Giovanni Paolo II
Testimonianza di Maggio 2008 indietro

 

Che sia fatto Santo. Subito!!!

 

Sono Maria Laura, vivo a Cagliari, e ho sempre amato profondamente il Santo Padre Giovanni Paolo II, anche, perché ho  avuto all'età di 10 anni l'onore  di poterlo incontrare, un momento dolcissimo che ricorderò per sempre.

 

Voglio raccontarvi la grazia che il nostro amato Padre mi ha concesso e prego che sia utile per favorire un veloce processo di canonizzazione.

 

Ecco cosa mi è capitato: negli ultimi giorni della sua agonia su questa terra, il mio cuore era gonfio di dolore e pensavo continuamente a Lui, soffrivo per la Sua sofferenza e temevo per la sua vita. Sentivo un dolore forte, come se a mancare potesse essere un familiare,  e non riuscivo a non pensare a Lui in continuazione, ascoltando con apprensione le notizie dalla televisione sulle sue condizioni di salute. Alla sua dipartita, il mio dolore era grandissimo come quello di tutto il mondo e rimanevo attonita davanti alla grande processione di anime in san Pietro, giunte da ogni parte del mondo per renderGli omaggio.

 

In quei giorni mi trovavo sola presso la mia nuova abitazione e cercavo di abituarmi alla  nuova condizione di trovarmi in una casa estranea non senza poche paure e disagio, per la mancanza della mia famiglia di origine alla quale sono molto legata e per la mia natura stessa, molto sensibile e timorosa, da sempre facilmente ansiosa.

 

Un pomeriggio, di questi giorni di lutto per il mondo, mi trovavo come dicevo, sola, a casa e improvvisamente, sentii, il bisogno irrefrenabile di uscire  per andare  a comprare delle riviste che raccontassero la vita del nostro amato papa; volevo acquistare una biografia da conservare, per conoscerlo meglio e amarlo di più. Era da un po' di giorni che pensavo spesso a Lui,  ma questo  impulso irrefrenabile che avvertii stupii anche me; decisi di andare subito, immediatamente e mi preparai nella maniera più veloce possibile, infilando la porta senza neanche pensare e ricordo chiaramente che pensai al fatto che non capivo perché avessi tutta questa fretta ma dovevo uscire, era più forte di me. Era dopopranzo, fuori c'era il sole, decisi di andare a piedi fino all'edicola, altro fatto strano e inusuale per le mie abitudini, e una volta giunta li non solo mi attardai, scelsi diverse riviste ma  sempre a piedi girovagai nel mio nuovo quartiere, con curiosità sentendomi serena e felice.

 

Al mio rientro a casa, notai che nel muro si erano formate delle crepe proprio di fianco alla porta e che il  mio campanello era in terra assieme a delle briciole di intonaco. Non mi spaventai, raccolsi il campanello, lo risistemai nella sua sede seccata per il guasto e attribuì la colpa di tutto al vento..così con noncuranza e in contrasto con il mio modo di attento e diffidente di osservare le cose e di metterle subito in relazione. Entrai in casa e mi immersi nella lettura di quanto acquistato.

 

Dopo qualche ora sentii bussare alla porta. Il mio vicino di casa mi chiese come mi sentissi, mi disse di non aver paura e di aprire la porta. Stupita, aprii, lo feci accomodare e quello che mi raccontò mi lascio senza fiato. Mi disse che qualche ora prima un giovane dell'appartamento di fianco al mio, con grossi disturbi psichici, aveva tentato di sfondare la mia porta a calci, urlando frasi sconnesse e aizzando un grosso cane pericoloso che portava con se. Era convinto che nella mio appartamento ci fossero delle spie lì per lui, probabilmente mal interpretando i nuovi rumori di una casa che avevo appena iniziato ad abitare. Aveva distrutto il campanello, crepato il muro e non aveva abbattuto la porta per puro miracolo e proprio perché mancando io da casa avevo inserito la blindatura. Per darvi un idea della sua ferocia, vi dico che la porta poi smontata, presentava il telaio completamente piegato. Insoddisfatto dalla sua mancata impresa, il giovane era poi corso su e giù per il palazzo, terrorizzando le famiglie, disseminando il panico e richiedendo il ricorso ad un trattamento di ricovero coatto. Alla luce di questi fatti, notai per la prima volta la gravità delle crepature, i segni chiari dei suoi anfibi sulla porta, particolare che, inspiegabilmente data l'evidenza, non avevo proprio visto al mio rientro in casa.

 

Io so che se fossi stata in casa sarei morta di paura conoscendo anche il mio carattere, so che lui sarebbe riuscito a sfondare quella porta perché non avrebbe avuto il rinforzo della blindatura o che prima ancora avrei aperto io perché inizialmente si era limitato a bussare per poi innervosirsi sempre più al punto da aver divelto il campanello solo con la forza delle dita, come raccontato dal vicino che aveva assistito alla scena e conoscendolo tentava inutilmente di calmarlo. So che mi avrebbe fatto del male perché nella sua follia e non conoscendomi prima d'ora era convinto che io fossi un nemico e il giovane in questione è di mole possente e apparteneva all'esercito militare perciò addestrato e allenato. So che anche il cane mi avrebbe fatto del male, impazzito com'era dal nervosismo del suo padrone. So tutto questo e ci penso ogni giorno. Il mio stesso vicino di casa era convinto che fossi in casa perché tutto è iniziato e finito esattamente nell'arco di tempo in cui sono uscita di casa. Ricordo chiaramente il bisogno impellente di uscire di casa che avevo provato e lo spiego solo con la grazia del nostro Santo Padre. Ci ho pensato a lungo e ne sono convinta. Lui era nel mio cuore particolarmente in quei giorni e Lui mi ha voluto proteggere. Sono uscita per comprare riviste che parlavano di Lui e a Lui pensavo tutto il giorno. Può sembrare una coincidenza ma non lo è, ne sono convinta. La scelta inusuale di andare a piedi, il non accorgermi di particolari tanto evidenti da essere palesi in tutti quelli che li hanno visti dopo. Se me ne fossi accorta anche solo al rientro sarei morta di paura trovandomi sola sola. Invece non ho avuto alcuna paura mai, anche nei giorni successivi.

 

Ringrazio Dio, ringrazio il nostro Santo Padre Giovanni Paolo II che dal giorno amo ancora di più e che invoco sempre a protezione della mia vita. Che sia fatto santo. Subito.

Maria Laura da Cagliari


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