
raccontò mi lascio senza fiato. Mi disse che
qualche ora prima un giovane
dell'appartamento di fianco al mio, con
grossi disturbi psichici, aveva tentato di
sfondare la mia porta a calci, urlando frasi
sconnesse e aizzando un grosso cane
pericoloso che portava con se. Era convinto
che nella mio appartamento ci fossero delle
spie lì per lui, probabilmente mal
interpretando i nuovi rumori di una casa che
avevo appena iniziato ad abitare. Aveva
distrutto il campanello, crepato il muro e
non aveva abbattuto la porta per puro
miracolo e proprio perché mancando io da
casa avevo inserito la blindatura. Per darvi
un idea della sua ferocia, vi dico che la
porta poi smontata, presentava il telaio
completamente piegato. Insoddisfatto dalla
sua mancata impresa, il giovane era poi
corso su e giù per il palazzo, terrorizzando
le famiglie, disseminando il panico e
richiedendo il ricorso ad un trattamento di
ricovero coatto. Alla luce di questi fatti,
notai per la prima volta la gravità delle
crepature, i segni chiari dei suoi anfibi
sulla porta, particolare che,
inspiegabilmente data l'evidenza, non avevo
proprio visto al mio rientro in casa.
Io so che se fossi
stata in casa sarei morta di paura
conoscendo anche il mio carattere, so che
lui sarebbe riuscito a sfondare quella porta
perché non avrebbe avuto il rinforzo della
blindatura o che prima ancora avrei aperto
io perché inizialmente si era limitato a
bussare per poi innervosirsi sempre più al
punto da aver divelto il campanello solo con
la forza delle dita, come raccontato dal
vicino che aveva assistito alla scena e
conoscendolo tentava inutilmente di
calmarlo. So che mi avrebbe fatto del male
perché nella sua follia e non conoscendomi
prima d'ora era convinto che io fossi un
nemico e il giovane in questione è di mole
possente e apparteneva all'esercito militare
perciò addestrato e allenato. So che anche
il cane mi avrebbe fatto del male, impazzito
com'era dal nervosismo del suo padrone. So
tutto questo e ci penso ogni giorno. Il mio
stesso vicino di casa era convinto che fossi
in casa perché tutto è iniziato e finito
esattamente nell'arco di tempo in cui
sono uscita di casa. Ricordo chiaramente il
bisogno impellente di uscire di casa che
avevo provato e lo spiego solo con la grazia
del nostro Santo Padre. Ci ho pensato a
lungo e ne sono convinta. Lui era nel mio
cuore particolarmente in quei giorni e Lui
mi ha voluto proteggere. Sono uscita per
comprare riviste che parlavano di Lui e a
Lui pensavo tutto il giorno. Può sembrare
una coincidenza ma non lo è, ne sono
convinta. La scelta inusuale di andare a
piedi, il non accorgermi di particolari
tanto evidenti da essere palesi in tutti
quelli che li hanno visti dopo. Se me ne
fossi accorta anche solo al rientro sarei
morta di paura trovandomi sola sola. Invece
non ho avuto alcuna paura mai, anche nei
giorni successivi.
Ringrazio Dio,
ringrazio il nostro Santo Padre
Giovanni Paolo II che dal giorno amo ancora
di più e che invoco sempre a protezione
della mia vita. Che sia fatto santo. Subito.