Gli ACTA DIURNA (dal lt.
acta «atti o registrazioni pubbliche», e diurnus,
«quotidiano», da dies, «giorno»), detti anche Acta Populi,
Acta Publica e semplicemente Acta o Diurna,
nell'antica Roma erano una sorta
di gazzetta quotidiana,
contenente un racconto autorizzato ufficialmente di eventi degni di nota
avvenuti
nell'Urbe.
I loro contenuti erano
in parte di tenore ufficiale (atti di governo, notizie riguardanti gli avvenimenti
della città e della corte imperiale, decreti dell'imperatore, del senato e dei magistrati,
notizie giudiziarie), ed in parte di tenore privato
(notizie di nascite, di matrimoni, di decessi) e mondano (vi venivano pure accolte
le voci che andavano in giro - fabulae, rumores).
Essi venivano copiati,
diffusi nelle province e portati anche alle più lontane
guarnigioni dell’esercito. Così in certa misura essi tenevano il posto dei moderni giornali.
La loro origine viene
attribuita a Giulio Cesare, che per primo nel 59 a. C.
stabilì di conservare e pubblicare gli atti del popolo da parte di pubblici ufficiali.
Gli Acta
erano redatti giorno per giorno, ed esposti in luogo pubblico su tavole imbiancate,
che dopo un certo tempo erano rimosse e conservate con altri
ocumenti pubblici per essere disponibili a scopo di ricerca.
Gli Acta
differiscono dagli Annales, che ebbero termine nel 133 a. C., e in
cui erano riportati soltanto gli eventi più importanti, mentre nei
primi quelli di carattere minore.
La pubblicazione
degli Acta durò fino a quando la sede imperiale passò a
Costantinopoli. Purtroppo di essi non ci è pervenuto alcun frammento originale.