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La "Piena di grazia", icona
dell'amore del Dio unitrinitario
Nell'immacolata concezione
Maria mostra la mirabile iniziativa del Padre, la
forza del Redentore e 1'operare salvifico dello
Spirito Santo. L'appellativo "piena di grazia" (kecharitoméne)
esprime in un certo senso la presenza del Dio
uno e Trino nell'Immacolata. Giovanni Paolo II
interpreta tale appellativo nel contesto della
Lettera agli Efesini (1, 3-14) e nota che nelle
parole dell' angelo Gabriele esso suona come il vero
nome di Maria, il “nome nuovo”. Si può considerarlo
come chiave di interpretazione di tutto il mistero
di Maria e della sua missione di madre nella storia
della salvezza, ma anche come "chiave" che ci apre
al mistero di Dio.
A
comprendere la profondità del significato
dell'appellativo "piena di grazia" aiuta
l'interpretazione biblica della realtà della
"grazia". Giovanni Paolo II ricorda pertanto, che
“nel linguaggio della Bibbia "grazia" significa un
dono speciale, che secondo il Nuovo Testamento ha la
sua sorgente nella vita trinitaria di Dio stesso, di
Dio che è amore (1 Gv 4, 8”. Proprio grazie a questo
dell'infinita purezza di
Dio”, “specchio e trasparenza della vita di Dio
stesso”.
Maria "pervasa
dall'amore" di Dio diventa così "l'icona perfetta
del volto di Dio", tuttavia - precisa Giovanni Paolo
II – “non secondo la natura come suo Figlio (cf.
Coll, 15), bensì secondo la grazia come "serva del
Signore" (Lc 1,38)”. Maria, a cui è stata elargita
la pienezza dell'amore di Dio, diventa sin dal primo
momento della sua esistenza testimone del Mistero.
Giovanni Paolo II vede nell'Immacolata il segno
dell'infinito amore di Dio, l'amore disinteressato
con il quale "ha scelto" ogni uomo prima della
creazione del mondo e la santità che gli vuole
elargire.
Janusz Kumala Mic
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Pontificia
Academia Mariana Internationalis
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